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Anabolizzanti e integratori palestra: cosa rischia chi li compra on line

17 Nov 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Nov 2015



L’acquisto on line di sostanze anabolizzanti e steroidi è lecito? Si rischiano sanzioni penali anche in caso di uso esclusivamente personale e fini meramente estetici? Ecco cosa prevede la legge italiana.

Navigando sul web ci si imbatte in innumerevoli siti, soprattutto stranieri, che propongono agli appassionati di fitness integratori e steroidi a prezzi super competitivi. Viene spontaneo chiedersi: è lecito tutto questo?

A prescindere dalle contro indicazioni per la salute (visto che spesso si tratta di prodotti di bassa qualità, di dubbia provenienza e di composizione chimica non accertata), cosa rischia dal punto di vista legale il consumatore che li acquista?

Vediamo cosa prevede la legge italiana in proposito, tentando di fare chiarezza sulle possibili fattispecie di illecito.

Prima di acquistare on line sostanze biologiche o farmacologiche per ottenere risultati estetici e prestazioni fisiche migliori è opportuno verificare se esse sono lecite, cioè se sono ammesse e riconosciute nel nostro Paese. Innanzitutto occorre capire se il prodotto desiderato e proposto dal sito è un semplice integratore alimentare legalmente commerciabile o se, piuttosto, costituisce un vero e proprio farmaco che richiede la prescrizione medica.

Stando alle previsioni della normativa antidoping [1] e del relativo decreto ministeriale [2] vi sono alcune sostanze biologicamente o farmacologicamente attive considerate dopanti e vietate per tutti gli sport o specificamente per alcuni di essi. La lista completa contenuta nel decreto (consultabile al seguente link) è suddivisa per sezioni:

– Sezione 1: classi vietate;

– Sezione 2: principi attivi appartenenti alle classi vietate;

– Sezione 3: medicinali contenenti principi attivi vietati;

– Sezione 4: elenco in ordine alfabetico dei principi attivi e dei relativi medicinali;

– Sezione 5: pratiche e metodi vietati.

Gli anabolizzanti spesso proposti a chi pratica fitness a livello agonistico o meno possono rientrare nella classe di sostanze proibite (dentro o furori competizione sportiva). La legge (allegato III, sezione I, del suddetto decreto) dispone infatti che: “Gli agenti anabolizzanti sono proibiti. 1. steroidi anabolizzanti androgeni (SAA): a) SAA esogeni; b) SAA endogeni quando somministrati per via esogena (per es. androstenediolo, androstenedione, diidrotestosterone, prasterone, testosterone) 2. altri agenti anabolizzanti, inclusi ma non limitati ad essi: clenbuterolo, modulatori dei recettori androgenici selettivi (SARM), tibolone, zeranolo, zilpaterolo”.

Grazie alla denominazione del prodotto e alla sua composizione chimica indicati sul sito di e-commerce è possibile controllare se lo stesso è nella lista del decreto e se costituisce una sostanza la cui assunzione è proibita; se vi rientra, il suo acquisto è illecito a meno che non sia giustificato da motivi patologici. In questa ipotesi è dunque necessaria la prescrizione medica.

In Italia è illegale vendere o acquistare su internet farmaci che richiedono la prescrizione medica in quanto quest’ultima non può essere rilasciata a distanza.

Il problema si pone spesso nella pratica poiché, dato che in alcuni Paesi (come il Regno Unito) la compravendita on line di medicinali è invece legale, ci si chiede se, qualora l’acquisto da parte del consumatore avvenga tramite un sito estero, debba applicarsi la legge dello Stato di provenienza del farmaco, ammettendone così “indirettamente” la legalità nel nostro Paese.

Ovviamente si presuppone che il farmaco acquistato on line non sia contraffatto; la provenienza illecita dello stesso introduce in ogni caso il rischio di sanzioni penali per reato di ricettazione o incauto acquisto.

È pur vero che il consumatore non è nelle condizioni di verificare l’effettiva provenienza delle sostanze che acquista e la loro ammissibilità per il nostro ordinamento, ma l’ignoranza della legge non scusa; anzi, quest’ultima impone cautele negli acquisti on line di prodotti verificandone la loro qualità, le condizioni di chi li offre o l’entità del prezzo, tutti elementi dai quali può sorgere il sospetto di provenienza da reato.

L’acquisto di farmaci on line può avere astrattamente diverse conseguenze penali previste dalla legge con riguardo a molteplici fattispecie: importazione non autorizzata, utilizzo illegale di sostanze dopanti, ricettazione, incauto acquisto di prodotti provenienti da reato.

Per evitare confusione, è opportuno analizzare le singole fattispecie disgiuntamente.

 

Importazione di farmaci non autorizzata

La prima contestazione che potrebbe essere mossa a fronte dell’acquisto di farmaci da siti esteri è quella di importazione illecita di medicinali. La legge [3] punisce chiunque importi nel territorio nazionale medicinali farmacologicamente attivi senza autorizzazione rilasciata dall’Aifa (Agenzia Italiana del farmaco). Difatti, per legge, i farmaci possono essere acquistati solo presso i canali autorizzati (come le farmacie).

Ciò significa che ogni acquisto di medicinali provenienti dall’estero, a prescindere dalla liceità o meno del prodotto, potrebbe costituire reato di “importazione di medicinali senza prescritta autorizzazione“, con la sanzione dell’arresto da sei mesi ad un anno e l’ammenda da 10.000 a 100.000 euro.

