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Finta separazione consensuale: revocabile il trasferimento di casa

18 novembre 2015


Finta separazione consensuale: revocabile il trasferimento di casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 novembre 2015



Debiti: sì all’azione revocatoria contro la cessione dell’immobile all’ex moglie, a seguito di separazione consensuale, per evitare il pignoramento.

 

Inutile separarsi consensualmente e trasferire l’immobile alla ex moglie solo per sottrarlo al pignoramento da parte dei creditori: la cessione è ugualmente revocabile e il bene può essere aggredito dai creditori. A dirlo è una recente sentenza del Tribunale di Milano [1].

Ha vita breve l’accordo tra i due coniugi che, all’esito di una separazione consensuale, tentano di far passare il trasferimento della casa, dall’uno all’altro coniuge, come una misura assistenziale di mantenimento quando, invece, lo scopo effettivo è di sottrarre il bene al pignoramento dei creditori. L’atto di trasferimento immobiliare operato in esecuzione di una separazione consensuale tra coniugi – si legge nella sentenza in commento – può essere revocato se lede i diritti dei creditori.

In forza di tale principio, il tribunale ha revocato il trasferimento di un appartamento che un uomo aveva disposto in favore dell’ex moglie in esecuzione di un accordo di separazione consensuale, tra i due siglato e fatto omologare dal tribunale. Il punto è che l’accordo è sembrato, al tribunale, un vero e proprio espediente per far sì che i creditori non trovassero nulla da pignorare e vendere all’asta.

Solo ieri la Cassazione ha ricordato che l’azione revocatoria di un atto a titolo gratuito (come la donazione tra parenti) può essere facilmente revocata se viene fornita la prova dell’intento, da parte del debitore, di arrecare un danno al creditore mediante l’atto di trasferimento: danno consistente nella semplice diminuzione del proprio patrimonio. In altre parole, per il creditore è sufficiente dimostrare che, all’esito della cessione dell’immobile, i beni da pignorare sono ridotti notevolmente, rendendo impossibile il recupero del credito.

Nel caso di trasferimento a titolo oneroso, invece, è sufficiente che il debitore alienante e il terzo acquirente (la moglie) siano a conoscenza della diminuzione della garanzia per la riduzione della consistenza patrimoniale del primo; non è necessario che vi sia una collusione tra di essi, né occorre che il terzo (la moglie) sia a conoscenza del debito del marito. Per cui, nella fattispecie in esame, non è necessaria la prova della conoscenza da parte della ex moglie dello specifico credito vantato dal soggetto che chiede la revocatoria.

In sintesi: anche in questo caso la revocatoria è estremamente facile se il creditore dimostra che, a seguito della separazione consensuale tra i coniugi, i beni del debitore si sono considerevolmente ridotti, tanto da impedire la possibilità di esecuzioni forzate.

note

[1] Trib. Milano sent. n. 6784/2015 del 1.06.2015.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO

SECONDA SEZIONE CIVILE

in composizione monocratica, in persona del giudice dott. Guido Macripò, ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al numero di ruolo generale sopra riportato, promossa con citazione notificata in data 7.5.13

DA

LA. S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Milano viale (…) presso l’avv. An.Fe., che la rappresenta e difende per procura a margine della citazione,

attrice CONTRO

Co.An., elettivamente domiciliata in Milano corso (…) presso l’avv. Ma.Br., che la rappresenta e difende per procura in calce alla copia notificata della citazione,

convenuta E CONTRO

Qu.El., elettivamente domiciliata in Milano corso di Porta (…) presso l’avv. Gi.Be., che lo rappresenta e difende per procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta,

convenuto
OGGETTO: azione revocatoria ordinaria. MOTIVI DELLA DECISIONE

La società attrice LA. S.r.l., premesso di essere creditrice del convenuto El.QU., chiede dichiararsi l’inefficacia ex art. 2901 c.c. del trasferimento immobiliare avvenuto in data 29.7.10; in particolare, deduce di essere creditrice di somme dovute in forza del contratto di locazione stipulato in data 8.10.08 in quanto il convenuto si è reso inadempiente al pagamento di quanto dovuto, continuando ad occupare l’immobile sine titillo anche a seguito della convalida di sfratto; deduce, altresì, di aver ottenuto il decreto ingiuntivo n. 9608/12 di importo pari a Euro 33.825,39, oltre interessi e spese

