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Controlli fiscali, come si finisce sulla lista nera?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 novembre 2015



Accertamento fiscale e liste selettive: chi finisce sotto la lente del fisco?

Se è vero che la liquidazione automatizzata delle imposte riguarda, da tempo, la totalità dei contribuenti, grazie alle procedure informatiche all’avanguardia in dotazione al fisco, il controllo di merito vero e proprio concerne un numero minore di soggetti.

Ma chi sono gli “sfortunati” che finiscono nella lente del fisco?

Per capirlo, bisogna sapere che l’accertamento tributario è conseguente alla conoscenza, da parte dell’Amministrazione Finanziaria (Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e Guardia di Finanza), di notizie ed elementi specifici con particolare valore di prova, legittimamente ottenuti mediante:

poteri istruttori in capo a tali Enti;

dichiarazioni dei redditi presentate periodicamente dai contribuenti;

presunzioni che possono essere esercitate legittimamente;

controlli verso determinate categorie di contribuenti, scelte annualmente con decreto (i cosiddetti sorteggi);

– dati contenuti nelle liste selettive.

Liste selettive

È proprio la presenza all’interno delle liste selettive ad “attivare l’allarme” dell’Agenzia delle Entrate, ed a far scattare controlli approfonditi. In particolare, tali liste sono degli elenchi di contribuenti, redatti dal centro informativo dell’Anagrafe Tributaria, secondo determinati criteri fissati ogni anno da un decreto ministeriale.

In pratica, finirà nella “lista nera” chi è segnalato per situazioni anomale. Attenzione, però: l’anomalia non è da intendersi soltanto come possesso di redditi elevati, ma si può essere “passati al setaccio” anche per situazioni che non comportano una grande capacità contributiva. Per un’impresa basta, ad esempio, una semplice incongruenza tra le rimanenze iniziali e finali, o perdite protratte per più anni; per un semplice contribuente, basterà il riscontro di un reddito non dichiarato (ad esempio un canone d’affitto percepito, per quanto esiguo).

Anagrafe dei conti correnti

Non solo. Non dobbiamo dimenticare che, dal 2012 [1] è obbligatorio, per gli intermediari finanziari (banche, Assicurazioni, Poste ed altri operatori assimilati), comunicare all’Anagrafe Tributaria i dati di tutti i rapporti finanziari in essere ed alcune tipologie di operazioni (dati che confluiscono in un’apposita sezione dell’Anagrafe Tributaria nota come Anagrafe dei Conti Correnti).

Nel dettaglio, gli operatori finanziari devono trasmettere, ogni anno, i seguenti dati:

– elementi identificativi di ogni rapporto finanziario esistente col singolo contribuente: saranno comunicati non solo i rapporti di cui il contribuente è titolare o cointestatario, ma anche quelli in cui figura soltanto come delegato a operare;

saldo iniziale del rapporto, al primo gennaio dell’anno cui si riferisce la trasmissione, ed il saldo finale al 31 dicembre;

– qualora il rapporto sia acceso o cessato nel corso dell’anno, dovrà essere trasmesso il saldo alla data di attivazione del rapporto, o quello antecedente alla data di chiusura, in caso di estinzione;

– dati riferiti ai totali delle movimentazioni bancarie, distinte, per ciascun rapporto, in dare e avere, computati su base annua.

Il fatto che la banca dati si chiami Anagrafe dei conti correnti non inganni: difatti, finiranno in questo “calderone” non solo i classici conti correnti, ma anche le carte di credito e di debito, comprese le prepagate, i libretti postali, i conti di deposito, le cassette di sicurezza, le compravendite di oro e preziosi, ed infine le operazioni fuori conto (come l’incasso diretto di un assegno o l’invio di un bonifico).

Rientreranno nelle liste selettive quei contribuenti le cui disponibilità si discostino da quanto dichiarato al Fisco: toccherà, in caso di accertamento, al cittadino dimostrare che le somme possedute non si riferiscono a redditi evasi, ma a redditi esenti o non imponibili. La donazione ricevuta dallo zio d’America, dunque, dovrà essere adeguatamente provata.

Insomma, cadere nella rete è molto semplice, ed, una volta dentro, peraltro, il controllo potrà prendere delle pieghe inattese, ed estendersi anche a redditi e situazioni non inclusi nelle liste selettive.

note

[1] D.L. 201/2011.

Autore immagine: 123rf com

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