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Se il datore di lavoro non paga lo stipendio: cosa fare

12 Novembre 2015 | Autore:
Se il datore di lavoro non paga lo stipendio: cosa fare

 Come comportarsi in caso di mancato pagamento della busta paga da parte del datore di lavoro.

Il mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro va a determinare sempre una situazione molto delicata. Tuttavia, nei periodi di crisi, è frequente che il datore di lavoro ometta di versare il dovuto al lavoratore. Vediamo come il lavoratore può legittimamente reagire a tale abuso.

Da un lato c’è la legittima pretesa del lavoratore che ha diritto ad essere pagato per far fronte a tutte le esigenze proprie e della sua famiglia e dall’altro c’è anche il fatto che insistere nel voler il pagamento potrebbe mettere a repentaglio il rapporto con un’azienda già in stato di difficoltà.

Ma partendo dal presupposto che il rapporto lavorativo sia già deteriorato, è ovvio che il lavoratore deve cercare di fare qualcosa per ottenere il dovuto.

Vediamo i vari passaggi, uno per uno.

Il primo passo è ovviamente quello di chiedere spiegazioni orali circa il mancato pagamento, al titolare o al responsabile del personale. Si tratta, ovviamente, di una facoltà del lavoratore, che tuttavia potrebbe scegliere di agire direttamente con le “maniere forti”, cioè con l’azione giudiziaria, tralasciando le trattative. Dall’altro lato, l’azienda non ha l’obbligo di rispondere alla richiesta di chiarimenti presentata dal proprio dipendente. In ogni caso, benché eventuale, questa fase potrebbe servire a comprendere le ragioni delle difficoltà del datore di lavoro ed, eventualmente, a trovare una conciliazione nel più breve tempo possibile.

Qualora le spiegazioni orali non siano soddisfacenti, il lavoratore dovrà far pervenire all’azienda una richiesta scritta di pagamento immediato delle proprie competenze. Potrà farlo personalmente oppure potrà farsi aiutare dai sindacati, se presenti in azienda.

Altra possibilità è quella di rivolgersi ad un avvocato che è assolutamente consigliabile nel caso l’azienda versi in stato di crisi. L’intervento del legale diventa invece indispensabile qualora la prima richiesta fatta personalmente o attraverso i sindacati fosse risultata inefficace. Questi provvederà, a sua volta, a fare una richiesta di pagamento degli stipendi arretrati a proprio nome, per conto del lavoratore.

Se il lavoratore dovesse avere il dubbio che, oltre al mancato pagamento dello stipendio, non siano stati corrisposti i contributi previdenziali potrebbe chiedere (senza costi) l’intervento dell’Ispettore della Direzione Territoriale del Lavoro. Quest’ultimo convocherà l’azienda e il dipendente presso di sé ai fini di un tentativo di conciliazione (cosiddetta “conciliazione monocratica”). Questo strumento si rivela molto spesso particolarmente efficace perché:

– è tempestivo;

– non presenta spese per il dipendente;

– costituisce un forte stimolo nei confronti dell’azienda a pagare, in quanto, in caso contrario, scatterebbe il controllo delle autorità con irrogazione di sanzioni particolarmente salate;

– offre la possibilità di un incontro con il datore di lavoro al fine di trovare una conciliazione che metta tutti d’accordo e, nello stesso tempo, eviti lo scontro in tribunale (più costoso e lungo).

Per ottenere l’intervento della Direzione Territoriale del Lavoro è sufficiente che il dipendente si rechi presso tali uffici e faccia una denuncia all’Ispettore competente. La denuncia viene presentata oralmente e poi riportata in un verbale, di norma dallo stesso Ispettore. A volte è richiesta la compilazione di modellini presenti presso la stessa Direzione del lavoro.

In verità esiste anche la possibilità di un secondo tentativo di conciliazione, del tutto svincolato dal mancato pagamento dei contributi. In questo caso, però, a presiederlo non è un ispettore ma un collegio costituito da rappresentanze dei lavoratori e del datore di lavoro. Inoltre la mancata partecipazione da parte dell’azienda non comporta alcuna sanzione.

Un tempo tale tentativo di conciliazione era obbligatorio per poter procedere in causa. Oggi detta previsione è stata cancellata, sicché si ricorre meno frequentemente a tale alternativa, seppur utile.

