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News Depenalizzazione: cosa cambierà davvero?

News Pubblicato il 15 novembre 2015

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> News Pubblicato il 15 novembre 2015

Il Governo ha dato il via libera all’attesa depenalizzazione; alcuni reati saranno puniti con una sanzione amministrativa, mentre per altri sarà prevista una sanzione civile insieme al risarcimento del danno. Le novità più rilevanti per l’ingiuria e l’omesso versamento di ritenute previdenziali.

 

Ridurre il carico di lavoro dei tribunali e rendere più efficaci le sanzioni: questi sono i risultati che secondo il Governo dovrebbero essere raggiunti con la depenalizzazione appena approvata. Sarà così? Cosa cambierà davvero e come?

I reati che diventano illeciti amministrativi

È stato annunciato che d’ora in poi saranno puniti con sanzioni amministrative un gran numero di illeciti finora considerati reati e puniti con la sola pena pecuniaria.

Questa regola generale varrà però soltanto per i reati previsti da leggi speciali, mentre per quelli contenuti nel codice penale il Governo ha deciso caso per caso.

Il Governo ha annunciato che le nuove sanzioni previste saranno:

– da 5.000 a 15.000 euro per i reati puniti con l’arresto fino a sei mesi;

– da 5.000 a 30.000 euro per quelli puniti con l’arresto fino ad un anno;

– da 10.000 a 50.000 euro per quelli puniti con la detenzione (arresto o reclusione) superiore ad un anno.

La depenalizzazione quindi dovrebbe riguardare anche reati puniti con pene detentive e non solo pecuniarie.

Gli schemi dei decreti approvati non sono ancora pubblici, è possibile soltanto prevedere quali saranno i reati più comuni colpiti dalla riforma. Vi dovrebbero rientrare quasi certamente:

– gli atti osceni;

– gli atti contrari alla pubblica decenza;

– le pubblicazioni e gli spettacoli osceni;

– l’abuso della credulità popolare;

– le rappresentazioni cinematografiche o teatrali abusive.

Il Governo non ha fatto alcun cenno ad altri reati contenuti nel codice penale e puniti con la sola pena pecuniaria o in alternativa con pene detentive minori che avrebbero molta più rilevanza per numero di procedimenti aperti, come:

– l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni (con violenza sulle cose);

– la minaccia;

– il danneggiamento.

La trasformazione da reati in illeciti amministrativi avrà sicuramente l’effetto positivo di evitare le lungaggini dei processi penali, che quasi sempre comportano ingenti spese per lo Stato e per gli imputati ma, spesso, finiscono con un nulla di fatto a causa del maturare della prescrizione o dell’applicazione di benefici come la sospensione condizionale della pena.

La sanzione amministrativa invece non richiederà un processo e non permetterà di godere di benefici che possano evitare al colpevole l’effettivo pagamento della sanzione.

Questi effetti positivi si produrranno però soltanto se la riforma avrà il coraggio di riguardare reati molto comuni, che davvero affollano inutilmente i tribunali e i giudici di pace come il danneggiamento, l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni ecc.

Se questi reati resteranno esclusi dalla depenalizzazione è difficile che la giustizia italiana trarrà un grande beneficio dall’esclusione della rilevanza penale degli atti osceni o dell’abuso della credulità popolare.

Per poter dare un giudizio occorrerà quindi attendere di conoscere ufficialmente la lista dei reati depenalizzati.

I reati che diventano illeciti civili

Una delle novità più rilevanti della riforma è la trasformazione, mai vista prima d’ora in Italia, di alcuni reati in illeciti civili.

Fra questi reati il più rilevante è certamente l’ingiuria, ma vi saranno anche reati meno comuni come:

– il furto di un bene da parte di un comproprietario;

– l’appropriazione di cose smarrite;

– la falsificazione di scritture private e l’uso di scritture private false.

La differenza rispetto a quello che avverrà per il primo gruppo di reati depenalizzati è che la sanzione potrà arrivare soltanto dopo un processo.

La persona offesa, infatti, dovrà chiedere al giudice civile (tribunale o giudice di pace) di accertare la colpevolezza dell’accusato. Alla fine del processo il giudice, se accerterà l’illecito, potrà condannare il colpevole al risarcimento del danno nei confronti del danneggiato e a pagare una sanzione pecuniaria in favore dello Stato.

Questa novità, presentata come la più importante, lascia molti dubbi.

Innanzitutto riguarderà di fatto solo un reato che comunemente affolla le aule giudiziarie, cioè l’ingiuria, mentre le altre figure di reato interessate sono molto meno comuni.

Inoltre, i processi per questi reati si sposteranno dalle aule penali a quelle civili, andando ad ingolfare la giustizia civile che non è certo nota per la celerità e l’efficienza.

Di fatto, quindi, questa riforma potrebbe rischiare di danneggiare solo le vittime di questi illeciti che avrebbero maggiori difficoltà nell’ottenere giustizia rispetto a quanto accade ora.

Esse infatti:

– dovrebbero affrontare comunque lunghi processi;

– non potrebbero provare l’illecito solo attraverso la propria testimonianza – come accade nel processo penale – ma dovrebbero trovare altre prove, cosa che – almeno per l’ingiuria – è molto difficile ottenere.

L’omesso versamento di ritenute previdenziali

 

Una novità senz’altro positiva è invece quella della depenalizzazione del reato di omesso versamento di ritenute previdenziali per importi inferiori a 10.000 euro.

I tribunali infatti erano pieni di casi di datori di lavoro che, anche involontariamente, avevano omesso di versare poche centinaia di euro di contributi e per questo si trovavano a sostenere i costi e i rischi di un processo penale.

Da oggi saranno perseguiti penalmente solo le omissioni più gravi e, comunque, si potrà evitare anche la sanzione amministrativa pagando tutto il dovuto entro tre mesi dal ricevimento della diffida INPS.

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Autore immagine: 123rf com


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