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Permessi per motivi sanitari e visite mediche

12 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 novembre 2015



Assenze per visita medica e per motivi sanitari: a chi spettano, durata dei permessi, adempimenti.

 

La legge non riconosce a tutti i lavoratori dipendenti la possibilità di assentarsi dal lavoro, fruendo di permessi e aspettative, per sottoporsi a terapie, effettuare visite mediche o per altri motivi di carattere sanitario, ma riconosce tale beneficio solo in alcuni casi particolari; deve trattarsi di situazioni nelle quali sia presente uno stato d’infermità particolarmente grave o semipermanente: è il caso dei soggetti disabili, dei mutilati e invalidi civili e dei tossicodipendenti. In altre casistiche, la retribuzione del permesso per motivi sanitari è riconosciuta in virtù del particolare valore della finalità dell’assenza: è il caso dei permessi retribuiti per donazione di sangue e di midollo osseo, nonché per l’assistenza di un familiare disabile.

Questo non vuol dire, però, che al di fuori di tali ipotesi il lavoratore non possa fruire dei permessi per visita medica, per terapie, o per motivi sanitari in generale: quasi tutti i contratti collettivi, difatti, concedono comunque tali assenze, ma con modalità differenti, a seconda del settore di appartenenza.

Permessi per visite mediche

Normalmente, per sottoporsi a visite mediche o terapie, sia generiche che specialistiche, i contratti collettivi e le prassi aziendali dispongono:

– la concessione di permessi retribuiti: in questo caso, per l’indennizzo dell’assenza, è necessario che il dipendente presenti un’attestazione, da parte del medico, che certifichi la visita e l’orario in cui è stata eseguita;

– lo scomputo delle assenze per visita medica, su base oraria, dal monte di ore di permessi spettanti, come Rol ( riduzione dell’orario di lavoro) o Ex festività;

– la concessione di permessi non retribuiti.

Alcuni contratti collettivi, inoltre, possono indennizzare il tempo impiegato per recarsi sul luogo di effettuazione della visita.

Permessi retribuiti per invalidi civili e mutilati

I dipendenti mutilati e invalidi civili, aventi una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%, possono fruire ogni anno, anche frazionatamente, di un congedo straordinario pari ad un massimo di 30 giorni, per le cure relative alle infermità possedute.

Rientrano nel novero delle terapie, ad esempio, le cure riabilitative dei cardiopatici, fisioterapiche, ecc.

Per godere del beneficio, il dipendente deve presentare all’azienda una domanda da cui risulti la necessità della terapia, in relazione all’infermità invalidante riconosciuta: la domanda deve essere accompagnata da apposita richiesta proveniente da un medico convenzionato SSN, o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica.

Il periodo di congedo non rientra nel periodo di comporto per malattia. Durante tale periodo, l’invalido ha diritto ad un’indennità, a carico del datore di lavoro (così come chiarito da una recente risposta ad interpello del Ministero del Lavoro) calcolata secondo le regole dell’indennità di malattia.

Il diritto a tale congedo spetta anche ai dipendenti affetti da patologie oncologiche, previa autorizzazione del medico della struttura sanitaria pubblica (cosiddetto medico provinciale), se le cure sono connesse all’infermità riconosciuta.

Il lavoratore ha l’obbligo di documentare l’avvenuta sottoposizione alle cure, anche con attestazione cumulativa, se sottoposto a trattamenti continuativi.

Permessi per disabili e loro familiari

Sia nel caso in cui un soggetto sia in possesso di handicap grave, secondo la Legge 104, sia nell’ipotesi in cui assista un familiare in possesso di tale condizione (riconosciuta da un’apposita commissione medica Asl), sono riconosciuti dei permessi mensili retribuiti ed un congedo straordinario retribuito (per quanto concerne l’assistenza dei familiari).

Per un approfondimento in merito, si veda il vademecum Congedo Straordinario e Permessi Legge 104.

Permessi per donatori di sangue

La normativa prevede la concessione di un permesso retribuito per tutti i lavoratori dipendenti che donano gratuitamente il sangue [1].

La durata dell’assenza riconosciuta è pari all’intera giornata lavorativa nella quale la donazione è effettuata, perché il donante possa ripristinare le proprie energie fisiche: in particolare, è riconosciuto un periodo di riposo pari a 24 ore, che decorrono da quando il dipendente si è assentato dal lavoro per il prelievo, o dal momento della donazione, in base alle risultanze del certificato medico. Ad esempio, se il lavoratore ha effettuato il prelievo alle 10 di una giornata lavorativa, dovrà tornare presso il datore alle 10 dell’indomani.

