Professionisti La procedura per il rilascio del permesso di costruire

Professionisti Pubblicato il 21 novembre 2015

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La concessione da parte della pubblica amministrazione del permesso di costruire: domanda, fase istruttoria, costitutiva, comunicazione.

La procedura per il rilascio del permesso di costruire — tenuto conto delle disposizioni dell’art. 20 del T.U. n. 380/2001 come modificato dall’art. 5 del D.L. 13-5-2011, n. 70, convertito dalla legge 12-7-2011, n. 106, dall’art. 13 del D.L. 22-6-2012, n. 83, convertito dalla legge 7-8-2012, n. 134 e dall’art. 30 del D.L. 21-6-2013, n. 69, convertito dalla legge 9-8-2013, n. 98 — si svolge attraverso le seguenti fasi:

  1. A) Fase istruttoria

— La domanda deve essere presentata allo sportello unico per l’edilizia, corredata da un’attestazione concernente il titolo di legittimazione e dagli elaborati progettuali richiesti dal regolamento edilizio. La domanda deve essere accompagnata da una dichiarazione del progettista abilitato che asseveri la conformità del progetto agli strumenti urbanistici approvati ed adottati, ai regolamenti edilizi vigenti e alle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, alle norme antisismiche, di sicurezza, anti incendio, igienico-sanitarie nel caso in cui la verifica in ordine a tale conformità non comporti valutazioni tecnico-discrezionali, alle norme relative all’efficienza energetica.

Le modalità di presentazione e i documenti da allegare alla domanda medesima sono specificati dettagliatamente dal regolamento edilizio di ciascun Comune.

Il progetto deve essere redatto in conformità di quanto stabilito dal regolamento e sottoscritto dal richiedente il permesso di costruire e dal progettista.

La legge 18-5-1990, n. 46 ed il relativo regolamento di attuazione approvato con D.P.R. 6-12-1991, n. 447 hanno introdotto norme relative alla redazione dei progetti per gli impianti elettrici, radiotelevisivi ed elettronici, di protezione da scariche atmosferiche, di riscaldamento e di climatizzazione, relativi al trasporto ed all’utilizzazione dei gas all’interno degli edifici, di protezione antincendio.

La materia è attualmente regolata dal capo IV (artt. 107-121) del T.U. n. 380/2001.

La tabella di cantiere, oltre ad indicare gli estremi del permesso di costruire, deve riportare il nome dell’installatore degli impianti ed anche quello del progettista qualora la legge imponga la necessità del progetto.

— Lo sportello unico, entro 10 giorni dalla presentazione della domanda, comunica al richiedente il nominativo del responsabile del procedimento di cui agli artt. 4 e 5 della legge n. 241/1990.

In giurisprudenza:

—  «Nel procedimento per il rilascio della concessione edilizia costituisce motivo di illegittimità per violazione di legge la mancata comunicazione al richiedente del nome del responsabile del procedimento da parte dell’ufficio abilitato a ricevere la domanda prevista dall’art. 4, 2° comma, L. 4 dicembre 1993, n. 493» (C. Stato, sez. II, 8 marzo 1995, n. 2532/95, in Cons. Stato, 1996, I, 116).

— Il Consiglio di Stato ha affermato che l’obbligo di comunicazione di avvio del procedimento è da escludere in un procedimento che ha avuto inizio con la domanda di concessione edilizia, essendo già informato il destinatario del provvedimento dell’esistenza dell’azione amministrativa (C. Stato, sez. V, 23 giugno 2011, n. 3811).

Si ricordi, però, che l’attuale lettera c-ter) dell’art. 8 della legge n. 241/1990, introdotta dall’art. 5, 1° comma, della legge n. 15/2005, ha esteso l’obbligo di comunicazione dell’avvio del procedimento anche ai casi in cui quest’ultimo sia iniziato per l’istanza della stessa parte interessata.

In ogni caso — ai sensi del 2° comma dell’art. 21octies della stessa legge n. 241/1990, introdotto dalla legge n. 15/2005 — «il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell’avvio del procedimento qualora l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato».

— Deve escludersi l’obbligo di comunicazione dell’avvio del procedimento ai proprietari frontisti.

