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Se Equitalia notifica una cartella con PEC: cosa devi sapere

11 novembre 2015


Se Equitalia notifica una cartella con PEC: cosa devi sapere

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 novembre 2015



Invio della cartella di pagamento del sollecito o del preavviso di fermo o ipoteca tramite posta elettronica certificata: i termini per ricorrere e gli effetti per il notificante e il contribuente.

Aumentano i casi di imprenditori e professionisti che ricevono, da Equitalia, solleciti di pagamento, cartelle esattoriali e preavvisi di fermo ed ipoteca direttamente sulla propria email certificata (PEC), un metodo che – per come annunciato ormai dalla stessa Equitalia – deve considerarsi la regola sia per persone giuridiche (società di capitali e di persone), sia per le ditte individuali che per i professionisti tenuti, per legge, a dotarsi della posta elettronica certificata. Equitalia recupera gli indirizzi email tramite gli elenchi pubblici, le camere di commercio o gli albi e ad essi fa riferimento prima di spedire l’atto. Ma, come in tutti i periodi intermedi, anche questa novità sta seminando numerose problematiche, frutto di disinformazione e di cattiva gestione della propria posta elettronica certificata. Nella gran parte dei casi, i contribuenti si trovano ad aprire con largo ritardo la propria casella PEC e a dover far i conti con notifiche i cui termini per ricorrere, ormai, sono abbondantemente decorsi. Con la conseguenza che, anche per le richieste di pagamento non dovute, non c’è più nulla da fare.

Ecco allora alcuni importanti chiarimenti per difendersi al meglio.

Che valore ha l’invio di una PEC (posta elettronica certificata)?

L’invio tramite posta elettronica certificata è equiparato, in tutto e per tutto, alla tradizionale raccomandata a.r. e non, invece, alla posta semplice. La consegna di una PEC, quindi, si considera una notifica formale a tutti gli effetti, che garantisce al mittente la prova certa della spedizione, della data di invio e del contenuto del messaggio. Insomma, a meno che il mittente abbia sbagliato indirizzo, è altamente improbabile contestare una notifica con posta certificata, al contrario di quanto avveniva con le buste postali cartacee.

Quando si producono gli effetti della notifica per PEC?

Sia per il mittente che per il destinatario, la notifica si considera perfezionata nel momento in cui il gestore del servizio di posta certificata invia (al mittente stesso) la seconda delle due email che è tenuto a spedire dopo l’invio del messaggio. La prima, infatti, certifica solo la presa in consegna dell’email ai fini della spedizione, mentre la seconda conferma la perfetta riuscita del deposito della PEC nella casella di posta elettronica del destinatario. Se, per esempio, quest’ultimo avesse disattivato il proprio account della PEC, il mittente riceverebbe solo la prima email di conferma di invio, ma non la seconda e, pertanto, la notifica non si potrebbe considerare valida.

Che succede se il destinatario non apre la sua casella di PEC?

Il fatto che il destinatario non apra la propria posta certificata non assume alcun rilievo. In caso, infatti, di mancato controllo della propria casella di posta o di apertura dopo diverso tempo, la notifica si considera comunque già perfezionata tanto per il mittente quanto per il destinatario con la conseguenza che i termini per impugnare sarebbero già iniziati a decorrere o del tutto scaduti.

C’è un modo per far decorrere da capo i termini in caso di mancata apertura della PEC?

Assolutamente no. La notifica si considera già avvenuta e perfezionata.

Che succede se la casella di PEC viene gestita dal commercialista e questi non apre la posta?

Anche in questo caso la notifica si considera ormai compiuta e non c’è modo di rimettere nei termini il destinatario per un eventuale ricorso. Eventualmente, se la gestione della PEC costituiva oggetto di apposito mandato nei confronti del commercialista, si potranno valutare gli estremi di una azione per responsabilità professionale.

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Autore immagine: 123rf com

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