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Guida in stato di ebbrezza: quali sanzioni?

17 novembre 2015


Guida in stato di ebbrezza: quali sanzioni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 novembre 2015



Reati stradali: guida sotto l’influenza dell’alcool, accertamento tramite etilometro, alcoltest, grammi di alcol per litro di sangue, ritiro della patente, sospensione e confisca, punti.

La guida in stato di ebbrezza in conseguenza all’uso di bevande alcoliche è sanzionata:

  • a) in caso di accertamento di un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8%, con la sanzione amministrativa da euro 500,00 a 2000,00; scatta poi la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
  • b) per un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5%, si prevede l’arresto fino a sei mesi, l’ammenda da 800 a 3.200 euro; all’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno;
  • c) per un tasso alcolemico superiore a 1,5%, con l’arresto da sei mesi a un anno, l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro e la sospensione della patente da uno a due anni. Il provvedimento giudiziale di condanna determina, inoltre, la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato.

Il predetto regime sanzionatorio viene ulteriormente inasprito con il raddoppiamento delle pene, qualora il conducente in stato di ebbrezza provochi un incidente stradale. In tali ipotesi è inoltre previsto il fermo amministrativo del veicolo per centottanta giorni, salvo che questo appartenga a persona estranea al reato. La patente di guida è sempre revocata qualora per il conducente che provochi un incidente stradale sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l).

In ogni caso, il prefetto ordina al conducente sorpreso alla guida in stato di ebbrezza di sottoporsi ad una visita medica di revisione della patente presso la Commissione medica provinciale entro il termine di 60 giorni. Il rifiuto, può comportare la sospensione della patente con provvedimento prefettizio fino all’esito della visita medica.

Al giudice è riconosciuto il potere di sostituire per non più di una volta la pena (sia detentiva che pecuniaria) applicata per le contravvenzioni di guida in stato di ebbrezza con quella del lavoro di pubblica utilità, salvo nel caso in cui il conducente abbia provocato un incidente. L’effettivo svolgimento del lavoro sostitutivo non comporta la mera espiazione della pena, ma costituisce una vera e propria causa di estinzione del reato a cui si aggiunge la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e la revoca della confisca del veicolo sequestrato.

Tribunale Bologna Penale, Sentenza del 18 maggio 2011, n. 1990

Incorre nell’imputazione per il reato di guida in stato di ebbrezza il prevenuto che, messosi alla guida in evidente stato di alterazione dovuto all’abuso di alcol, rilevata preliminarmente attraverso la manifestazione dei sintomi tipici della patologia e poi dall’esito degli esami ematici specifici, provochi un incidente stradale. Rileva in tal caso, sia l’elemento oggettivo del reato, ovvero la circostanza per la quale il prevenuto si sia messo alla guida in stato di ubriachezza, sia l’elemento soggettivo da valutarsi ai sensi dell’art. 92 c.p. La colpa del prevenuto è insita nel fatto che lo stesso, nel momento in cui ha assunto bevande alcoliche, abbia effettivamente previsto la successiva commissione del fatto di reato, per essersi volontariamente posto alla guida dell’autovettura.

Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 26 maggio 2010, n. 12898

In tema di sanzioni connesse alla guida in stato di ebbrezza, il provvedimento di sospensione della patente di guida che il Prefetto adotta nel caso di cui all’art. 186, comma nono, cod. strada, sino all’esito della visita medica del conducente prevista dal precedente comma, ha natura cautelare, essendo adottato sulla base del mero riscontro di un tasso alcolico superiore a quello prescritto, e, quale presupposto per la sua emissione, non è affatto richiesta l’esistenza di un accertamento giudiziale definitivo; ne consegue che il ricorso proponibile dinanzi al giudice di pace in sede civile non può che riguardare la sussistenza o meno delle condizioni legittimanti l’applicazione della suddetta misura cautelare, e non anche la verifica dell’esistenza della condotta oggetto di accertamento in ambito penale.

