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Avvocati e praticanti: novità e riforme in arrivo

30 novembre 2015


Avvocati e praticanti: novità e riforme in arrivo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 novembre 2015



Riforme della professione forense: accesso, tirocini, specializzazioni, praticantato, gratuito patrocinio, ammortamento beni strumentali e finanziamenti Pmi.

In attuazione dell’ultima legge forense [1], il Ministero della Giustizia sta per approvate tre decreti attuativi che cambieranno il mondo degli avvocati. Eccoli qui di seguito illustrati.

Tirocinio per l’accesso alla professione forense

Il tirocinio obbligatorio per l’accesso alla professione di avvocato potrà iniziare sei mesi prima della laurea, durante cioè gli studi universitari: ciò al fine di anticipare l’ingresso dei giovani professionisti nel mondo del lavoro.

Per lo studente-praticante, però, potrebbe trattarsi di compito tutt’altro che agevole: la legge prevede infatti l’obbligo, per quest’ultimo, di frequentare i corsi dove la presenza è obbligatoria, la proficua conclusione degli studi universitari, nonché l’effettiva frequenza dello studio professionale per almeno dodici ore alla settimana. A ciò si aggiunge anche l’obbligo di frequenza, con profitto, per un periodo non inferiore a diciotto mesi, di corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti da ordini e associazioni forensi, nonché dagli altri soggetti previsti dalla legge.

Il praticante avrà anche la possibilità di svolgere un semestre di tirocinio all’estero. Spetterà al Consiglio dell’Ordine, al termine del periodo di tirocinio all’estero, stabilire se le modalità di svolgimento dello stesso e i relativi esiti ne consentano o meno la convalida.

Tirocinio e lavoro

Altra rilevante novità riguarda la possibilità, per il praticante, di svolgere il tirocinio insieme ad altra attività di lavoro subordinato pubblico o privato.

Il tirocinio dovrà svolgersi comunque con assiduità: si dovrà cioè trattare di frequentazione continuativa dello studio del professionista, in capo al quale incombe l’onere di supervisionare l’attività del praticante. Viene fissato un tetto minimo di 20 ore alla settimana in cui il praticante deve essere presente in studio o, comunque, operare sotto la supervisione diretta del professionista. Inoltre, il praticante dovrà assistere ad almeno 20 udienze per semestre (escluse quelle di mero rinvio), collaborare concretamente allo studio delle controversie e alla redazione degli atti.

Il tirocinio presso gli Uffici giudiziari

Con le nuove norme sui tirocini si intrecciano quelle sull’ufficio del processo che prevede l’inserimento, a fianco dei giudici, dei praticanti.

Per l’ammissione al tirocinio, il praticante, oltre che essere in possesso dei requisiti di onorabilità, deve aver già svolto per almeno sei mesi il tirocinio presso un avvocato.

La domanda deve contenere l’indicazione specifica dello svolgimento di tale preliminare periodo di pratica, oltre che il punteggio di laurea e la media riportata negli esami indicati nel decreto ministeriale e ogni altro requisito di professionalità ritenuto rilevante.

Il praticante potrà così svolgere un periodo di dodici mesi di tirocinio presso il magistrato affidatario, durante il quale il praticante dovrà redigere (ogni 4 mesi) una relazione analitica della attività svolta, e il magistrato affidatario dovrà attestare la conformità del tirocinio svolto al progetto formativo approvato. Alla fine del periodo, il praticante dovrà sostenere un esame finale per ottenere l’attestato di compiuto tirocinio.

Per maggiori informazioni su questo tema leggi: “Praticanti avvocati presso giudici e tribunali”.

Avvocati e specializzazioni

Il nuovo regolamento sulle specializzazioni degli avvocati nelle 18 materie indicate nel dm, ormai approvato, è subito divenuto oggetto di contestazioni.

L’OUA ha sottolineato la penalizzazione dei giovani avvocati (o meglio, dei neo iscritti), poiché non ha senso “impedire il conseguimento del titolo per comprovata esperienza per i primi otto anni di professione, laddove poi occorre dimostrare l’esercizio specifico nel settore oggetto di specializzazione soltanto per cinque anni”. Ad essere penalizzati, continuano dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura, saranno anche gli avvocati che collaborano negli studi cosiddetti strutturati, che, pur svolgendo la mole più rilevante dell’attività professionale dello studio, di norma non sottoscrivono gli atti che hanno predisposto, con la conseguenza che solamente il dominus potrà dimostrare il patrocinio in giudizi nei quali ha, invece, svolto un’attività professionale limitata.

