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Permesso di costruire: interventi di nuova costruzione

16 novembre 2015 | Autore:


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Manufatti edilizi fuori terra o interrati, interventi di urbanizzazione primaria e secondaria, infrastrutture e di impianti, manufatti leggeri, anche prefabbricati, roulottes, campers, pertinenze.

L’art. 3, 1° comma, lett. e), del T.U. n. 380/2001 ricomprende tra gli interventi di nuova costruzione:

—        la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero l’ampliamento di quelli esistenti all’esterno della sagoma esistente;

—        gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria realizzati da soggetti diversi dal Comune;

—        la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per pubblici servizi, che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato;

—        l’installazione di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione;

—        l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee e salvo che siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto, in conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti (previsione così modificata dall’art. 10ter della legge 23-5-2014, n. 80);

—        gli interventi pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione e al pregio ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell’edificio principale;

—        la realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione di impianti per attività produttive all’aperto ove comportino l’esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo inedificato.

Soggette a permesso di costruire sono pure le opere che privati intendano realizzare su aree demaniali e più in generale su tutti gli immobili di proprietà dello Stato sui quali abbiano un diritto di godimento.

Nella vigenza dell’art. 1 della legge n. 10/1977, il richiamo della norma alle opere di trasformazione urbanistica, accanto a quelle di trasformazione edilizia, riconduceva al regime concessorio anche attività comportanti modificazioni del territorio comunale diverse da quelle edilizie, ma sempre riferibili, in senso ampio, alla utilizzazione del territorio per opere edilizie o per servizi: costruzione di strade, attivazione di discariche di rifiuti; realizzazione di impianti meccanici di autolavaggio ed altro.

Attività siffatte — nelle previsioni del T.U. — sono tuttora assoggettate a permesso di costruire, rientrando tra gli interventi di «nuova costruzione» allorquando comportino la trasformazione permanente del suolo inedificato.

La Corte di Cassazione ed il Consiglio di Stato hanno affermato, al riguardo, che richiedono il rilascio del permesso di costruire non esclusivamente i manufatti tradizionalmente ricompresi nelle attività murarie, ma anche quelli soltanto infissi ed appoggiati al suolo (essendo irrilevante il mezzo tecnico con il quale viene assicurata la stabilità del manufatto), nonché le opere di ogni genere con le quali si intervenga stabilmente sul suolo e nel suolo, purché non si tratti di tipi di opere per le quali la legge specificamente esclude la necessità di detto titolo abilitativo.

In giurisprudenza:

—              «In materia edilizia, ai sensi delle disposizioni di cui al T.U. in materia edilizia (art. 3 e 10 D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380) sono subordinati al preventivo rilascio del permesso di costruire non soltanto gli interventi edilizi in senso stretto, ma anche gli inter-venti che comportano la trasformazione in via perma-nente del suolo inedificato (in applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto integrato il reato edilizio nella trasformazione di un area di circa mq. 70 da agricola a parcheggio per autovetture mediante la messa in opera di ghiaia)» (-Cass. pen., sez. III, 27 gennaio 2004, Iaccarino).

—              «Benché le definizioni dei vari tipi d’intervento edilizio per lo più si attaglino al caso degli edifici, rimane la regola essenziale, posta dall’art. 1 L. 28 gennaio 1977 n. 10 sull’edificabilità dei suoli, che la concessione edilizia occorre per tutte le attività comportanti trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio (oggi, secondo l’art. 10 T.U. n. 380 del 2001, per ogni “costruzione”) e non certo soltanto per gli edifici; sempreché naturalmente, non si tratti di tipi di opere per i quali la legge specificamente esclude la necessità di concessione» (C. Stato, sez. V, 10 luglio 2003 n. 4107).

—              «La concessione edilizia è necessaria anche quando si intende realiz-zare un intervento sul territorio con perdurante modi-fica dello stato dei luoghi con materiale posto sul suolo, pur in assenza di opere in muratura» (C. Stato, sez. V, 21 ottobre 2003, n. 6519).

—              «Sono assoggettate a concessione non le sole attività di edificazione ma tutte quelle consistenti nella modificazione dello stato materiale e della conformazione del suolo per adattarlo ad un impiego diverso da quello che gli è proprio in relazione alla sua condizione naturale ed alla sua qualificazione giuridica» (C. Stato, sez. V, 31 gennaio 2001, n. 343, in Riv. giur. edilizia, 2001, I, 475).

—              «L’attività di spargimento di ghiaia su un’area che ne era in precedenza priva richiede la concessione edilizia allorché appaia preordinata alla modifica della precedente destinazione d’uso (circostanza questa che deve fondarsi sui fatti positivamente accertati» (C. Stato, sez. V, 22 dicembre 2005, n. 7343, in Vita not. 2005, 1490).

—              «L’ampliamento di un piazzale per uso industriale, utilizzato come area di lavoro per l’installa-zione di impianti per la frantumazione di lapidei ed il deposito di cumuli di materiale inerte, configura una trasformazione del territorio subordinata al permesso di costruire ex art. 10 d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380, rientrando tra gli interventi di nuova costruzione, atteso che dallo stesso consegue Ia trasformazione permanente del suolo inedificato» (Cass. pen., sez. III, 13 aprile 2005, Pedrini).

—              «La trasformazione di un terreno per uso agricolo non accompagnata dalla realizzazione di opere edilizie non rientra nelle previsioni della L. 28 gennaio 1977, n. 10 (fattispecie in tema di lavori di spianamento e bonifica)» (Cass. pen., 7 giugno 1988, in Riv. pen., 1989, 620).

—              «In base al sistema normativo vigente (art. 1 L. 28 gennaio 1977, n. 10) la realizzazione di opere di spostamento del suolo a fini agricoli e/o idraulici non necessita di concessione edilizia ma solo delle autorizzazioni della competente autorità idraulica, paesaggistica e forestale, eventualmente richieste dall’ordinamento giuridico, secondo la natura dei siti e delle opere» (C. Stato, sez. V, 24 gennaio 1989, n. 57, in Cons. Stato 1989, I, 27).

—              «In tema di reati edilizi, la semplice demolizione di un manufatto non integra il reato di cui l’art. 44, 1° comma, lett. b), d.p.r. 6 giugno 2001 n. 380 (esecuzione di lavori in assenza del permesso di costruire), in quanto per tale tipologia di invervento non è necessario il permesso di costruire ma è sufficiente la denuncia di inizio attività la cui mancanza costituisce illecito amministrativo». (Cass. pen., sez. III, 4 ottobre 2007, Pignata).

