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Lo sai che? Le somme che spettano al lavoratore al licenziamento o dimissioni

Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2015

Il pagamento che il datore di lavoro è tenuto ad effettuare nei confronti del dipendente nel momento in cui viene licenziato o comunque si risolve il contratto di lavoro.

Alla cessazione del rapporto il datore di lavoro è tenuto per legge a corrispondere le retribuzioni dell’ultimo periodo di lavoro, il TFR (trattamento di fine rapporto), i ratei di mensilità aggiuntive, le indennità per ferie non godute e, se il licenziamento è avvenuto con effetto immediato, l’indennità sostitutiva del preavviso (salvo nel caso di licenziamento in tronco, ossia per “giusta causa”).

In aggiunta a questi importi l’azienda può anche riconoscere altri emolumenti in base ad accordi personali o a quanto previsto nel Contratto Collettivo di lavoro: è il caso, ad esempio degli incentivi all’esodo e i corrispettivi del patto di non concorrenza e di stabilità.

Al momento della risoluzione del rapporto può altresì succedere che il datore di lavoro debba effettuare delle trattenute sulla retribuzione lorda (ad esempio in caso di cessazione del lavoratore nel corso del mese o di avvenuta fruizione di ferie non ancora maturate) o netta del lavoratore (ad esempio trattenute di carattere straordinario a titolo di penale per il mancato rispetto di patti, di risarcimento di danni, di indennità di mancato preavviso o per cessione di crediti di lavoro).

All’atto del pagamento delle competenze di fine rapporto il datore di lavoro effettua le ritenute contributive e fiscali sulle somme erogate, seguendo regole di prelievo diverse a seconda del tipo di emolumento in pagamento. A tal proposito deve tenersi presente che le trattenute dal lordo riducono l’imponibile contributivo e fiscale, mentre le trattenute dal netto non hanno incidenza sulle somme imponibili.

Tali somme sono soggette a prelievo fiscale, salvo nel caso in cui le stesse abbiano natura risarcitoria (cioè corrisposte a titolo di indennizzo come, per esempio, avviene a seguito di una causa).

Quietanza liberatoria

Per prassi a fine rapporto il datore di lavoro può far sottoscrivere al lavoratore una quietanza liberatoria (o quietanza a saldo) vale a dire una dichiarazione in cui il lavoratore attesta di avere percepito una determinata somma a totale soddisfacimento di ogni sua spettanza e di non aver altro da pretendere dal proprio datore di lavoro.

Se però il lavoratore, per un errore di valutazione e di calcolo, dovesse accorgersi, solo in un successivo momento, di aver diritto ad ulteriori somme, l’aver firmato tale quietanza non gli pregiudica la possibilità di agire anche attraverso il tribunale [1]. Ciò non vale solo nel caso in cui tale dichiarazione ha la natura di un atto di transazione se esprime la specifica e consapevole volontà di privarsi di diritti specifici e determinati: a tal fine, però, è necessario che il lavoratore sia consapevole dei diritti a cui va a rinunciare [2].

note

[1] Cass. sent. n. 15371/2003.

[2] Cass. sent. n. 11536/2006; Cass. sent. n. 4442/1999.

Autore immagine: 123rf com


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