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Palo della luce e cavi elettrici su proprietà privata: come rimuoverli

18 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 novembre 2015



Cavi elettrici, pali della luce, elettrodotti in aree private: rimozione e spostamenti, costi, accesso del gestore sul fondo.

Pali della luce: rimuoverli può essere difficile, lungo e costoso, ma non impossibile. Ogni proprietario è tenuto a consentire il passaggio per i suoi fondi delle condutture elettriche [1]. È tenuto, cioè, a sopportare la presenza del palo della luce o il passaggio dell’elettrodotto sulla sua proprietà o al di sotto di essa. Tale stato di cose può essere sancito da un accordo contrattuale tra il proprietario (e quindi con il suo consenso) e l’ente gestore o può essere imposto al proprietario dall’ente gestore mediante un provvedimento dell’autorità giudiziaria o amministrativa che lo legittimi al compimento di quel tipo di attività.

Richiesta di rimozione o di spostamento

La normativa vigente consente di ottenere la rimozione del palo della luce, così come della cassetta dell’Enel, senza dover sostenere alcuna spesa, purché la richiesta sia motivata. Deve essere, cioè provata la necessità della rimozione o dello spostamento [2]. I motivi di accoglimento della pretesa sono, ad esempio:

– la necessità di dover eseguire lavori sul fondo;

– la dimostrazione della mancata utilizzazione da parte dell’ente gestore del palo della luce o degli altri manufatti;

– la dimostrazione che la presenza del manufatto nel fondo è dannosa per il fondo stesso.

 

Il proprietario del fondo può eseguire qualunque innovazione, costruzione o impianto, anche se ciò implichi la rimozione o lo spostamento delle condutture, degli appoggi dell’elettrodotto, degli impianti e dei fili [3]. Ciò, salvo che sia diversamente stabilito nel contratto, nell’autorizzazione o nel provvedimento delle autorità. Il proprietario del fondo che chiede lo spostamento del palo, delle condutture, ecc…, è tenuto a mettere a disposizione dell’ente gestore un’altra porzione della sua proprietà ugualmente idonea allo scopo [4].

I costi

In caso di rimozione o di spostamento, il proprietario del fondo non deve alcun indennizzo o rimborso al gestore [5]. In termini pratici, tuttavia, l’addebito dei costi non è così netto. È necessario analizzare caso per caso in quanto tutto dipende dal contratto stipulato o dal provvedimento ottenuto dall’ente gestore, oltre che dal motivo per il quale il proprietario chiede lo spostamento dei manufatti: più in particolare, se quest’ultimo chiede lo spostamento nell’ambito di una ristrutturazione necessaria e inevitabile, l’ente gestore deve provvedere a proprie spese; se il proprietario chiede la rimozione o lo spostamento per motivi estetici o comunque in assenza di una reale necessità o ragione, allora il costo dei lavori grava su di lui.

Accesso del gestore nel fondo

Il proprietario non può impedire l’ingresso nel fondo a personale dell’ente gestore che dimostri la necessità di accedervi per l’installazione, riparazione e manutenzione degli impianti [6]. Tuttavia l’ente gestore del servizio dovrà accordarsi con il proprietario del fondo circa i tempi e i modi dell’accesso del personale. Qualora il proprietario impedisca l’accesso al fondo, l’ente gestore potrà ottenere un provvedimento amministrativo che espressamente autorizzi all’ingresso nella proprietà.

note

[1] Art. 1056 cod. civ.

[2] Il Tribunale di Lecce, sent. n. 271/13 ha stabilito che : “Il proprietario dell’immobile gravato dall’appoggio di cavi, fili o impianti installati dal gestore telefonico, che intenda effettuare lavori di innovazione o manutenzione dell’immobile, ha il diritto a veder rimuovere gli impianti predetti, fornendo la prova della necessità della rimozione per la realizzazione degli interventi predetti e sempre che non vi sia un divieto di rimozione degli impianti, espressamente stabilito nell’autorizzazione o nel provvedimento amministrativo che ha costituito la servitù”.

[3] Art. 92, d.lgs. n. 259/03 e art. 122, r.d. n. 175/33.

[4] Art. 1068 cod. civ.

[5] Art. 92, d.lgs. n. 259/03 e art. 122, r.d. n. 175/33.

[6] Art. 91, co. 4, D.lgs. n. 259/2003.


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