—              «Il potere urbanistico del comune non può ritenersi limitato alla sola terra ferma, ma si estende anche al mare territoriale prospiciente quest’ultima, ogniqualvolta sia realizzata un’opera che per la distanza dalla spiaggia sia idonea a causare un’apprezzabile alterazione dello stato dei luoghi in cui risiede la popolazione comunale» (C. Stato, sez. VI, 21 settembre 2006 n. 5547, in Dir. maritt. 2008, 153).

 

 

Il concetto di «costruzione» è stato così definito dalla giurisprudenza:

—              «Ai fini del rilascio della concessione edilizia può parlarsi di costruzione in presenza di opere che attuino una trasformazione stabile urbanistico-edilizia del territorio, con perdurante modifica dello stato dei luoghi, preordinata a soddisfare esigenze non precarie del committente sotto il profilo funzionale e della destinazione dell’immobile» (C. Stato, sez. V, 20 giugno 2011, n. 3683).

—              «Ai fini del rilascio della concessione edilizia, può parlarsi di costruzione in presenza di opere che attuino una trasformazione urbanistico-edilizia del territorio, con perdurante modifica dello stato dei luoghi, a prescindere dal fatto se esse vengano realizzate o meno mediante realizzazione d’opera murarie; è infatti irrilevante che le opere siano realizzate in metallo, in laminati di plastica, in legno od altro materiale, lad-dove comportino la trasformazione del tessuto urba-nistico ed edilizio» (C. Stato: sez. IV, 6 giugno 2008, n. 2705, in Vita not., 2008, 934; sez. VI, 27 gennaio 2003, n. 419, in Giust. amm., 2003, 225).

—              «Nella figura giuridica di costruzione per la quale occorre la concessione edilizia, rientrano tutti quei manufatti che, comportando una trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale, modificano lo stato dei luoghi, in quanto essi, difettando obiettivamente del carattere di assoluta precarietà, sono destinati, almeno potenzialmente, a perdurare nel tempo; non ha rilievo a riguardo la distinzione tra opere murarie e opere di altro genere né il mezzo tecnico con cui sia assicurata la stabilità del manufatto al suolo, in quanto la stabilità non va confusa con la irrevocabilità della struttura o con la perpetuità della funzione ad essa assegnata dal costruttore, ma si estrinseca nell’oggettiva destinazione dell’opera a soddisfare un bisogno non temporaneo» (Cass. pen., sez. III, 23 marzo 1994, in Mass. Cass. pen., 1994, fasc. 8, 131).

—              «La nozione di costruzione edilizia comprende qualunque manufatto autonomo ovvero modificativo di altro preesistente, che sia stabilmente infisso al suolo o ai muri di quello preesistente, anche se non costruito in muratura, ma comunque capace di trasformare in modo durevole l’area coperta, senza che abbia rilevanza la più o meno facile rimovibilità» (Cass. pen., 2 giugno 1981, in Riv. pen., 1982, 482).

—              «Il termine costruzione, nella normativa edilizia, comprende non solo i manufatti in muratura, ma tutte le opere che incidono nelle strutture e nelle conformazioni del suolo e dell’ambiente» (Cass. pen., 26 ottobre 1979, in Riv. pen., 1980, 663).

—              «Qualsiasi impianto costituito da strutture fisse, saldamente ancorate al suolo, la cui installazione comporta una indubbia modifica dell’assetto del territorio, necessita del rilascio di concessione edilizia, mentre a nulla rileva che tale impianto sia integrato o prevalentemente costituito da un macchinario semovente» (Cass. pen., sez. III, 7 luglio 2000, Migliorini, in Riv. pen., 2001, 662).

—              «È urbanisticamente rilevante, ai fini dell’applicazione del regime concessorio, la costruzione di un edificio in profilati di ferro e pannelli di lamiera, trattandosi di opera che comporta, indipendentemente dalla realizzazione di strutture murarie, un insediamento di tipo abitativo, che incide sul territorio determinandovi una modificazione dotata in sé stessa di mantenimento nel tempo e, quindi, di stabilità» (Cass. pen., sez. III, 19 aprile 2000, Siragusa, in RivistAmbiente, 2001, 55).

—              «La realizzazione di una piattaforma in cemento e della relativa copertura metallica, in considerazione dello stabile collegamento al suolo, abbisogna del previo rilascio della concessione edilizia, in quanto rientrano nella nozione giuridica di costruzione, soggetta a tale concessione, tutti quei manufatti che, non necessariamente infissi al suolo e pur semplicemente aderenti a quest’ultimo, alterino lo stato dei luoghi in modo definitivo e rilevante e non meramente occasionale» (C. Stato, sez. V, 17 marzo 2001, n. 1597, in Foro amm., 2001, 524).

—              «Gli strumenti urbanistici legittimamente richiedono la concessione edilizia anche per costruzioni di modesta consistenza e non comportanti incrementi di carico insediativo, al fine di consentire un ordinato sviluppo edilizio nel territorio» (C. Stato, sez. II, 17 febbraio 1990, n. 20, in Cons. Stato, 1992, I, 128).

—              «Non è essenziale l’incorporazione al suolo per rendere la costruzione soggetta alla concessione edilizia (fattispecie relativa a capannone per deposito legname, di ferro prefabbricato, coperto con lamiera ondulata, poggiante su 26 pilastri metallici, fissati con viti bullonate a plinti di fondazione)» (Cass. pen., 27 novembre 1979, in Riv. pen., 1980, 492).

—              «Rientrano nella nozione giuridica di costruzione per la quale occorre la concessione edilizia tutti quei manufatti, non necessariamente infissi al suolo, che alterino in modo stabile, non irrilevante e non meramente occasionale lo stato dei luoghi, ancorché privi di volume interno utilizzabile e purché destinati a soddisfare esigenze permanenti.

Richiedono la concessione edilizia non solo i manufatti tradizionalmente compresi tra le attività murarie, ma anche le opere di qualsiasi genere con cui si operi nel suolo e sul suolo, ivi comprese le opere in metallo, laminato plastico, legno o altro materiale, se idonee a modificare lo stato dei luoghi» (T.a.r. Lombardia, sez. Brescia, 18 dicembre 1991, n. 1011, in Trib. amm. reg., 1992, I, 576).

Con riferimento alle fattispecie concrete, si rinvengono in giurisprudenza interessanti decisioni:

A) Aree cimiteriali

—              «Non è necessaria la concessione edilizia per le costruzioni da realizzare all’interno delle aree cimiteriali; l’illecito è disciplinato dall’art. 108, regolamento di polizia mortuaria R.D. 21 dicembre 1942, n. 1880 ormai depenalizzato ex art. 32, L. 24 novembre 1981, n. 689, essendo punibile soltanto con l’ammenda stabilita dall’art. 358, T.U. leggi sanitarie 27 luglio 1934, n. 1265» (Cass. pen., sez. III, 10 marzo 1990, n. 3489, Giordano, in Riv. pen., 1991, 83).

