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Se i rumori sono intollerabili: come fare a stabilirlo

26 novembre 2015


Se i rumori sono intollerabili: come fare a stabilirlo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 novembre 2015



Rumore superiore alla normale tollerabilità: i criteri per determinare la soglia di sopportazione del rumore.

Rumori in condominio: uno problema vecchio quanto molte delle case in cui vivono gli italiani e, tuttavia, di difficile soluzione se non attraverso il rispetto delle regole di buon senso. Il codice civile, infatti, offre un criterio estremamente generico ed elastico per comprendere se un rumore deve essere tollerato o meno, stabilendo [1] che l’autore di tali immissioni rumorose non deve superare la normale tollerabilità. Quindi non viene precisato né da che ora non si può fare più rumore, né quale sia la soglia oltre la quale si può chiedere la cessazione della turbativa ed, eventualmente, il risarcimento dei danni.

Una cosa è certa: inutile chiamare l’amministratore. Questa figura (chiamata solo a controllare il rispetto del regolamento e la conservazione delle parti comuni) non ha poteri in merito ai rapporti tra i singoli proprietari degli appartamenti; i quali sono quindi tenuti a “vedersela da soli” o, eventualmente, chiedendo l’intervento del giudice.

Sarà proprio il giudice a stabilire quando un rumore possa dirsi intollerabile o meno. Il suo è un giudizio da farsi di volta in volta, tenendo conto dei seguenti elementi:

– le caratteristiche dei luoghi: occorre tener conto delle attività normalmente svolte nella zona, del sistema di vita, delle abitudini della popolazione che vi risiede e della destinazione della zona (ad esempio, in una zona industriale la soglia della tollerabilità delle immissioni rumorose è maggiore rispetto a quella di una zona residenziale) [2];

– le immissioni nocive per la salute sono in ogni caso intollerabili, indipendentemente da ogni ulteriore valutazione, dal momento che la salute è considerata sempre valore prevalente, data la sua rilevanza costituzionale [3].

L’accertamento sulla tollerabilità delle immissioni non può prescindere dalla rumorosità di fondo, ossia dalla fascia rumorosa costante sulla quale vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni abnormi [4].

Se un fondo che riceve le immissioni è sito in zona residenziale, la normale tollerabilità deve essere valutata in base ai criteri vigenti in tale zona, in cui le immissioni stesse si propagano, a nulla rilevando la loro normalità riferita al luogo di provenienza [5].

La liceità di un rumore è valutata in base a tre criteri, due obbligatori ed uno facoltativo e sussidiario:

normale tollerabilità (criterio obbligatorio);

– contemperamento delle ragioni della proprietà con esigenze produttive (criterio obbligatorio): si pensi al caso del proprietario che, pur sentendo il rumore degli aerei del vicino aeroporto decollare, non può pretendere che si trasferisca la struttura o non vengano fatti più partire aerei; oppure al caso di chi viva vicino a uno stabilimento siderurgico che, pertanto, non potrebbe chiedere la chiusura della fabbrica;

priorità dell’uso (criterio facoltativo e sussidiario) e cioè la circostanza che l’immobile è situato in una zona già precedentemente destinata ad insediamenti di tipo industriale: tale criterio ha carattere sussidiario, e deve essere applicato solo quando, in considerazione del caso concreto, i criteri dello stato dei luoghi e della ragione della proprietà e della produzione non siano da soli sufficienti a stabilire se le immissioni debbano considerarsi tollerabili. In particolare sono state considerate illecite le immissioni di rumori provenienti da silos metallici adibiti all’immagazzinamento di cereali [6].

Sulla base della predetta distinzione è dunque possibile distinguere tra immissioni:

– lecite;

– intollerabili, ma riconosciute lecite (l’esempio dell’aeroporto);

– assolutamente illecite ed intollerabili.

Nei primi due casi, ossia se le le immissioni rumorose siano ritenute lecite dal giudice, esse rientrano automaticamente nella normale tollerabilità e non danno luogo a nessuna pretesa giuridico-economica. Il proprietario del fondo immesso non può sollevare contestazioni chiedendone la cessazione e/o il risarcimento del danno.

Invece, le immissioni intollerabili e non giustificate da esigenze produttive sono considerate illecite e legittimano la richiesta di inibizione ed il risarcimento di danni eventualmente subiti.