Se anche in questo caso il datore non dovesse provvedere al pagamento, l’unico strumento possibile diventa quello del decreto ingiuntivo da richiedere presso il competente Tribunale del Lavoro. L’ingiunzione di pagamento (o decreto ingiuntivo, ndr.) è uno strumento giudiziale piuttosto veloce da ottenere e permette di procurarsi il cosiddetto “titolo esecutivo“, necessario per l’esecuzione forzata in caso di mancata ottemperanza del datore anche dopo la notifica dello stesso. Per agire è necessario il patrocinio di un avvocato, non potendo il lavoratore difendersi personalmente.

Dalla notifica del decreto ingiuntivo l’azienda ha 40 giorni di tempo per decidere se “pagare con le buone”, non pagare (e in tal caso sottoporsi al rischio di un pignoramento) oppure presentare opposizione contro il decreto. In quest’ultimo caso, il procedimento prenderà una piega lunga: infatti, verrà avviato un giudizio ordinario e i tempi per il recupero delle somme potrebbero procrastinarsi, salvo che il giudice conceda la provvisoria esecuzione del decreto stesso (il che consente al creditore di agire immediatamente in esecuzione forzata).

Come detto, se dopo la notifica del decreto ingiuntivo il datore non dovesse pagare si può arrivare al pignoramento oppure, se l’azienda è proprio in uno stato di crisi molto grave, si può chiedere il fallimento: a tal fine esistono una serie di presupposti per poter ottenere la dichiarazione di fallimento, primo tra tutti l’entità del credito che non può essere inferiore a 30mila euro. Non deve inoltre trattarsi di piccola azienda, azienda agricola, ente pubblico o imprenditore non commerciale.

Nel caso in cui l’azienda venga dichiarata fallita, il lavoratore può insinuarsi al passivo del fallimento e chiedere che i propri crediti (cioè gli stipendi) gli vengano liquidati in via privilegiata, cioè prima che vengano soddisfatti tutti gli altri creditori non forniti di tale privilegio (clienti, fornitori, etc.).

Sempre nel caso di fallimento, qualora sfortunatamente l’azienda dovesse risultare “non capiente” cioè se anche dopo la liquidazione e la vendita di tutti i beni non dovessero esserci abbastanza soldi, il lavoratore potrà fare richiesta di intervento al Fondo di Garanzia presso l’INPS per l’ottenimento delle retribuzioni spettanti per gli ultimi tre mesi di rapporto di lavoro, purché rientrino nei dodici mesi anteriori alla data della domanda di fallimento.

Molto importante è il fatto che il mancato pagamento dello stipendio da parte del datore di lavoro, è una delle cause che consentono al lavoratore di dimettersi per giusta causa, con effetto immediato e senza obbligo di preavviso, come previsto da praticamente tutti i CNNL, ed ottenere così lo stato di disoccupazione non imputabile al lavoratore con la possibilità di richiedere ed usufruire, qualora ne avesse i requisiti, dell’indennità di disoccupazione ASpI e mini ASpI 2015.

Al lavoratore, inoltre, che si dimette per giusta causa spetta l’indennità sostitutiva di preavviso, come se fosse stato licenziato dal datore di lavoro.


note

Autore immagine: 123rf com


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47 Commenti

  1. Manca ogni riferimento alla possibilità di emettere la “diffida accertatevi” da parte della Direzione Territoriale del Lavoro.

  2. Buongiorno,

    in attesa che vengano pagati gli stipendi degli ultimi tre mesi, può il dipendente non presentarsi al lavoro?
    grazie

    1. Si, ma deve necessariamente mandare una raccomandata al datore in cui invoca un articolo del codice civile (1460) per avvalersi della c.d. “eccezione di inadempimento”, con l’avvertenza che se il datore ricomincia a pagare le mensilità deve subito rimettersi al lavoro, anche se ha degli stipendi arretrati da ricevere.

      1. Egr. Avv. Silva,

        mi permetta innanzitutto di ringraziarla per il supporto.
        Esistono di certo situazioni peggiori della mia, ma mancando all’appello le retribuzioni delle mensilità di dicembre 2016, la 13 ma, il mese di gennaio 2017. la cosa comincia a pesarmi soprattutto non avendo la certezza del pagamento a breve dei suddetti diritti.
        Sono inoltre a chiederle:
        1) le ferie, i permessi…maturati vengono, nel caso il dipendente non si presentassi al lavoro (avendo invocato l’art. 1460 Cc tramite raccomandata), “toccati”, scalati”?
        2) qualora il dipendente non si presentasse al lavoro…i giorni che non lavora, vengono comunque retribuiti?
        3) quali diritti perde il dipendente che si assenta dal lavoro?