—              «L’attività edilizia all’interno dei cimiteri è regolata, in via primaria, non dalla normazione urbanistica ma dalle norme del regolamento di polizia mortuaria approvato con D.P.R. 21 ottobre 1975, n. 803, e, in via secondaria, non dagli strumenti urbanistici generali ma dal piano regolatore cimiteriale che, ai sensi dell’art. 5 del citato decreto, ogni comune è tenuto ad adottare. Pertanto, per lo svolgimento di attività edilizia all’interno dei cimiteri anche da parte dei privati non occorre il rilascio di alcuna concessione edilizia, essendo sufficiente il giudizio, da parte del sindaco, di conformità del progetto alle prescrizioni edilizie contenute nel piano regolatore cimiteriale, ai sensi dell’art. 95 del citato D.P.R.» (Cass. pen., sez. III, 2 giugno 1983, n. 5148, Patimo).

B) Costruzioni interrate

—              «Ai sensi dell’articolo 3, comma primo, del D.P.R. n. 380 del 2001, si considerano interventi di nuova costruzione non solo i manufatti edilizi realizzati fuori terra ma anche quelli interrati. Sicché, sono interventi di nuova costruzione anche quelli completamente interrati, perché anche essi possono incidere sul carico urbanistico e quindi anche per essi deve essere assicurato il controllo da parte dell’autorità comunale» (Cass. pen., sez. III, 19 maggio 2008, n. 19977, Bergman).

—              «In materia di violazioni edilizie, la realizzazione di un piano interrato rientra tra gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio per i quali è necessario il permesso di costruire, trattandosi pur sempre di intervento in relazione al quale l’autorità amministrativa deve svolgere il proprio controllo sul rispetto delle norme urbanistiche ed edilizie, anche tecniche, finalizzato ad assicurare il regolare assetto e sviluppo del territorio» (Cass. pen., sez. III, 10 maggio 2007, Iacobone).

—              «Nel concetto di costruzione rientra ogni intervento edilizio che abbia rilevanza urbanistica in quanto incide sull’assetto del territorio ed aumenta il cd. carico urbanistico e tali sono pure i piani interrati cioè sottostanti al livello stradale» (Cass. pen., sez. III, 18 dicembre 2002, Tarini, in Riv. pen., 2003, 551).

—              «Sono lavori di costruzione edilizia, per i quali occorre la concessione, non solo quelli per i quali il manufatto si eleva al di sopra del suolo, ma anche quelli in tutto o in parte interrati perché trasformano durevolmente l’area impegnata» (Cass. pen., sez. III, 1 giugno 1994, n. 6367, Gargiulo).

—              «Sono lavori di costruzione edilizia in senso tecnico-giuridico, per i quali occorre la concessione, anche quelli completamente interrati, giacché si tratta sempre di opere in ordine alle quali l’autorità comunale deve svolgere il suo controllo diretto ad assicurare sia l’ordinato sviluppo dell’aggregato urbano, sia il rispetto delle norme urbanistiche e sia l’osservanza delle regole tecniche di costruzione prescritte dalla legge» (Cass. pen., sez. III: 9 novembre 1983, n. 9377, Salvatore; 29 ottobre 1983, n. 9069, Bregoli; 7 ottobre 1980, n. 10211, Acco).

C) Impianti di erogazione di carburante

—              «Le colonnine di erogazione del carburante influiscono sull’uso e destinazione del territorio, con particolare riguardo alla diversificazione delle aree, alle esigenze paesaggistiche ed alla molteplicità di interessi pubblici collegati ad un ordinato assetto funzionale e strutturale del territorio, sicché per la loro installazione occorre la concessione edilizia» (Cass. pen., sez. III, 13 maggio 1982, n. 4929, Cusini, in Riv. pen., 1983, 214).

—              «Anche la mera installazione di apparecchi di erogazione di carburante comporta di per sé una trasformazione del territorio rilevante sotto il profilo urbanistico-edilizio, in quanto per il funzionamento delle apparecchiature in questione è pur sempre necessario provvedere ad una loro stabile connessione con il terreno ed all’interramento dei serbatoi destinati a conservare il carburante da erogare» (T.a.r. Lombardia, sez. Brescia, 5 settembre 1994, n. 487, in Riv. giur. edilizia, 1995, I, 490).

—              «L’autorizzazione prefettizia all’apertura (o al trasferimento) di un impianto di distribuzione di carburante, ancorché adottata a conclusione di una procedura nella quale pure il Comune resta coinvolto, non ha per oggetto valutazioni di carattere urbanistico-edilizio e, pertanto, ove l’impianto comporti, oltre alla installazione di colonnine, la realizzazione di ulteriori manufatti accessori, occorre disporre anche della concessione edilizia, di cui alla L. 28 gennaio 1977, n. 10» (T.a.r. Lombardia, 26 marzo 1980, n. 108, in Riv. giur. turismo, 1981, fasc. 1, 129).

—              «La realizzazione di un impianto di autolavaggio ricade palesemente nella declaratoria degli interventi di nuova costruzione di cui all’art. 3, 1° comma, lett. e.5), D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, che ricomprende anche strutture di impatto decisamente inferiore quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni utilizzate come abitazioni, magazzini e simili, che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee; pertanto, essa può essere eseguita solo previo rilascio del permesso di costruire» (C. Stato, sez. VI, 22 ottobre 2008, n. 5191).

—              «La realizzazione di un impianto di lavaggio in una stazione di servizio per autoveicoli necessita di concessione edilizia, in quanto elemento occasionale e non indispensabile dell’impianto stesso, dotato di autonomia funzionale ed utilizzabile per fini diversi da quelli connessi con l’erogazione dei carburanti» (C. Stato, sez. V, 10 ottobre 1991, n. 1213, in Cons. Stato, 1991, I, 1484).

—              «L’impianto di lavaggio di autoveicoli, annesso ad un distributore di carburanti, non facendone parte integrante, né costituendo pertinenza di esso, può essere realizzato soltanto previo rilascio di concessione edilizia, né rileva che, ai fini di eludere il rispetto della normativa comunale sulle distanze, sia stato presentato un progetto, che prevede la costruzione di una semplice platea di cemento con una colonnina, su cui successivamente saranno fissati, a mezzo di rotaie, gli elementi dell’impianto stesso, essendo palese la finalità unitaria del complesso» (T.a.r. Friuli-Venezia Giulia, 30 aprile 1996, n. 391, in Ammin. it., 1996, 1320).