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 03.10.2007, n. 36180

Ai sensi dell’articolo 186 comma 2, del codice della strada, all’accertamento del reato di guida sotto l’influenza dell’alcool consegue obbligatoriamente la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida; ciò, anche in caso di pena patteggiata o di provvedimento già adottato in via cautelare dal prefetto, seppure con l’ovvia conseguenza, in quest’ultimo caso, della detrazione, nella fase amministrativa demandata all’autorità amministrativa, della sospensione già scontata.

Corte di Cassazione Sezione 3 penale, Sentenza 16.11.2006, n. 37721

All’esito dell’accertamento di violazione del codice stradale il giudice, nell’applicare la sanzione amministrativa accessoria, deve autonomamente determinare il periodo di sospensione definitiva della patente di guida prescindendo dalla determinazione provvisoria prefettizia. (Nella specie art. 186 del codice della strada la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per la durata di giorni quindici in aggiunta a quella eventualmente disposta dal Prefetto).

Corte di Cassazione Sezione 1 civile, Sentenza 28.08.2006, n. 18617

Alla condotta contemplata dall’art. 186 del codice della strada, consistente nella guida di autoveicolo in stato di ebbrezza, che costituisce fatto penalmente rilevante, può conseguire, ai sensi della stessa disposizione normativa, la sospensione della patente di guida, a titolo di sanzione amministrativa accessoria in seguito all’accertamento del reato, e la stessa sospensione della patente ai sensi, però, dell’art. 223 di detto codice, nel qual caso la misura, di carattere preventivo ed irrogabile dal Prefetto, ha natura cautelare e trova giustificazione nella necessità di impedire che, nell’immediato, prima ancora che sia accertata la responsabilità penale, il conducente del veicolo, nei cui confronti sussistano fondati elementi di un’evidente responsabilità in ordine ad eventi lesivi dell’incolumità altrui, continui a tenere una condotta che può arrecare pericolo ad altri soggetti. Pertanto, risulta diversa la natura della sanzione nell’uno e nell’altro caso, così come differente si prospetta la finalità perseguita dal legislatore con la previsione di una sanzione adottata dal Prefetto in via cautelare. Ai fini dell’irrogazione della sanzione disposta ai sensi dell’art. 223 del codice della strada, pur non essendo necessario che l’accertamento dello stato di ebbrezza sia risultato a seguito della rilevazione effettuata tramite etilometro, tuttavia, quando questa operazione sia stata eseguita, il giudice, investito della relativa opposizione, non può prescindere dall’inerente riscontro e, in virtù del principio del libero convincimento, disattenderlo. (Nella specie, la S.C., sulla scorta dell’enunciato complessivo principio, in accoglimento del ricorso, ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha rigettato l’opposizione formulata dal contravventore, essendo rimasto accertato che, all’atto del controllo, egli era risultato positivo al test effettuato per due volte con l’etilometro a distanza di cinque minuti l’una dall’altra, oltre a presentare un univoco dato sintomatico desumibile dal suo alito vinoso).

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 10.08.2005, n. 30414

La decisione del giudice in materia di applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida prevista per il reato di guida sotto l’influenza dell’alcool non trova ostacolo nella circostanza che, sul punto, il prefetto abbia già provveduto in via cautelare e provvisoria, sicché il giudice non deve tenere in conto quanto già deciso dall’autorità amministrativa e non può esimersi, giusta quanto disposto dall’articolo 186 comma 2, del codice stradale, dal disporre la sospensione della patente sul presupposto che tale misura sia stata già imposta dal prefetto, né può fissarne la durata, computando quella corrispondente al periodo di sospensione eventualmente già disposto dal prefetto; fermo restando che sarà quest’ultimo, quale organo deputato per legge all’esecuzione di detta sanzione, a dover obbligatoriamente provvedere alla detrazione del periodo di sospensione eventualmente già sofferto.

