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Attraversamento di animali sulla strada: la Regione è responsabile

18 Novembre 2015


Attraversamento di animali sulla strada: la Regione è responsabile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Novembre 2015



Legittimazione passiva della Regione, anche in caso di delega delle funzioni alla Provincia, nell’azione di risarcimento del danno per il cinghiale che ha causato l’incidente all’automobile.

L’attraversamento repentino di animali selvatici lungo il tratto stradale – e, in particolare, di cinghiali, è spesso causa di sinistri stradali per il cui risarcimento la giurisprudenza ha lungo dibattuto sull’individuazione dell’amministrazione effettivamente responsabile. Da ultimo, una sentenza del Giudice di Pace di Taranto [1] individua nella Regione il soggetto legittimato passivo nella causa di indennizzo intrapresa dall’automobilista, a condizione che venga fornita prova dell’omissione, da parte dell’ente, degli obblighi di recinzione della strada. In pratica è necessario che l’attore dimostri che la zona in cui è avvenuto il sinistro non risultava recintata, avendo la Regione l’obbligo di realizzare le zone di riserva in piena sicurezza, anche con l’installazione di appositi segnali, per evitare di mettere in pericolo l’incolumità pubblica, in quanto l’incolumità delle persone viene prima di quella degli animali.

La legittimazione passiva

Sebbene la Cassazione abbia stabilito che la fauna selvatica rientri nel patrimonio indisponibile dello Stato, sono le Regioni a statuto ordinario a dover controllare e proteggere tutte le specie della fauna selvatica [2]: ad esse, infatti, sono affidati tutti i necessari poteri gestori [3]. Ad escludere la conseguente responsabilità, per il caso di omissione di tale controllo, non può neanche essere il fatto che la Regione organizzi l’esercizio dei compiti amministrativi a livello locale attraverso i Comuni e le Province: infatti, anche in caso di delega di funzioni alle Province, la Regione è sempre responsabile [4] dei danni provocati da animali selvatici a persone o a cose (salvo che la delega non attribuisca alle Province un’autonomia decisionale ed operativa sufficiente a consentire loro di svolgere l’attività in modo da poter efficientemente amministrare i rischi di danni a terzi e da poter adottare le misure normalmente idonee a prevenire evitare o limitare i danni).

La Corte aveva precedentemente affrontato la questione in esame, in relazione, risolvendola sempre nel senso di una esclusiva responsabilità delle Regioni. Tale soluzione era peraltro pienamente conforme a quella più volte affermata della Corte in altri numerosi precedenti.

note

[1] G.d.P. Taranto, sent. n. 5604/2015.

[2] L. n. 157/1992.

[3] Cass. sent. n. 13956/1999; n. 4806/2013; n. 4202/2011.

[4] Art. 2043 cod. civ.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO – SEZ. 1^

       Il Giudice di Pace di Taranto, dr. Martino Giacovelli, ha pronunciato la seguente

SENTENZA n. 5604

nella causa, iscritta al n° R.G. 5604/2013, avente ad oggetto: risarcimento danni per € 5.000,00, riservata all’udienza del 17.09.2015, promossa da:

  1.        Silvestro rappresentato e difeso dall’avv. Stefania Z.,            parte attrice

Contro

Provincia di T., in persona del legale rappresentante p.t., con l’avv. Lelio P.                                                                                               convenuta.

nonchè contro

         Regione P. ( C.F. 80017210727), in persona del suo Presidente pro – tempore, on. dr. Nicola Vendola, rappresentata e difesa dall’Avv. Maria S., dell’Avvocatura Regionale,                                                                  convenuta

     Conclusioni della parte attrice:

“Voglia il Giudice di Pace adito accertare la responsabilità solidale dei convenuti per che il sinistro per cui è causa; per l’effetto condannare i convenuti in solido al risarcimento dei danni subiti dall’attore ed al pagamento in favore dello stesso della somma di euro 4.369,25 come quantificata nella relazione di consulenza tecnica di ufficio, oltre il danno per fermo tecnico per giorni cinque come accertato dal CTU;

condannare i convenuti al pagamento delle spese e competenze di causa, ivi compreso l’importo di euro 494,83 per onorario di CTU, già pagato dall’attore.”

Conclusioni per la Provincia di T.:

Come dagli atti processuali:

Conclusioni per la Regione P.:

Voglia l’Ill.mo Giudice adito, contrariis reiectis:

in via principale

In primis, dichiarare parte convenuta, Regione P., carente di legittimazione passiva e di responsabilità, per essere la medesima in capo alla Provincia.