D) Impianti di golf

—              «In caso di realizzazione di un impianto di golf comportante l’alterazione urbanistica di una vasta area, nonché la modifica dell’assetto e dell’uso di alcune strade vicinali, è necessaria la concessione edilizia» (Cass. pen., sez. III, 22 dicembre 1999, Alliata, in Riv. pen., 2001, 184).

E) Insegne e tabelle pubblicitarie

—              «La sistemazione di una insegna o tabella pubblicitaria richiede il rilascio del preventivo per-messo di costruire quando per le sue rilevanti dimen-sioni comporti un mutamento territoriale, atteso che soltanto un sostanziale mutamento del territorio nel suo contesto preesistente sia sotto il profilo urbanisti-co che edilizio fa assumere rilevanza penale alla violazione del regolamento edilizio, con conseguente integrazione del reato di cui all’art. 44 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380» (Cass. pen., sez. III: 15 gennaio 2004, Accetta; 9 novembre 1989, n. 15293, Lucchesi).

—              «La collocazione di cartelloni pubblicitari lungo una strada extraurbana richiede il preventivo rilascio di concessione edilizia, necessitando, ai fini della valutazione dell’impatto ambientale, della veri-fica delle dimensioni e struttura dell’opera realizzata, del suo radicamento stabile al suolo, nonché del ri-spetto della regolazione comunale esistente sul terri-torio» (Cass. pen., sez. III, 23 settembre 2005, Gagliano, in Riv. giur. ambiente, 2006, 85).

—              «La installazione di cartellonistica pubblicita-ria su un fabbricato in difetto della preventiva autorizzazione comunale non configura alcuna violazione delle disposizioni legislative e regolamentari in mate-ria edilizia, di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, in quanto la materia è disciplinata dal D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, che prevede esclusivamente sanzioni amministrative in caso di violazione delle disposizioni dallo stesso dettate» (Cass. pen., sez. III, 8 marzo 2006, Maduli).

—              «L’installazione abusiva di impianti pubblicitari su strada appartenente al demanio (nella fattispecie, strada comunale) comporta, ai sensi dell’art. 23 l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’11° comma dell’art. 23 cod. strad., e della sanzione accessoria della rimozione «senza indugio» di tali impianti ad opera dell’ente proprietario e a spese del contravventore, in caso di mancata ottemperanza alla diffida di rimozione; le controversie relative all’applicazione di queste sanzioni — non vertendosi in tema di uso del territorio, bensì di godimento abusivo di beni demaniali — rientrano, pertanto, nella giurisdizione del giudice ordinario» (Cass. civ., sez. un., 14 gennaio 2009, n. 563).

—              «L’art. 23, 4° comma, cod. strad., nell’assoggettare ad autorizzazione «la collocazione di cartelli e di altri mezzi pubblicitari lungo le strade o in vista di esse», va interpretato come una norma di genere nella quale la dizione «altri mezzi pubblicitari» assume gli oggetti elencati al 1° comma e cioè le insegne, i manifesti, gli impianti di pubblicità o propaganda, i segni orizzontali reclamistici, le sorgenti luminose che per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità o l’efficacia, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l’attenzione; ne consegue che va considerata come sottoposta all’obbligo di autorizzazione, con relativa sanzione, anche l’apposizione di un’insegna commerciale (nella specie di metri lineari due virgola cinquanta per zero virgola sessanta sulla parte frontale di un edificio)» (Cass. civ., sez. I, 26 febbraio 2009, n. 4683, in Arch. circolaz., 2009, 715).

F) Itticoltura

—              «Ai sensi dell’art. 31 L. 17 agosto 1942, n. 1150, così come modificato dall’art. 10 L. 6 agosto 1967, n. 765, gli impianti per l’esercizio dell’itticoltura, quali gli argini posti lungo i corsi d’acqua, ove non costituiscano manufatti edilizi, non necessitano della licenza di costruzione» (C. Stato, sez. V, 30 ottobre 1981, n. 522, in Riv. giur. edilizia, 1981, I, 1037).

—              «È soggetta a concessione di costruzione l’itticoltura, sia come attività accessoria e connessa all’agricoltura, sia come autonoma attività industriale, turistica o commerciale, allorché il suo esercizio richieda opere strumentali di trasformazione fondiaria (sbancamento di terreno, canalizzazione di acque) ed impiantistiche (installazione di griglie e paletti di legno)» (T.a.r. Lombardia, sez. Brescia, 3 dicembre 1988, n. 955, in Trib. amm. reg., 1989, I, 549).

G) Lampioni per illuminazione

—              «Integra la contravvenzione edilizia prevista dall’art. 44, 1° comma, lett. b), D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, l’installazione di lampioni per illuminazione in assenza di permesso di costruire, trattandosi di interventi infrastrutturali di nuova costruzione che comportano la trasformazione in via permanente del suolo inedificato» (Cass. pen., sez. III, 3 dicembre 2010, n. 1824).

H) Muri di contenimento

—              «In materia edilizia, è necessario il permesso di costruire per la realizzazione di un muro di contenimento, in quanto si tratta di un manufatto che si eleva al di sopra del suolo ed è destinato a trasformare durevolmente l’area impegnata, come tale qualificabile intervento di nuova costruzione» (Cass. pen., sez. III: 3 marzo 2010, n. 15370, in Riv. giur. edil., 2010, I, 996; 14 maggio 2008, Russo)

—              «Mentre il muro di cinta può essere ricondotto alla categoria delle pertinenze, non così il muro di contenimento che viene assimilato alla categoria delle costruzioni. Nel caso in cui lo scopo della realizzazione sia la delimitazione della proprietà si ricade infatti nell’ipotesi della pertinenza, per cui non è necessario il rilascio della concessione (TAR Emilia Romagna, Parma, 12 marzo 2001, n. 106; TAR Liguria, sez. I, 14 novembre 1996, n. 492; TAR Liguria, 19 ottobre 1994, n. 345). Diversa è la situazione, allorché il muro è destinato non solo a recingere un fondo, ma contiene o sostiene esso stesso dei volumi ulteriori(TAR Emilia Romagna, Parma, 27 aprile 2001, n. 246; TAR Lazio, sez. III, 4 novembre 2000, n. 8923); in tal caso il manufatto ha una funzione autonoma, dal punto di vista edilizio e da quello economico (TAR Piemonte, 7 maggio 2003, n. 657). Avendo il muro di contenimento la natura di costruzione, deve, tendenzialmente, rispettare le distanze dai confini stabilite dalle n.t.a. del p.r.g.» (T.a.r. Liguria, sez. I, 31 dicembre 2009, n. 4131).