Tribunale di Bologna penale, Sentenza 11.06.2004, n. 1197

In tema di sanzioni amministrative accessorie connesse alle violazioni di norme del C.d.S. costituenti reato (guida in stato di ebbrezza), la sospensione della patente di guida deve essere applicata dallo stesso giudice ordinario, e non dall’autorità amministrativa, qualora la stessa autorità giudiziaria abbia definito il procedimento con un giudizio di responsabilità penale dell’imputato (Sommario).

Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 29 marzo 2011, n. 12716

La diminuzione fino a un terzo in caso di «patteggiamento» della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente si applica solo ai casi di violazioni delle norme del codice della strada da cui derivino danni alle persone, e non anche al reato di guida sotto l’influenza dell’alcool di cui all’articolo 186 del codice della strada.

Corte di Cassazione Sezione 1 penale, Sentenza 21.11.2007, n. 43003

Non spetta al giudice dell’esecuzione l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida che il giudice del patteggiamento abbia erroneamente omesso di applicare con la sentenza per il reato di guida in stato di ebbrezza. (La Corte ha precisato che all’erronea omissione può rimediarsi soltanto con l’impugnazione della sentenza).

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 03.10.2007, n. 36155

Nel caso in cui il procedimento per la contravvenzione di guida sotto l’influenza dell’alcool sia stato definito con il patteggiamento va applicata la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida prevista dall’articolo 186 comma 2, del codice della strada, quand’anche le parti non vi abbiano fatto riferimento nell’accordo. La sentenza di patteggiamento, infatti, seppure si sostanzia nell’applicazione della pena senza giudizio, postula tuttavia un accertamento cui si riconnette la compatibilità delle sanzioni amministrative, quale è quella di che trattasi, che non richiedono in giudizio di responsabilità penale, ma conseguono di diritto alla sentenza in questione.

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 19.05.2006, n. 17432

Con la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti per il reato di cui all’art. 186 comma secondo del codice della strada deve essere disposta la sospensione della patente di guida, indipendentemente dal fatto che la sanzione non sia stata oggetto dell’accordo tra le parti (Sommario).

Tribunale di Bologna Sezione penale, Sentenza 09/03/2011 n. 928

La concentrazione necessaria per la configurabilità dello stato di ebbrezza alcolica deve risultare da almeno due determinazioni concordanti effettuate ad un intervallo di tempo di cinque minuti, con la conseguenza che non è possibile ritenere la sussistenza di una delle specifiche fattispecie attualmente previste alle lett. a), b) e c) dell’art. 186, comma secondo, C.d.S. se non in presenza di due risultati rientranti nelle fasce rispettivamente previste. Nella specie, eseguiti gli accertamenti suddetti e registrato un tasso alcolemico rispettivamente di 0,64 g/l e 0,82 g/l, stante, in seguito alla novella apportata alla richiamata previsione normativa, dalla L. n. 120 del 2010, la previsione della sola sanzione amministrativa in presenza del primo dei suddetti valori, deve farsi luogo all’assoluzione del prevenuto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

 

Tribunale di Perugia Sezione penale, Sentenza 08/03/2011 n. 44

L’accertamento in ordine alla concentrazione di alcool nell’aria alveolare espirata dall’agente in misura superiore alla soglia indicata nell’art. 379, D.P.R. n. 495 del 1992, nel testo vigente, nella misura nella specie rientrante nella soglia di massima gravità e di cui alla lett. c) dell’art. 186, C.d.S., consente di ritenere provato lo stato di ebbrezza alcolica del conducente del veicolo, già desunto dai sintomi riscontrati dalla Polizia Giudiziaria intervenuta, quali l’alito vinoso e l’anomalia dell’eloquio. In circostanze siffatte, come nella specie, qualora il conducente sia rinvenuto alla guida del veicolo sulla carreggiata di pertinenza, intento nel proseguire seppure consapevole dello stato di ebbrezza, tale da porre in essere, alla vista degli agenti, una manovra diretta a sottrarsi al controllo, deve ritenersi altresì provata la volontarietà del comportamento antigiuridico e, dunque, farsi luogo all’affermazione di penale responsabilità del soggetto in ordine all’ascritto reato di guida in stato di ebbrezza.