In realtà, il divieto di importazione senza autorizzazione sembrerebbe riferirsi, per la maggioranza degli interpreti, soltanto ai rivenditori (per es. società e farmacisti) che acquistano medicinali senza autorizzazione per poi immetterli nel mercato italiano.

In alcuni casi, la giurisprudenza ha infatti escluso che la sanzione penale potesse applicarsi anche a chi acquista il medicinale dall’estero in quantità ridotte e ad uso esclusivamente personale; ciò in quanto la legge citata vieterebbe unicamente la commercializzazione di farmaci importati senza autorizzazione [4].

Restando il dubbio interpretativo, non vi è dunque certezza se anche il privato che acquista dall’estero medicinali senza autorizzazione dell’Aifa sia sanzionabile ai sensi delle norme citate.

 

Doping: acquisto senza prescrizione medica di sostanze proibite

Come sopra accennato, l’acquisto di steroidi può anche essere in contrasto con la legge antidoping la quale, salvo che il fatto costituisca più grave reato, punisce chiunque procura ad altri, somministra, assume o favorisce comunque l’utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o   farmacologicamente   attive, ricompresi nelle classi previste all’articolo 2, comma  1,  che non siano giustificati da condizioni patologiche  e siano idonei a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche   dell’organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli  atleti,  ovvero  siano  diretti  a  modificare  i risultati dei controlli sull’uso di tali farmaci o sostanze [5].

La pena consiste nella reclusione da tre mesi a tre anni o nella multa da circa 2.500 euro a circa 50.000.

L’orientamento della Cassazione in materia è il seguente: “Per la configurabilità del delitto di commercio di sostanze farmacologicamente o biologicamente attive (cosiddette anabolizzanti), previsto dall’art. 9, comma settimo, della l. 14 dicembre 2000, n. 376, in materia di lotta contro il “doping”, non è richiesto il dolo specifico, in quanto il commercio clandestino di tali sostanze viene punito indipendentemente dal fine specifico  – (di trarre profitto) -, perseguito dal soggetto agente e configura un reato di pericolo, diretto a prevenire il rischio derivante dalla messa in circolazione di tali farmaci, al di fuori delle prescrizioni imposte dalla legge, per la tutela sanitaria delle attività sportive [6].

Dunque, sembra chiaro che, a prescindere dall’uso estetico o agonistico, l’assunzione della sostanza rientrante tra quelle dopanti e dunque proibite configuri comunque reato.

Reato di ricettazione

Il reato che la Cassazione ha invece escluso nell’ipotesi di utilizzo di steroidi, per soli fini estetici, da parte dell’appassionato di fitness, è quello più grave di ricettazione [7].

Il codice penale [8] punisce chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare. La pena consiste nella reclusione da due ad otto anni e nella multa da 516 euro a 10.329,00 euro”.

Pur potendo provenire gli anabolizzanti da reato (perché vietati dalla legge anti doping o perché contraffatti, rubati ecc.), la giurisprudenza è concorde nell’escludere che il palestrato possa incorrere nel reato di ricettazione quando l’acquisto è finalizzato all’assunzione personale per fini estetici, senza alcuna finalità di profitto connessa alla partecipazione a gare e competizioni sportive.

L’assenza di profitto e la sola autolesione soggettiva di chi assume gli anabolizzanti vietati esclude il reato di ricettazione.

 

Reato di acquisto di cose di sospetta provenienza

Infine, l’acquisto di sostanze dopanti vietate o contraffatte, può costituire reato di acquisto di cose di sospetta provenienza (cosiddetto di incauto acquisto): “Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda non inferiore a dieci euro” [9].

Si tratta, come si può notare di una fattispecie molto meno grave rispetto alle precedenti (è più propriamente una contravvenzione e non un delitto), per la quale è peraltro ammessa l’oblazione, cioè la possibilità di pagare una somma di denaro (che estingue il reato trasformandolo in illecito amministrativo), prima dell’apertura del dibattimento o del decreto di condanna.

Premesso quanto sopra, in sostanza, le conseguenze dell’acquisto di sostanze vietate possono essere la sanzione penale per acquisto non autorizzato, e/o la sanzione penale per doping, e/o la sanzione penale per incauto acquisto di prodotti vietati o contraffatti.

Il consiglio è dunque quello di accertarsi della provenienza effettiva dei prodotti che si vogliono acquistare, dell’affidabilità del sito e delle modalità di spedizione. Da alcuni dati è possibile capire immediatamente se si tratta di prodotti contraffatti o comunque di provenienza illecita (prezzo troppo inferiore alla norma, contatti del venditore inesistenti ecc.).

Qualora i prodotti rientrino tra quelli vietati dalla normativa antidoping, è comunque da evitare l’acquisto senza ricetta medica per non incorrere nelle più gravi ipotesi di illecito sopra illustrate e, prima ancora, in seri problemi di salute.

note

[1] L. n. 376/2000.

[2] D.M. del 24.10.2014.

[3] Artt. 55 e 147 del D. Lgs. n. 219/2006.

[4] Trib. Genova, sent. 17/05/2010; Trib. Bari, ord. 30/01/2012.

[5] Art. 9, L. 376/2000.

[6] Cass. pen. Sez. 2, sent. n. 43328 del 15/11/2011.

[7] Cass. sent. n. 28410/2013 e n. 843/2013.

[8] Art. 648 cod. pen.

[9] Art. 712 cod. pen.


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