I) Pergolato

—              «Il pergolato, rilevante ai fini edilizi, deve essere inteso come un manufatto avente natura ornamentale, realizzato in struttura leggera di legno o altro materiale di minimo peso, facilmente amovibile in quanto privo di fondamenta, che funge da sostegno per piante rampicanti, a mezzo delle quali realizzare riparo e/o ombreggiature di superfici di modeste dimensioni; di conseguenza non è riconducibile alla nozione di pergolato una struttura costituita da pilastri e travi in legno di importanti dimensioni, tali da rendere la struttura solida e robusta e da farne presumere una permanenza prolungata nel tempo» (C. Stato, sez. IV, 29 settembre 2011, n. 5409).

L) Piscine

—              «La realizzazione di una piscina posta al servizio esclusivo di una residenza privata legittimamente edificata non richiede il preventivo rilascio del permesso di costruire solo nel caso in cui si accerti la sua natura pertinenziale, la quale va esclusa non solo quando la stessa abbia dimensioni non trascurabili, ma anche quando si ponga in contrasto con le prescrizioni di zona della pianificazione ovvero, per le sue caratteristiche, risulti avere una destinazione autonoma» (Cass. pen., sez. III, 8 ottobre 2009, n. 39067, Vitti).

—              «Una piscina realizzata a corredo esclusivo della proprietà è una pertinenza dell’immobile esistente; pertanto è illegittimo il diniego del permesso di costruire motivato sulla autonomia immobiliare dell’opera» (C. Stato, sez. IV, 8 agosto 2006, n. 4780, in Riv. giur. edilizia, 2006, I, 1265).

—              «Costituiscono lavori edilizi necessitanti il preventivo rilascio della concessione (ora sostituita dal permesso di costruire a seguito dell’entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380) non soltanto quelli per la realizzazione di manufatti che si elevano al di sopra del suolo, ma anche quelli in tutto o in parte interrati e che trasformano in modo durevole l’area impegnata dai lavori stessi (fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto necessaria la preventiva concessione per la realizzazione di una piscina)» (Cass. pen., sez. III, 18 giugno 2003, n. 26197, Agresti).

—              «Costituiscono lavori di costruzione edilizia per i quali occorre la concessione non soltanto quelli di realizzazione di manufatti che si elevano al di sopra del suolo, ma anche quelli in tutto o in parte interrati e che comunque trasformino durevolmente l’area impegnata dai lavori stessi (fattispecie relativa alla realizzazione di una piscina, di cui la Corte ha escluso la riconducibilità alla categoria degli interventi di “destinazione di aree ad attività sportive senza creazione di volumetria” prevista dall’art. 2, 60° comma, L. 23 dicembre 1996, n. 662)» (Cass. pen., sez. III, 29 novembre 2000, n. 12288, Cimaglia, in Riv. pen., 2001, 654).

—              «In materia di reati edilizi, la costruzione di una piscina in zona agricola, a servizio di un albergo, non può rientrare nell’art. 4, 7° comma, lett. d), L. 493 del 1993 come modificato dall’art. 2, 60° comma, L. 662 del 1996, poiché si tratta di un’area destinata ad attività sportiva e poiché la sua costruzione crea volumetria (la Corte ha inoltre precisato che il regime autorizzatorio, valido per le pertinenze, non poteva essere invocato nella fattispecie in quanto la piscina era posta a servizio di un albergo, il quale non rientra nella cd. edilizia residenziale, mentre sussisteva un contrasto con la strumentazione urbanistica» (Cass. pen., sez. II, 24 settembre 1999, Iorio).

—              «Nel sistema di cui all’art. 7 L. 25 marzo 1982, n. 94, il concetto di pertinenza va valutato sia in relazione alla necessità ed oggettività del rapporto pertinenziale sia alla consistenza dell’opera, che deve essere tale da non alterare in modo significativo l’assetto del territorio, e che comunque deve inquadrarsi nei limiti di un rapporto adeguato e non esorbitante rispetto alle esigenze di un effettivo uso normale del soggetto che risiede nell’edificio principale; pertanto, va ritenuta pertinenza la piscina prefabbricata, di dimensioni normali, annessa ad un fabbricato ad uso residenziale sito in zona agricola» (C. Stato, sez. V, 13 ottobre 1993, n. 1041, in Cons. Stato, 1993, I, 1255).

M) Piste per gare motociclistiche

—              «La realizzazione di una pista per lo svolgi-mento di gare motociclistiche richiede il preventivo rilascio del permesso di costruire, atteso che compor-ta una significativa modifica dell’assetto del territorio» (Cass. pen., sez. III, 23 settembre 2005, Schioppa).

N) Pontili e strutture galleggianti

—              «Le strutture galleggianti stabilmente ancorate alle sponde di un fiume ed utilizzate come abitazioni, ambienti di lavoro ovvero di ristorazione, ritrovi, depositi, magazzini e simili e, quindi, non destinate a soddisfare esigenze meramente temporanee, sono soggette al previo rilascio del permesso di costruire» (C. Stato, sez. IV, 23 luglio 2009, n. 4673).

—              «Per la realizzazione di un pontile galleggiante per l’ormeggio di imbarcazioni da diporto, ancorato al fondo marino mediante catene legate a corpi morti in calcestruzzo armato e collegato mediante passerelle fissate da opere murarie in cemento, non è sufficiente il rilascio della semplice autorizzazione comunale, ma è necessaria una vera e propria concessione edilizia, trattandosi di opera non precaria, ma stabile, che incide in modo rilevante sull’assetto paesistico del territorio» (Cass. pen., sez. I, 20 novembre 2000, Fusaro).

—              «In tema di normativa urbanistica, la realizzazione di un pontile galleggiante per l’ormeggio di imbarcazioni da diporto costituisce un’ipotesi di utilizzazione del demanio marittimo per finalità turistiche e ricreative ed è soggetta al rilascio della concessione indipendentemente dal fatto che sia costituito o meno da una struttura muraria, in quanto l’elemento decisivo per affermare la rilevanza urbanistica di un’opera non è la sua inamovibilità, bensì la sua destinazione durevole ad una funzione di insediamento nel territorio con carattere di stabilità» (Cass. pen., sez. III, 25 gennaio 2000, Carrodano).

