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Fare l’escort è un lavoro: minimo 3mila euro al mese, ma paghi le tasse

9 Luglio 2016
Fare l’escort è un lavoro: minimo 3mila euro al mese, ma paghi le tasse

Si tratta di un lavoro autonomo, anche ben pagato, devi pagare le tasse e l’IVA, ma scarichi le spese: la sentenza che fa storia

Una Escort, o nelle parole della sentenza una “cortigiana” non è esclusa dal pagamento solo per un giudizio morale: si tratta di una professione a tutti gli effetti su cui pagare l’IVA e da cui detrarre le spese. Questa la sentenza clamorosa della CTP di Savona che accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate. Vediamo i fatti.

Se sei un’escort devi pagare le imposte, ma puoi dedurre le spese

Tutto nasce da un’indagine della Guardia di Finanza che ha trovato sui conti correnti di una ragazza accusata di esercitare la professione di Escort:

  • 36 mila euro nel 2010;
  • 40 mila 523 nel 2011;
  • altri 39 mila 395 nel 2012.

Tutti importi mai diciarati al Fisco. Le Fiammegialle sono dunque andate a fondo nell’indagine scoprendo anche quale fosse lo stipendio medio dell’escort presunta: 100 euro al giorno in media per uno stipendio che quando è ai suoi minimi raggiunge i 3mila euro. Tutti importi che restano esentasse se non dichiarate.

L’Agenzia delle Entrate ha dunque intimato alla ragazza di pagare l’IRPEF e le addizionali ad essa connesse oltre l’IVA al 21% sugli incassi lordi.

Le cifre sono state calcolate anche al netto della pubblicità che la ragazza aveva fatto sui giornali, per un importo annuo di 4300 euro.

La decisione è stata confermata dalla Commissione Tributaria di Savona che nel respingere il ricorso della ragazza, la ha anche condannato a rimborsare le spese legali.

Escort o meglio Cortigiana: non conta la morale, conta il reddito.

È del tutto irrilevante per la CTP di Savona che la professione di Escort, o come viene definita nella sentenza di “Cortigiana” non sia regolamentata nel nostro Paese. Nemmeno conta il fatto che tale professione da un punto di vista morale sia  “riprovevole”.

La prostituzione non è difatti classificata come reato nella legge italiana, è da considerarsi dunque una “prestazione di servizio verso corrispettivo”. Dunque è sottoposta al Fisco, soprattutto quando ha un carattere di “abitualità”.

La sentenza si rifà anche a quanto stabilito dalla Corte di Giustizia UE che in una sua decisione stabilisce che quello dell’Escort è un lavoro autonomo [2]  senza vincolo di subordinazione a fronte di una retribuzione “pagata integralmente e direttamente dal cliente”.

“A documentare che l’attività risulta ben organizzata – si legge nella sentenza – è il diario degli appuntamenti con i clienti ritrovato dai verificatori a casa della ragazza, tanto che il fisco ha ritenuto deducibili le spese sostenute dalla escort per farsi pubblicità su giornali e riviste”.

La richiesta dell’Agenzia delle entrate è dunque legittima: si deve richiedere sia l’IRPEF, sia l’IVA.

Per un approfondimento consulta anche Escort da oggi pagheranno le tasse .


note

[1] CTP Savona, sent. n. 389/16 del 21.06.2016.

[2] Corte UE, sent. n. C-268/99.


1 Commento

  1. Difatti, la prostituzione in Italia è già tassata; questo ai sensi dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011, 18030/2013 e 7206/2016. Il Codice relativo è 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.
    Cosa aspettano i sex workers ad aprire la partita IVA e pagare le tasse in merito?

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