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Istanza di sospensione per le cartelle Equitalia prescritte

13 Novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Novembre 2015



Salve, ho ricevuto una cartella Equitalia di un debito Irpef anno 1993 non pagata e notificata nel 2001; due gg fa ricevo un sollecito: il debito è ormai caduto in prescrizione? Che devo fare?

 

L’atto notificato al lettore e allegato alla richiesta di consulenza è un avviso di intimazione di pagamento necessario ad Equitalia per poter intraprendere l’esecuzione forzata quando è trascorso più di un anno dalla notifica della cartella. Nel caso specifico, dall’ultima cartella sono decorsi ben 14 anni quindi, se dal 2001 ad oggi non ha ricevuto altri solleciti da parte di Equitalia idonei ad interrompere la prescrizione, la cartella e i tributi ivi richiesti (sanzioni IRPEF e contributo sanitario nazionale) si sono prescritti nel 2011 (termine di 10 anni). La prescrizione comporta l’intervenuta estinzione definitiva del debito e, dunque, l’illegittimità dell’avviso notificato il 4 novembre.

A questo punto, è opportuno che il lettore segnali l’avvenuta prescrizione ad Equitalia e al Centro Servizi della sua città (quale ente creditore) attraverso richieste in autotutela di sospensione della riscossione e annullamento del debito. Inoltre, il lettore dovrà tener presente il termine di decadenza di 60 giorni qualora decida di impugnare l’avviso dinanzi al giudice.

Semplifico di seguito tutti i passaggi consigliati.

1) Occorre chiedere immediatamente ad Equitalia la sospensione della riscossione attraverso la presentazione di un’apposita istanza in autotutela (da depositare presso lo sportello territoriale a mani o via PEC, posta o fax), utilizzando il modello ufficiale disponibile al seguente link http://www.gruppoequitalia.it/equitalia/opencms/it/modulistica/Sospensione/.

Nel modello dovrà essere dichiarato che la somma richiesta nell’avviso di accertamento è illegittima, barrando la voce “prescrizione o decadenza del diritto di credito sotteso, intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo è reso esecutivo”. Al modello occorre allegare il documento di identità e la copia dell’avviso di accertamento.

Entro il termine di dieci giorni successivi alla data di presentazione della dichiarazione, Equitalia la trasmetterà all’ente creditore (nel Suo caso Centro servizi di Salerno) insieme alla documentazione allegata, al fine di avere conferma dell’esistenza delle Sue ragioni ed ottenere, in caso affermativo, la sollecita trasmissione della sospensione o dello sgravio direttamente sui propri sistemi informativi.

Decorso il termine di ulteriori sessanta giorni, l’ente creditore è tenuto, con propria comunicazione inviata al debitore a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, a confermare la correttezza della documentazione prodotta, provvedendo, in pari tempo, a trasmettere in via telematica, al concessionario della riscossione il conseguente provvedimento di sospensione o sgravio, ovvero ad avvertire il debitore dell’inidoneità di tale documentazione a mantenere sospesa la riscossione, dandone, anche in questo caso, immediata notizia al concessionario della riscossione per la ripresa dell’attività di recupero del credito iscritto a ruolo.

In caso di mancato invio, da parte dell’ente creditore, della comunicazione e di mancata trasmissione dei conseguenti flussi informativi al concessionario della riscossione, trascorso inutilmente il termine di duecentoventi giorni dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore allo stesso concessionario della riscossione, l’avviso di addebito è annullato di diritto ed è considerato automaticamente discaricato dei relativi ruoli. Contestualmente sono eliminati dalle scritture patrimoniali dell’ente creditore i corrispondenti importi.

Tale procedura è piuttosto lunga in quanto, una volta depositata l’istanza di sospensione presso Equitalia, occorre attendere la risposta dell’ente creditore che deve effettuare tutte le verifiche del caso. Di conseguenza, dato che la legge fissa un termine massimo di chiusura della procedura pari a 220 giorni, nel frattempo potrebbero essere scaduti i termini per la presentazione del ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria (60 giorni dalla notifica dell’atto che si intende impugnare). Infatti, come si vedrà a breve, l’istanza di sospensione in autotutela non interrompe i termini di decadenza per l’azione dinanzi al giudice ed è pertanto opportuno agire con prudenza senza precludersi tutte le vie di tutela disponibili.

2) Nel frattempo consiglio di chiedere ad Equitalia, con separata istanza, l’estratto di ruolo da cui risultano tutti gli atti a Suo carico con le relative date di notifica. Si tratta di un’istanza di accesso agli atti amministrativi il cui modello è disponibile al seguente link: http://www.equitaliaservizi.it/opencms/export/sites/eqs/doc/12-12-05_Prot_2195_ _Istanza_di_accesso_atti.pdf.

L’istanza deve essere compilata in tutte le sue parti, richiedendo l’estrazione copia del ruolo. Una volta avute tali copie, sarà possibile verificare le effettive date di notifica dei precedenti atti e avere una prova in più dell’avvenuta prescrizione dei tributi oggetto di intimazione.

3) Oltre all’istanza di sospensione ad Equitalia, è opportuno far presente il problema direttamente all’Ente creditore indicato negli atti, presentando a quest’ultimo un’istanza di sgravio. Per tale istanza non esistono modelli specifici; è possibile spedire all’ente una raccomandata a/r in cui si inseriscono tutti i dati dell’avviso di accertamento e della cartella precedente e la richiesta motivata di annullamento del debito e sospensione della riscossione.

4) Infine, si tenga conto che le suddette istanze (di sospensione ad Equitalia e di sgravio all’ente creditore), richiedono tempi burocratici di attesa molto lunghi e peraltro non è detto che Equitalia e il creditore accolgano le richieste del lettore. Pertanto, visti i tempi stretti per il ricorso giudiziale, previsti dalla legge a pena di decadenza (60 giorni dalla data di notifica dell’atto), vista la palese prescrizione dei tributi (sempre che non Le siano stati notificati altri atti dal 2001 a oggi) e vista la possibilità che Equitalia agisca già con l’esecuzione forzata, suggerisco di impugnare l’avviso di accertamento illegittimo ricorrendo al giudice. Competente a giudicare sull’avviso in questione, relativo a Irpef e contributo sanitario nazionale, è la Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso deve essere presentato entro 60 giorni e con esso potrà essere chiesta al giudice, in via cautelare, la sospensione dell’esecuzione e in ogni caso l’annullamento dell’avviso. Ferma restando la necessità di presentare le istanze suddette, dovrà valutare se conferire l’incarico ad un legale per la proposizione del ricorso.


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1 Commento

  1. Sfortunatamente la prescrizione non può essere fatta valere mediante autotutela se non intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo è reso esecutivo. Alla mia istanza di autotutela riguardante un caso simile a quello descritto nell’articolo Equitalia ha infatti risposto: “[…] In base all’art. 1 comma 538 della citata Legge, l’Agente della Riscossione può sospendere una cartella di pagamento solo se la prescrizione o la decadenza del diritto di credito sotteso è intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo è reso esecutivo mentre nel suo caso i tributi sono stati iscritti nei termini e pertanto l’eventuale prescrizione va eccepita nelle forme rituali e nelle sedi competenti”.

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