HOME Articoli

Lo sai che? Donazione al parente per sottrarsi al creditore: revocatoria più facile

Lo sai che? Pubblicato il 17 novembre 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 17 novembre 2015

La donazione di un immobile a un coniuge o a un figlio per impedire che su di esso la banca, Equitalia o un altro creditore possa eseguire un pignoramento, è facile da smontare.

Inutile donare la casa o un altro immobile a un familiare stretto per evitare l’ipoteca e il pignoramento dei creditori come la banca o Equitalia: in base, infatti, a una sentenza della Cassazione di questa mattina [1], l’azione revocatoria – volta cioè a rendere del tutto inefficace tale donazione – diventa un gioco da ragazzi quando il debitore non ha altri beni da farsi “aggredire”. Ma procediamo con ordine.

La donazione – così come qualsiasi altro atto di disposizione dei propri beni – può sempre essere revocata dai creditori, che così potranno pignorare il bene donato, entro cinque anni dalla suddetta cessione. In base al codice civile [2], il creditore può chiedere la revocatoria della donazione solo se dimostra che il debitore era consapevole del pregiudizio che, con tale atto, avrebbe arrecato alle ragioni del creditore. In questo modo, l’immobile sarà come se non fosse mai stato donato, rientra nel patrimonio del debitore e potrà essere oggetto di ipoteca e pignoramento da parte dei creditori. Solo decorsi cinque anni dalla donazione, il passaggio di proprietà si può dire ormai definitivo e non più contestabile.

Come si dimostra la consapevolezza di ledere i creditori? È proprio qui che la Suprema Corte dimostra di essere consapevole degli artifici rivolti a non pagare i debiti. La legge – è vero – richiede, per l’esercizio dell’azione revocatoria, che il debitore fosse consapevole del pregiudizio arrecato ai creditori, ma – sottolineano ormai da tempo i giudici della Cassazione – poiché tale dimostrazione risulterebbe alquanto difficoltosa, è sufficiente provare che il debitore non abbia altri beni su cui il creditore possa soddisfarsi. Insomma, chi vende o dona tutti i propri beni, rimanendo privo di altri averi su cui i creditori possano mettere le mani, ha già perso in partenza: e questo perché è chiaro che l’atto è stato posto proprio con la volontà di nuocere al creditore, impedendogli il pignoramento e la vendita forzata. La “consapevolezza del pregiudizio arrecato ai creditori” è chiara quando il debitore si spoglia dell’unico o di tutti i suoi beni, rimanendo di fatto nullatenente o, comunque, titolare di beni di importo inferiore rispetto al debito contratto.

In sintesi: se il creditore non trova altri beni da sottoporre ad esecuzione forzata, l’azione revocatoria avrà un esito scontato, sfavorevole al debitore. Esattamente come accade nel caso in cui l’immobile trasferito è l’unico di cui dispone il donante: l’atto di liberalità riduce di molto la consistenza del suo patrimonio su cui il creditore può soddisfarsi.

Anche la presenza di altri beni deve essere valutata non sulla base del loro valore nominale, ma della possibilità di essere effettivamente liquidati con un’asta, soggetti a svalutazione e, quindi, poter consentire la soddisfazione del creditore.

note

[1] Cass. sent. n. 23509/15.

[2] Art. 2901 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. ho costituito un fondo patrimoniale 4,5 anni fa ,può essere ancora attaccato? da un eventuale creditore? grazie

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI