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L’affidamento dell’incarico di progettazione dell’opera edilizia

21 Novembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 21 Novembre 2015



Permesso di costruire e firma del progetto e la direzione dei lavori per fabbricati a uso civile abitazione: il caso dei geometri e periti edili.

La progettazione dell’opera edilizia deve essere affidata ad un professionista iscritto all’albo, abilitato in relazione alla natura ed all’importanza della costruzione.

Secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato è fatto divieto ai geometri (e periti edili) di sottoscrivere progetti e compiere la direzione dei lavori per i fabbricati ad uso di civile abitazione, qualora vengano utilizzate strutture in cemento armato e quando le dimensioni del fabbricato non siano «modeste» (vedi C. Stato, sez. V: 31 gennaio 2001, n. 348; 13 gennaio 1999, n. 25 e 8 giugno 1998, n. 779).

Quanto alle norme che regolano la competenza professionale dei geometri, le disposizioni fondamentali sono date dall’art. 16 del R.D. 11-2-1929, n. 274 che, alle lettere l) ed m), affida ai suddetti professionisti il «progetto, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili» (lettera m) e il «progetto, direzione, sorveglianza e liquidazione di costruzioni rurali e di edifici per uso d’industrie agricole, di limitata importanza, di struttura ordinaria, comprese piccole costruzioni accessorie in cemento armato, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che, per la loro destinazione, non possano comunque implicare pericolo per la incolumità delle persone» (lettera l).

Dette disposizioni vanno poi integrate con quelle di cui:

—  all’art. 1 del R.D. 16-11-1939, n. 2229, secondo cui «ogni opera di conglomerato cementizio semplice od armato, la cui stabilità possa comunque interessare l’incolumità delle persone, deve essere costruita in base ad un progetto esecutivo, firmato da un ingegnere ovvero da un architetto iscritto nell’albo, nei limiti delle rispettive attribuzioni»;

—  all’art. 57 della legge 2-3-1949, n. 144, relativa alle tariffe professionali dei geometri, che ribadisce il limite delle «modeste costruzioni civili ed in particolare, le case di abitazione comuni ed economiche, costruzioni asismiche e a due piani senza ossature in cemento armato o ferro, edifici pubblici»;

—  all’art. 64, 2° e 3° comma, del T.U. n. 380/2001, che demanda la progettazione esecutiva e la direzione dei lavori, per le opere in cemento armato ed a struttura metallica, ad «un tecnico abilitato, iscritto nel relativo albo, nei limiti delle proprie competenze stabilite dalle leggi sugli ordini e collegi professionali».

Non vi è, dunque, un divieto assoluto — per i geometri e periti edili — di sottoscrivere progetti di opere in cemento armato, ma tale possibilità deve ritenersi limitata a manufatti modesti ed accessori.

La genericità e la atecnicità del termine «modesta costruzione» hanno obbligato i giudici amministrativi a sviluppare dei criteri per qualificare il superamento o meno del parametro indicato dalla legge ed i riferimenti più comunemente utilizzati sono tre e riguardano la dimensione dell’opera (volume, altezza ecc.), la sua complessità e il valore economico della stessa.

I manufatti in cemento armato che possono essere realizzati dai geometri, dunque, sono le costruzioni rurali e le opere civili, con la specificazione che queste ultime: devono essere di entità modesta (secondo i parametri anzidetti), devono avere natura accessoria e, per la loro destinazione, non devono comportare pericolo per la incolumità delle persone.

In giurisprudenza

—  «Nel nuovo quadro normativo, ai sensi dell’art. 2 L. 5 novembre 1971, n. 1086, è caduta la preclusione assoluta alla possibilità dei geometri di effettuare l’attività di progettazione per le opere in cemento armato, dovendosi riconoscere la competenza di tale categoria professionale per le costruzioni rurali e per le opere civili di modeste dimensioni.

Per valutare l’idoneità del geometra a firmare il progetto di un’opera edilizia che comporta l’uso del cemento armato, occorre considerare le concrete caratteristiche dell’intervento, anche alla luce dell’evoluzione tecnica ed economica del settore edilizio, senza che a tal fine possano soccorrere prefissati criteri rigidi e fissi» (C. Stato, sez. V, 31 gennaio 2001, n. 348, in Riv. giur. edilizia, 2001, I, 447).

