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Lo sai che? Cartelle di pagamento e intimazioni di Equitalia: quali differenze?

Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2015

Una guida per i contribuenti utile a comprendere le differenze tra la cartella esattoriale e l’intimazione di pagamento notificata dall’Agente della riscossione.

Probabilmente, almeno una volta nella vita, ogni cittadino italiano si sarà visto notificare quegli atti di colore bianco ed azzurro o grigio scuro provenienti da Equitalia e nei quali viene richiesto il pagamento di sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada (le cosiddette “multe”) e/o tasse e/o contributi previdenziali dovuti a Inps e/o Inail.

È assai opportuno conoscere la differenza tra cartella di pagamento ed intimazione di pagamento troppo spesso confuse dal contribuente. Si tratta, invece, di atti distinti che, nella sequenza temporale prevista dalla legge, hanno uno scopo diverso.

La cartella di pagamento è il primo atto che Equitalia invia al contribuente e che ha lo scopo di avvertirlo della pendenza di pagamento non assolta dal contribuente medesimo.

Essa assume il ruolo del precetto e avverte il contribuente che se dovesse mancare il pagamento nel termine di sessanta giorni dalla sua notificazione, verrà avviata la procedura di riscossione coattiva (con la possibilità di eseguire fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti).

Questa procedura, però, è in via di estinzione poiché per le tasse e i contributi previdenziali dal 1° luglio 2011 non è più prevista la notificazione della cartella: infatti, dopo la notificazione dell’avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate (denominato avviso di addebito per gli atti notificati da Inps o Inail relativamente ai contributi previdenziali) si passa direttamente, decorso il termine concesso per il pagamento, alla fase della riscossione coattiva (affidata ad Equitalia attraverso il pignoramento di stipendi o pensioni o altri beni mobili o immobili accompagnato eventualmente dalle misure cautelari del fermo o dell’ipoteca). In tal caso, Equitalia invia un semplice avviso in cui comunica al contribuente di aver preso in carico la riscossione delle suddette somme.

La cartella, perciò, con la sua funzione di ulteriore invito (meglio sarebbe dire di intimazione) al pagamento prima dell’inizio della fase esecutiva, sparirà salvo che per le cosiddette “multe”.

Non sparirà, invece, né per le tasse, né per i contributi, né per le “multe” l’intimazione di pagamento che è l’atto che Equitalia è obbligata a notificare al contribuente prima di pignorare i suoi beni nel solo in caso in cui sia passato più di un anno dalla notificazione della cartella.

Spesso confusa con la cartella, l’intimazione di pagamento è invece un atto eventuale (viene notificato, infatti, solo se dalla notificazione della cartella è passato più di un anno) e ha lo scopo di avvertire il contribuente che decorsi cinque giorni dal suo invio si comincerà senz’altro l’esecuzione ove mancasse il pagamento di quegli importi che furono già oggetto, in passato, della notificazione della cartella (e, prima ancora, di avvisi di accertamento relativi a imposte o tasse o avvisi di addebito relativi a contributi previdenziali o verbali di accertamento di violazioni al Codice della Strada).

Come distinguere cartella di pagamento da intimazione?

Essenzialmente dal fatto che è indicato sull’atto se si tratta di cartella o intimazione (è specificato espressamente sulla prima pagina dell’atto).

Inoltre, l’intimazione richiama al suo interno la data di notificazione della precedente cartella (o del precedente avviso di accertamento o avviso di addebito considerato che, come detto, la cartella ormai non sarà più notificata per tasse e contributi), mentre la cartella può evidentemente richiamare (essendo inviata prima dell’intimazione) solo la data di notificazione del precedente avviso di accertamento o avviso di addebito o verbale di accertamento.


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