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Lo sai che? Quando il deposito via PEC si considera perfezionato e tempestivo?

Lo sai che? Pubblicato il 12 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 novembre 2015

Processo telematico: per provare il rituale deposito dell’atto telematico è necessario attendere le due ricevute del gestore dei servizi telematici.

Per dimostrare che il deposito via Pec è stato tempestivo non ci si può limitare a produrre in giudizio la Rac, la ricevuta di avvenuta consegna dal gestore di posta elettronica certificata del ministero della Giustizia, ma servono anche le altre due ricevute che il gestore dei servizi telematici restituisce al mittente e nelle quali viene dato atto dell’esito dei controlli effettuati dal dominio giustizia, nonché dagli operatori della cancelleria o della segreteria: solo così la parte può provare che si tratta di un errore addebitabile al sistema e non a lei. Lo ha chiarito una recente ordinanza del Tribunale di Milano [1].

Se, dunque, nel fascicolo telematico manca il documento che la parte sostiene di aver depositato con il PCT (processo civile telematico) e questa voglia scaricare la colpa sulla cancelleria, piuttosto che vedersi dichiarata decaduta dall’onere di deposito, per documentare di aver adempiuto entro il termine prescritto all’incombente non può fermarsi alla Rac [2], ma deve invece esibire al giudice le ulteriori due ricevute [3] che dimostrano il buon esito dei controlli effettuati dal dominio giustizia, nonché dagli operatori della cancelleria o della segreteria.

L’atto trasmesso con il PCT, infatti, potrebbe non trovarsi nel fascicolo per un errore dell’avvocato e, quindi, non accettato dalla cancelleria. È il caso, per esempio, in cui il file non sia munito di firma digitale.

Ma potrebbe anche esserci stato un errore nella compilazione del file “DatiAtto” in formato xml che deve corredare l’atto da depositare e che deve contenere “le informazioni strutturate nonché tutte le informazioni della nota di iscrizione a ruolo”. Insomma: qualcosa potrebbe essere andato storto nell’indicazione di numero di ruolo generale o delle parti.

Attenzione dunque, dopo aver fatto il deposito con il PCT: l’avvocato scrupoloso, per poter cantare vittoria e dire di aver fatto le cose in regola deve attendere non solo la ricevuta di avvenuta consegna dal gestore di posta elettronica certificata del ministero della Giustizia, ma anche la ricevuta che il gestore dei servizi telematici restituisce al mittente (in cui gli conferma l’avvenuta ricezione dell’atto all’esito dei controlli effettuati dal dominio giustizia) e quella in cui  la cancelleria conferma la correttezza dell’operazione e del deposito.

Il deposito di un atto processuale in un fascicolo non pertinente – si legge nel provvedimento in commento- è nullo perché privo dei requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo [4]: il deposito in cancelleria, infatti, ha la funzione di comunicare la memoria alla controparte oltre che al giudice [5]. E la funzione viene a mancare quando l’atto non può essere reso accessibile nel pertinente fascicolo telematico perché indirizzato altrove. Lo stesso dicasi nel caso di atto non firmato. Ecco perché l’onere dell’avvocato di presentare le altre due ricevute oltre alla Rac: senza di esse è impossibile controllare se la parte ha ad esempio depositato la memoria via Pec con un numero di “rg” sbagliato.

note

[1] Trib. Milano ord. dell’8.10.2015.

[2] Di cui comma 7 all’articolo 16 bis del decreto legge 179/12.

[3] Previste dal comma 7 dell’art. 13 del decreto ministeriale 44/2011.

[4] Art. 156 cpv. cod. proc. civ.

[5] Art. 170 comma 4 cod. proc. civ.

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