Nel caso del condominio

All’interno di un condominio la valutazione della normale tollerabilità deve tenere in considerazione le peculiarità dei rapporti condominiali e la destinazione assegnata all’edificio dalle disposizioni urbanistiche e dal regolamento condominiale.

In particolare, nel caso in cui il fabbricato adempia ad una pluralità di funzioni e le unità immobiliari abbiano diverse destinazioni, abitazioni ed esercizi commerciali, occorre, tra le varie esigenze coinvolte, attribuire prevalenza a quelle di natura personale connesse all’abitazione, rispetto alle utilità economiche. In pratica, questo significa che se nello stesso stabile vi è, per esempio, al piano terra un’officina di riparazione di motorini e sopra abitazioni destinate a civile abitazione, l’attività commerciale dovrà far in modo di non disturbare la quiete e il riposo delle persone; si dovranno così evitare i rumori in orari non consoni e bisognerà dotarsi di sistemi di insonorizzazione o evitando di gridando sul cortile condominiale.

Il regolamento condominiale di natura contrattuale (cioè approvato all’unanimità) può prevedere diverse o anche più restrittive limitazioni alle facoltà inerenti alla proprietà esclusiva e quindi anche in tema di immissioni. Ciò a condizione che i limiti siano formulati in modo espresso o comunque non equivoco, così da non lasciare alcun margine d’incertezza. In tal caso la liceità o meno dell’immissione deve essere determinata non sulla base delle disposizioni generali, ma secondo il criterio di valutazione fissato dal regolamento [7].

Quando l’attività posta in essere da uno dei condòmini di un edificio turba la tranquillità degli altri, violando le espresse disposizioni contrattuali del regolamento condominiale, non occorre accertare, al fine di ritenere l’attività stessa illegittima, se questa costituisca o meno immissione vietata dalla disposizione di legge [8].

Alle immissioni che turbano il bene della tranquillità nel godimento degli immobili adibiti ad abitazione non si applica la disciplina sull’inquinamento acustico [9].

Come ci si tutela dai rumori?

In presenza di rumori illeciti, si può fare causa per chiedere l’accertamento della illiceità dell’immissione e il risarcimento del danno.

La competenza è:

– per le immissioni fra immobili adibiti a civile abitazione: del giudice di pace;

– in tutti gli altri casi: del tribunale (ad esempio per le immissioni derivanti da impianto industriale).

Non vi sono termini di prescrizione. Non è usucapibile una servitù di immissione rumorosa [10].

È inoltre possibile agire in via cautelare chiedendo un provvedimento d’urgenza.

La causa può essere avviata tanto dal proprietario dell’immobile “turbato” dal rumore, tanto dal titolare di un diritto reale (per esempio, usufruttuario).

A volte la giurisprudenza riconosce la legittimazione anche all’inquilino se gli accorgimenti tecnici tesi a ridurre le immissioni non comportino modificazioni della struttura dell’immobile. In caso contrario, il conduttore non può ottenere l’adozione di tali modifiche, ma solo un indennizzo commisurato alla durata del godimento [11].

Il soggetto danneggiato dalla immissione deve proporre l’azione nei confronti dell’autore delle immissioni (proprietario o conduttore del fondo o dell’immobile da cui esse provengono).

Il giudice se possibile può ordinare la cessazione delle immissioni.

In alternativa il giudice può ordinare che ne venga ridotta la portata nei limiti della tollerabilità.

Se accerta l’intollerabilità ma rileva la presenza di interessi della produzione, può stabilire le misure per limitare le immissioni e determinare un equo indennizzo al danneggiato.

Il giudice può in ogni ipotesi condannare al risarcimento dell’eventuale danno.

note

[1] Art. 844 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 17051/2011, sent. n. 2166/2006.

[3] Cass. sent. n. 12828/2013, n. 5564/2010.

[4] Cass. sent. n. 3714/2014.

[5] Cass. sent. n. 4523/1984.

[6] Cass. sent. n. 8367/2011.

[7] Cass. sent. n. 7/2004.

[8] Cass. sent. n. 4554/1986.

[9] L. 447/95. Così Cass. sent. n. 1151/2003.

[10] Cass. sent. n. 740/1977.

[11] Cass. sent. n. 13069/1995.

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