—  «Anche quando è ammessa la competenza del geometra per la progettazione in strutture di cemento armato, tale competenza è comunque limitata alle opere di dimensioni minori, sicché per valutare l’ido-neità del geometra a firmare il progetto di natura edilizia che comporta l’uso del cemento armato oc-corre considerare le specifiche caratteristiche dell’in-tervento, al fine di ammetterla solo se si tratti di opera di modeste dimensioni; la competenza dei geometri, intatti, è limitata alle sue costruzioni minori, di mo-deste dimensioni, con divieto di progetto di opere per cui vi sia impiego di cemento armato, tale da implica-re un pregiudizio alle persone in caso di difetto strut-turale, stante anche l’evidente favore che le varie norme pongono per la competenza esclusiva dei tec-nici laureati» (C. Stato, sez. VI, 13 giugno 2005, n. 3085).

—  «Non tutte le opere con impiego di cemento armato sono precluse alla progettazione dei geometri, ma solo quelle in cui, in relazione alla loro destinazione, il predetto impiego può comportare pericolo per l’incolumità delle persone. Pertanto, è illegittima la concessione edilizia rilasciata per la costruzione di un’abitazione di 5.138,80 mc., su tre piani, sulla base di un progetto redatto da un geometra, in quanto la progettazione di una costruzione articolata su più piani, con struttura portante in cemento armato e, comunque, destinata all’abitazione delle persone, deve ritenersi riservata ai tecnici laureati» (C. Stato, sez. V, 13 gennaio 1999, n. 25, in Urbanistica e Appalti, 1999, 1327).

—  «È legittimo il diniego di rilascio del permesso di costruire per la realizzazione di un manufatto, che sia motivato con riferimento al fatto che il relativo progetto è stato redatto da un geometra, e non già da un tecnico abilitato ingegnere o architetto, nel caso in cui la progettazione abbia ad oggetto un edificio residenziale che, per struttura dell’edificio e per modalità costruttive, non è possibile ricondurre alla nozione di «modesta costruzione civile», ex art. 16, lett. m), R.D. 11 febbraio 1929 n. 274 (regolamento per la professione di geometria)» (T.a.r. Abruzzo, sez. Pescara, 16 novembre 2010, n. 1213, in P.Q.M., 2010, fasc. 3, 102).

Appare utile, per il rilievo della questione, riportare integralmente le argomentazioni svolte, in proposito dal Consiglio di Stato:

  1. a) nella sentenza n. 25/1989

«Secondo la giurisprudenza di questo Consiglio (C. Stato, sez. V, 12 novembre 1985, n. 390) la competenza dei geometri è limitata, per gli edifici destinati a civile abitazione, alle costruzioni di modeste dimensioni, e comunque sono precluse alla progettazione dei geometri le opere per cui vi sia impiego di cemento armato che possa comportare, in relazione alla destinazione dell’opera, pericolo per l’incolumità delle persone.

Tale conclusione si fonda sulla base dell’art. 16 del R.D. 11 febbraio 1929, n. 274 (che determina «l’oggetto ed i limiti dell’esercizio professionale di geometra) …; dell’art. 1 del R.D. 16 novembre 1939, n. 2229 …; degli artt. 1 e 2 della legge 5 novembre 1971, n. 1086 …; dell’art. 57 della legge 2 marzo 1949, n. 144 ….

Alla stregua di tali canoni normativi, e sulla base dell’orientamento giurisprudenziale di questo Consiglio sopra ricordato, risulta dunque la preclusione, per i geometri, della progettazione di costruzioni di civile abitazione che eccedano le «modeste dimensioni», o che abbiano comunque un’ossatura in cemento armato o in ferro potenzialmente pericolosa, in caso di difetto strutturale, per l’incolumità delle persone.

Queste previsioni normative generiche sono state specificate, dalla giurisprudenza, in relazione ad elementi quanti-qualitativi (e con rilievo prevalente degli indici del primo tipo ai fini dell’individuazione limite della «modesta entità» della costruzione).

Tra gli elementi quantitativi vengono in primo luogo in rilievo la volumetria dell’opera, quindi la sua altezza ed il numero di piani (si veda, in proposito, anche il limite di due indicato nel citato art. 57); tra quelli qualitativi, rileva primieramente «la circostanza che nel progetto venga o meno previsto l’impiego del cemento armato» (C. Stato, sez. V, 390/85).

Dall’esegesi sistematica del R.D. 2229/39 e della legge 1086/71, la citata giurisprudenza ha tratto la conclusione che «non tutte le opere con impiego di cemento armato sono precluse alla progettazione dei geometri, ma solo quelle in cui, in relazione alla loro destinazione, il predetto impiego può comportare pericolo per la incolumità delle persone»: il che tendenzialmente avviene per le costruzioni destinate a civile abitazione, progettate su più piani.