In secundis, rigettare la domanda attorea nei confronti della Regione P., perché non provata.

in ulteriore subordine

Ed in ogni caso rigettare la domanda attorea, anche relativamente al quantum debeatur, perché infondata.

In estremo subordine

Nella denegata ipotesi di mancato accoglimento delle domande di cui sopra, accertare e dichiarare la ricorrenza del concorso di responsabilità ex art. 1227 cc, tra parte attrice e i convenuti, in relazione all’evento dannoso denunciato dall’attore, e porre ogni eventuale emananda pronuncia, ancorchè per gli importi inferiori che, se del caso, saranno accertati in corso di causa, a carico percentuale di entrambi.

Con vittoria di spese, diritti ed onorari del presente giudizio.”

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione del 1°.07.2013 notificato il 05.07.2013 alla Regione P. ed il 03.07.2013 alla Provincia di T. il sig. C. Silvestro, rimasto senza esito il tentativo di composizione stragiudiziale, per sentirne accertare la responsabilità ex art 2043 cod. civ. per il sinistro occorso in Crispiano in data 2/04/2014, quando l’autoveicolo di proprietà del sig. C. e dallo stesso condotto, percorrendo la SP 50 in agro di Crispiano, a velocità moderata ed in direzione Crispiano, si imbatteva in un grosso cinghiale che improvvisamente attraversava la strada, con conseguenti danni ammontanti ad euro 4.840,00.

Istruita la causa con prova testimoniale e CTU, sulla base della documentazione esibita in atti, fallito ogni tentativo di componimento bonario, all’udienza del 17.09.2015 la causa era riservata per la decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La presente sentenza viene redatta con l’esposizione dello svolgimento del processo e dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con riferimento a precedenti conformi, cosi come previsto dagli art.132 nr 4 e 118 disp. att .c.p.c. nel testo introdotto rispettivamente dagli art.45 e 52 della legge nr.69 del 18-6-2009, trattandosi di disposizioni applicabili anche ai procedimenti pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della legge (ossia 4-7-2009),ai sensi dell’art 58, 2°comma, della legge citata.

In via preliminare, si osserva che la nuova formulazione dell’art. 115 c.p.c, intervenuta a partire dal 04.07.2009 consente di ritenere per ammesse le deduzioni delle parti, qualora le stesse non siano specificatamente contrastate.

Detto principio di non contestazione è stato recentemente rivisitato dalla Corte di Cassazione che nel confermare il dovere a carico del giudice di porre a fondamento della decisione anche i fatti non specificatamente contestati dalle parti costituite, subordina tale operatività alla precisa e dettagliata allegazione dei fatti ad opera della parte che invoca la non contestazione (Cassazione civile , sez. III, sentenza 24.03.2015 n° 5482).

Ancora in via preliminare, si ritiene di riportare di seguito alcune considerazioni ritenute condivisibili riportate negli scritti delle parti ed adeguate secondo il convincimento di questo GDP. E ciò conformemente al principio recente della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che ha stabilito: “ Non è nulla la sentenza motivata richiamando integralmente atti di parte, depositati nel processo. ( Cassaz. SS. UU. 16 gennaio   2015 n. 642).

Nel caso di specie, superato qualsiasi dubbio sulla verificazione dell’avvenuto investimento del cinghiale nel luogo ampiamente descritto, in quanto ciò è evidente sia dai rilievi fotografici esibiti dalla parte attrice, sia dalla relazione stilata dai Carabinieri di Crispiano.

In particolare, la giurisprudenza di legittimità individua nella Regione l’ente civilmente responsabile del danno da animali selvatici, sul fondamento di una lettura della legge n. 157/1992 che privilegia i “poteri di gestione, tutela e controllo” della fauna selvatica ad essa affidati. Recentemente la Corte di Cassazione ha stabilito che sebbene la fauna selvatica rientri nel patrimonio indisponibile dello Stato e sia tutelata ne1l’interesse della comunità nazionale ed internazionale, la legge 157/1992 attribuisce alle Regioni a statuto ordinario l’emanazione di norme relative al controllo e alla protezione di tutte le specie della fauna selvatica (art. 1 comma III) alle stesse affidando i connessi necessari poteri gestori ( Cass. crv. 13 dicembre 1999 n. 13956; Cass. Civ. Sez. III 23 febbraio 2013 n. 4806; Cass. Civ. Sez. III 21 febbraio 2011 n. 4202; Cass. Civ. Sez. III 6 dicembre 2011 n. 26197; Cass. Civ. Sez. III 8 gennaio 2010 n. 80).

