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Separazione in Comune senza avvocato: se il sindaco dice no

26 novembre 2015


Separazione in Comune senza avvocato: se il sindaco dice no

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 novembre 2015



Separazione e divorzio: si può impugnare in tribunale il diniego del Sindaco o dell’ufficiale di stato civile all’accordo presentato dai coniugi per separarsi o divorziare.

Come noto, dall’11 dicembre 2014, i coniugi possono separarsi o gli ex coniugi possono divorziare davanti all’ufficiale di stato civile del Comune (ossia al sindaco o a un suo delegato) senza doversi più recare in tribunale. Ciò a condizione che tra i due sia stato raggiunto un accordo su tutti gli aspetti della separazione o divorzio (si parlerà infatti di separazione consensuale o divorzio consensuale). La stessa procedura si può adottare per la revisione degli accordi di separazione e divorzio.

Non c’è quindi bisogno di avvocati e tutto l’iter è gratis.

Tale possibilità è tuttavia subordinata a due condizioni:

– i coniugi o gli ex coniugi non devono avere figli minori o maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti nati all’interno del matrimonio (il limite quindi non si applica per i figli nati da precedenti unioni);

– l’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale (ossia i patti che hanno per effetto il trasferimento della proprietà di un bene determinato).

Se tali due condizioni non sono rispettate, l’ufficiale di stato civile può negare la procedura di separazione o divorzio. Ma che succede se quest’ultimo, nell’impedire tale possibilità, sbaglia perché non ha ben valutato il rispetto delle condizioni precedenti e ciò nonostante la coppia intende proseguire in tale iter? La risposta viene da un decreto del Tribunale di Milano di due giorni fa [1]. Il rifiuto opposto dall’ufficiale dello stato civile a ricevere le dichiarazioni necessarie a perfezionare la procedura ben può essere impugnato in tribunale [2]. E ciò nonostante la legge [4] non dica nulla a riguardo. A rivolgersi al Tribunale, però, devono essere entrambi i coniugi, altrimenti scatta il difetto di interesse ad agire di colui che agisce da solo.

La soluzione al problema si trova, secondo il provvedimento in commento, su di un altro testo di legge [5], nel Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile ove si stabilisce che “nel caso in cui l’ufficiale dello stato civile rifiuti l’adempimento di un atto da chiunque richiesto, deve indicare per iscritto al richiedente i motivi del rifiuto”. Deve ritenersi che la disposizione riconosca in via generale al funzionario di stato civile la facoltà di rifiutare atti del proprio ufficio. Risulta pertanto agevole – osserva il giudice – rinvenirne il regime giuridico di impugnazione, anch’esso generale: contro il rifiuto “dell’ufficiale dello Stato Civile di ricevere in tutto o in parte una dichiarazione” è dato ricorso al Tribunale [2]. L’ufficio giudiziario provvede in camera di consiglio con decreto motivato, sentiti gli interessati e il procuratore della Repubblica.

note

[1] Trib. Milano, decreto del 24.09.2015.

[2] Ex Art. 95 del Dpr 396/00.

[3] L. 132/2014.

[4] Dpr n. 396/2000 art. 7.

Autore immagine: 123rf com

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