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Ingiuria depenalizzata: addio reati anche passati

14 novembre 2015


Ingiuria depenalizzata: addio reati anche passati

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 novembre 2015



Depenalizzazione di circa 60 reati previsti nel codice penale e in leggi speciali: dagli atti osceni all’ingiuria, dall’abuso della credulità, all’omesso versamento ritenute, per finire alle violazioni del diritto d’autore.

Abrogato il reato di ingiuria che oggi il Codice penale punisce con la reclusione fino a 6 mesi o con la multa fino a 516 euro. A dare il via libera alla novità è stato ieri il Governo che ha approvato, in via preliminare, lo schemda di due decreti legislativi sulla depenalizzazione [1] sancendo l’uscita dall’ambito penale di circa sessanta reati, che saranno sanzionati solo in via amministrativa con una sanzione pecuniaria: tra essi uno dei più inflazionati è il reato di ingiuria. Ora la palla passa al Parlamento per il via libera definitivo.

Non per questo la vittima non avrà armi con cui difendersi: anzi, probabilmente, da un punto di vista pratico le cose non cambieranno. E questo perché, trattandosi di reati minori, la pena finiva quasi sempre per arrivare troppo tardi, a reato ormai prescritto, per di più rallentando i processi per reati più gravi. Peraltro, avendo il codice penale previsto pene basse, il colpevole, se incensurato, riceveva il beneficio della pena sospesa e, dunque, non scontava alcuna condanna. In più, con il nuovo decreto sulla “tenuità del fatto” veniva ormai prevista l’automatica archiviazione del procedimento, senza applicazione di alcuna sanzione. Il carcere, dunque, non è mai stato un vero deterrente, mentre lo è molto di più la sanzione pecuniaria.

Tanto è vero che, preso atto di ciò, il nuovo decreto legislativo prevede il risarcimento del danno in sede civile e, in caso di dolo, potrà scattare una sanzione pecuniaria da 100 a 8.000 euro a carico di chi offende l’onore o il decoro di una persona presente oppure attraverso comunicazioni anche digitali o telefoniche alla persona offesa.

Le altre depenalizzazioni

Sempre ieri, il Governo ha detto addio al reato di atti osceni, di omesso versamento di ritenute al di sotto della soglia di 10.000 euro (si applicherà invece una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 10.000 a un massimo di 50.000 euro; il datore di lavoro però non sarà punibile neppure sul piano amministrativo se provvede al versamento delle ritenute entro 3 mesi dalla contestazione o dall’accertamento della violazione), di violazioni del diritto d’autore (in particolare, la condotta di chi, abusivamente o a fini di lucro concede in noleggio o comunque concede in uso a qualunque titolo, originali, copie o supporti lecitamente ottenuti di opere tutelate dal diritto di autore o esegue la fissazione su supporto delle prestazioni artistiche), l’abuso della credulità pubblica e le falsificazioni (per esempio chi realizza la condotta di falsità utilizzando o lasciando utilizzare scritture private da lui stesso formate o alterate; chi commette falsità su fogli in bianco, chi distrugge una scrittura provata provocando un danno ad altri).

In totale sono circa 60 le condotte illecite che vengono depenalizzate. In particolare:

– con un primo decreto legislativo, vengono depenalizzati i reati sanzionati con la sola pena pecuniaria contenuti in leggi speciali e di alcuni previsti dal Codice penale. In tali casi, viene prevista la sanzione amministrativa da 5.000 a 15.000 euro per le contravvenzioni punite con l’arresto fino a sei mesi, da 5.000 a 30.000 euro per le contravvenzioni punite con l’arresto fino a un anno, da 10.000 a 50.000 per i delitti e le contravvenzioni puniti con un pena detentiva superiore ad un anno;

– con un secondo decreto all’abrogazione del reato fa da contraltare la previsione di una sanzione pecuniaria civile e il risarcimento del danno reati. La persona offesa potrà così ricorrere al giudice civile per il risanamento del danno. Il magistrato, accordato l’indennizzo, per alcuni illeciti stabilirà anche una sanzione pecuniaria che sarà incassata dall’erario dello Stato. Il catalogo degli illeciti civili comprende l’ingiuria, il furto del bene da parte di chi ne è comproprietario e quindi in danno degli altri comproprietari, l’appropriazione di cose smarrite: per questo gruppo di illeciti la sanzione va da cento a ottomila euro.

Raddoppia, invece, la sanzione civile prevista per gli illeciti relativi all’uso di scritture private falsificate o la distruzione di scritture private.

Portata retroattiva

Il principio del “favor rei” e l’apposita previsione, nei decreti legislativi, della fase transitoria porterà al “perdono” anche per i fatti già commessi in passato e ancora non sanzionati con sentenza definitiva. In particolare si prevede che, con l’entrata in vigore dei decreti, la sostituzione della pena si applicherà anche alle violazioni commesse in una data anteriore, a patto che il procedimento penale non sia già stato definito in maniera irrevocabile. Tuttavia anche in quest’ultimo caso, l’entrata in vigore dei decreti non rimarrà senza conseguenze: toccherà, infatti, al giudice dell’esecuzione procedere alla revoca della sentenza o del decreto dichiarando che il fatto non è più previsto come reato.

note

[1] L. n. 67/2014.

Autore immagine: 123rf com


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