        Grazie mille per la cortesia

        1. Buongiorno.
          Molto velocemente, dopo aver invocato l’eccezione di inadempimento: 1) ferie e permessi non possono venir scalati unilateralmente; 2) rimane il diritto alla retribuzione, 3) non si perde alcun diritto.

          Saluti.

          1. Scusi, non mi è chiaro il punto 2. Se sospendo il contratto con l’eccezione di inadempimento e non vado al lavoro perché dovrei avere diritto alla retribuzione di quei giorni?

      2. Salve, per avvalersi di questa eccezione di inadempimento, il lavoratore deve necessariamente aspettare 3 mensilità non pagate, oppure può avvalersi di questo istituto già dopo 1 mensilità non pagata? grazie mille per l’eventuale riposta.

      3. salve avvocato posso fare al mio datore di lavoro che non mi ha pagato lo stipendio in quanto il contratto è finito
        come devo procedere?

        1. Buongiorno. La prima cosa è mandare una raccomandata. Se non succede nulla, bisogna fare una ingiunzione di pagamento e poi, eventualmente, il pignoramento dei conti bancari.
          Se vuole mi può contattare privatamente (segreteria@studiolegalesilva.it) oppure prenotare un appuntamento presso uno studio di “la legge per tutti”.
          Saluti

  3. La società XXX di Torino, non paga regolarmente gli stipendi da anni! Dopo aver perso quasi tutti i dipendenti per questo motivo hanno assunto altre persone, ignare di tutto.
    A distanza di pochi mesi dalle nuove assunzioni i dipendenti si trovano ogni mese a dover affrontare ritardi e questo mese probabilmente lo stipendio non arriverà proprio.
    Se le persone di prima avessero agito, o inviato un messaggio, come sto facendo io, forse non avrebbero messo in difficoltà altre persone.
    Ci si ritrova il 14 del mese con un titolare che, alla domanda “Quando pagherete gli stipendi?” ha solo saputo rispondere, più e più volte, solo “Questo mese non lo so.”.
    Come dobbiamo agire?
    Funziona così ormai?
    Spero almeno che i prossimi saranno avvisati in tempo e che questa azienda chiuda.

    1. Dovete mettere la cosa in mano ad un avvocato che possa fare pressione all’azienda. Di solito una lettera di un legale basta a smuovere le acque od a trovare degli accordi per i pagamenti. Contrariamente se non basta, si può andare in Tribunale. A mio parere se l’azienda si comporta così da anni non si tratta di difficoltà oggettive ma di una vera e propria strategia di risparmio a danno dei lavoratori. Se volete contattarmi io mi occupo da anni di questo tipo di cose.

  4. Buona sera Avv.Silva ,l azienda per cui lavoro non mi rilascia da mesi nessuna busta paga e gli stipendi sono invisibili purtroppo ,tantomeno mi versa contributi . Cosa posso fare ? Sto andando a lavoro per nulla ,mi sono solo ammalata per la rabbia e per cercare di avere i miei soldi che puntualmente promette di dare e invece….. cordiali saluti .

    1. Bisogna scrivergli raccomandate e insistere fino anche a far intervenire un avvocato.

  5. Salve, volevo sapere da quando ci si può avvalere dell’eccezione di inadempimento, ovvero quante mensilità non pagate bisogna aspettare? ci si può avvalere anche solo dopo una non pagata? Inoltre da quando una mensilità si considera ufficialmente non pagata? dopo 1 mese dal limite massimo previsto dal contratto o anche prima? grazie mille per l’eventuale risposta.

    1. Non c’è un limite preciso. In linea teorica ci si può avvalere dell’eccezione anche solo dopo una mensilità. La mensilità si considera non pagata subito dopo che è trascorso il giorno in cui il contratto collettivo o la prassi stabiliscono il termine di pagamento. Saluti

  6. Salve, quindi può andare bene una lettera di raccomandata in cui contemporaneamente si sollecita al datore di lavoro la mensilità non pagata e lo si avverte che, fino a che non regolarizza la sua prestazione, invocando l’eccezione di inadempimento come da art 1460 c.c, si sta a casa dal lavoro. Avvertendo che, appena riprende a pagare, ci si rimetterà subito al lavoro? grazie mille e buona domenica.