Permessi per donatori di sangue: adempimenti

Per ottenere l’indennizzabilità dei permessi per donare il sangue il lavoratore deve [2]:

– effettuare la donazione presso un centro di raccolta o un centro trasfusionale autorizzato dal ministero della Sanità;

– donare una quantità di sangue pari ad un minimo di 250 grammi;

– consegnare all’azienda un’attestazione della cessione gratuita del sangue, indicando le ore di permesso e la retribuzione percepita;

– consegnare all’azienda un certificato rilasciato dal personale sanitario che ha effettuato il prelievo, la quale deve contenere: dati anagrafici del dipendente, quantità di sangue prelevata, giorno ed ora del prelievo; la certificazione è necessaria anche in caso di mancata o incompleta donazione.

Tale documentazione deve essere conservata dal datore di lavoro per 10 anni.

Permessi per donatori di sangue: retribuzione

L’indennità riconosciuta copre le ore di lavoro effettivamente non prestate; sono altresì riconosciuti i contributi figurativi.

Il pagamento dell’indennità per le ore di permesso è a carico dell’INPS; il datore di lavoro dovrà, però, anticipare quanto dovuto, per poi conguagliarlo all’Istituto in sede di pagamento dei contributi.

Qualora si tratti di datori artigiani che occupano solo apprendisti, o non tenuti alla denuncia contributiva, il rimborso, con l’allegazione di attestazione e certificazione medica, dovrà essere richiesto direttamente all’Inps con domanda telematica, entro la fine del mese successivo a quello in cui il lavoratore ha donato il sangue [3].

Permessi retribuiti per donatori di midollo osseo

Sono previsti permessi retribuiti anche per la donazione gratuita di midollo osseo [4]: i permessi coprono non soltanto la giornata della donazione, ma anche gli atti preliminari ed i giorni successivi di convalescenza.

Gli atti preliminari alla donazione sono:

– il prelievo per l’individuazione dei dati genetici;

– i prelievi necessari ad approfondire la compatibilità con i soggetti in attesa di trapianto;

– l’accertamento dell’idoneità alla donazione.

Permessi per donatori di midollo osseo: retribuzione

Il dipendente che effettua la donazione ha diritto ad un’indennità per le assenze necessarie. L’indennità, anticipata dall’azienda e rimborsata dall’INPS con conguaglio contributivo (parimenti a quanto già esposto per l’indennità per i donatori di sangue), equivale alla retribuzione da corrispondere per la normale attività lavorativa.

L’indennità copre le seguenti assenze:

ore di permesso necessarie per accertamenti ei prelievi preliminari, anche in caso di donazione non effettuata;

giornate di degenza necessarie per il prelievo;

giornate di convalescenza necessarie per il completo ripristino dello stato fisico del donatore.

Qualora il datore non possa procedere alla compensazione contributiva in sede di denuncia mensile, potrà richiedere il rimborso direttamente all’INPS, in modalità telematica, mediante il modulo RIMB./MID. OSSEO, entro la fine del mese successivo a quello di corresponsione dell’indennità.

Sono riconosciuti, per tutte le assenze legate alla donazione, i contributi figurativi.

Permessi per Tossicodipendenti e loro familiari

I lavoratori tossicodipendenti, assunti con contratto a tempo indeterminato, ed i familiari di soggetti tossicodipendenti, possono richiedere un periodo di aspettativa non retribuita, pari ad un massimo di 3 anni nella vita lavorativa, per fruire di programmi terapeutici riabilitativi presso i servizi sanitari delle ASL.

I contratti collettivi, in materia, hanno disposizioni differenti: alcuni stabiliscono la mancata decorrenza dell’anzianità di servizio durante tali periodi, altri stabiliscono durate minori del permesso per i familiari dei tossicodipendenti.

Per richiedere l’aspettativa, è necessario che sia preventivamente accertato lo stato di tossicodipendenza presso il Sert ( Servizio per la tossicodipendenza della ASL).

Oltre al congedo, i lavoratori tossicodipendenti hanno diritto, in base alle previsioni dei singoli contratti collettivi, alla fruizione di permessi per effettuare visite mediche, sia generiche che specialistiche. In particolare, la contrattazione collettiva o aziendale può disporre:

– la concessione di permessi retribuiti: in questo caso, per l’indennizzo dell’assenza, è necessario che il dipendente presenti un’attestazione, da parte del medico, che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;

– lo scomputo di tali assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi spettanti, come Rol ( riduzione dell’orario di lavoro) o Ex festività;

– la concessione di permessi non retribuiti.

Alcuni contratti collettivi, inoltre, possono indennizzare il tempo impiegato per recarsi sul luogo di effettuazione della visita.

note

[1] L. 584/67; Art. 8 L. 219/2005.

[2] DM 8 aprile 1968.

[3] Circ. INPS n. 5/2012.

[4] Artt. 4 e 5 L. 52/2001.

[5] Circ. INPS n. 97/2006.

[6] Art. 124 DPR 309/90.

Autore immagine: 123rf com

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