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Lo sai che? Notifica al familiare: il rapporto di convivenza non va indicato nell’a/r

Lo sai che? Pubblicato il 29 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 novembre 2015

Notificazioni a mezzo posta, consegna dell’atto a persona di famiglia temporaneamente convivente: il rapporto di convivenza si presume per effetto del reperimento nell’abitazione del familiare.

Nel momento in cui l’ufficiale giudiziario notificatore o il postino bussano alla porta per effettuare una notifica di un atto, se non trovano in casa l’effettivo destinatario possono consegnarlo a un familiare convivente che abbia più di 14 anni e non sia incapace. Ma, secondo la Cassazione [1], nel caso di notifica a mezzo posta, non vi è l’obbligo di riportare tale rapporto di familiarità sull’avviso di ricevimento della raccomandata: anche senza tale indicazione, infatti, la notifica è ugualmente valida. Un discorso opposto, invece, vale nel caso di notifica a mani da parte dell’ufficiale giudiziario, nel qual caso quest’ultimo deve riportare nella relata di notifica tutte le operazioni svolte, l’assenza del destinatario e il soggetto – con la sua specifica qualifica – a cui l’atto viene consegnato.

Nel caso di notifica a mezzo del servizio postale, secondo la Suprema Corte, il rapporto di convivenza, almeno provvisorio, può essere presunto sulla base del fatto che il familiare si sia trovato nell’abitazione del destinatario e abbia preso in consegna l’atto da notificare. Tale comportamento ingenera la legittima presunzione nel postino che il consegnatario dell’atto sia legittimato a riceverlo. Pertanto non si può ritenere nulla la notifica solo per via della mancata indicazione della qualità di convivente sull’avviso di ricevimento della raccomandata, il cui contenuto, in caso di spedizione diretta a mezzo di raccomandata [1], è quello prescritto dal regolamento postale per la raccomandata ordinaria e non già quello previsto dal codice di procedura civile [3].

Cosa si intende con familiare convivente?

Per persona di famiglia si intende non solo colui che appartenga allo stretto nucleo familiare, ma anche parenti o affini legati da vincoli affettivi o di comunanza di vita stabili (non cioè del tutto momentanei o occasionali) con il destinatario. Si tratta, in pratica, tutti coloro che hanno un rapporto di solidarietà e di collaborazione diretta col destinatario, purché si svolga abitualmente nel luogo indicato per la consegna dell’atto. Si pensi ad esempio non necessariamente al padre o alla madre di un soggetto che ancora viva presso di questi, o alla compagna convivente sebbene non sposata, ma anche ad un collega di studio, all’amministratore del condominio, all’infermiera che assiste in modo continuo un familiare convivente col destinatario.

note

[1] Cass. sent. n. 18951 del 24.09.2011.

[2] Ai sensi dell’art. 16, comma 3, del Dlgs 546/1992.

[3] Art. 139 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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