  7. Buongiorno,

    mi scusi, ma vorrei capire una cosa: se l’eccezione di inadempimento rappresenta una sorta di sospensione del contratto in essere, per quale motivo nei giorni in cui non si presenta al lavoro il dipendente ha comunque diritto alla retribuzione, come lei dice?
    Oppure ho capito male?

    1. Si deve rivolgere ad un avvocato, ovviamente. Mi mandi una email per spiegarmi la vicenda, se lo ritiene. Un cordiale saluto.

  8. buongiorno,
    il mio compagno non ha ricevuto il pagamento delle ultime due buste paga (luglio+ 730 + agosto ).
    il 30 di agosto gli è scaduto il contratto e adesso inizierà a lavorare in un altro posto ed in un altra regione.
    a chi si deve rivolgere visto che il vecchio datore di lavoro non risponde ai messaggi ?? grazie

    1. Buongiorno.
      Se il vecchio datore non paga e non risponde ai messaggi, non credo ci sia altro che rivolgersi ad un avvocato per iniziare una pratica di recupero del credito. Tenga presente che per i crediti di lavoro i tempi dei Tribunali sono molto rapidi per l’emissione di una ingiunzione di pagamento ed i costi molto contenuti.
      Un cordiale saluto.

        1. Il mio consiglio è di cercarsi un avvocato di fiducia. Anche perché i sindacati le diranno di rivolgersi al loro avvocato.
          Saluti

  9. scusi avvocato una delucidazione. Se non si percepisce lo stipendio e non si vuole licenziare per giusta causa, il dipendente cosa deve fare continuare nelle sue mansioni o può astenersi dal lavoro

    1. Buongiorno. Ho già risposto a questo tipo di domanda. Comunque la risposta è si, può astenersi dal lavoro ma prima deve mandare una raccomandata.
      Saluti

  10. buona sera Avvocato, c’e’ un termine per richiedere i mancati pagamenti degli stipendi? io mi sono licenziato con la promessa che mi avrebbero pagato, ma sono passati sei mesi e non vedo ancora nulla…… posso ancora agire? se volessi avvelermi della sua opera come possiamo fare? Grazie

    1. Per i mancati pagamenti degli stipendi, il termine è 5 anni. Si può agire senz’altro e prima lo si fa e meglio è.
      Per contattarmi in privato la email è (segreteria@studiolegalesilva.it) il mio sito è (www.studiolegalesilva.it).
      Buona giornata.

  11. Io sono della provincia di torino mi può consigliare se lo conosce un avvocato come lei . Anche nella città i Torino va bene .Grazie Anna Pistono

  12. BUONA SERA,L ‘AZIENDA IN CUI LAVORO E’ IN CONCORDATO PREVENTIVO E GLI HANNO PIGNORATO IL CONTO CORRENTE,IO NON RICEVO LO STIPENDIO DA 2 MESI COSA DEVO FARE?

  13. avv io invece ho un altra questione da presentare perche tante volte le vittime non sono solo i dipendenti ma anche i datori di laboro. le espongo il problema ho avuto un lavoratore a tempo determinato poi passato a tempo indeterminato da li sono iniziati problemi malattie fasulle. ritardi a lavoro giustificati con non mi ha suonato la sveglia, in mi assenza si rifiuta di svolgere le manzioni che gli vengono ordinate da un altro dipendente. dopo vari dialoghi gli ho parlato di licenziamento dandogli 2 mesi di preavviso verbale giunti alla scadenza non vuole andarsene, ho provata a farla restare alrri 15 giorni ma voleva usarli per parlare male dell attivita con i clienti e con gli altri dipendenti. mi sono trovato costretta a licenziarla da un giorno all altro ora mi ricattache mi denuncia per mancato preavviso ecc . chiaro le avevo dato un preavviso verbale non pensando che degenerasse fino a questo punto

