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Processo Telematico: rimessione in termini in caso di errori di deposito

22 novembre 2015


Processo Telematico: rimessione in termini in caso di errori di deposito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 novembre 2015



PCT: errori nel deposito telematico degli atti processuali, istanza di rimessione in termini e autorizzazione del tribunale.

Il Processo civile telematico fa paura – è inutile negarlo – perché, alle già tante cause di decadenza e improcedibilità previste dal codice di procedura civile per motivi formali, ne aggiunge – di fatto – delle nuove, condizionate ad errori materiali (si pensi all’errata indicazione del numero di RG) o al mancato rispetto di regole tecniche in continua evoluzione, che non tutti sono in grado di digerire con la dovuta celerità. Peraltro, gli indirizzi giurisprudenziali sorti all’alba dell’introduzione del nuovo processo telematico non lasciano margini di manovra e dimostrano un’intransigenza totale di fronte anche ai più piccoli errori degli avvocati. Se a ciò si sommano le difficoltà materiali collegate alla connessione a internet (non tutti gli studi hanno linee super veloci), agli strumenti meccanici non sempre performanti (computer obsoleti, chiavette con la firma digitale che talvolta si smagnetizzano, ecc.) e ai differenti protocolli delle cancellerie è intuibile il disappunto della categoria verso un mezzo che, invece, prometteva di accelerare i tempi.

Rimessione in termini

Il problema è strettamente collegato alle numerose cause di decadenza per mancato rispetto dei termini processuali, previste dal nostro codice in un’epoca in cui tutto ciò che, invece, si chiedeva all’avvocato era di recarsi in tribunale con i fogli di carta. Dall’altro lato, i giudici hanno sempre dimostrato una forte ostilità a concedere la rimessione nei termini, specie in ipotesi non tipizzate dal codice.

Come si concilia tutto ciò con il processo civile telematico? Esemplificative sono due ordinanze, rispettivamente del tribunale di Milano [1] e di Pescara [2] che qui di seguito illustreremo.

Il Tribunale di Milano

Di recente, il Tribunale di Milano, con una ordinanza dello scorso 8 ottobre [1], ha affrontato il delicato problema della rimessione in termini nel processo civile telematico in caso di errori nel deposito.

Il caso è quello di un avvocato che, sostenendo di aver effettuato regolarmente il deposito di un atto tramite PCT, e tuttavia non trovando l’allegato nel fascicolo telematico, chiedeva al giudice di essere rimesso in termini per il deposito in forma cartacea. A prova del regolare adempimento esibiva però solo le prime due PEC inviate dal sistema: quella con attestazione della presa in consegna dell’invio della busta e quella, successiva, della prova dell’avvenuta consegna al sistema centrale; veniva però omessa la produzione della terza – e forse più importante – delle tre comunicazioni: quella inviata dalla cancelleria del tribunale con cui si attesta la regolarità del deposito. Pertanto il giudice, ritenendo suddetta comunicazione essenziale, non autorizzava la rimessione in termini, ritenendo che – sulla base degli elementi ricavabili dalla ricevuta di consegna e dalle deduzioni a verbale, non vi fosse modo di escludere che la causa del rifiuto del deposito fosse imputabile all’avvocato depositante.

La questione pone un problema di ordine generale: quella dei casi in cui il deposito non viene accettato non per un errore tecnico che generale l’irricevibilità da parte del sistema, ma per una valutazione discrezionale del cancelliere che però, così facendo, si sostituisce al giudice. A riguardo una circolare ministeriale raccomanda alle cancellerie di non effettuare valutazioni sulla ricevibilità o meno degli atti e di demandare il compito al giudice: cosa che non sta avvenendo. La forte critica è che gli impiegati degli uffici giudiziari stiano travalicando le funzioni e poteri loro affidati.

Sempre la circolare del Ministero della Giustizia [3] opera un importante distinguo stabilendo la possibilità dei cosiddetti errori “forzabili” dalla cancelleria. Viene infatti disposto che le cancellerie, in presenza di anomalie del tipo WARN o ERROR, dovranno sempre accettare il deposito, avendo cura, tuttavia, di segnalare al giudicante ogni informazione utile in ordine all’anomalia riscontrata.

Proprio per questo genera perplessità il diniego di rimessione in termini che il giudice di Milano decide solo per via del mancato deposito della PEC attestante l’intervento manuale del cancelliere (dalla quale, secondo il giudicante, si evincerebbe il motivo del mancato inserimento della memoria nel fascicolo telematico, per comprendere se dipenda tanto un errore dell’avvocato nella compilazione dei dati essenziali della busta telematica o da un errore imprevisto dovuto ad un malfunzionamento del sistema informatico ministeriale).

Peraltro lo stesso codice di procedura civile [4] prevede che il cancelliere possa rifiutare il deposito, solo quando il deposito stesso manchi di uno degli atti giudiziari di parte o qualora la comparsa sia scritta in carattere poco chiaro e non facilmente leggibile.