O) Porticati

—              «La realizzazione di un portico, sia pure come parte in ampliamento di un edificio preesistente, è soggetta a concessione edilizia, non potendo invocar-si la natura pertinenziale dell’opera, dal momento che il concetto di pertinenza in senso urbanistico si riferi-sce ad un’opera autonoma, dotata di propria indivi-dualità» (Cass. pen., sez. III, 17 marzo 2000, Capone, in Riv. giur. edilizia, 2002, I, 1028).

—              «Deve considerarsi soggetta a concessione edilizia la realizzazione di una struttura consistente in un solaio soprastante a colonne in cemento armato, innestate nelle strutture di un fabbricato, ancorché priva di chiusura o tamponatura; non possono non considerarsi organismi edilizi, infatti, i porticati coperti, non solo in relazione alla loro autonoma utilizzabilità, ma anche in considerazione dal fatto che realizzano un vero e proprio corpo di fabbrica, avente incidenza concreta e ben visibile sulla fisionomia dell’immobile, di cui vengono ad essere mutati il volume complessivo e l’aspetto esteriore» (Cass. pen., sez. III, 6 maggio 1994, n. 7613, Petrillo, in Arch. locazioni, 1995, 96).

—              «Costituisce costruzione in senso tecnico-giuridico qualsiasi manufatto tridimensionale coperto, comunque realizzato, anche se lasciato aperto ai lati, come un porticato o un capannone, non potendo dubitarsi che anche in tal caso l’opera comporti una ben definita occupazione dello spazio aereo» (Cass. pen., sez. III, 29 ottobre 1983, n. 9057, Galloni).

—              «La chiusura di parte di un porticato comporta un’opera edilizia aggiuntiva, che altera la sagoma dell’edificio precedentemente assentita, e come tale realizzabile legittimamente solo previa licenza edilizia» (C. Stato, sez. V, 6 maggio 1991, n. 732, in Riv. giur. edilizia, 1991, I, 633).

P) Sbancamenti

—              «Le opere di scavo, di sbancamento e di livellamento del terreno, finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli, in quanto incidono sul tessuto urbanistico del territorio, sono assoggettate a titolo abilitativo edilizio» (Cass. pen., sez. III, 24 febbraio 2009, n. 8064, P.G. in proc. Dominelli ed altro).

—              «L’esecuzione di lavori di sbancamento e di livellamento del terreno, con relativa costruzione di un muro di contenimento, necessita, ex art. 1 L. n. 10/1977, della concessione edilizia comunale, anche in mancanza di finalità edilizie degli scavi o dei movimenti di terra, allorquando la notevole entità dell’intervento sul territorio sia tale da connotarlo come di rilevanza urbanistica» (Cass. pen., sez. III, 5 giugno 2001, Molinari, in Riv. pen., 2002, 899).

—              «L’urbanistica concerne la disciplina dell’uso del territorio (art. 80 d.P.R. n. 616 del 1977) e non solo quel particolare uso consistente nell’edilizia: vi rien-trano pertanto tutti gli aspetti conoscitivi, normativi e gestionali di salvaguardia e di trasformazione del suolo nonché la protezione dell’ambiente; ne conse-gue che, mentre per le opere di trasformazione di tipo fondiario non è normalmente richiesta la concessio-ne, l’atto concessorio di tipo urbanistico è, invece, necessario allorché la morfologia del territorio venga alterata in conseguenza di rilevanti opere di scavo, sbancamenti, livellamenti finalizzati ad usi diversi da quelli agricoli, compresi quelli turistici o sportivi (in applicazione di questo principio la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza che aveva motivato in modo apodittico in ordine ad una non assentita trasformazione del territorio, senza delibare l’entità delle opere in concreto occorse per la realizzazione di due campi di calcetto)» (Cass. pen., sez. III, 30 settem-bre 2002, n. 38055, Raciti).

—              «In tema di disciplina dell’uso del territorio, assumono rilevanza, al fini della configurabilità del reato di cui all’art. 44 T.U. delle disposizioni legislati-ve e regolamentari in materia edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380), soltanto quelle attività di scavo, non assentite dal preventivo permesso di costruire, dirette alla realizzazione di infrastrutture, di impianti o di deposito di merci e di materiali che comportino la trasformazione in via permanente del suolo inedificato, atteso che solo in questo caso si incide sul tessuto urbanistico del territorio» (Cass. pen., sez. III, 21 gennaio 2004, n. 6920, Perani).

—              «In materia di violazioni edilizie, deve ritenersi che lo scavo o sbancamento di un terreno — con qualsiasi modalità venga effettuato — che si renda indispensabile per la edificazione nel luogo di un immobile che sullo stesso debba insistere, è attività che inscindibilmente è connessa con quella successiva alla quale funzionalmente tende e alla quale, del resto, non potrebbe porsi inizio se non esaurita la prima, conseguendone che la concessione edilizia deve imprescindibilmente precedere la materiale esecuzione di tutti quei lavori che necessariamente debbono precedere alla costruzione del fabbricato e che, comportando già di per sé la trasformazione del territorio per la realizzazione della cosa finale, sono da considerarsi un unicum con quest’ultima» (Cass. pen., sez. III, 27 febbraio 1996, Peretti).

—              «Al fine di stabilire se i “movimenti di terreni” costituiscano una trasformazione urbanistica nel territorio comunale occorre valutare l’entità dell’opera che si intende eseguire, stante la possibilità di intendere con tale espressione sia spostamenti insignificanti sotto il profilo dell’assetto dell’insediamento abitativo per i quali non necessita alcuna concessione edilizia, sia rilevanti trasformazioni del territorio (nella specie, si è ritenuto affrancata dall’obbligo di concessione edilizia la miglior sistemazione di un cortile effettuata con il livellamento di parte dell’area sconnessa nonché il riporto di una modesta fetta di terreno proveniente da una scarpata, resa così meno impervia, su di un terreno erboso adibito a campo di gioco)» (C. Stato, sez. V, 21 dicembre 1989, n. 877, in Foro amm., 1989, 3346).

—              «Non è necessaria la concessione edilizia quando si eseguono lavori di spianamento di un terreno al fine della successiva aratura o a qualunque altro fine meramente agricolo, allorché siano escluse finalità edilizie e non risultino violazioni di vincoli ambientali o di altri vincoli, depauperamento di zone boschive ovvero mutamenti morfologici del terreno, quali l’eliminazione di un sottobosco» (Cass. pen., sez. III, 9 marzo 1994, n. 4722, Gianni).

—              «I lavori di bonifica di un fondo agricolo non necessitano di licenza o concessione edilizia, in quanto le norme urbanistiche oggi vigenti (ivi compresa la L. 28 gennaio 1977, n. 10) non sono applicabili alle opere agrarie relative alla coltivazione dei terreni» (C. Stato, sez. V, 19 ottobre 1979, n. 604, in Riv. giur. edilizia, 1979, I, 906).

