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Congedo matrimoniale, cos’è e come funziona

27 novembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 novembre 2015



Il congedo matrimoniale è un diritto innegabile al lavoratore, garantito dalla Costituzione come istituto che contribuisce alla promozione e realizzazione della famiglia. Esso deve essere concesso anche in caso di seconde nozze.

 

In occasione del matrimonio i lavoratori e le lavoratrici hanno diritto ad un congedo di 15 giorni consecutivi, comprensivi delle giornate di sabato, di domenica e delle festività infrasettimanali cadenti nel periodo.

In questo periodo il lavoratore è considerato a tutti gli effetti in attività di servizio e percepisce la normale retribuzione.

Il congedo matrimoniale rappresenta la realizzazione pratica del principio costituzionale secondo cui la Repubblica agevola, con misure economiche o di altro genere, la formazione della famiglia [1].

La Costituzione italiana, infatti, favorisce la famiglia in tutte le sue espressioni ed, in modo particolare, al momento della sua nascita, a seguito della celebrazione del matrimonio.

Assieme alla Costituzione, numerose leggi nel tempo hanno garantito il diritto al congedo matrimoniale, dapprima solo agli impiegati pubblici e privati, estendendolo poi a tutte le altre categorie di lavoratori [2]. Tali previsioni legislative sono poi state inserite nei contratti collettivi di categoria ed applicate da tutte le aziende pubbliche e private.

Presupposto per la concessione del congedo è la celebrazione del matrimonio con effetti civili (ossia matrimonio civile o matrimonio religioso trascritto).

Non importa che si tratti di prime nozze, dovendo essere concesso anche quando si tratti di nozze successive alle prime, purchè le precedenti siano cessate a causa di morte del coniuge o divorzio [3].

In caso di poligamia, invece, il congedo verrà concesso e pagato una sola volta.

L’importo corrispondente alle retribuzioni spettanti per il periodo di congedo viene corrisposto dal datore di lavoro per conto dell’Inps, mentre per i lavoratori disoccupati provvede direttamente l’Inps.

L’Inps provvede direttamente al pagamento anche nei seguenti casi:

– ai lavoratori, non aventi qualifica di impiegato, dipendenti di aziende industriali, artigiane e cooperative e al personale di bassa forza dell’armamento libero (sottufficiali e comuni) che alla data del matrimonio possono far valere un rapporto di lavoro di durata pari ad almeno una settimana;

– agli operai e ai marittimi che si dimettono per contrarre matrimonio;

– ai lavoratori che non sono comunque in servizio per malattia, sospensione dal lavoro, richiamo alle armi, ecc.;

– ai lavoratori e ai marittimi disoccupati che, alla data del matrimonio, possono far valere un rapporto di lavoro di almeno 15 giorni nei novanta precedenti il matrimonio;

– ai marittimi in servizio militare che possono far valere un rapporto di arruolamento di almeno 15 giorni nei 90 precedenti la data di richiamo alle armi ovvero la data di ultimazione del servizio di leva.

La richiesta per il pagamento dell’assegno da parte dell’Inps deve essere presentata entro 1 anno dalla celebrazione delle nozze, corredata da copia del certificato di matrimonio.

Il relativo assegno sarà di importo pari a 7 giorni di retribuzione (8 per i marittimi), calcolata sulla base della media delle retribuzioni percepite nell’anno precedente (o in alcuni settori nei 2 anni precedenti).

Il congedo matrimoniale, salvo casi eccezionali rappresentati da improrogabili e documentate esigenze aziendali, non può essere prorogato, dovendosi mantenere un nesso di causalità e vicinanza con la data di celebrazione delle nozze.

Esso non può nemmeno essere fruito per periodi di tempo frazionati.

Qualora venga richiesto un periodo di congedo superiore ai 15 giorni o al diverso periodo previsto dalla contrattazione collettiva, i giorni ulteriori verranno richiesti e conteggiati come ferie.

La richiesta di congedo deve essere presentata all’azienda con un certo preavviso, stabilito dai contratti collettivi (in genere 6-10 giorni).

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