Il tribunale di Pescara

Di segno opposto l’ordinanza del Tribunale di Pescara [2] secondo cui è legittimo rimettere nei termini l’avvocato che depositi la propria memoria in un fascicolo errato e si veda recapitare, ben oltre il termine di scadenza, un messaggio di rifiuto da parte della cancelleria.

In via prudenziale il consiglio è quello di accertarsi sempre tempestivamente dell’esistenza di eventuali anomalie nei depositi telematici, non lasciando trascorrere troppo tempo prima di chiedere eventualmente la rimessione in termini. Muovendosi per tempo, l’avvocato potrà provvedere anche all’integrazione della documentazione, demandando alla cancelleria le verifiche di cui sopra. Certo è che, così facendo, i famosi termini processuali vengono ridotti ulteriormente, a tutto discapito di una buona difesa.

note

[1] Trib. Milano ord. dell’8.10.2015.

[2] Trib. Pescara ord. del 2.10.2015.

[3] Min. Giustizia, circolare del 27.06.2014 aggiornata il 23.10.2015.

[4] Artt. 77 e 111 dispo. att. cod. civ.

Tribunale di Milano, sez. XIII Civile, ordinanza 13 gennaio – 8 ottobre 2015

Giudice Chiarentin

Il Giudice, sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 7 ottobre 2015, osserva quanto segue.

L’attrice in opposizione, nel corso dell’udienza di discussione ex art. 420 c.p.c. svoltasi in data 7 ottobre 2015, ha chiesto di poter depositare in formato cartaceo memoria ex art. 426 c.p.c. con allegati, rilevando di avere provveduto a depositare la predetta memoria per via telematica in data 3 luglio 2015 – dunque nel rispetto del termine perentorio del 7 luglio 2015 fissato da questo Giudice con propria ordinanza del 13 maggio 2015 – memoria che, per causa ignota all’attrice, non risultava rinvenibile nel fascicolo telematico.

A dimostrazione della tempestività del deposito telematico produceva la ricevuta di  avvenuta consegna proveniente dal gestore  di  posta elettronica certificata del Ministero della Giustizia.

Parte  opposta  ha  eccepito  la  tardività  del  deposito  cartaceo  della memoria e dei relativi documenti allegati.

Ciò premesso, si osserva che l’attrice opponente, a dimostrazione della tempestività del deposito telematico, ha prodotto la ricevuta di avvenuta consegna dal gestore di posta elettronica certificata del Ministero della Giustizia, giusta il disposto del comma 7 dell’art. 16 bis del D.L. 179/2012 che espressamente prevede che “il deposito di cui ai commi da 1 a 4 (cioè il deposito per via telematica degli atti e dei documenti) si ha per avvenuto nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna dal gestore di posta elettronica certificata del Ministero della Giustizia”.

Tuttavia,  l’attrice  ha  omesso  di  depositare  le  ulteriori  due  ricevute previste dal comma 7 dell’art. 13 del D.M. 44/2011, ovvero quelle che il gestore dei servizi telematici restituisce al mittente e nelle quali viene dato atto dell’esito dei controlli effettuati dal dominio giustizia, nonché dagli operatori della cancelleria o della segreteria.

Può verificarsi, infatti, che il file trasmesso in via telematica non venga accettato dalla cancelleria perché non firmato, o perché, ad esempio, affetto da errore verificatosi nella compilazione del file DatiAtto in formato  XML  che  deve  corredare  l’atto  da  depositare  e  che  deve contenere “le informazioni strutturate nonché tutte le informazioni della nota di iscrizione a ruolo” (art. 12 delle Specifiche tecniche emanate dal Ministero della Giustizia con decreto 16.4.2014), ivi compresi dunque numero di ruolo generale e parti.

Nella fattispecie in esame, non avendo la difesa dell’attrice prodotto queste due ricevute, non è dato conoscere se si sia trattato di un errore del sistema oppure di un errore attribuibile all’attrice nella compilazione dell’atto per avere, ad esempio, depositato la memoria per via telematica con un numero di R.G. diverso da quello corretto.

Il deposito di un atto processuale in un fascicolo non pertinente è affetto da nullità perché mancante dei requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo (art. 156 cpv. c.p.c.). Il deposito in cancelleria ha, infatti, la funzione di comunicare la memoria alla controparte (art. 170 co. 4 c.p.c.), oltre che al giudice. Questa funzione viene del tutto a mancare se l’atto non può essere reso accessibile nel pertinente fascicolo telematico perché indirizzato altrove. Le stesse considerazione valgono nel caso di atto non firmato.

