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Il permesso di costruire in precario

16 novembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 16 novembre 2015



Urbanistica: attività edilizia libera, soggetta
a mera comunicazione (CIL) o a permesso di costruire.

Le amministrazioni locali utilizzano talvolta la prassi, sicuramente atipica, di rilasciare permessi di costruire provvisori (cd. «in precario») in fattispecie pure dissimili tra loro ma per lo più per assentire opere — non conformi alle prescrizioni dello strumento urbanistico — alle quali però, per natura e destinazione, viene riconosciuta una durata limitata e predeterminabile.

L’istituto del permesso di costruire «in precario» non è previsto dall’ordinamento, perché il permesso di costruire postula la sussistenza di una trasformazione del territorio che abbia natura di prevedibile stabilità e non è configurabile inoltre, nei suoi confronti, il potere di revoca.

La Cassazione penale ed il Consiglio di Stato, pertanto, hanno affermato — con giurisprudenza costante — che non è mai configurabile un permesso di costruire (già concessione edilizia) a titolo precario, in quanto:

  1. a) o l’opera è oggettivamente contraddistinta da caratteri di precarietà e non necessita pertanto di alcun titolo abilitativo;
  2. b) o, se essa ha natura stabile, non può prescindere da un titolo abilitativo, che dovrà dare atto della conformità dell’opera stessa agli strumenti urbanistici vigenti.

L’istituto del permesso di costruire a titolo precario, di conseguenza, oltre ad essere extra legem, in quanto non previsto da alcuna disposizione legislativa, è anche illegittimo e contra legem, perché «non potrebbe avere altra funzione che quella di tollerare una situazione di evidente abuso edilizio».

Nella giurisprudenza amministrativa:

—             «È inammissibile il rilascio di provvedimento abilitativo che consenta di realizzare opere edilizie in contrasto con la normativa urbanistica, atteso che o viene in considerazione un’opera avente natura precaria, ed allora non si rende conseguentemente necessario altro titolo abilitativo, o viene in rilievo un’opera avente carattere di stabilità, ed allora necessita in ogni caso il rispetto della normativa urbanistica; pertanto, il comune non può, mediante l’inserimento nel titolo abilitativo di clausole o condizioni, permettere la realizzazione, in contrasto con la programmazione di settore, di opere che siano in grado di alterare in modo permanente l’assetto urbanistico» (C. Stato, sez. V, 20 marzo 2000, n. 1507, in Cons. Stato, 2000, I, 631).

—             «Alla stregua della normativa urbanistica vigente deve ritenersi illegittima la concessione edilizia provvisoria, tenuto conto che la previsione normativa concerne un solo tipo di provvedimento che legittima l’edificazione in presenza di determinati presupposti» (C. Stato, sez. V, 18 marzo 1991, n. 280, in Riv. giur. edilizia, 1991, I, 620).

—             «Non può essere rilasciata una concessione edilizia cd. “in precario” con la quale l’amministrazione comunale consenta una situazione di palese abuso edilizio (per contrasto con le prescrizioni urbanistiche di zona) sulla base del solo impegno del costruttore di rimuovere in futuro i manufatti contrastanti con le indicazioni di piano regolatore generale su semplice richiesta dello stesso comune e breve preavviso, in quanto, oltre a snaturare la tipicità della concessione di costruzione, non potrebbe avere altra funzione che quella di tollerare una situazione di evidente abuso edilizio» (C. Stato, sez. V, 11 marzo 1995, n. 363, in Edilizia, urbanistica appalti, 1995, 1125).

—             «Non è configurabile un titolo abilitativo autorizzatorio o concessorio in materia edilizia contraddistinto dalla precarietà, in quanto se l’opera è precaria, per le finalità cui appare destinata, non si richiede alcun titolo abilitativo, mentre se l’opera ha natura stabile necessita delle prescritte autorizzazioni o concessioni» (T.a.r. Liguria, sez. I, 16 febbraio 1994, n. 94, in Foro amm., 1994, 1851).

—             «È illegittima, in sede di rilascio di concessio-ne edilizia l’apposizione di una clausola di precarie-tà: tuttavia, qualora I’intervento assentito appaia con-forme alla disciplina urbanistica vigente, l’apposizio-ne di essa non può determinare l’annullamento del-l’intero titolo ma null’altro che la mera rimozione della clausola, in applicazione del principio utile per inutile non vitiatur» (C. Stato, sez. VI, 4 settembre 2006, n. 5096, in Urbanistica e appalti, 2006, 1407).

—             «Indipendentemente dalla configurabilità o meno di una concessione edilizia cd. «in precario», la mancata tempestiva impugnazione della clausola di precarietà apposta al provvedimento importa il consolidarsi di tale situazione, con conseguente legittimità delle sanzioni applicate in riferimento al manufatto non demolito nei termini prestabiliti» (C. Stato, sez. V, 24 febbraio 1996, n. 226, in Giust. civ., 1996, I, 2143).

Nella giurisprudenza penale:

—             «In materia edilizia, è illegittimo il rilascio da parte del comune di un’autorizzazione edilizia provvisoria per la realizzazione di un intervento modificativo del territorio, privo del carattere della precarietà per natura e destinazione oggettiva e non conforme con la destinazione urbanistica della zona, in quanto si tratta di un provvedimento amministrativo non previsto dalla legge e utilizzato per consentire una situazione di abuso edilizio» (Cass. pen., sez. III, 16 aprile 2008, Rao).

—             «Sussiste il reato d’esecuzione di lavori in assenza di permesso di costruire per quanto gli stessi siano stati assentiti da un’autorizzazione edilizia provvisoria o «in precario», poiché tale autorizzazione non soltanto è extra legem, in quanto non prevista, ma è anche illegittima giovando a tollerare una situazione d’evidente abuso edilizio (fattispecie in cui l’installazione di una stazione radio base mobile costituita da un traliccio di trentaquattro metri, da un gruppo elettrogeno con supporto in calcestruzzo armato e relativa cisterna, era stata autorizzata per un semestre» (Cass. pen., sez. III, 12 febbraio 2009, n. 15921, Palombo).

—             «Una concessione edilizia provvisoria (cd. in precario) è sicuramente illegittima, perché non soltanto è extra legem, in quanto non è prevista da alcuna disposizione legislativa, ma si pone contra legem in quanto risulta utilizzata per assentire una vera e propria modificazione del territorio, non precaria per natura e destinazione oggettive e non conforme alla destinazione urbanistica della zona (nella specie era stata autorizzata la realizzazione di un capannone prefabbricato da adibire a deposito, per la durata massima di sei anni, in zona omogenea non destinata ad insediamenti commerciali, con obbligo di rimozione completa dell’opera e restituzione dell’area al pristino stato, alla scadenza del periodo di validità temporanea del provvedimento)» (Cass. pen., sez. III, 13 gennaio 2000, La Ganga Ciciritto).

Diritto-Urbanistico

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