—              «Non costituisce movimento di terra, configurabile come trasformazione urbanistica del territorio ai sensi dell’art. 1 L. 28 gennaio 1977, n. 10, il mero trasporto di alcuni camion di terra su un piccolissimo vigneto, sollevando il livello del suolo di circa mezzo metro» (C. Stato, sez. V, 18 novembre 1982, n. 788, in Riv. giur. edilizia, 1983, I, 71).

Q) Strade

—              «Per la costruzione di una nuova strada o per il considerevole incremento di una strada esistente è necessaria la concessione edilizia, trattandosi di una trasformazione edilizia del territorio» (Cass. pen., sez. III, 12 giugno 2003, Rossi).

—              «La realizzazione di una pista in terra battuta richiede una trasformazione urbanistica deI territorio, e pertanto è necessario il rilascio della concessione edilizia indipendentemente dalla qualifica del manu-fatto quale strada o pista in terra battuta, in quanto il regime giuridico cui è soggetta l’opera è, in ogni caso, determinato dalla funzione di consentire il tran-sito di persone o mezzi» (Cass. pen., sez. III, 3 giugno 2004, Lai).

—              «La realizzazione di una strada, sia pure in terra battuta, costituisce opera di trastormazione urbanistica soggetta ad autorizzazione comunale poi-ché comporta un mutamento del precedente assetto del territorio» (C. Stato, sez. IV, 8 maggio 2003, n. 2445, in Foro amm. – Cons. Stato, 2003, 1551).

—              «La trasformazione di un sentiero in strada accessibile alle auto, non potendo considerarsi intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria, richiede il permesso di costruire e, se realizzata in zona sottoposta a vincolo, anche il rilascio dell’autorizzazione paesistica» (Cass. pen., sez. III, 14 ottobre 2010, n. 39186, in Riv. giur. edilizia, 2011, I, 273).

—              «La costruzione di una strada comporta la ne-cessità del rilascio di una concessione edilizia da parte dell’autorità comunale, atteso che tale costruzione realizza una trasformazione urbanistica ed edi-lizia del territorio comunale, determinando un impat-to ambientale che richiede un’attenta valutazione preventiva per la molteplicità degli interessi pubblici coinvolti; per gli stessi motivi di impatto urbanistico, anche l’allargamento di una strada esistente, nel sen-so di un mutamento delle sue caratteristiche dimensionali, strutturali e funzionali, rende necessaria la concessione comunale ex art. 1 L. 28 gennaio 1977 n. 10» (C. Stato, sez. II, 2 aprile 2003, n. 3002/02).

—              «La costruzione di una strada richiede la concessione edilizia e, quando sorge in zona paesisticamente vincolata, anche l’autorizzazione regionale, poiché viene posta in essere una trasformazione ambientale, che rende indispensabile l’intervento e la valutazione delle due autorità locali, preposte al controllo del territorio sotto i diversi profili urbanistico e paesaggistico» (Cass. pen., sez. III: 24 giugno 1999, n. 9912, Miniero; 26 maggio 1995, n. 8507, Carnevale).

—              «La costruzione di una strada comporta la necessità della concessione formale del sindaco, poiché essa realizza una trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale, determinando un impatto ambientale che richiede un’attenta valutazione preventiva per la molteplicità degli interessi pubblici coinvolti; anche l’allargamento di una strada esistente, nel senso di un mutamento delle sue caratteristiche dimensionali, strutturali e funzionali, rende necessaria la concessione comunale ex art. 1 L. 28 gennaio 1977, n. 10» (Cass. pen., sez. III, 21 gennaio 1991, n. 3056, Cozzolino, in Mass. Cass. pen., 1991, fasc. 3, 22).

—              «Per realizzare una strada su un precedente tracciato-pista, innalzando il piano di campagna attraverso opere di sistemazione ed il gettito di materiale ghiaioso (sì da consentire ed incrementare il traffico veicolare di accesso ad una cava), è necessaria la concessione edilizia, trattandosi di una trasformazione edilizia del territorio» (Cass. pen., sez. III, 9 giugno 1994, n. 7556, P.M. in proc. Daroit, in Arch. circolaz., 1995, 156).

—              «La realizzazione di una strada campestre mediante sbancamento del terreno è soggetta a concessione edilizia a norma dell’art. 1 L. 28 gennaio 1977, n. 10» (Cass. pen., sez. III, 11 novembre 1981, n. 10162, Chiesa, in Riv. pen., 1982, 527).

—              «L’apertura di un passo carrabile per l’accesso ad una proprietà, realizzato mediante rimozione dei cordoli del marciapiede e sistemazione del varco, abbisogna della concessione di costruzione» (C. Stato, sez. V, 14 marzo 1980, n. 275, in Riv. giur. edilizia, 1980, I, 400).

—              «La costruzione senza concessione di una sede stradale di accesso ad una via pubblica per consentirne la comunicazione con la proprietà privata, modificando stabilmente lo stato dei luoghi ed il preesistente piano di campagna, integra il reato di cui all’art. 17 lett. B) legge 28 gennaio 1977, n. 10, poiché tale attività condiziona la programmazione edilizia ed urbanistica del territorio comunale, che la legge riserva alle scelte dell’autorità amministrativa (Cass. pen., sez. III, 19 ottobre 1988, n. 10096, Celentano).

—              «Costituiscono pertinenza dell’attività mineraria, sottoposta alla medesima disciplina di quest’ultima, le opere consistenti in movimenti di terra, quali scavi per realizzare canali, strade di accesso alla miniera, discarica del materiale estratto. Esse pertanto non necessitano di concessione edilizia (Cass. pen., sez. III, 20 gennaio 1989, n. 583, Angelotti).

R) Terrapieni

—              «Integra il reato di costruzione edilizia abusiva la realizzazione di un terrapieno di rilevanti dimensioni sia in ampiezza che in altezza, non potendosi inquadrare tale intervento tra quelli per i quali non è richiesto il permesso di costruire (fattispecie nella quale l’intervento eseguito presentava un’estensione pari a tremila mq. per due metri di altezza)» (Cass. pen., sez. III, 11 luglio 2007, Fragapane).

