Diritto e Fisco | Editoriale

Il Fisco e la lesione della privacy

30 Marzo 2012 | Autore:
Il Fisco e la lesione della privacy

Dalla lotta all’evasione fiscale alla violazione della privacy e delle libertà fondamentali: quando il Fisco ha poteri troppo invasivi.

Qualche tempo fa avevo definito l’Agenzia delle Entrate come una sorta di SS tedesche per via dei suoi nuovi poteri inquisitori: poteri che, sebbene ritagliati apposta per combattere l’evasione fiscale, si risolvono in una violazione delle garanzie costituzionali del cittadino. A conti fatti, sulla bilancia, la compressione delle libertà fondamentali è arrivata a pesare più del fenomeno evasivo.

È la scala dei valori dello Stato democratico a essere sovvertita. Ora tocca farne le spese alla classe imprenditoriale e dei liberi professionisti (spesso invise alla massa), ma domani sarà un problema di ognuno. Il che è un monito a non limitare la questione ad una semplice “lotta di classe”, ma a guardarla sotto un aspetto più generale e lungimirante.

Magari a qualcuno è sembrato una forzatura quanto scrissi in quell’occasione, ma ecco cosa dice oggi qualcuno più in alto di me.

Francesco Pizzetti è uno che di privacy se ne intende, non fosse altro perché è lui stesso il Garante. Egli ha detto qualche giorno fa: “Siamo in presenza di strappi forti allo Stato di diritto e al concetto di cittadino che ne è la radice. Un fenomeno legato alla particolare situazione del Paese, ma che non può non preoccupare se fosse destinato a durare a lungo in futuro riguarda la richiesta sempre più massiccia, da parte delle strutture pubbliche che combattono la lotta all’evasione o le illiceità nei settori della previdenza e dell’assistenza sociale, di  poter accedere ai dati personali dei cittadini”.

Recentemente la legge ha addirittura previsto che il Fisco possa chiedere informazioni indipendentemente da ogni indagine, sia pure solo preliminare, nei confronti degli interessati.

Comprendiamo le ragioni di tutto questo, legate a un’evasione fiscale e a forme di illegalità che richiedono interventi di straordinaria efficacia. Ma a che prezzo?

È proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali  mariuoli – continua Pizzetti – così come “è proprio dello Stato non democratico pensare che i propri  cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi”. Da noi, in Italia, inutile dirlo, vige nella opinione pubblica – ed evidentemente anche in quella del Fisco – la presunzione di colpevolezza, salvo la prova contraria. E invece “il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a  che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori. Per questo è importante che si consideri questa una fase di emergenza  dalla quale uscire al più presto. Se così non fosse – puntualizza – anche lo spread fra democrazia italiana e democrazie occidentali sarebbe destinato a crescere”.

 



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