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Lo sai che? Se mi dimetto per giusta causa ho diritto alla disoccupazione?

Lo sai che? Pubblicato il 12 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 novembre 2015

Ho intenzione di dimettermi per comportamenti mobbizzanti del datore di lavoro: in tal caso mi spetta l’assegno di disoccupazione?

Il lavoratore ha diritto di recedere immediatamente dal rapporto, senza obbligo di dare il preavviso, in presenza di un grave inadempimento del datore di lavoro tale da non permettere la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto [1]. A riguardo si parla quindi di dimissioni per giusta causa.

Ecco alcuni casi di dimissioni per giusta causa ritenute valide dalla giurisprudenza:

– Mancato o ritardato pagamento della retribuzione [2];

– Omesso versamento dei contributi (salvo che se il fatto sia stato a lungo accettato dal lavoratore) [3];

Comportamento ingiurioso del superiore gerarchico verso il dipendente [4];

– Pretesa del datore di lavoro di prestazioni illecite del dipendente;

Molestie sessuali perpetrate dal datore di lavoro nei confronti del dipendente;

– Significativo svuotamento del numero e del contenuto delle mansioni, tale da determinare un pregiudizio al bagaglio professionale del lavoratore (cosiddetto demansionamento) [5];

– Mobbing [6].

Poiché la giusta causa delle dimissioni deve essere talmente grave da non consentire neanche la provvisoria prosecuzione del rapporto di lavoro, la reazione del lavoratore all’inadempimento del datore di lavoro deve essere immediata [7].

Il lavoratore, che manifestando la volontà di dimettersi, dichiara al datore di lavoro di voler svolgere l’attività durante il periodo di preavviso, non può essere considerato dimissionario per giusta causa [8]. Il preavviso è giustificato solo in determinati casi eccezionali per via delle mansioni assegnate al lavoratore (si pensi al caso del medico capo di una equipe chirurgica in una casa di cura privata).

Il lavoratore che si dimette per giusta causa ha diritto:

– all’indennità sostitutiva del preavviso [9];

– a richiedere l’indennità di disoccupazione (oggi chiamata NASPI) sempre che ne sussistano i presupposti richiesti dalla legge.

I giudici escludono la possibilità per il lavoratore di pretendere anche il risarcimento del danno patrimoniale per la risoluzione del rapporto [10].

Parimenti il datore di lavoro deve:

– versare il contributo aziendale di recesso;

– corrispondere al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso.

Come rendere efficaci le dimissioni

Per rendere efficaci le proprie dimissioni, il lavoratore deve, alternativamente:

– sottoscrivere un’apposita dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro;

– procedere alla loro convalida presso le sedi competenti: la DTL o il Centro per l’impiego territorialmente competenti, oppure le sedi individuate dai CCNL stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. In tal caso, la convalida viene svolta senza particolari formalità istruttorie, limitandosi i funzionari a ciò incaricati a raccogliere la genuina manifestazione della volontà del lavoratore a dimettersi.

note

[1] Cass. sent. n. 12768/1997.

[2] Trib. Milano sent. del 10.05.2013; Trib. Milano sent. del 9.12.2010; Trib. Cassino 16.04.2010; Cass. sent. n. 5146/1998; Cass. sent. n. 648/1988; Cass. sent. n. 9589/1987.

[3] Cass. sent. n. 1339/1983.

[4] Cass. sent. n. 1542/2000.

[5] Cass. sent. n. 13485/2014.

[6] Circ. INPS n. 142/2015 e n. 163 del 20.10.2003.

[7] Cass. sent. n. 285/1976; Cass. sent. n. 3222/1980.

[8] Cass. sent. n. 24477/2011.

[9] Cass. sent. n. 13782/2001.

[10] Cass. sent. n. 13782/2001.

Autore immagine: 123rf com


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