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Lo sai che? Indennità aggiuntive del lavoratore: quali sono e quando vanno corrisposte?

Lo sai che? Pubblicato il 16 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 novembre 2015

Indennità di vacanza contrattuale, di rischio, di turno, di reperibilità, di maneggio denaro, di trasferta, chilometrica, di presenza, di disagio, di funzione: che cosa sono e chi ne ha diritto?

 

Le indennità sono delle voci aggiuntive rispetto alla retribuzione ordinaria: ne esistono di numerose tipologie, ed il diritto a percepirle, nonché l’ammontare, cambia a seconda del contratto collettivo, anche di livello locale o aziendale, o della contrattazione individuale, dell’inquadramento e della specifica mansione del lavoratore, nonché in base all’eventuale prestazione resa nel concreto.

Vediamo insieme le principali tipologie d’indennità.

Indennità di cassa (o di rischio, o di maneggio di denaro)

Tale indennità è dovuta in base al maneggio di denaro o altri valori. Generalmente, nei contratti collettivi è previsto che l’ammontare dell’indennità sia commisurato alle ore di lavoro prestate nelle determinate mansioni per le quali è necessario il maneggio di denaro, ed a seconda della responsabilità concreta del dipendente, nel seguente ordine:

cassieri che maneggiano con continuità denaro liquido, adibiti allo sportello contante;

addetti allo sportello che si occupano di versamenti o prelevamenti;

– cassieri che maneggiano con continuità valori, non adibiti allo sportello contante;

– cassieri che maneggiano con continuità valori, non adibiti allo sportello;

– addetti agli sportelli per l’incasso di bollette, effetti, ed operazioni assimilate;

– addetti alla cassa in qualità di aiuto cassiere;

– addetti alla stanza di compensazione che maneggiano valori, non adibiti allo sportello;

– altri addetti che maneggiano contanti e valori, in operazioni non effettuabili allo sportello.

Gli importi possono essere ridotti o aumentati, in ragione delle ore di lavoro o delle giornate prestate nelle specifiche mansioni che prevedano il maneggio di valori.

L’indennità ha natura retributiva, ed il diritto alla percezione si prescrive in 5 anni; se l’azienda conta meno di 16 dipendenti, la prescrizione decorre dal momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Indennità di reperibilità

Si tratta di un emolumento spettante al personale che ha l’obbligo di reperibilità in determinate fasce orarie o giornate, oltre al normale orario di lavoro: qualora sia richiesto l’intervento del lavoratore, sarà dovuto un compenso per il lavoro straordinario svolto, o un’indennità d’intervento, a seconda degli accordi applicati.

Indennità di disponibilità

Da non confondere con l’indennità di reperibilità, tale indennità non è una maggiorazione della retribuzione propriamente detta, ma è un emolumento spettante ai lavoratori con contratto intermittente, o a chiamata (Jobs on call): in pratica, se il dipendente si è impegnato a restare a disposizione del datore di lavoro, anche nei periodi d’inattività, ha diritto alla percezione di tale compenso.

Su questo compenso non maturano i ratei Tfr, ferie, permessi e mensilità aggiuntive, ed i contributi Inps devono essere pagati sull’effettivo ammontare corrisposto, in deroga ai minimali.

L’indennità di disponibilità spetta anche ai lavoratori con un contratto di somministrazione a tempo indeterminato, nei periodi in cui non sono in missione presso un utilizzatore (ossia nei periodi d’inattività).

Indennità di turno

L’indennità di turno è prevista in alcuni contratti collettivi, ed ha lo scopo di compensare il dipendente per le difficoltà relative allo svolgimento dell’attività con turnazioni regolari periodiche.

Normalmente tale indennità compensa, ad esempio, il lavoro domenicale, festivo e notturno, tramite la maggiorazione della retribuzione oraria.

Possono essere poi previsti, oltre alle maggiorazioni, dei riposi compensativi, per supplire ai disagi derivanti dalla particolare articolazione dell’orario di lavoro.

Indennità di vacanza contrattuale

L’indennità di vacanza contrattuale è un aumento provvisorio dello stipendio, finalizzato a tutelare i lavoratori dal mancato rinnovo del contratto collettivo. Tale indennità, per il pubblico impiego, è stata prevista dal “Protocollo sulla politica dei redditi e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo” del 23 luglio 1993.

Tale protocollo contiene le decorrenze, le percentuali di maggiorazione e gli elementi di retribuzione che costituiscono tale indennità: le maggiorazioni, in particolare, si basano sul tasso di inflazione programmata.