La stessa legge riserva alle Province le funzioni amministrative ad essa delegate ai sensi del d. lgs 18 agosto 2000 n. 267. La Corte ha aggiunto che costituisce principio generale del nostro ordinamento che le Regioni organizzino l’esercizio dei compiti amministrativi a livello locale attraverso i Comuni e le Province (art. 118 Cost.; d.lgs 18 agosto 2000 n. 257 art.4) derivandone che la Regione, anche in caso di delega di funzioni alle Province, è responsabile, ex art. 2043 cc, dei danni provocati da animali selvatici a persone o a cose, il cui risarcimento non sia previsto da specifiche norme, a meno che la delega non attribuisca alle Province un’autonomia decisionale ed operativa sufficiente a consentire loro di svolgere l’attività in modo da poter efficientemente amministrare i rischi di danni a terzi e da poter adottare le misure normalmente idonee a prevenire evitare o limitare i danni. La Corte aveva precedentemente affrontato la questione in esame, in relazione, risolvendola sempre nel senso di una esclusiva responsabilità delle regioni3. Tale soluzione era peraltro pienamente conforme a quella più volte affermata della Corte in altri numerosi precedenti che, pur non avendo deciso specificamente in merito alla responsabilità alternativa o concorrente dei due enti, si erano costantemente espressi individuando nella regione il soggetto obbligato al risarcimento. Questa considerazione si fondava sostanzialmente su due ordini di ragioni. In primo luogo la giurisprudenza poneva 1’accento sulla potestà legislativa attribuita alle regioni dall’art. 1 della legge n. 157/1992 con riguardo alla “gestione” della fauna selvatica ed anche sui poteri di pianificazione faunistico-venatoria loro conferiti dal successivo art. 10, ricavandone a suo carico l’onere di adottare le cautele idonee a prevenire danni a terzi.

A partire dall’entrata in vigore della legge 27 dicembre 1977 n. 898, poi sostituita dalla citata legge n. 157/1992, gli animali selvatici, che precedentemente erano considerati res nullius, suscettibili di occupazione acquisitiva, a norma dell’art. 923 cc vennero appresi al patrimonio indisponibile dello Stato, ma non già a scopo di sfruttamento economico, bensì per una finalità protezionistica. Sicchè le forme di controllo della fauna selvatica ai fini della prevenzione degli incidenti teoricamente possibili non solo non potrebbero rivestire un carattere coercitivo che sarebbe incompatibile con lo stato libero connaturale ai selvatici alla cui tutela l’anzidetta normativa è diretta, ma dovrebbero essere, per così dire, solo indirette, in quanto l’anzidetto complesso normativo eloquentemente non prevede alcuna specifica misura al riguardo ed ignora puramente e semplicemente tale finalità. Si può ben comprendere, pertanto, la valenza interpretativa che la giurisprudenza di legittimità ha sin qui inteso attribuire, ai fini che qui occupano, ai poteri normativi e di pianificazione faunistico-venatoria assegnati alle regioni, essendo questi uno dei pochi strumenti, se non l’unico, mediante il quale può, seppur indirettamente, esercitarsi una prevenzione dei danni di cui si discute. L’altra argomentazione addotta è relativa al fatto che le funzioni amministrative attribuite alle province costituirebbero oggetto di delega da parte delle regioni che, pur tuttavia, ne rimarrebbero titolari, alla stregua dei principi propri del diritto amministrativo, e che comunque tale attribuzione non impedirebbe di imputare la responsabilità dei danni in questione alle regioni, in quanto titolari degli anzidetti poteri normativi e pianificatorio. La regione, in quanto obbligata ad adottare tutte le misure idonee a evitare che la fauna selvatica arrechi danni a terzi, è responsabile ex art. 2043 cc dei danni provocati da animali selvatici a persone o a cose, il cui risarcimento non sia previsto da specifiche norme. Come si è visto, infatti, numerose sono le funzioni amministrative che la legge n. 157/1992 assegna alle regioni, prima fra tutte quella attinente alla programmazione e pianificazione “faunistico-venatoria” (artt. 9, 10 e 11) e quella riguardante il “controllo della fauna selvatica” (art. 19) di cui si è detto, che rivestono indubbiamente primaria importanza ai fini che qui interessano, in quanto rappresentano forse il solo strumento di regolazione quanto meno della presenza quantitativa e della distribuzione sul territorio delle diverse specie faunistiche.