S) Tettoie

—              «Gli interventi consistenti nella installazione di tettoie o di altre strutture che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici come strutture accessorie di protezione o di riparo di spazi liberi, cioè non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito, possono ritenersi sottratti al regime del permesso di costruire soltanto ove la loro conformazione e le loro ridotte dimensioni rendono evidente e riconoscibile la loro finalità di semplice decoro o arredo o di riparo e protezione (anche da agenti atmosferici) della parte dell’immobile cui accedono. Tali strutture non possono viceversa ritenersi installabili senza permesso di costruire allorquando le loro dimensioni sono di entità tale da arrecare una visibile alterazione all’edificio o alle parti dello stesso su cui vengono inserite, quando quindi per la loro consistenza dimensionale non possono più ritenersi assorbite, ovvero ricomprese in ragione della accessorietà, nell’edificio principale o nella parte dello stesso cui accedono (in termini T.a.r. Campania, Napoli, sez. II, n. 3870 del 13 luglio 2009; T.a.r. Campania, Napoli, sez. IV, n. 19754 del 18 novembre 2008; C. Stato, sez. V, 13 marzo 2001, n. 1442)» (T.a.r. Campania, Napoli, sez. II, 2 dicembre 2009, n. 8320).

T) Verande

—              «La realizzazione di una veranda, anche mediante chiusura a mezzo di installazione di pannelli di vetro su intelaiatura metallica od altri elementi costruttivi, non costituisce intervento di manutenzione straordinaria e di restauro, ma è opera soggetta già a concessione edilizia ed attualmente a permesso di costruire. In particolare, una veranda è da considerarsi, in senso tecnico-giuridico, un nuovo locale autonomamente utilizzabile e difetta normalmente del carattere di precarietà, trattandosi di opera destinata non a sopperire ed esigenze temporanee e contingenti con la sua successiva rimozione, ma a durare nel tempo, ampliando così il godimento dell’immobile» (Cass. pen., sez. III, 13 giugno 2008, n. 23086, Basile, in Riv. giur. edilizia, 2008, I, 1222).

—              «L’attività di trasformazione di un balcone in veranda rappresenta un intervento di nuova costru-zione ai sensi dell’art. 3, 1° comma, lett. e), D.P.R. n. 380 del 2001, in quanto tali lavori ampliano il fabbri-cato al di fuori della sagoma esistente, che è costituita dalla conformazione planovolumetrica della costru-zione e dal suo perimetro, inteso sia in senso verticale che orizzontale, ed incidono in tal modo sui parame-tri previsti dagli strumenti urbanistici; ne consegue che la realizzazione di essi in assenza di concessione edilizia integra il reato di cui all’art. 44, lett. b), citato D.P.R.» (Cass. pen., sez. III, 28 ottobre 2004, D’Aurelio).

—              «La trasformazione di un balcone o di un terrazzino circondato da muri perimetrali in veranda, mediante chiusura a mezzo di installazione di pannelli di vetro su intelaiatura metallica, non ha natura precaria né costituisce intervento di manutenzione straordinaria o di restauro, ma è opera soggetta a concessione edilizia» (Cass. pen., sez. III: 18 maggio 2011, n. 28927, in Arch. locazioni, 2011, 629; 26 aprile 2007, Camarda; 13 gennaio 2000, Spaventi, in Arch. locazioni, 2000, 586).

—              «Ai sensi dell’art. 7 L. 28 febbraio 1985, n. 47, l’installazione di pannelli in vetro e in alluminio sul parapetto di un poggiolo già chiuso per i restanti tre lati dai muri perimetrali dell’appartamento — determinando la realizzazione di un nuovo locale autonomamente utilizzabile, l’aumento della superficie utile dell’appartamento e la modifica della sagoma dell’edificio — richiede il previo rilascio della concessione di costruzione» (C. Stato, sez. V, 8 aprile 1999, n. 394, in Cons. Stato, 1999, I, 641).

—              «La realizzazione di una veranda chiusa con vetrate, che si aggiunge ad una preesistente casa di abitazione alterandone la sagoma, abbisogna della concessione di costruzione» (C. Stato, sez. V, 22 luglio 1992, n. 675, in Cons. Stato, 1992, I, 926).

—              «È necessaria concessione edilizia nel caso di veranda costruita con elementi in alluminio e vetri che aumenti la volumetria dell’edificio rispetto alla conformazione originaria, trattandosi peraltro di opera destinata a perdurare a tempo indeterminato, a nulla rilevando in contrario l’utilizzazione dei materiali diversi dalla muratura e l’eventuale amovibilità delle strutture utilizzate» (Cons. giust. amm. sic., sez. riun., 15 ottobre 1991, n. 345, in Giur. amm. sic., 1992, 67).

—              «La chiusura con vetro ed alluminio od altri elementi del balcone o del terrazzo di un appartamento, ancorché già chiuso per due lati dai muri perimetrali dell’edificio e coperto dal solaio del soprastante appartamento, integra la trasformazione del vano in superficie abitabile, con creazione di maggiore volumetria; tale intervento deve essere necessariamente preceduto dal rilascio della concessione edilizia (nella specie è stata esclusa la configurabilità di una pertinenza o di un intervento di manutenzione straordinaria)» (Cass. pen., sez. III, 23 giugno 1989, n. 8835, Bindi, in Riv. pen., 1990, 387).

—              «La trasformazione di balconi, terrazze o altri sporti di un edificio in verande mediante opere cementizie o incorporazione di strutture metalliche in parti murarie a sostegno di pareti di materiale vitreo, o quant’altro contribuisca a intercludere stabilmente lo spazio per renderlo abitabile o più convenientemente utilizzabile, è attività edilizia che non rientra nel regime eccezionale dell’autorizzazione comunale, bensì in quello ordinario della concessione edilizia, non trattandosi di manutenzione straordinaria, né di opera di recupero abitativo, né di pertinenza dell’edificio, nè di impianto tecnologico al suo servizio» (Cass. pen., sez. III, 20 aprile 1983, n. 3398, Ambri, in Giust. pen. 1983, II, 562).

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2 Commenti

  1. ho avuto il permesso a costruire per una tettoia per deposito attrezzi agricoli in ercolano via madonnelle .Ho presentato la pratica al Genio Civile di Napoli per la costruzione delle fondazioni e della struttura in elevazione.Mi si contesta la realizzazione della platea di fondazione interrata perchè mi si dice che nei grafici e nella relazione tecnica non esiste la parola fondazione. Però nel computo metrico per pagare gli oneri è riportata la sequenza delle operazione e,quindi,la cifra relativa .come mi devo comportare

  2. una passerella in legno, di dimensioni largh. 1 metro x 4 metri, poggiata alle due estremità, fissata con viti a terra, necessita di permesso a costruire? costituisce costruzione ai sensi delle normative urbanistiche? la stessa è stata fatta in zona sismica. Secondo me si.
    Gradirei conoscere il Vs pensiero al riguardo, Grazie e saluti.

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