L’art. 7 della legge n. 241/1990 prescrive la necessità della comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo, oltre che «ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi», anche ai soggetti ai quali dal provvedimento «possa derivare un pregiudizio», purché questi ultimi siano «individuati o facilmente individuabili».

Il Consiglio di Stato ha affermato che detto ultimo requisito non ricorre in materia di concessione edilizia (e neppure di nulla-osta paesaggistico), stante l’ampiezza e la eterogeneità degli interessi suscettibili di incisione per effetto dell’atto di assenso (C. Stato, sez. IV: 7 luglio 2011, n. 4075; 31 luglio 2009, n. 4847).

L’esame delle domande deve svolgersi secondo l’ordine cronologico di presentazione.

— Entro 60 giorni dalla presentazione della domanda il responsabile del procedimento deve:

a)- curare l’istruttoria;

b)- acquisire, avvalendosi dello sportello unico, i prescritti pareri degli uffici comunali, nonché dell’Azienda sanitaria locale (nel caso in cui tale parere non possa essere sostituito dall’autocertificazione, poiché il progetto riguarda un intervento di edilizia non residenziale, ovvero la verifica in ordine alla conformità alle norme igienico-sanitarie richiede valutazioni tecnico-discrezionali) o dei Vigili del fuoco (ove necessario in ordine al rispetto della normativa antincendio).

In giurisprudenza:

— «Il parere dell’U.S.L. su istanza di concessione di costruzione edilizia attiene alla conformità del progetto alla normativa che tutela i profili igienico-sanitari dell’attività edilizia; pertanto, è illegittimo il detto parere ove riferito ad aspetti urbanistici della zona costruita, già disciplinati dal piano regolatore generale e comunque rimessi alla verifica della commissione edilizia comunale» (T.a.r. Lazio, sez. I, 12 maggio 1995, n. 797, in Ragiusan, 1995, fasc. 135, 96).

— «In sede di rilascio di concessione edilizia il parere dell’organo sanitario sui progetti delle nuove costruzioni non è vincolante» (T.a.r. Lombardia, sez. Brescia, 1 settembre 1992, n. 946, in Riv. giur. edilizia, 1993, I, 135).

— «Il parere dell’ufficiale sanitario, previsto nell’art. 20 r.d. 27 luglio 1934, n. 1265, può essere acquisito anche successivamente al rilascio del provvedimento autorizzativo, rimuovendone il vizio di illegittimità, data la natura di nulla-osta finalizzato a garantire idonee condizioni igienico-sanitarie propria del parere» (C. Stato, sez. V, 6 agosto 1997, n. 875, in Riv. giur. edilizia, 1998, I, 388).

c) formulare una proposta di provvedimento, corredata da una dettagliata relazione, con la qualificazione tecnico-giuridica dell’intervento richiesto.

Il responsabile del procedimento — entro 30 giorni dalla presentazione della domanda — può richiedere motivatamente, per una sola volta, integrazioni documentali all’interessato, esclusivamente per documenti che non siano già nella disponibilità dell’amministrazione o che questa non possa acquisire autonomamente. Tale richiesta interrompe l’anzidetto termine di 60 giorni, che decorre nuovamente per intero dalla data di presentazione della documentazione integrativa.

In giurisprudenza:

— «In materia edilizia, solo le richieste di integrazione documentali esplicite e formalizzate possono considerarsi tra quelle previste dall’art. 20, 5° comma, D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 ai fini dell’interruzione del termine entro cui la p.a. deve provvedere, posto che la p.a. a posteriori deve essere in grado di dimostrare l’avvenuta richiesta di integrazione procedimentale (nel caso di specie le richieste solo verbali e/o telefoniche e le note poste a margine del fascicolo dalla p.a. non possono ritenersi adeguate)» T.a.r. Sardegna, sez. II, 20 febbraio 2007, n. 167. in Foro amm. – Tar, 2007, 782).

— Il responsabile del procedimento, qualora ritenga che ai fini del rilascio del permesso di costruire sia necessario apportare modifiche di modesta entità rispetto al progetto originario, può, nello stesso termine di 60 giorni, richiedere tali modifiche, illustrandone le ragioni.