A compensazione di eventuali blocchi degli aumenti stipendiali, sono talvolta previste delle indennità chiamate assegno ad personam o una tantum.

Indennità di funzione

Chiamata, in alcuni contratti, col nome d’indennità di ruolo chiave, si tratta di un emolumento aggiuntivo che spetta ai quadri, o ai profili assimilabili, per compensare le particolari mansioni della categoria, come le funzioni di coordinamento, nonché eventuali prestazioni svolte al di fuori del normale orario di lavoro.

Indennità di trasferta

Si tratta di un’indennità giornaliera erogata al lavoratore, nel caso in cui l’attività sia svolta temporaneamente al di fuori della sede di lavoro: può essere aggiuntiva o alternativa al rimborso spese.

Quest’indennità, chiamata anche diaria, non deve essere confusa con l’indennità di trasferimento, che è dovuta in caso di spostamento non temporaneo dell’attività

In caso di spostamento in Italia, l’indennità di trasferta è esente da imposizione contributiva e fiscale (cioè, su tale importo non vanno pagati né contributi previdenziali, né tasse), sino a 46,48 Euro al giorno.

Se la trasferta è all’estero, la soglia di esenzione giornaliera è innalzata a 77, 46 Euro.

L’esenzione è più bassa nei casi in cui il lavoratore ha diritto a dei rimborsi da parte dell’azienda.

Indennità chilometrica

L’indennità chilometrica è il rimborso che l’azienda eroga al dipendente, come compensazione per l’utilizzo del veicolo personale negli spostamenti legati all’attività lavorativa.

Il calcolo di tale indennità fa riferimento alle Tabelle Aci, che sono divise in due tipologie di costi annui di percorrenza:

costi proporzionali, cioè legati all’uso del veicolo (consumo carburante, pneumatici, manutenzione e riparazione);

costi non proporzionali, cioè slegati dall’effettivo utilizzo del veicolo (quali, ad esempio, le spese per l’assicurazione ed il bollo auto).

Se l’azienda riconosce solo la parte di costi proporzionali, il rimborso è deducibile sino a 17 cavalli fiscali, se il veicolo va a benzina, o fino a 20 cavalli fiscali, se diesel. Laddove invece riconosca anche una parte dei costi non proporzionali, per determinare il corretto trattamento fiscale si dovrà effettuare una suddivisione, dalla quale risulti la proporzione tra percorrenza di lavoro e privata.

Indennità di disagio

Prevista specialmente nei Ccnl del comparto pubblico, ha lo scopo di compensare lo svolgimento di mansioni particolarmente disagevoli, quali quelle contraddistinte da condizioni di notevole scomodità, di elevata affluenza degli utenti, o con delicate responsabilità connesse al rapporto con gli utenti.

Non è semplice, talvolta, distinguere, nel caso concreto, tra le situazioni che danno luogo all’indennità di disagio, e quelle che danno luogo, ad esempio, all’indennità di turno, di reperibilità o di ruolo: si può affermare, a tal proposito, una maggiore genericità della nozione di disagio, in rapporto alle problematiche specifiche legate alle altre indennità nominate.

Indennità di presenza

Assurda ma reale, l’indennità di presenza è prevista, in alcuni contratti collettivi, per lo più relativi ad Enti pubblici territoriali, per la sola presenza del lavoratore a determinate attività (nella maggioranza delle ipotesi, facenti parte delle ordinarie mansioni). Da non confondere col cosiddetto gettone di presenza, dovuto ai componenti dei consigli di Enti Locali quali Comuni, Province e Regioni (dunque non dipendenti pubblici, ma chiamati a ricoprire cariche pubbliche elettive).

Tornando all’indennità di presenza “in senso stretto”, in alcune amministrazioni è dovuta anche quando non si è al lavoro, comprese le ipotesi di ferie e permessi; un “capolavoro all’italiana”, insomma, che ha lo scopo di premiare il lavoratore per il fatto di essersi recato al lavoro, ma non solo: lo premia anche se al lavoro non ci va.

In altri casi, per indennità di presenza i contratti intendono l’ indennità di turno o di reperibilità: per queste ipotesi, si rinvia a quanto esposto nei rispettivi paragrafi.

Quanto elencato corrisponde alle principali tipologie d’indennità, le quali, pur con nomi diversi, sono riconducibili alle varie finalità esposte; molto ci sarebbe ancora da dire sulla bizzarria di alcune indennità, perlopiù previste in favore di pubblici dirigenti ed alti funzionari.

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Autore immagine: 123rf com


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