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Lo sai che? La prescrizione dei crediti di lavoro

Lo sai che? Pubblicato il 24 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 novembre 2015

Quando si prescrivono i crediti del lavoratore dipendente: la busta paga, le altre voci di retribuzione; fino a quando si può fare causa al datore di lavoro per ottenere il pagamento?

Anche i crediti del lavoratore sono soggetti a prescrizione: il che significa che il dipendente che voglia ottenere il pagamento della busta paga e delle altre voci di retribuzione collegate alla sua attività lavorativa deve agire in causa entro termini predefiniti dalla legge; diversamente perde ogni tutela da parte dello Stato e il suo credito “si prescrive”: in altre parole non può essere più preteso nei confronti dell’azienda.

Nell’ambito del rapporto di lavoro la regola generale è che tutti i diritti derivanti dal rapporto sono soggetti alla prescrizione. Fanno eccezione soltanto i diritti imprescrittibili connessi alla persona del lavoratore (come, ad esempio, quello alla salute).

Crediti retributivi

Tutti i crediti relativi alla retribuzione pagati con periodicità annuale o inferiore, compresi i relativi interessi, si prescrivono dopo cinque anni (cosiddetta prescrizione breve). Sono pertanto soggetti a tale termine di prescrizione:

  • – la retribuzione ordinaria,
  • – il compenso per lavoro straordinario,
  • – le retribuzioni per festività nazionali e ogni altro credito di lavoro.

Sempre in cinque anni si prescrivono le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro ossia:

  • – il TFR
  • – l’indennità sostitutiva del preavviso.

Da quando decorre la prescrizione quinquennale

La prescrizione quinquennale inizia a decorrere dalla cessazione del rapporto di lavoro. È questa la conseguenza dell’approvazione del Job Act che ha cancellato, come regola, la reintegra del lavoratore.

Un tempo infatti si riteneva che  la prescrizione iniziasse a decorrere:

– da quando matura il credito e, quindi, anche se è ancora in corso il rapporto di lavoro se il licenziamento è sanzionato con l’obbligo di reintegrazione [1];

– dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, se non opera la garanzia della reintegra, ovverossia se il licenziamento illegittimo è sanzionato esclusivamente con il risarcimento del danno.

Poiché con il Job Act e l’introduzione del contratto di lavoro a tutele crescenti in caso di licenziamento illegittimo la reintegra è sostanzialmente identica nelle piccole e nelle grandi aziende (non era così quando c’era il famoso “articolo 18”) e si applica in ipotesi del tutto marginali, la regola è quella del risarcimento e, di conseguenza, è caduta la distinzione sopra riportata nella decorrenza dei termini prescrizionali.

Se tra le parti si succedono più rapporti di lavoro la prescrizione decorre dalla data di cessazione di ogni singolo rapporto [2].

Crediti di carattere risarcitorio

I crediti del lavoratore che scaturiscono da risarcimenti sono soggetti alla prescrizione di dieci anni (cosiddetta prescrizione ordinaria). Ciò vale per il risarcimento di ogni danno patito dal lavoratore per un’inadempienza del datore di lavoro come, per esempio:

  • – in caso di licenziamento illegittimo;
  • – per mancata fruizione di ferie o del riposo settimanale;
  • – lesione all’integrità psico-fisica del lavoratore.

La prescrizione decennale di tali crediti inizia a decorrere dal momento in cui l’evento dannoso si è verificato.

Anche il diritto al risarcimento dei danni da mancata contribuzione si prescrive in 10 anni.

La prescrizione dell’azione risarcitoria per l’inadempimento contributivo decorre dal momento in cui sarebbe maturato il diritto del lavoratore alla prestazione previdenziale se i relativi obblighi fossero stati compiutamente adempiuti [3].

Crediti contributivi

I contributi di previdenza (Inps) e assistenza sociale (Inail) obbligatoria si prescrivono nel termine di 5 anni, salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti (in questo caso il termine di prescrizione è di 10 anni).

L’interruzione della prescrizione

Il lavoratore dipendente può provvedere a sospendere il decorso della prescrizione, facendo così decorrere nuovamente da capo il relativo termine.

La prescrizione è interrotta dai seguenti atti:

  • – notificazione a controparte del ricorso con il quale si inizia un giudizio (non dal semplice deposito del ricorso presso la cancelleria del giudice adito [4]);
  • diffida, sollecito di pagamento e qualsiasi altro atto che valga a costituire in mora il debitore o che comunque esprime l’inequivocabile volontà del titolare del diritto di farlo valere nei confronti di quel soggetto [5];
  • – la comunicazione alla controparte della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione;
  • riconoscimento del debito da parte del datore di lavoro.

note

[1] Cass. SU sent. n. 1073/1984; Cass. SU sent. n. 1268/1976.

[2] Cass. sent. n. 7444/1983.

[3] Cass. SU sent. n. 6568/1979; Cass. sent. n. 24768/2009.

[4] Cass. sent. n. 3373/2003, n. 14862/2009.

[5] Cass. sent. n. 10926/2005.

Autore immagine: 123rf com


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