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Tutor e autovelox: app e navigatori che ne segnalano la presenza, illegali

29 novembre 2015


Tutor e autovelox: app e navigatori che ne segnalano la presenza, illegali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 novembre 2015



Il codice della strada vita la produzione, il commercio e l’uso di navigatori ed app che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e la localizzazione degli apparecchi di controllo elettronico della velocità.

Attenzione a montare in auto dispositivi in grado di individuare la presenza, sulla strada, di autovelox, tutor o altri rilevatori elettronici della velocità o a installare sul cellulare le relative app: si tratta, infatti, di strumenti illegali che, se rilevati dalla polizia, possono portare a una sanzione salata per violazione del codice della strada: sanzione che consiste in una multa da 808 a 3,238 euro oltre alla confisca del dispositivo (navigatore, smartphone, ecc.). È quanto chiarito dalla Cassazione con una giurisprudenza ormai consolidata [1].

Il codice della strada, per effetto di una modifica introdotta nel 1999, vieta la produzione, la commercializzazione e l’uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di controllo elettronico della velocità (autovelox, tutor, photored, ecc.), utilizzate dagli organi di polizia stradale per il controllo delle violazioni.

Secondo la sentenza in commento, viola tale norma chi fa uso di dispositivi in grado di localizzare i cosiddetti autovelox o anche i tutor al fine di consentire al conducente di eludere i controlli della velocità degli autoveicoli.

Non tutti gli apparecchi però sono vietati. Alcuni restano esclusi dal divieto. Onde verificare se i dispositivi utilizzati rientrino tra quelli illegali o meno, è necessario distinguere con precisione le caratteristiche dell’apparecchio utilizzato, onde poter stabilire senza equivoci quali ne siano le potenzialità e di conseguenza se rientrino nel disposto normativo. Sono salvi gli apparecchi come “Hermes”, veri e propri assistenti alla guida come i normali navigatori satellitari, che, tuttavia, tra le tante funzioni, svolgono anche la funzione di indicare i posti ove potrebbero essere eseguiti i controlli (e non quelli ove gli apparecchi sono effettivamente operativi), la velocità consentita sul tratto di strada e quella effettivamente tenuta dal mezzo, avvisando l’automobilista che si trovi in condizioni di infrazione. “Hermes” insomma finisce per svolgere un ruolo di tutela della circolazione né più né meno dei cartelli stradali che avvisano (400 metri prima della postazione), senza essere una semplice spia dei “piedipiatti”.

Poiché dal 2007 è diventato obbligatorio presegnalare e rendere visibili i controlli di velocità, l’Antitrust (chiudendo un’istruttoria) e la Polizia stradale (in una nota di chiarimento) hanno specificato che ad essere vietati sono solo le app e gli strumenti che intercettano tutor e autovelox effettivamente in funzione, mentre i navigatori e simili sono consentiti. Anzi, sono in un certo senso da incentivare, perché aiutano a raggiungere lo scopo dichiarato dalla legge [3]: rendere palesi i controlli, limitando di fatto la velocità sulle strade.

note

[1] Cass. ord. n. 3853/2014. Cfr. anche sent. n. 24221/15 del 27.11.2015.

[2] Art. 45 comma 9-bis cod. str.

[3] Dl 117/07.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE                  

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GOLDONI Umberto                           – Presidente   –

Dott. PETITTI Stefano                           – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale                     – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI   Alberto                           – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo                               – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza                                      

sul ricorso 17987/2011 proposto da:

FONTESSA SPA (OMISSIS) in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, presso la CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avv. BRANZOLI MARCO, giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO in persona del Ministro pro tempore   e

PREFETTURA – UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI MILANO in persona

del Prefetto pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li

rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrenti –

avverso   la sentenza n. 824/2010 del TRIBUNALE di PAVIA   del

20.12.2010, depositata il 21/12/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. LUCIO

CAPASSO.

FATTO E DIRITTO

1) Con ricorso notificato il 21 giugno 2011 la Fontessa spa ha impugnato la sentenza emessa il 21 dicembre 2010 dal tribunale di Pavia, che ha rigettato l’appello da essa proposto avverso la sentenza del locale giudice di pace n. 2338/09.

L’Avvocatura dello Stato si è costituita con controricorso, in difesa del Ministero dell’Interno e della Prefettura di Milano.

Il giudice relatore ha avviato la causa a decisione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio.

La controversia concerne la violazione dell’art. 45 C.d.S., comma 9 bis, contestata alla ricorrente per aver fatto uso del dispositivo Hermes Plus III (Kermes in controricorso), ritenuto in grado di localizzare i cc.dd. autovelox e dunque di consentire al conducente di eludere i controlli della velocità degli autoveicoli.