Tribunale di Rovigo, Sezione di Adria, Sentenza 22 ottobre 2009

In tema di guida in stato di ebbrezza, non sussiste il reato ex art. 186 C.d.S. laddove il controllo dell’alcolemia sia stato effettuato con un ritardo di 40 minuti o poco meno rispetto alla cessazione della guida, e non sia possibile ricavare certezze sulla sussistenza del reato dal risultato dell’alcolimetro, che prova che l’imputato fosse in stato di ebbrezza durante i controlli effettuati, ma non dà certezze sul momento in cui era al volante. Inoltre è possibile configurare il reato in questione sulla base dei sintomi classici dell’ebbrezza, solo se gli agenti accertatori rilevino immediatamente detti sintomi nel momento in cui fermano l’imputato.

Corte di Cassazione Sezione 4 Penale, Sentenza del 26 febbraio 2009, n. 8805

In tema di determinazione della concentrazione alcoolica nell’aria espirata da un conducente di veicolo, poiché il discrimine tra i due tipi di accertamento e procedure contemplati rispettivamente dal comma 3 e 4) dell’art. 186 codice della strada è rappresentato dalla sussumibilità o meno di essi in previsioni e determinazioni regolamentari e nel conseguente valore dei risultati rispettivamente acquisibili (solo preliminari e qualitativi i primi, definitivamente legali e quantitativi i secondi), è dirimente considerare che, com’è ben noto, l’accertamento mediante l’apparecchio etilometro è espressamente previsto e disciplinato dall’articolo 379 reg. C.d.S., : tale accertamento, quindi, rifluisce nella previsione del comma 4 della norma incriminatrice, richiamato dal comma

Corte di Cassazione Sezione 1 civile, Sentenza 28.08.2006, n. 18617

Se è vero che l’accertamento dello stato di ebbrezza non richiede necessariamente che tale stato risulti dalla misurazione attraverso etilometro, è altrettanto vero che, allorquando tale rilevazione avvenga, il giudice non può prescindere da tali accertamenti e, in virtù del principio del libero convincimento, disattenderli.

Corte di Cassazione Sezioni Unite penali, Sentenza 05.02.1996, n. 1299

La previsione regolamentare di uno strumento e di un sistema per la determinazione della concentrazione alcoolica nell’aria espirata da un conducente di veicolo, già solo per questo non può deflettere dal principio-base cui è informato il codice di rito penale, circa il libero convincimento del giudice penale che può accertare i fatti e ritenere raggiunta la prova con qualsiasi mezzo di prove purché non sia contrario a divieti di legge e, come tale, inutilizzabile. Può quindi conclusivamente affermarsi che lo stato di ebbrezza del conducente di veicoli può essere accertato e provato con qualsiasi mezzo e non necessariamente né unicamente attraverso la strumentazione e la procedura indicate nell’articolo 379 del Dpr 495/1992; per lo stesso principio del libero convincimento, per l’assenza di prove legali e per la necessità che la prova non dipenda dalla discrezionale volontà della parte interessata, il giudice può pertanto desumere lo stato di alterazione psico-fisica derivante dall’influenza dell’alcool, da qualsiasi elemento sintomatico dell’ebbrezza o dell’ubriachezza (a esempio ammissione del conducente, alterazione della deambulazione, movimenti difficoltosi, eloquio sconnesso o farfugliato, alito vinoso, ecc.) così come può anche disattendere l’esito fornito dall’etilometro, pure se risultante da due determinazioni del tasso alcoolico concordanti ed effettuate a intervallo di cinque minuti, sempreché fornisca del suo convincimento una motivazione esauriente e logica.