L’interessato deve pronunciarsi sulla richiesta di modifica entro il termine fissato e, in caso di adesione, è tenuto ad integrare la documentazione nei successivi 15 giorni.

Anche tale richiesta sospende, fino al relativo esito, il decorso del termine di 60 giorni.

— Deve ritenersi che il responsabile del procedimento sia tenuto ad accertare se la progettazione sia stata affidata ad un professionista iscritto all’albo, abilitato in relazione alla natura ed alla importanza della costruzione, atteso che le norme che regolano l’esercizio delle professioni di geometra e di ingegnere sono state adottate non tanto a tutela del titolo accademico professionale, ma sostanzialmente per assicurare che la compilazione dei progetti e la direzione dei lavori siano affidati a chi abbia la preparazione adeguata all’importanza delle singole opere, e ciò a salvaguardia sia dell’economia pubblica e privata, sia della pubblica incolumità (vedi, in tal senso, C. Stato, sez. V, 29 gennaio 1999, n. 83, in Riv. giur. edilizia, 1999, I, 515).

Non è più prevista l’obbligatorietà del parere della commissione edilizia.

— In tutti i casi in cui sia necessario acquisire atti di assenso (comunque denominati) di altre amministrazioni (diversi dal parere dell’A.S.L. e dal parere dei Vigili del fuoco, ove necessari), il competente ufficio comunale può convocare una conferenza di servizi, ai sensi degli artt. 14, 14bis, 14ter e 14quater della legge n. 241/1990 e succ. modif.

Gli incombenti necessari, ai fini dell’acquisizione di detti atti di assenso e della indizione della conferenza di servizi, sono curati dallo sportello unico per l’edilizia (art. 5 del T.U. n. 380/2001).

Deve ritenersi che l’ufficio comunale non sia imprescindibilmente obbligato a convocare una conferenza di servizi qualora sia necessario acquisire l’assenso di altre amministrazioni.

Appare corretta invece, in proposito, l’applicazione dell’art. 14, 2° comma, della legge n. 241/1990, come modificato dalla legge n. 15/2005, ove si stabilisce l’obbligatorietà della conferenza di servizi quando l’amministrazione competente per l’adozione del provvedimento finale debba acquisire atti di assenso comunque denominati ad un’attività privata, provenienti da altre amministrazioni, e non li ottenga entro 30 giorni dalla ricezione della relativa richiesta.

                Il dirigente o responsabile dell’ufficio comunale, dunque, nel termine che ha a disposizione per l’istruttoria, deve anzitutto richiedere gli atti di assenso alle altre amministrazioni coinvolte e, solo qualora queste non si pronuncino entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta (ovvero quando, nello stesso termine, sia intervenuto il dissenso di una o più amministrazioni interpellate), deve essere convocata la conferenza.

— Tutti i termini anzidetti (quelli, cioè, che ineriscono alla fase istruttoria) sono raddoppiati nei soli casi di progetti particolarmente complessi secondo la motivata risoluzione del responsabile del procedimento (art. 20, comma 7, del T.U. n. 380/2001 come modificato dal D.L. n. 133/2014).

Fase costitutiva

— Entro 30 giorni dalla formulazione della proposta del responsabile del procedimento, ovvero dall’esito della conferenza di servizi, il dirigente o il responsabile -del competente ufficio comunale deve adottare il provvedimento finale (rilascio o diniego del permesso di costruire).

Il termine anzidetto è fissato in 40 giorni, con la medesima decorrenza, qualora il dirigente o il responsabile del procedimento abbia comunicato all’istante i motivi che ostano all’accogliemento della domanda, ai sensi dell’art. 10bis della legge n. 241/1990.

Il permesso di costruire è rilasciato «in conformità alle previsioni degli strumenti urbanistici dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente» (art. 12, 1° comma, T.U. n. 380/2001). Al momento in cui si provvede sulla domanda, pertanto, non possono essere ignorate né eluse le previsioni urbanistiche sopravvenute dopo la richiesta stessa (C. Stato, sez. V, 19 febbraio 1996, n. 211, in Giust. it., 1996, III, 1, 333).