Per quanto invece attiene alla specificazione del limite quantitativo della «modesta entità» dell’opera — che comunque deve essere rispettato anche a prescindere da quanto si è sopra osservato a proposito della pericolosità della struttura portante in cemento armato — la citata giurisprudenza si è attestata sulla soglia discriminatoria dei 5.000 mc.

Trattasi evidentemente, di un limite pratico che non ha carattere assoluto, ma che si combina con la valutazione dei menzionati elementi qualitativi dell’opera.

Mentre dunque anche un’opera di poco eccedente tale volumetria, la cui costruzione non preveda però l’uso del cemento armato o che non sia destinata a civile abitazione, può essere progettata da un geometra, al contrario invece la progettazione di una costruzione prossima a tale soglia, ma articolata su più piani, e dunque con struttura portante in cemento armato, comunque destinata all’abitazione delle persone, deve ritenersi riservata ai tecnici laureati (ingegneri ed architetti)…

Si aggiunga, infine, ad abundantiam, che — sempre alla stregua del citato orientamento giurisprudenziale di questo Consiglio, dal quale il Collegio non ravvisa ragioni per discostarsi — nei casi dubbi vige un favor per la competenza esclusiva dei tecnici laureati (giustificato da evidenti ragioni di tutela della pubblica incolumità), dovendo in tali casi l’Amministrazione concedente «specificare nella concessione edilizia i motivi per cui (ritiene) sufficiente la redazione dei … progetti da parte di un geometra», ed altresì «congruamente esplicitare le predette ragioni, almeno nei casi in cui le caratteristiche del progetto siano oggettivamente tali da far sorgere dubbi sui limiti delle competenze professionali del progettista»;

  1. b) nella sentenza n. 348/2001

«-La Sezione ha ripetutamente chiarito che per gli edifici destinati a civile abitazione, la competenza dei geometri è limitata alle sole costruzioni di modeste dimensioni, con divieto di progettare opere per cui vi sia impiego di cemento armato, tale da implicare, in relazione alla destinazione dell’opera, un pericolo per l’incolumità della persona in caso di difetto strutturale, stante l’evidente favore che le varie norme pongono per la competenza esclusiva dei tecnici laureati, nonché l’obbligo della p.a., in sede di rilascio della concessione edilizia, di motivare congruamente in ordine alla sufficienza della redazione di un progetto da parte di un geometra (C. Stato, sez. V, 13 gennaio 1999, n. 25).

La competenza dei geometri per la realizzazione in cemento armato di piccole costruzioni accessorie di edifici rurali deve essere estesa, ai sensi dell’art. 16 R.D. 11 febbraio 1929, n. 274, anche alle opere accessorie alle costruzioni civili, fermo restando che deve trattarsi di costruzioni di dimensioni esigue e tali da non presentare particolari problemi strutturali (C. Stato, sez. V, 8 giugno 1998, n. 779).

Secondo tale pronuncia, non rientra nella competenza professionale del geometra la progettazione e la realizzazione di opere in cemento armato che eccedano i limiti posti dagli artt. 16 ss. R.D. 11 febbraio 1929 n. 274, ossia le piccole costruzioni accessorie di edifici rurali e per uso di industrie agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e non costituiscano comunque pericolo per l’incolumità delle persone (nella specie, è stato ritenuto illegittimo il progetto firmato da un geometra per la realizzazione di un grande capannone industriale, poggiante su una fondazione di pali e pilastri in cemento armato e con solai in laterocemento, e comunque, di natura e dimensioni tali da non poter essere definito come una modesta costruzione civile).

Questo rigoroso orientamento è solo in parte contrastato da altre pronunce, secondo le quali dal complesso normativo risultante dal R.D. 16 novembre 1939 n. 2229 e dalle leggi 5 novembre 1971 n. 1086, 2 febbraio 1974 n. 64 e 2 marzo 1949 n. 144, si deve trarre la conclusione che ai tecnici diplomati non è preclusa in assoluto la progettazione di strutture in cemento armato; anzi la stessa è specificamente prevista e consentita sempre che si mantenga nei limiti della competenza come determinata nella rispettiva disciplina professionale: ne consegue che la competenza dei geometri alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili non trova alcuna limitazione o preclusione nella relativa struttura in cemento armato e dovendo anzi tenersi conto della specifica cultura di tali professionisti accresciuta dall’evoluzione delle relative conoscenze tecniche (C. Stato, sez. IV, 9 agosto 1997, n. 784).

