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Prepensionamento, come funziona l’incentivo all’esodo

22 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 novembre 2015



Incentivi all’esodo: che cosa sono, come richiederli, durata massima.

Spesso, le aziende, per ridurre l’organico, rinnovare il personale e contenere le spese in generale, decidono di liquidare i dipendenti con più anzianità di servizio anche prima della data del pensionamento: a tal fine, ricorrono a procedure d’esodo incentivate, in modo da accompagnare i lavoratori alla pensione con un reddito, il cosiddetto incentivo all’esodo, o prepensionamento. Si tratta, in pratica, di somme erogate al lavoratore per favorire la cessazione del rapporto di lavoro.

Perché si possa parlare d’incentivo all’esodo, non è dunque sufficiente che si tratti di emolumenti corrisposti in coincidenza col termine del rapporto di lavoro, ma deve risultare dalla volontà delle parti che tali somme sono finalizzate alla risoluzione del contratto di lavoro. La volontà di datore e lavoratore può, in particolare, risultare da un accordo individuale o da un accordo stipulato in seguito a una trattativa sindacale.

Incentivo all’esodo: contributi e tassazione

Le somme finalizzate ad agevolare la cessazione del rapporto, quali quelle relative al prepensionamento, alla cessazione del contratto a termine prima della scadenza, e quelle erogate a fronte di riduzioni del personale, sono generalmente esenti da contribuzione e tassazione [1].

Il vantaggio derivante dagli incentivi all’esodo è dunque duplice, cioè nei confronti sia dell’azienda che del dipendente:

– il datore di lavoro, difatti, risparmierà l’aliquota di contribuzione a suo carico;

– il lavoratore, oltre a risparmiare l’aliquota a suo carico, beneficerà della tassazione separata con l’aliquota Irpef del TFR, ed esclusione delle addizionali IRPEF.

Sono invece soggetti a contribuzione i premi di anzianità (previsti contrattualmente in aggiunta al Tfr), premi o gratifiche erogati alla risoluzione del rapporto, ma non alla stessa finalizzati, e tutte le somme non finalizzate alla cessazione del contratto, ma erogate quale risarcimento per la retribuzione mancata.

Prepensionamento Legge Fornero

In base a una previsione della Legge Fornero di Riforma del Mercato del Lavoro [2], nei casi di eccedenza di personale, le aziende che impiegano mediamente più di 15 dipendenti possono stipulare degli accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi a livello aziendale, che prevedano una particolare tipologia d’incentivo all’esodo.

Nel dettaglio, il datore di lavoro si deve impegnare a corrispondere ai lavoratori una prestazione pari alla pensione spettante, che verserà all’Inps, assieme ai i contributi utili a perfezionare i requisiti minimi per il pensionamento.

Perché si possa utilizzare tale tipologia d’incentivo, meglio nota come Prepensionamento Legge Fornero, i dipendenti coinvolti devono raggiungere i requisiti previsti per la pensione, di vecchiaia o anticipata, entro 4 anni dalla cessazione dal rapporto di lavoro.

Incentivo all’Esodo Legge Fornero: procedura

Per ottenere il prepensionamento con la Legge Fornero , l’iter prevede i seguenti passaggi:

– l’azienda interessata deve presentare apposita domanda all’INPS, assieme a una fideiussione bancaria;

– l’INPS deve effettuare un’istruttoria per verificare i requisiti del lavoratore e dell’impresa;

– in caso di riscontro positivo, l’accordo di esodo è perfezionato;

– a questo punto, l’azienda è obbligata a versare mensilmente all’Istituto la provvista per la prestazione e per i contributi figurativi;

– il pagamento dell’incentivo all’esodo è effettuato direttamente dall’INPS con le stesse modalità previste per le pensioni. L’Istituto provvede, contemporaneamente, ad accreditare i contributi figurativi;

– se l’azienda non versa la provvista, l’INPS non eroga le prestazioni e notifica un avviso di pagamento; dopo 180 giorni dal mancato pagamento, l’Istituto procederà alla escussione della fideiussione.

note

[1] Circ. Inps 170/1990.

[2] Art. 4, Co. 1-7, L. 92/2012.

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