legali, emesso dal Tribunale di Milano in data 26.1.12, e di aver iniziato azione esecutiva per il recupero del credito vantato; espone di aver appreso, tuttavia, che in data 29.07.10 il Qu. aveva effettuato un trasferimento avente ad oggetto l’unico immobile di cui era intestatario al coniuge convenuto An.CO. in esecuzione della separazione consensuale dei medesimi. Si sono costituiti i convenuti El.QU. e An.CO., contestando quanto ex adverso dedotto e chiedendo il rigetto della domande attorea. Va osservato che i presupposti per l’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria consistono nell’esistenza di un credito dell’attore verso il disponente, anche ove si tratti di un credito litigioso; nell’effettività del danno, inteso come lesione della garanzia patrimoniale a seguito del compimento da parte del debitore dell’atto traslativo, con la precisazione che l’azione tende non solo a ricostituire la garanzia generica assicurata al creditore dal patrimonio del suo debitore, ma anche ad assicurare uno stato di maggiore fruttuosità e speditezza dell’azione esecutiva diretta a far valere detta garanzia, sicché è sufficiente ad integrare l’eventus damni anche una variazione meramente qualitativa del patrimonio del debitore; infine, nella ricorrenza, in capo al debitore – ed anche in capo al terzo se si tratta di atto a titolo oneroso – della consapevolezza che l’atto di disposizione diminuisce la consistenza delle garanzie spettanti ai creditori; con riferimento alla posizione dei subacquirenti, o terzi mediati, l’art. 2901 ultimo comma c.c. prevede che l’inefficacia dell’atto si estenda e pregiudichi i diritti dagli acquistati a titolo oneroso solo se sussista la mala fede.

Sotto il primo profilo, è sufficiente evidenziare che parte attrice ha documentato di essere creditrice del convenuto QU. delle somme sopra specificate: e in particolare, il Qu. aveva stipulato in data 8.10.08 un contratto di locazione ad uso abitativo con l’attrice (v. doc. n. 1 attrice), in seguito si è reso inadempiente al pagamento dei canoni, cosicché l’attrice dopo averlo messo in mora, otteneva in data 15.12.09 la convalida dello sfratto intimato (v. doc. n. 4 attrice), rimanendo creditrice dell’importo di Euro 16.200,00, credito poi consacrato nel decreto ingiuntivo n. 9608/12

emesso in data 13.3.12 per l’importo di Euro 33.825,39, oltre interessi e spese, dal Tribunale di Milano.

Ricorre, inoltre, l’elemento del danno in considerazione della circostanza che, attraverso l’atto impugnato, è incontestabilmente mutato il patrimonio del convenuto, il quale si è spogliato di ogni bene immobile a lui intestato.

Ai fini della revocabilità dell’atto è sufficiente poter affermare che il debitore fosse a conoscenza, al momento dell’atto dispositivo, dell’idoneità lesiva dell’atto e cioè di pregiudicare, con tale atto, le aspettative del proprio creditore.

Dalla documentazione prodotta in atti – e in particolare dalle missive di messa in mora inviategli dal legale della società attrice in data 30.6.09 (v. doc. n. 2 attrice) e in data 27.10.09 (v. doc. n. 3 attrice) e dalla intimazione di sfratto per morosità in data 9.11.09 (v. doc. n. 4 attrice) – emerge che il debitore convenuto QU. fosse ben a conoscenza del debito – e dell’entità ipotizzata del medesimo – nei confronti della società attrice.

Pertanto, risulta provata la consapevolezza da parte del debitore convenuto del pregiudizio che l’atto impugnato, effettuato in data 29.07.10 arrecava alle ragioni dei creditori e in particolare della società attrice.

