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Licenziamento: se sei in malattia l’attività fisica è condotta sleale

7 Luglio 2016 | Autore:
Licenziamento: se sei in malattia l’attività fisica è condotta sleale

Incompatibili malattia e attività fisica, il dipendente che violi questa norma anche fuori dagli orari di lavoro è passibile di licenziamento: ecco i dettagli.  

Quando il dipendente in malattia abbia una condotta imprudente per la propria salute, viola il dovere di lealtà nei confronti dell’azienda, di conseguenza è passibile di licenziamento per giusta causa.

Questa la decisione della Cassazione in una delle sue ultime sentenze. Vediamo i dettagli.

Malattia e attività fisica (anche lieve) non sono compatibili

La malattia è incompatibile con l’attività fisica che possa configurarsi come “condotta imprudente”. Questa la decisione della Cassazione [1], che nel valutare il licenziamento per giusta causa operato da un’azienda nei confronti di un dipendente in malattia, ha preso in considerazione entità dell’attività fisica in relazione alla patologia per la quale il dipendente era stato operato.

Nel caso di specie la condizione di malattia richiesta dal dipendente era determinata dal una discopatia, curata chirurgicamente. Il dipendente, nell’aver sollevato 4 bombole di gas (delle quali 3 del peso di 30 chilogrammi e una del peso di 40 chilogrammi), avrebbe posto in essere un comportamento scorretto e sleale nei confronti dell’azienda.

Per la Cassazione questo comportamento ha generato in capo al dipendente un forte rischio di compromissione delle proprie capacità fisiche, minando di fatto il rapporto di lealtà che dovrebbe intercorrere tra dipendente e azienda. Di conseguenza, il licenziamento per giusta causa posto in essere dal datore di lavoro sarebbe effettivamente giustificato. Il ricorso del lavoratore è stato dunque rigettato.

Licenziamento per giusta causa: valido per violazioni di Legge, del CCNL o per condotta sleale

Nella sentenza citata la Corte approfondisce il tema del licenziamento per giusta causa, sottolineando come esso si possa configurare non solo in caso di violazione della Legge o del Contratto nazionale (CCNL), bensì anche nel caso in cui venga posta in essere una condotta oggettivamente sleale o in generale una condotta che per sua stessa natura possa oggettivamente essere in contrasto con gli obblighi connessi al rapporto di lavoro.

Servono, in sostanza, correttezza e buona fede da parte del dipendente, anche durante le ore extralavorative, allo scopo di evitare di arrecare danno al proprio datore di lavoro [2].

Licenziamento per giusta causa: non basta la violazione dei doveri, si deve dimostrare scarsa lealtà all’azienda.

Un ulteriore dettaglio viene aggiunto dalla Corte per dettagliare le ragioni della sentenza. Non basta difatti la mera violazione dei doveri di lavoro a giustificare un licenziamento, è necessario che a tale violazione si affianchi un elemento di “slealtà” o meglio una condotta illecita si traduca in una grave negazione dell’elemento fiduciario che deve caratterizzare il rapporto di lavoro, in ragione delle circostanze in cui la condotta è stata tenuta, delle mansioni affidate al lavoratore, dell’intenzionaliltà con cui la condotta è stata tenuta.

Rapporto fiduciario tra azienda e dipendente: violato se si genera pregiudizio sulle capacità lavorative

La sentenza approfondisce ulteriormente anche il tema della lealtà del dipendente rispetto all’azienda: il rapporto fiduciario può considerarsi violato anche nel caso in cui la condotta del lavoratore possa far ritenere, per la sua gravità, che la prosecuzione del rapporto di lavoro possa risultare pregiudizievole per gli scopi aziendali.


note

[1] Cass. sent. n. 13676/2016 del 05.07.2016.

[2] Art. 1175 e 1375 cod.civ.


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