Appare opportuno ricordare che — fino alla legge 15-5-1997, n. 127 (cd. Bassanini-bis) — il rilascio della concessione spettava al Sindaco, il quale poteva stabilmente delegare un assessore in virtù dell’art. 67 del R.D. 12-2-1911, n. 297 (Regolamento di esecuzione del T.U. della legge provinciale e comunale).

L’art. 6, 2° e 3° comma, della legge n. 127/1997, modificando l’art. 51 della legge n. 142/1990, ha stabilito invece che spetta ai dirigenti il rilascio delle concessioni edilizie. Nei Comuni privi di personale di qualifica dirigenziale tali funzioni possono essere attribuite, a seguito di provvedimento motivato del Sindaco, ai responsabili degli uffici o dei servizi, indipendentemente dalla loro qualifica funzionale (art. 2, 13° comma, della legge 16-6-1998, n. 191 cd. Bassanini-ter). Le anzidette funzioni possono essere altresì conferite dal Sindaco al segretario comunale (art. 17, comma 68, della legge n. 127/1997).

In giurisprudenza:

— «A seguito dell’art. 6, 2° comma. L. n. 127/97, che ha sostituito l’art 51 L. n. 142/90, attribuendo direttamente (anche in mancanza di specifiche norme statutarie o regolamentari) ai dirigenti degli enti loca-li l’adozione dei provvedimenti di autorizzazione, concessione o analoghi, il cui rilascio presupponga accertamenti e valutazioni anche di natura discrezio-nale, è viziato da incompetenza il provvedimento di diniego della concessione edilizia rilasciato dal sin-daco (e per sua delega dall’assessore), anziché dal dirigente responsabile del relativo settore» (C. Sta-to, sez. V, 4 maggio 2004, n. 2694, in Riv. giur. edilizia, 2004, I, 1370).

— «Ai sensi dell’art. 6, 2° comma, lett. h), L. 15 maggio 1997, n. 127 l’adozione degli atti di rilascio di concessione edilizia è ora di competenza esclusiva ed immediata dei dirigenti comunali; l’esercizio dei medesimi da parte di un soggetto diverso determina l’incompetenza assoluta» (T.a.r. Liguria, sez. I, [ord.], 22 gennaio 1998, n. 65, in Urbanistica e appalti, 1998, 552).

– Il termine per il rilascio del permesso di costruire per gli interventi di cui all’art. 22, comma 7, del T.U. n. 380/2001 (interventi realizzabili mediante SCIA, per i quali l’interessato ha esercitato la facoltà di chiedere il rilascio del permesso di costruire) è di 75 giorni dalla data di presentazione della domanda.

— Decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso, fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali.

In tali casi:

a) Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla stessa amministrazione comunale, il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo (di cui al comma 6 dell’art. 20 del T.U. n. 380/2001) decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale atto non sia favorevole, decorso il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, la domanda di permesso di costruire si intende respinta (silenzio-rigetto).

b)- Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto ad un vincolo la cui tutela non compete all’amministrazione comunale, lo sportello unico acquisisce il relativo assenso nell’ambito della conferenza di servizi di cui all’articolo 5, comma 4, del T.U. n. 380/2001. Il termine di cui al comma 6 decorre dall’esito della conferenza. In caso di esito non favorevole, decorso il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-rigetto.

— Fermo restando quanto previsto dalla vigente normativa in relazione agli adempimenti di competenza delle amministrazioni statali coinvolte, sono fatte salve le disposizioni contenute nelle leggi regionali che prevedano misure di ulteriore semplificazione e ulteriori riduzioni di termini procedimentali.

—  Ai sensi dell’art. 21 del T.U. n. 380/2001 — come modificato dal D.L. n. 70/2011, convertito dalla legge n. 106/2011 — le Regioni possono determinare, con proprie leggi, forme e modalità per l’eventuale esercizio del potere sostitutivo nei confronti dell’ufficio dell’amministrazione comunale competente per il rilascio del permesso di costruire.

Fase di comunicazione

— Lo sportello unico provvede a notificare all’interessato il provvedimento finale.

—  Dell’avvenuto rilascio del permesso di costruire deve essere data notizia al pubblico mediante affissione all’albo pretorio del Comune.