Rileva il Tribunale che (v. Cass. n. 1144/15) è ammissibile l’azione revocatoria ordinaria del trasferimento di immobile, effettuato da un genitore in favore della prole in ottemperanza ai patti assunti in sede di separazione consensuale omologata, poiché esso trae origine dalla libera determinazione del coniuge e diviene “dovuto” solo in conseguenza dell’impegno assunto in costanza dell’esposizione debitoria nei confronti di un terzo creditore, sicché l’accordo separativo

costituisce esso stesso parte dell’operazione revocabile e non fonte di obbligo idoneo a giustificare l’applicazione dell’art. 2901 comma 3 c.c. Orbene, a voler ritenere che, ai fini dell’azione revocatoria nei confronti dell’atto con cui il debitore, a seguito della separazione dal coniuge, abbia trasferito a quest’ultimo la proprietà di un bene, in adempimento del proprio obbligo di mantenimento nei confronti del coniuge e dei figli, l’attribuzione debba qualificarsi a titolo oneroso, e che quindi sia da provare anche la consapevolezza del terzo, osserva il Tribunale che (v. Cass. n. 16825/13) è sufficiente la consapevolezza, del debitore alienante e del terzo acquirente, della diminuzione della garanzia generica per la riduzione della consistenza patrimoniale del primo, non essendo necessaria la collusione tra gli stessi, né occorrendo la conoscenza, da parte del terzo, dello specifico credito per cui è proposta l’azione, invece richiesta qualora quest’ultima abbia ad oggetto un atto, a titolo oneroso, anteriore al sorgere di detto credito; per cui, nella fattispecie in esame, non è necessaria la prova della conoscenza da parte della Co. dello specifico credito vantato dell’attrice; osserva, inoltre, il Tribunale che (v. Cass. n. 17327/11) la prova del predetto atteggiamento soggettivo può essere fornita tramite presunzioni.

Ed allora, nella fattispecie in esame risulta in primo luogo che il terzo è il coniuge del debitore disponente, quindi un soggetto legato al debitore da un vincolo molto stretto; peraltro, benché separati di fatto, i due erano comunque legati dalla circostanza di essere i genitori di due figli; in secondo luogo, dal tenore dell’atto impugnato (v. doc. n. 10 attrice) emerge che la moglie era bene a conoscenza di problemi del marito relativi alla situazione economica e alla situazione debitoria, poiché in esso si dà atto che sull’immobile che viene ceduto sussiste un’ipoteca giudiziale, e non volontaria, sin dal 1.8.06 della Ba.An. ed inoltre sussistono un pignoramento trascritto nel 2007 e un pignoramento trascritto nel 2008; peraltro, la Co. stessa, già titolare della metà dell’immobile, afferma di essere venuta a conoscenza nel 2008 di tali atti esecutivi ed inoltre deduce nella comparsa di costituzione e risposta che il pagamento degli alimenti ai figli minori non è mai stato costante e molto spesso gli assegni consegnati alla stessa dal marito risultavano insoluti.

Pertanto, sussistendo tutti presupposti richiesti dalla art. 2901 c.c. con riferimento all’atto dispositivo impugnato, la domanda attorea va accolta.

Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo. P.Q.M.

il Tribunale di Milano, sezione seconda civile, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando, ogni altra domanda, istanza o eccezione disattesa, così provvede:

– revoca e, per l’effetto, dichiara inefficace nei confronti della società LA. S.r.l. l’atto di trasferimento immobiliare in esecuzione di separazione consensuale dei coniugi El.QU. e An.CO. in data 29.7.10, ricevuto dal notaio dott. Um.Aj., rep. 55811 racc. 9217, trascritto presso la conservatoria dei registri immobiliari di Milano 1 in data 4.8.10 ai nn. 49278 reg. gen. e 31177 reg. part.;

– ordina al competente conservatore dei registri immobiliari l’annotazione della presente sentenza ai sensi dell’art. 2655 c.c.;

– condanna El.QU. e An.CO., in solido tra loro, a rimborsare alla società LA. S.r.l. le spese di giudizio, che si liquidano nell’importo di Euro 7.854,00, di cui Euro 7.254,00 per compenso ed Euro 600,00 per spese, oltre al rimborso spese forfetarie e agli accessori di legge.

Così deciso in Milano il 6 maggio 2015.

Depositata in Cancelleria l’1 giugno 2015.

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