Giudice di Pace di Chivasso, Sentenza 10.01.2006, n. 617

L’accertamento dello stato di ebbrezza comporta un attento, puntuale, scrupoloso esame del caso concreto, al di là di ogni ragionevole dubbio, ad eccezione dei casi di evidente e conclamata ebbrezza coram populi , non infrequenti secondo le statistiche. Un primo strumento di esame è l’etilometro, che consente nell’immediatezza della contestazione un accertamento non invasivo e di provata efficacia, non influenzabile da percezioni e/o valutazioni empiriche soggettive. Ne consegue che, in assenza di tale strumento nonché in mancanza del successivo accertamento del tasso alcolemico effettuato ai sensi del comma quinto dell’art. 186 CdS, in presenza di un caso dubbio di assunzione di bevande alcoliche non può ritenersi raggiunta la prova della sussistenza in fatto e diritto dei presupposti richiesti dalla legge per la sospensione della patente di guida, ovvero l’esistenza di quegli elementi che, in via del tutto sommaria e provvisoria, avvalorino, ai fini meramente cautelari, la fondatezza dell’ipotesi di reato del ricorrente. Fattispecie in tema di opposizione avverso ordinanza di sospensione della patente.

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 08.05.2008, n. 18448

In tema di guida in stato d’ebbrezza, ai fini della prova del reato è sufficiente che i valori rilevati dall’etilometro siano riportati nel verbale di contestazione redatto dalla P.G. operante, a nulla rilevando che gli stessi non risultino leggibili sugli stampati forniti dall’apparecchiatura.

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 27.02.2008, n. 8591

In tema di guida in stato di ebbrezza, per l’esecuzione dell’accertamento del tasso alcolico mediante etilometro non è richiesta (a differenza di quanto si verifica in tema di analisi clinica mediante prelievi ematici) l’espressa formulazione di preventivo consenso da parte dell’interessato, da considerarsi implicito nell’effettuazione stessa dell’alcoltest, essendo soltanto disciplinata (e sanzionata) l’ipotesi del rifiuto opposto all’esecuzione dell’accertamento (art. 186 comma 7, del codice della strada).

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 25.01.2007, n. 2584

Reati stradali – Singoli reati – Guida sotto l’influenza dell’alcool – Accertamento – Alcooltest – Avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia

In occasione dell’effettuazione dell’alcooltest, il mancato avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, in violazione dell’articolo 114 delle disposizioni di attuazione cod. proc. pen., dà luogo ad un nullità di natura intermedia, che deve ritenersi sanata se non dedotta prima ovvero immediatamente dopo il compimento dell’atto, ai sensi dell’articolo 182, comma secondo, del codice di rito, senza attendere il compimento di un successivo atto del procedimento.

 

Corte di Cassazione Sezione 6 penale, Sentenza 19.06.2003, n. 26717

In tema di guida in stato di ebbrezza, il cosiddetto alcooltest, eseguito con le procedure e gli strumenti di cui all’art. 186 del codice della strada e all’art. 379 del relativo regolamento, costituisce un atto di polizia giudiziaria urgente ed indifferibile ai sensi dell’art. 354 comma terzo cod. proc. pen., cui il difensore può assistere in virtù del successivo art. 356 senza diritto ad essere previamente avvisato del compimento dell’atto, ed i relativi esiti possono legittimamente essere acquisiti al fascicolo per il dibattimento.

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 28.07.2006, n. 26738

Il verbale contenente gli esiti del cosiddetto alcooltest, per l’accertamento della guida in stato di ebbrezza alcoolica, non è soggetto al deposito previsto dall’art. 366 comma primo cod. proc. pen., in quanto si tratta di un atto di polizia giudiziaria, urgente e indifferibile, al quale il difensore, ai sensi dell’art. 356 stesso codice, può assistere, senza che abbia il diritto di preventivo avviso. (La Corte ha escluso la nullità dell’accertamento urgente per l’omesso deposito del relativo verbale nei termini previsti dall’art. 366 comma primo cod. proc. pen., precisando che la polizia giudiziaria quando procede ad un atto urgente ex art. 354 stesso codice ha solo l’obbligo, ai sensi dell’art. 114 disp. att. cod. proc. pen., di avvertire la persona sottoposta alle indagini della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia, ma non è tenuta né a prendere notizia dell’eventuale nomina, nè a nominare un difensore d’ufficio, con conseguente inapplicabilità della procedura di deposito di cui al citato art. 366).