Con il primo motivo è denunciata violazione dell’art. 45 C.d.S., comma 9 bis, e dell’art. 142 C.d.S., comma 6 bis.

Con il secondo sono denunciati tutti i possibili vizi di motivazione.

2) Entrambi i motivi si risolvono in una censura della motivazione, giacchè anche il primo non espone un’errata interpretazione normativa, ma si concretizza nel negare che l’apparecchio utilizzato svolga quelle funzioni che sono state descritte dalla sentenza 12150/07, applicata dal tribunale.

Si sostiene infatti che l’apparecchio Hermes, non diversamente dai normali navigatori satellitari consentiti anche dalle Circolari ministeriali, è idoneo soltanto a svolgere funzione di assistente alla guida, segnalando le postazioni in cui potrebbero essere in funzione i controlli, e non gli apparecchi effettivamente in funzione.

Il secondo motivo, complementare al primo, censura la mancata acquisizione di una consulenza tecnica atta a verificare il regolare funzionamento dell’apparecchio, la sussistenza o meno della idoneità a interferire con misuratori delle forze dell’ordine o a localizzare un misuratore non mappato.

3) Il ricorso appare fondato.

L’avvocatura dello Stato ha dedotto che sarebbe pacifico, perchè accertato in causa e confermato dal sito internet della casa costruttrice, che l’apparecchio rientra tra quelli proibiti.

Ha quindi descritto l’apparecchio – sulla base di informazioni da essa asseritamente assunte da un sito internet, al quale questa Corte non può accedere dovendo rispettare i limiti del proprio sindacato, – come apparecchio che segnala una serie di impianti, indicando tempestivamente la velocità permessa e calcolando anche la velocità media in relazione a quella prescritta dai cosiddetti impianti Tutor.

Sembra quindi confermare che si tratti di un “assistente alla guida”, ma con caratteristiche sofisticate che vanno indagate, per comprendere in che termini esso eluda i divieti di legge.

Non a caso infatti il ricorso ricorda che ex art. 142 C.d.S., la presenza degli autovelox deve essere indicata da apposita segnaletica.

Tuttavia, sebbene dall’epigrafe della sentenza impugnata risulti che la questione sia stata posta al tribunale, invocando l’acquisizione di consulenza, in sentenza non si rinviene alcun approfondimento motivazionale, ma solo l’apodittica affermazione che l’apparecchio localizzerebbe gli autovelox e consentirebbe l’elusione dei controlli.

Ciò viene affermato senza neppure chiarire se nella specie si fosse constatato il possesso di quelle funzioni specifiche che sono richieste nella sentenza di legittimità posta a base della motivazione.

3.1) In ricorso per contro si ricorda che già al momento di redazione del verbale e successivamente nei due gradi di giudizio di merito, il conducente aveva fatto presente che le caratteristiche dichiarate dalla casa produttrice del meccanismo escludevano le caratteristiche ritenute illecite.

E’ invece indispensabile, per interpretare e applicare correttamente la normativa che complessivamente regola la materia, conoscere la specifica tipologia dell’apparecchio di cui si tratta, in relazione alle caratteristiche di quelli conosciuti ed eventualmente contemplati anche nella normativa secondaria.

Si configura pertanto un’insufficienza di motivazione così grave da sostanziarsi in omessa motivazione e da richiedere la cassazione della sentenza, con rinvio al giudice di merito per le verifiche del caso.

La Corte condivide la valutazione espressa dalla relazione preliminare, il cui contenuto è stato in buona parte qui ripreso.

Appare infatti necessario distinguere con precisione le caratteristiche dell’apparecchio utilizzato, onde poter stabilire senza equivoci o indebite presunzioni quali ne siano le potenzialità e di conseguenza se rientrino nel disposto normativo.

Solo una ragionata conoscenza degli apparati esistenti all’epoca dell’entrata in vigore della modifica dell’art. 45, e delle precise caratteristiche di quello in esame può infatti consentire una meditata valutazione della conformità di esso alle disposizioni vigenti.

Discende da quanto esposto l’accoglimento del ricorso.

La sentenza impugnata va cassata e la cognizione rimessa ad altro giudice del tribunale di Pavia per nuovo esame, che completi la motivazione con una descrizione puntuale e comparativa delle caratteristiche dell’apparecchiatura.

Il giudice di rinvio liquiderà le spese di questo giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia al tribunale di Pavia in persona di diverso magistrato, che provvederà anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, il 12 novembre 2013.

Depositato in Cancelleria il 18 febbraio 2014

 


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