Infatti, anche tale decisione circoscrive il proprio campo di azione alle opere di dimensioni minori, senza generalizzare la competenza progettuale dei geometri: poiché l’art. 16, lett. m), R.D. 11 febbraio 1929 n. 274, concernente l’ordinamento professionale dei geometri, consente l’attività di progettazione, direzione e vigilanza di «modeste costruzioni civili» senza ulteriori specificazioni, rientra nella competenza dei geometri anche la progettazione di costruzioni in cemento armato, purché tali costruzioni, sotto il profilo tecnico-qualitativo, rientrino, per i problemi tecnici che implicano, nella loro preparazione professionale».

Più restrittivo è il costante orientamento della giurisprudenza delle Sezioni civili della Cassazione, che esclude la competenza dei geometri per qualsiasi costruzione civile in cemento armato:

—  «I geometri, in base alla normativa vigente (R.D. 16-11-1939, n. 2229; legge 5-11-1971, n. 1086 e legge 2-2-1974, n. 64), non possono progettare costruzioni in cemento armato, salvo che si tratti delle piccole costruzioni rurali indicate nell’art. 16, lett. m), del R.D. 11-2-1929, n. 274 (Cass. civ., sez. II n. 125 del 4 gennaio 1995).

—  «A norma dell’art. 16, lett. m), del R.D. 11 febbraio 1929, n. 274, la competenza dei geometri è limitata alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione di quelle che comportino l’adozione anche parziale di strutture in cemento armato, mentre in via di eccezione, si estende anche a queste strutture, a norma della lett. l) del medesimo articolo, solo con riguardo alle piccole costruzioni accessorie nell’ambito degli edifici rurali o destinati alle industrie agricole che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per le persone, restando quindi comunque esclusa la suddetta competenza nel campo delle costruzioni civili ove si adottino strutture in cemento armato, la cui progettazione e direzione qualunque ne sia l’importanza è pertanto riservata solo agli ingegneri e architetti iscritti nei relativi albi professionali» (Cass. civ., sez. II: n. 2861 del 2 aprile 1997; n. 5873 del 9 maggio 2000 e n. 17028 del 26 luglio 2006).

—  «Tanto la progettazione quanto l’esecuzione di opere in conglomerato cementizio, semplice ed armato, riservata per legge agli ingegneri ed agli architetti, esulano dalla competenza professionale dei geometri, cui è riconosciuta esclusivamente la facoltà (ex art. 16, lettera L, del regolamento di cui al R.D. n. 2229 del 1939) di progettare lavori comportanti l’impiego di cemento armato — limitatamente a piccole costruzioni accessorie di edifici rurali ovvero adibiti ad uso di industrie agricole — di limitata importanza, di struttura ordinaria e che non richiedano, comunque, particolari operazioni di calcolo, tali, in definitiva, da non poter comportare per loro destinazione, pericolo alcuno per l’incolumità delle persone» (Cass. civ., Sez. II, n. 10365 del 22 ottobre 1997).

—  «Il R.D. 16 novembre 1939, n. 2229 esclude dalla competenza dei geometri — essendo di competenza di architetti ed ingegneri — i progetti di lavori comportanti l’impiego di cemento armato. Tale disciplina non è mutata dopo le leggi 5 novembre 1971 n. 1068 sulle opere in conglomerato cementizio e 2 febbraio 1974 n. 64 sulle costruzioni in zone sismiche» (Cass. civ. n. 3046 del 30 marzo 1999).

Secondo la giurisprudenza della Cassazione penale, infine, diversamente da quanto affermato in decisioni più risalenti nel tempo (vedi Cass. pen.: sez. VI, 15 aprile 1993, n. 3673, P.M. in proc. Romano e sez. III, 26 novembre 1996, n. 10125, Bormolini), i geometri non possono progettare o dirigere costruzioni in cemento armato di tipo civile, neppure di modesta entità: possono progettare o dirigere costruzioni in cemento armato, solo se sono costruzioni accessorie di tipo rurale e non presentano particolari complessità. La lettera della legge non può lasciar dubbi al riguardo, considerato che l’unica disposizione che abilita i geometri alle opere di cemento armato fa riferimento alle costruzioni rurali o di industria agricola, mentre la disposizione che riguarda le costruzioni civili non menziona assolutamente le opere in cemento armato (in tal senso Cass. pen., sez. III, 6 novembre 2000, Brena).

Diritto-Urbanistico


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