Funzione del citato art. 16-bis co. 7 introdotto dalla legge 17.12.2012 n. 221  è  quella  di  esonerare  il  depositante  dal  rischio  di  tardività  del deposito in ragione di ritardi di lavorazione a lui non imputabili – ci si riferisce proprio ai controlli automatici effettuati dal dominio giustizia e, soprattutto, a quelli manuali degli operatori di cancelleria che possono avvenire a distanza di giorni – ma non dal rischio di nullità del deposito per carenza dei requisiti indispensabili.

Ciò premesso, ed interpretando la richiesta di produzione documentale svolta all’udienza del 7 ottobre 2015 dalla difesa dell’opponente come una istanza di rimessione in termini ex art. 153 c.p.c., ritiene il Tribunale che la parte possa accedere a una rimessione in termini qualora dimostri di essere incorsa in decadenze per causa a lei non imputabile.

Nella fattispecie in esame, non avendo parte opponente prodotto le ulteriori due ricevute previste dal comma 7 dell’art. 13 del D.M. 44/2011, non ha assolto all’onere di dimostrare che il deposito in via telematica non si sia perfezionato per causa a lei non imputabile.

A ciò si aggiunga che parte opponente è venuta a conoscenza della circostanza relativa all’assenza della propria memoria nel fascicolo telematico quantomeno a far data dal 18 settembre 2015, data in cui parte opposta ha depositato in via telematica la propria memoria integrativa nella quale dava atto che “gli attori non hanno depositato telematicamente la memoria ex art. 426 c.p.c., né tantomeno alcun nuovo documento”.

Sarebbe stato, dunque, onere dell’attrice opponente, in omaggio al generale dovere di diligenza e di lealtà processuale, attivarsi immediatamente per chiedere la rimessione in termini, anziché attendere la  data  dell’udienza  del  7  ottobre  2015,  condotta  quest’ultima  che  si ritiene non solo lesiva del principio del contraddittorio, ma anche caratterizzata da un marcato fine dilatorio.

Dalle argomentazioni che precedono, segue il rigetto della richiesta di produzione avanzata dalla difesa dell’opponente.

Ritenuta la causa matura per la decisione, rinvia per discussione orale e decisione all’udienza del 13 gennaio 2016 alle ore 11.30.

Si comunichi.

Tribunale di Pescara, sez. Civile, ordinanza 2 ottobre

Giudice Di Fulvio

Fatto e diritto

Il Giudice dott. Carmine Di Fulvio, a scioglimento della riserva che precede, ritenuto di poter accogliere l’istanza di rimessione m termini formulata dal difensore di parte convenuta ai sensi dell’att. 153 comma 2 c.p.c. in quanto dagli atti prodotti a supp01to di detta istanza risulta che il termine finale per la tempestiva costituzione in giudizio della parte convenuta è scaduto (il 26.6.2015) per causa non imputabile a tale parte;

ed invero:

1) la comparsa di costituzione e risposta della convenuta è stata inviata telematicamente entro detto termine finale, segnatamente il 26.6.2015 alle 16,33, con esito di “controlli automatici deposito terminati con successo”;

2) solo il 1.7.2015 è pervenuto al difensore di parte convenuta il messaggio di “atto rifiutato per deposito fascicolo errato” e, pertanto, detto difensore ha nuovamente provveduto a trasmettere per via telematica la citata comparsa di risposta, ma quando ormai il termine del 26.6.2015 era spirato;

3) dunque il banale errore materiale di indicazione del numero del fascicolo di destinazione del suddetto atto difensivo è stato segnalato dal sistema telematica solo il 1.7.2015, anziché immediatamente, come dovrebbe avvenire se tale sistema fosse ideato e realizzato in modo da funzionare adeguatamente e cioè con efficienza quantomeno pari a quella umana in operazioni automatizzabili;

in proposito si osserva, infatti, che qualsiasi operatore addetto ad uno sportello di Cancelleria, all’atto di ricevere una comparsa di risposta sarebbe perfettamente in grado di rilevare immediatamente, semplicemente incrociando i dati relativi ai nominativi delle parti o in causa e al numero della causa, l’indicazione erronea del numero del fascicolo da parte del depositante l’atto e di segnalarglielo, sicché identica capacità si può e si deve pretendere da un sistema telematico;

4) pertanto si può ritenere che patte convenuta sia incorsa m una decadenza per causa imputabile essenzialmente ad un difetto del predetto sistema, inidoneo a segnalare all’interessato un semplice errore materiale, come tale non meritevole di essere sanzionato con una decadenza processuale.

P.Q.M.

in accoglimento della predetta istanza di rimessione in termini, dichiara la tempestività della costituzione in giudizio di patte convenuta;

considerato che il procuratore di parte attrice ha chiesto la concessione dei termini di cui all’art. 183, comma 6, c.p.c., assegna alle parti tali termini, con decorrenza iniziale dal 20.10.2015 (giorno da computare nei termini, e rinvia la causa per la valutazione delle eventuali richieste istruttorie all’udienza del (omissis).

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