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Nessun risarcimento se la lavatrice del vicino è troppo rumorosa

14 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 novembre 2015



Se il vicino di casa fa rumore, la legge prevede che debba essere tollerato, salvo il superamento del limite della normale tollerabilità che comporta il risarcimento del danno.

La legge, in gergo tecnico, parla di “immissioni” con riferimento ai rumori provenienti dall’appartamento del vicino di casa [1]. Con il termine immissioni, non si intende però solo il fastidio arrecato dal rumore, ma anche esalazioni di altro tipo, anche, ad esempio, esalazioni odorose o fumi.

La norma, nel tutelare la reciproca convivenza, stabilisce che i disturbi di tal genere non possano essere impediti in assoluto.

Nel rispetto delle regole di buon vicinato, dunque, un vicino non potrà ad esempio rimproverare all’altro di ascoltare la musica – purchè a un volume moderato – per il solo fatto che tale suono possa essere sentito nell’appartamento adiacente.

Altra tematica molto discussa, riguarda poi quella del rumore prodotto dall’abbaiare del cane: non ci si potrà infatti lamentare del cane del vicino che abbai saltuariamente durante il giorno (sul punto si veda: “Cane del vicino che abbaia: che fare contro i rumori molesti”).

Non sempre però tra vicini corrono buoni rapporti e dunque diventa importante capire oltre quale limite il fastidio derivante dal rumore prodotto dal dirimpettaio, non sia più tollerabile.

La legge, in realtà, usa termini piuttosto elastici in proposito: le cosiddette “immissioni” sono illegittime se superano il limite della “normale tollerabilità” e ciò anche in considerazione delle “condizioni dei luoghi” (e così, diverso sarà il limite nel caso la zona sia già di per sé parecchio rumorosa, ad esempio, perchè luogo di alta frequentazione di traffico automobilistico ovvero nel caso si tratti di una strada isolata o chiusa al traffico) [1].

Ma come si valuta se il rumore molesto supera o meno il limite imposto?

In linea di massima, si prende a riferimento come soglia oltre la quale il rumore diventa non più sopportabile, quella di 3 decibel sopra il normale rumore ambientale nelle ore notturne ovvero di 5 decibel durante il giorno [2].

Tale criterio non comporta un limite fisso, ma consente di tenere appunto in considerazione lo stato dei luoghi: il rumore prodotto dal vicino dovrà dunque essere tale da sovrastare il rumore ambientale, ossia quel complesso di rumori dipendente dalla collocazione – come si diceva, su una strada di passaggio, oppure su una stradina isolata – dell’abitazione.

Di tali principi ha fatto applicazione anche una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione [3].

Il caso in questione riguardava il rumore prodotto dalla lavatrice che, a dire della parte che aveva adito il Giudice era tale da disturbare il sonno, tanto da cagionare un vero e proprio danno alla salute.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso sottoposto al suo esame.

Ciò che è evidente, è che i rumori determinati dalla normale attività quotidiana non possono essere inibiti al vicino di casa e ciò anche nel caso in cui provochino un disagio alle abitazioni attigue.

L’unico caso tutelato dalla legge è quello di rumori eccezionali, non legati alle normali attività di vita, che superino le soglie previste e che per la loro invasività siano tali da arrecare disturbo a chi vive nelle vicinanze.

La tutela si concretizza sia nell’ordine, da parte del Giudice, di cessare l’attività rumorosa, sia, eventualmente, nel risarcimento del danno.

note

[1] Art. 844 cod. civ..

[2] D.P.R. del Consiglio dei Ministri, 1 marzo 1991.

[3] Cass. sent. n. 22105 del 29.10.2015


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