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Come denunciare una diffamazione su Facebook

12 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 novembre 2015



Modalità e procedura, le autorità competenti e l’atto di querela per denunciare un post, un commento o una frase offensiva, ingiuriosa e diffamante, pubblicata sui Facebook o su altri social network.

Diffamazione su internet o su Facebook in forte aumento: i tanto amati social network nascondono molteplici insidie e sono spesso causa di litigi e dissapori, ma se un post, un tag, una foto, un link o comunque quanto pubblicato da qualcuno ci offende, scatta la responsabilità penale. Vediamo cosa succede e come procedere

Le persone erroneamente credono che gli insulti pronunciati al riparo del proprio Pc siano privi di rilevanza, quando al contrario, sono a tutti gli effetti dei comportamenti perseguibili sia penalmente (come reati) che civilmente (risarcimento del danno).

In particolare, se con una foto oscena, piuttosto che con una frase inopportuna, si offendono il decoro oppure l’onore e la dignità di una persona, scatta la responsabilità per diffamazione. Tale reato è specificatamente disciplinato dal codice penale ed è punibile con la reclusione fino a un anno [1], procedibile a denuncia – querela della persona offesa.

Nel nostro caso, in verità, la Cassazione [2] ha precisato che se si offende qualcuno tramite un post pubblicato sulla bacheca di Facebook, si riscontrano gli estremi del reato di diffamazione aggravata [3]. Suddetta aggravante si giustifica per via della capacità di internet di coinvolgere e raggiungere molte persone, provocando quindi un danno diffuso e maggiore alla persona. La Cassazione precisa che il numero di amicizie su Facebook ha la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone e, pertanto, di amplificare l’offesa in ambiti sociali allargati e concentrici. Pertanto, chi offende a mezzo Facebook rischia la pena della reclusione da sei mesi a tre anni o una multa non inferiore a euro 516. E ciò vale anche se il profilo è “chiuso” alla stretta compagine dei propri contatti.

La predetta precisazione non è di poco conto. La configurabilità in tal caso della diffamazione a mezzo stampa, implica la competenza del Tribunale a scapito del Giudice di Pace. Da un punto di vista pratico, ciò significa che il procedimento deve necessariamente avviarsi tramite una denunciaquerela formale da presentare presso i Carabinieri o la Procura della Repubblica territorialmente competente. I tempi del procedimento sono quindi inevitabilmente più lunghi rispetto a quelli del Giudice di Pace, di durata sicuramente più breve.

Detto ciò vediamo come istruire la denuncia-querela.

Innanzitutto a chi va presentata la denucia-querela: si può farlo davanti ai Carabinieri, la polizia postale o presentandosi direttamente presso la Procura della Repubblica. Se nei primi due casi la vittima potrà limitarsi a esporre verbalmente il crimine (saranno le forze dell’ordine a redigere il verbale e a compilare l’atto da sottoscrivere), nel secondo caso si deposita un atto già compilato dal proprio avvocato. In realtà, anche se si decide di affidarsi ai Carabinieri, la consulenza di un legale è quanto mai consigliata, soprattutto per il supporto probatorio che va allegato all’atto. Le prove, infatti, costituiscono l’elemento determinante che potrà costituire la buona riuscita o meno del procedimento penale. Per quanto riguarda questo aspetto si rinvia all’articolo: “Come recuperare un post offensivo su Facebook”.

Come si redige la denuncia-querela. In primo luogo, oltre all’indicazione delle proprie generalità, è opportuno trascrivere integralmente il post offensivo nonché la data e l’ora del medesimo. È inoltre importante precisare quando si è venuti a conoscenza della diffamazione: è da questo momento, infatti, che decorre il termine di tre mesi per il deposito della querela [4].

La denuncia deve altresì evidenziare il post offensivo subito, ad esempio riportando i commenti degli altri lettori nonché indicando il numero di persone che hanno letto o avrebbero visto la pubblicazione incriminata. Tale descrizione è fondamentale anche per dimostrare l’incisività della diffamazione perpetrata a proprio danno.

Infine è opportuno allegare alla querela la copia cartacea e digitale (copiare il tutto su un cd) dello scritto offensivo e degli altri elementi sopra indicati (commenti di terzi, etc.)

C’è da aggiungere che, pur avendo il cittadino piena facoltà di procedere autonomamente, se pensate di aver subito una diffamazione tramite Facebook, sarà buona regola rivolgersi a un legale, affinché valuti la ricorrenza degli estremi del reato, redigendo la conseguente denuncia – querela e indirizzando la vittima verso la strada migliore.

In conclusione, è bene ricordare, che il querelante diffamato potrà ottenere il risarcimento dei danni economici e morali sofferti a seguito della diffamazione, costituendosi parte civile nel procedimento penale in questione.

note

[1] Art. 595 cod. pen.
[2]
Cass. sent. n. 24431/2015 del 28.04.2015.

[3] Art. 595, 3° comma cod. pen.

[4] Art. 124 cod. pen.

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