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Cassa Forense, aumento del tetto pensionabile, quali conseguenze?

15 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 novembre 2015



Probabile aumento del tetto pensionabile per la Cassa degli avvocati: quali le conseguenze a breve e lungo termine?

Nuove modifiche in vista per la Cassa Forense: la Commissione previdenza ha infatti attualmente allo studio l’innalzamento del tetto pensionabile. Per il 2015, tale limite è pari a 97.850 Euro, sui quali va versata una contribuzione soggettiva pari al 14%, nonché la contribuzione modulare aggiuntiva.

L’aumento del tetto, a prima vista, non dovrebbe comportare alcun aggravio di spesa per quegli avvocati aventi un reddito inferiore alla predetta soglia, ossia per la maggior parte degli iscritti alla Cassa Forense, né altre conseguenze.

In realtà non è così, poiché, anche se nel breve periodo ci sarebbe sicuramente un beneficio per la Cassa, che si ritroverebbe con un aumento degli introiti da contributo soggettivo,( relativamente a quel 10% di avvocati che, da solo, detiene la metà del Pil della categoria), nel lungo periodo l’aumento del tetto pensionabile potrebbe determinare un aumento del debito pensionistico latente, nonché la diminuzione del contributo del 3% oltre il tetto.

Per comprendere meglio la portata della questione, è prima necessario capire come funziona il sistema previdenziale della Cassa Forense.

Cassa Forense: pagamento dei contributi

Dall’entrata in vigore della riforma previdenziale forense, la pensione degli avvocati si articola in due quote:

– una quota, detta di base, calcolata col metodo retributivo;

– una quota, detta modulare, che si calcola col metodo contributivo.

I contributi che gli avvocati devono versare sono di tre tipologie:

Contributo soggettivo di base;

contributo modulare obbligatorio;

contributo modulare integrativo.

Contributo soggettivo di base

Tale contributo è pari al 14% (14,5% nel 2017 e 15% nel 2021) del reddito netto professionale dichiarato ai fini IRPEF, sino all’ammontare del tetto pensionabile; per la parte che eccede il tetto pensionabile, è pari al 3%.

È comunque dovuto un contributo minimo anche per chi non ha redditi, o li ha sotto soglia; il contributo minimo può essere, su richiesta, dimezzato per gli iscritti sotto i 35 anni, per il periodo massimo di 5 anni.

Contributo modulare obbligatorio

Il contributo modulare obbligatorio è pari all’1% del reddito professionale netto dichiarato ai fini IRPEF, entro il tetto pensionabile (uguale al tetto previsto per il contributo soggettivo), con un minimo annuale anche per chi non ha redditi.

Contributo modulare integrativo

Tale contributo è dovuto nella misura del 4% , sul volume di affari IVA , ed è addebitato al cliente nella parcella (è comunque dovuto dall’avvocato a prescindere dall’effettivo pagamento eseguito dal debitore).

A prescindere dal volume d’affari, è comunque dovuto un contributo integrativo minimo da tutti gli iscritti, eccetto pensionati e praticanti.

Oltre a tale contributo integrativo, per il quale si esercita la rivalsa al cliente, la contribuzione modulare può essere arricchita, su base volontaria, sino ad arrivare ad un’aliquota del 9%.

 

Cassa forense: cosa comporta l’aumento del tetto pensionabile?

Analizzato brevemente il funzionamento della previdenza forense, possiamo ora meglio comprendere come l’innalzamento del tetto pensionabile possa modificare l’andamento della Cassa, e dunque delle future pensioni. Come abbiamo detto, nei primi tempi l’aumento del limite si tradurrebbe in contributi in più versati alla gestione, sia soggettivi che modulari. Il problema consiste nel fatto che, riguardando detto limite anche la parte di contributi calcolata col retributivo, questo si tradurrebbe in un maggior debito futuro: chi possiede redditi alti ha, difatti, già da oggi, la possibilità di versare la contribuzione modulare volontaria: questa si traduce, però, in una quota contributiva della pensione, dunque calcolata secondo un metodo sostenibile, requisito non soddisfatto, invece, dalla quota retributiva.

Lo sviluppo di un sistema che fa cassa nel breve periodo, ma non è sostenibile nel lungo periodo, paradossalmente rappresenta il rischio di pensioni più basse per tutti coloro che si collocheranno a riposo negli anni a venire, convinti che, versando di più, percepiranno assegni più alti.

L’aumento del tetto pensionabile, dunque, pur essendo una possibilità interessante, deve essere ampiamente valutato sotto l’aspetto della sostenibilità nel lungo periodo, e non deve fondarsi solo sul presupposto di far cassa subito e lasciare allo sbaraglio le generazioni future.

note

Autore immagine: 123rf com


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