  14. Gentile avvocato, ho lavorato in un tabacchino 16 anni, il 15 dicembre 2017, senza alcun preavviso mi sono ritrovata senza un lavoro, senza soldi(un anno di stipendi arretrati e 16 anni di TFR). È stato chiuso di venerdì, il lunedì mi sono immediatamente recata all’Ispettorato del lavoro, che ha fissato la conciliazione! Dopo vari tentativi, in cui il datore asseriva che avrebbe pagato, ma che aspettava liquidità da una vendita, a Maggio gli è stato concesso di iniziare a pagare in sei rate l’importo a partire dal mese di luglio! Deve versarmi anche contributi. La prima rata è scaduta il 30 luglio! Inutile dire che non ho visto un euro! Nel frattempo lui ha chiesto al fratello di fare da coadivante, e quindi dopo due mesi di gestione, venderà ad una terza persona! Io come dovrei muovermi? Posso rivalermi sul fratello? Posso bloccare, impugnare in qualche modo o contestare questo passaggio, visto che lui lo sta facendo per non pagarmi? O comunque chiedere il fallimento? Non conta il fatto che io ho agito subito, ed era ancora a nome suo?Ciliegina sulla torta, il suo commercialista ha ben pensato di mettere nel 730 la somma come se io avessi percepito i soldi, quindi di conseguenza, non ho nemmeno diritto al gratuito patrocinio!
    Che schifo! I lavoratori non vengono affatto tutelati!

  15. Buongiorno Avv. Silva,

    mi sono recentemente licenziato da una azienda che non versa in situazioni ottimali e percepivo nell’aria parecchi problemi.

    Sono in attesa del pagamento dello stipendio di giugno (solitamente lo stipendio veniva pagato intorno al 10 del mese successivo) e del mese di luglio (ho lavorato il giorno prima dell’entrata in vigore del licenziamento).

    L’azienda deve anche pagarmi il TFR e tutte le ferie che non mi ha permesse di fare, oltre 20 giorni di ferie.

    Come mi consiglia di procedere?

    Cordiali saluti,
    Andrea

  16. Salve.. la mia azienda questo mese nn ci ha liquidato x difficoltà.. nn si sa quando è se arriveranno.. ma il 730 e assegni familiari nn possono arrivare cmq? Grazie

  17. buongiorno lavoro presso una ditta che non mi paga lo stipendio da tre mesi siamo a dicembre 2018 cosa posso fare grazie

    1. Un ritardo di pochi giorni o di una sola mensilità non è di per sé un motivo valido per andare in tribunale o per dimettersi per giusta causa. È possibile agire, invece, quando il «vizietto» di pagare con notevole ritardo o di saltare le mensilità diventa un sistema. Entro quando vanno pagati gli stipendi, dunque? Di norma, entro il 10 del mese successivo a quello da retribuire. Pertanto, il mese di novembre andrà pagato entro il 10 dicembre. Nel senso che quel giorno il lavoratore deve avere già i soldi in banca, non che il 10 dicembre parte il bonifico e il dipendente deve attendere ancora. Che cosa fare se lo stipendio arriva in ritardo? Se c’è un sistematico ritardo nel pagamento dello stipendio, il dipendente non solo ha diritto al pagamento degli interessi di mora ma anche a quello di scrivere un sollecito (senza dover ricorrere ad un avvocato) per «battere cassa». Come dicevamo, non c’è bisogno di un legale ma sì di una raccomandata a/r per far capire al datore di lavoro che è ora di fare il versamento dello stipendio e che, in caso contrario, si è disposti a prendere ulteriori provvedimenti. In alternativa, si può inviare il sollecito di pagamento via Pec oppure consegnarlo a mano ad un rappresentante legale dell’azienda. Se con le buone non si è ottenuto nulla e lo stipendio in ritardo o non pagato rimane ancora nelle casse dell’azienda, il dipendente può chiedere una mediazione gratuita alla Direzione territoriale del lavoro (Dtl). Anche in questo caso la presenza di un avvocato non è necessaria, ma è consigliabile. Fallito il primo passo, fallito anche il secondo, chi riceve lo stipendio in ritardo, ma con così tanto ritardo da non averlo mai ricevuto, può rivolgersi al tribunale, questa volta sì con l’assistenza legale di un avvocato. Bisognerà presentare un decreto ingiuntivo, al quale andrà allegato il contratto di lavoro. Puoi trovare maggiori dettagli qui https://www.laleggepertutti.it/186183_stipendio-in-ritardo-entro-quando-va-pagato

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