Trattasi di pubblicità-notizia, che non integra un elemento essenziale di formazione del provvedimento e la cui omissione non costituisce, pertanto, vizio di esso.

«L’omessa pubblicazione all’albo pretorio dell’avvenuto rilascio della concessione edilizia non ne determina l’illegittimità, in quanto il rispetto della relativa norma procedurale è certamente segno di buona amministrazione, ma la violazione è rilevante tutt’al più ai fini della tempestività dell’impugnazione della concessione e non della validità di quest’ultima» (C. Stato, sez. V, 21 maggio 1999, n. 582, in Foro amm., 1999, 1002).

— Chiunque potrà prendere visione, presso gli uffici comunali, del permesso di costruire e dei relativi atti di progetto.

  • In giurisprudenza:

— «A termini dell’art. 22 L. 7 agosto 1990, n. 241 il diritto di accesso è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse per la tutela di «situazioni giuridicamente rilevanti»; la disposizione, in materia di concessione edilizia, deve essere interpretata nel senso che non è configurabile il diritto anzidetto con riguardo al parere reso dalla commissione edilizia, che costituisce, rispetto all’atto concessivo (o al diniego) del sindaco, un atto meramente preparatorio, non riconducibile agli atti interni considerati dalla norma, conseguibili prima della formazione del provvedimento, i quali sono soltanto quelli che hanno autonomia funzionale nell’ambito del procedimento ovvero che si pongono in termini di arresto procedimentale della pretesa azionata, condizioni che non ricorrono rispetto al parere della commissione edilizia comunale» (T.a.r. Puglia, sez. II, 3 marzo 1993, n. 71, in Trib. amm. reg., 1993, I, 2077).

— «Sebbene gli artt. 1 e 2 n. 5 della legge 22-4-1941, n. 633 ricomprendano fra le opere protette dal diritto di autore “le opere dell’ingegno a carattere creativo che appartengono all’architettura”, ivi segnatamente compresi i relativi “disegni”, grava sull’Amministrazione l’obbligo di rilasciare a coloro che sono portatori di “posizioni giuridicamente rilevanti”, ai sensi dell’art. 24 della legge 7-8-1990, n. 241, copia degli elaborati progettuali, riguardanti le concessioni edilizie da essi ritenute lesive dei propri interessi, permanendo, in ogni caso, in capo agli autori dei progetti stessi, ogni tutela giurisdizionale, nelle competenti sedi civili e penali, nell’ipotesi in cui coloro che abbiano ottenuto gli atti in questione li utilizzino, senza alcuna responsabilità del Comune, a fini diversi da quelli per i quali il rilascio è avvenuto» (T.a.r. Lombardia, sez. Brescia, 6 novembre 1992, n. 1198, in Riv. giur. edilizia, 1993, I, 358).

  1. D) Effetti

— Il permesso di costruire non è un provvedimento recettizio ed inizia, quindi, ad esistere e ad esplicare i suoi effetti fin dal momento di adozione della relativa determinazione sotto forma di esternazione in forma scritta, e non già da quello di comunicazione all’interessato.

In giurisprudenza:

— La concessione edilizia si perfeziona con la firma del documento da parte dell’autorità competente, indipendentemente dalla materiale consegna all’interessato, che può avvenire in epoca successiva senza inficiare la validità dell’atto» (Cons. giust. amm. sic., sez. giurisd., 24 maggio 1989, n. 207, in Giur. amm. sic., 1989, 354).

— «La nota sindacale con la quale si invita l’interessato a ritirare una concessione edilizia in precedenza richiesta e a pagare il contributo previsto dall’art. 3 L. 28 gennaio 1977, n. 10 costituisce di per sé titolo valido ed efficace ai fini del legittimo inizio dell’attività costruttiva, dato che né il pagamento del contributo, che può essere effettuato successivamente, né la consegna del titolo, che costituisce evenienza soltanto materiale, si pongono come presupposti di validità e di efficacia della concessione» (T.a.r. Puglia, 15 aprile 1983, n. 232, in Trib. amm. reg., 1983, I, 1709).

Diritto-Urbanistico


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