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Omesso versamento ritenute all’Inps: niente penale sotto 10mila euro

15 Novembre 2015
Omesso versamento ritenute all’Inps: niente penale sotto 10mila euro

Depenalizzato l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali versate all’Inps e Inail.

 

A poco più di un mese dalla depenalizzazione dell’omesso versamento delle ritenute erariali inferiori a 150mila euro (cioè le ritenute d’imposta sui pagamenti dei dipendenti e professionisti: leggi “Omesso versamento di ritenute e IVA: cosa rischi”), ora tocca alle ritenute previdenziali ed assistenziali (per capirci meglio, si tratta di quelle che si versano all’INPS ed INAIL). In questo caso la soglia sotto la quale non scatta più il penale è di 10.000 euro.

Com’è ora la legge

La legge [1] punisce, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032,91 euro, il datore di lavoro che omette di versare le ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.

Le ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti debbono essere versate e non possono essere portate a conguaglio con le somme anticipate dal datore di lavoro ai lavoratori per conto delle gestioni previdenziali ed assistenziali, e regolarmente denunciate alle gestioni stesse, tranne che a seguito di conguaglio tra gli importi contributivi a carico del datore di lavoro e le somme anticipate risulti un saldo attivo a favore del datore di lavoro.
Il datore di lavoro non è punibile se provvede al versamento del dovuto entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

La depenalizzazione

Con lo schema di decreto legislativo approvato venerdì scorso dal Governo, attuativo della legge delega sulla disciplina sanzionatoria di alcuni reati [2], l’omesso versamento di ritenute previdenziali fino a 10.000 euro non costituirà più reato ma sarà punito con una sanzione da 10mila e 50mila euro.

In pratica, l’illecito in questione – almeno fino alla soglia di 10mila euro – passa da penale ad “amministrativo”. Resta comunque la possibilità per il datore di lavoro di non subire neanche la sanzione amministrativa, se provvede al versamento entro il predetto termine di tre mesi.

I precedenti

Qualche Tribunale aveva già ritenuto di fatto depenalizzata la violazione penale in questione se di importo non superiore ai 10mila euro, per via della semplice esistenza della legge delega che aveva incaricato il Governo di effettuare la depenalizzazione. Di tale avviso però, non è stata la Cassazione [3] che ha ribadito sempre l’esistenza del reato, essendosi la legge limitata a stabilire una delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie, non apportando in nessun modo modifiche alla figura del reato in questione.

I procedimenti in corso

Per il principio del “favor rei” e per espressa previsione del decreto legislativo appena approvato, le disposizioni che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto, sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o decreto divenuti irrevocabili.

Nel caso in cui i procedimenti siano stati definiti con sentenza di condanna o decreto irrevocabili, il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza o il decreto, dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti conseguenti.


note

[1] Art. 2 del decreto legge 463/1983.

[2] L. 67/2014.

[3] Cass. sent. n. 38080/2014.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Siamo uno studio di consulenza fiscale e commerciale. Un cliente mi ha fatto causa di risarcimento danni per dei contributi INPS non versati. Ora mi chiede di aderire alla negoziazione assistita e un risarcimento di 16mila euro. Che devo fare?

    1. Sotto il profilo procedurale, la controversia oggetto del quesito rientra tra quelle soggette all’obbligo di negoziazione assistita.Infatti, l’art. 3 co. 1 del Decreto legge 132/2014 stabilisce che <> deve <>. La stessa norma precisa che<>. Ciò sta a significare che, in mancanza di tale procedimento, il giudizio di merito non puòiniziare o proseguire.Dunque, considerato che il credito vantato dalla controparte del lettore è pari a 16.000 euro, la lite in questionerientra certamente tra quelle per le quali la negoziazione assistita costituisce condizione di procedibilità.È pertanto opportuno che il lettore aderisca all’invito alla negoziazione di cui si tratta.Nel merito, a parere dello scrivente è da contestare la qualificazione prospettata dal lettore degli adempimenti Inps come di carattere meramente personale. Essi hanno in realtà una natura tributaria, che discende da quella – anch’essa tributaria – degli stessi contributi previdenziali, oramai ampiamente riconosciuta sia dalla prevalente dottrina e sia da un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità (si veda, a titolo puramente esemplificativo, Cass. 20845/2011).In ordine al contenuto della convenzione stipulata dal lettore e dalla sua controparte, tra gli adempimenti che ne formano oggetto vi sono la predisposizione e l’invio del modello Unico, nel cui ambito il quadro RR è quello relativo ai contributi previdenziali. La sua mancata compilazione, pertanto, integra inadempimento contrattuale.In ordine alla monetizzazione del danno che la controparte del lettore avrebbe sofferto, essa dipende, ovviamente, dall’ammontare dei contributi Inps che non sarebbero stati corrisposti e dalle relative sanzioni.

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