Non applicabile è la disciplina di cui all’art. 2052 cc, ossia la presunzione di responsabilità in capo all’ente, bensì quella dell’art. 2043 c.p.c..

E’ pur vero che in tale ambito una responsabilità possa sussistere: “sebbene la fauna selvatica rientri nel patrimonio indisponibile dello Stato (art. 826 comma 2 c.c.), la legge 11 febbraio 1992 n. 157 affida alle regioni i poteri di gestione, tutela e controllo di essa; ne consegue che la Regione, in quanto obbligata ad adottare tutte le misure idonee ad evitare che la fauna selvatica arrechi danni a terzi, è responsabile ex art. 2043 c.c. dei danni cagionati da un animale selvatico ai veicoli in circolazione”. “La legge 11 febbraio 1992 n. 157 ha attribuito alle regioni la competenza ad emanare norme relative alla gestione ed alla tutela della fauna selvatica e ad esercitare le funzioni di programmazione e pianificazione al riguardo, per cui compete ad esse l’obbligo di predisporre le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrechino danni a persone o a cose”1°. E’ obbligo delle regioni provvedere ad approntare misure idonee per evitare che la fauna selvatica arrechi danni a cose o persone, con la conseguenza che è il suddetto ente obbligato a risarcire i danni causati da un cinghiale ad un automobilista di passaggio, a nulla rilevando che l’animale provenisse dall’area di parco naturale, affidato alla gestione di un apposito ente“. La prova dell’evento è stata fornita processualmente mediante l’assunzione del teste, il quale ha confermato che l’investimento si è verificato di notte (come da foto) entro un cinghiale, il quale, per sua natura di colore scuro, non era facilmente avvistabile sebbene sia uscito sulla strada in maniera “improvvisa”.

L’evento è stato peraltro riprodotto con fotogrammi ove si vedono auto danneggiata, cinghiale deceduto riverso sul manto stradale e presenza dei Carabinieri.

Infine, di fondamentale rilevanza è la circostanza che la zona in cui è avvenuto il sinistro, non risulta recintata, per cui la Regione P., prima di prevedere il ripopolamento della fauna selvatica aveva ed ha l’obbligo di realizzare le zone di riserva in piena sicurezza, anche con l’installazione di appositi segnali, per evitare di mettere in pericolo l’incolumità pubblica, in quanto l’incolumità delle persone viene prima di quella degli animali.

Non si può delegare la Provincia senza dotarla di mezzi indispensabili alla gestione della fauna selvatica, che tanti danni sta procurando, come quelli lamentati a carico di lupi e vipere ed altri animali in ripopolamento.

Pertanto, la responsabilità va attribuita alla Regione P.

Si ritiene quindi che parte attrice ha assolto l’onere probatorio sulla stessa incombente ex art. 2697 c.c. con la prova testimoniale, con la CTU e con la documentazione versata in atti.

Passando all’esame della valutazione del danno subito dal veicolo Ford Fiesta tg. EH269np appare condivisibile la valutazione operata dal CTU che ha operato quantificazione a complessivi € 3.581,38, a cui va aggiunta la somma di 100,00 PER FERMO TECNICO.

L’Iva non si può riconoscere, atteso che nelle more la vettura è stata riparata e parte attrice non risulta abbia esibito alcun documento fiscale.

In definitiva compete al sig. C. Silvestro la somma di Euro 3.681,38. Relativamente alle spese di giudizio, le stesse vengono liquidate come in dispositivo per giusti motivi.

PER QUESTI MOTIVI

Il Giudice DI PACE dott. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciandosi sulla domanda proposta dal sig. C. Silvestro con atto di citazione notificato contro la Provincia di T. e la Regione P., ogni altra istanza e deduzione, eccezione respinta, o ritenuta assorbita, così

PROVVEDE

1)   dichiara la responsabilità della Regione P. per la produzione dei danni da fauna selvatica lamentati;

2) condanna la Regione P. in p.l.r.p.t. al risarcimento in favore dell’attore della somma di Euro 3.681,38;

3) condanna inoltre la Regione P. in persona del suo legale rappr. pro-tempore al pagamento in favore del difensore della parte attrice delle spese di giudizio che liquida in complessivi € 1.725,00 di cui € 593,00 per spese ( ivi compresa la spesa di CTU 494,83) ed € 1.132,00 per competenze professionali, oltre IVA, CAP e maggiorazioni, compensando il resto, come compensa le spese tra Provincia di T. e Regione Puglia.

Così deciso a Taranto il 23   settembre 2015

Il Giudice di Pace

( Dr. Martino Giacovelli)


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