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 28.04.2006, n. 14809

L’omesso avviso del deposito, previsto dall’articolo 366 del Cpp, riguardante i verbali degli atti compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria ai quali il difensore ha diritto di assistere, laddove ravvisabile, costituisce comunque una mera irregolarità che, senza incidere sulla validità e utilizzabilità dell’atto, rileva solo ai fini della decorrenza del termine entro il quale è consentito l’esercizio delle attività difensive (esame dell’atto e richiesta di copia). Tale omissione, in vero, non espressamente prevista tra le nullità assolute, non può essere neppure inclusa tra le nullità previste dall’articolo 178 comma 1, lettera c), del Cpp, riguardando queste ultime l’intervento e la presenza del difensore «al momento» del compimento dell’atto processuale. (Nella fattispecie, in applicazione di tale principio, si è ritenuto corretto l’operato del giudice che aveva utilizzato, ai fini dell’affermazione di responsabilità per il reato di cui all’articolo 186 del codice della strada, gli esiti dell’alcoltest effettuato dalla polizia giudiziaria, nonostante l’omesso avviso di deposito del relativo verbale).

 

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 16.02.2006, n. 6014

L’accertamento del tasso alcolemico (c.d. «alcoltest ») nel sangue di conducenti di veicoli, quale previsto dall’art. 186 c.s., rientra fra gli atti previsti dall’art. 354 c.p.p., nel compimento dei quali la polizia giudiziaria, ai sensi dell’art. 114 att. c.p.p., deve avvertire l’interessato che ha facoltà di nominare un difensore, il quale può assistere, senza però diritto ad essere preavvisato. In assenza di tale nomina non deve darsi luogo al successivo deposito dell’atto, mentre tale obbligo sussiste qualora la nomina abbia avuto luogo, senza che, tuttavia, la sua omissione possa dar luogo a nullità, non essendo questa prevista da alcuna norma e non potendo il successivo, mancato deposito influire sulla validità di un atto originariamente perfetto.

 

Corte di Cassazione Sezione 4 penale, Sentenza 30.03.2005, n. 12276

L’omesso avviso del deposito, previsto dall’articolo 366 del Cpp, riguardante i verbali degli atti compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria ai quali il difensore ha diritto di assistere, laddove ravvisabile, costituisce comunque una mera irregolarità che, senza incidere sulla validità e utilizzabilità dell’atto, rileva solo ai fini della decorrenza del termine entro il quale è consentito l’esercizio delle attività difensive (esame dell’atto e richiesta di copia). Tale omissione, in vero, non espressamente prevista tra le nullità assolute, non può essere neppure inclusa tra le nullità previste dall’articolo 178 comma 1, lettera c), del Cpp, riguardando queste ultime l’intervento e la presenza del difensore «al momento» del compimento dell’atto processuale. (Nella fattispecie, in applicazione di tale principio, si è ritenuto corretto l’operato del giudice che aveva utilizzato, ai fini dell’affermazione di responsabilità per il reato di cui all’art. 186 del codice della strada, gli esiti dell’alcooltest effettuato dalla polizia giudiziaria, nonostante il mancato tempestivo avviso di deposito del relativo verbale).

 

Giudice di Pace di Foggia penale, Sentenza 08.04.2004, n. 55

L’alcooltest costituisce atto di polizia giudiziaria urgente e indifferibile ai sensi dell’art. 354 comma 3 c.p.p., stante la naturale alterabilità, modificabilità e tendenza alla dispersione degli elementi di fatto che sono oggetto dell’analisi ed il relativo verbale va depositato entro il terzo giorno successivo al compimento. L’omesso deposito del verbale costituisce una nullità relativa e, in quanto tale, va eccepita tempestivamente.

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