Criticità anche sul mantenimento del titolo ed, in particolare, sulla previsione che l’avvocato specialista possa perdere il titolo ottenuto in ragione della mancata dimostrazione di avere trattato nel triennio almeno 15 incarichi per anno. Si tratta infatti, secondo l’OUA, di una previsione che limita l’autonomia e la libertà del professionista, che potrebbe essere indotto a promuovere la proliferazione del contenzioso o almeno di quello necessario per il mantenimento del titolo.

Per maggiori informazioni su questo tema leggi: “Avvocati 18 specializzazioni”.

Maggiori requisiti per restare iscritti nell’albo degli avvocati

Il nuovo regolamento che definisce le condizioni minime per restare avvocati richiede l’esercizio della professione in modo “effettivo, continuativo, abituale e prevalente”. Tali condizioni ricorrono quando l’avvocato:

– ha partita IVA attiva;

– ha l’uso di locali destinati allo studio professionale anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi;

– ha l’uso di una utenza telefonica destinata esclusivamente allo svolgimento dell’attività professionale: anche in questo caso il contratto può essere in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi;

– ha trattato almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l’incarico professionale è stato conferito da altro professionista;

– è titolare di un indirizzo di PEC, comunicato al consiglio dell’Ordine;

– ha assolto l’obbligo di aggiornamento professionale;

– ha in corso una assicurazione a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione;

Tali requisiti, che potranno essere autocertificati con dichiarazioni sostitutive di atto notorio, sono condizione per la permanenza all’albo. In mancanza anche di uno solo, scatta la cancellazione.

Per maggiori informazioni su questo tema, leggi “Avvocati: i nuovi requisiti per rimanere nell’albo”.

Competitività: arrivano i capitali di investimento

Sembra quasi cosa certa la norma, inserita nel decreto competitività, già approvato dalla Camera e ora al vaglio del Senato, che consentirà agli studi legali e alle società tra avvocati di ricevere finanziamenti da parte di soci investitori nella misura massima del 30%. In questo modo, società di persone, di capitali e di cooperative di diventare soci dei professionisti e, in particolare, degli studi legali.

Il Ddl sta agitando il mondo dell’avvocatura istituzionale ed associativa perché, se divenisse legge, consentirebbe agli avvocati l’esercizio in forma societaria della professione, che oggi è permesso esclusivamente secondo il modello della società in nome collettivo.

In effetti la norma sembra scritta in maniera molto affrettata.
Cosa dice la nuova norma: l’articolo 41 (questa è la disposizione sotto accusa) prevede:

– che la professione forense possa essere esercitata nella forma delle società di persone, di capitali o cooperative che devono essere iscritte in un’apposita sezione dell’albo professionale;

– che la composizione della compagine sociale deve essere resa disponibile attraverso la suddetta sezione speciale;

– che non è consentita la partecipazione societaria tramite società fiduciarie, trust ed interposta persona;

– che i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere avvocati iscritti all’albo e professionisti iscritti ad altri albi professionali;

– che la gestione è affidata esclusivamente ai soci;

– che resta fermo il principio della personalità della prestazione professionale e dunque l’incarico può essere eseguito solo da soci professionisti abilitati all’esercizio professionale;

– che la responsabilità della società e quella dei soci non esclude la responsabilità del professionista che ha eseguito la prestazione;

– che la sospensione, cancellazione o radiazione del professionista dall’albo sono cause di esclusione dalla società;

– che le società soggiacciono alle regole del codice deontologico forense e sono sottoposte al controllo disciplinare.

Per maggiori informazioni su questo tema, leggi: “Studi legali con SPA, SRL e società di persone”.

Finanziamenti in vista per gli studi legali

Un emendamento alla legge di Stabilità per il 2016, già approvata dal Senato, equipara gli studi legali alle PMI, in modo da consentire loro l’accesso, già dal prossimo anno, ai bandi e ai finanziamenti, soprattutto quelli europei. Insomma anche l’avvocato potrà godere dei fondi sino ad oggi destinati solo alle attività imprenditoriali per far decollare la propria attività professionale.

Per maggiori informazioni su questo tema, leggi “Professionisti come imprese”.

Bonus investimento ai professionisti

Lo scorcio del 2015 e il 2016 sarà un periodo ottimo per lo studio legale per rinnovare la dotazione di computer e altri beni strumentali. Difatti, la nuova legge di Stabilità prevede la possibilità di godere del super ammortamento per i beni strumentali. La nuova norma, infatti, aumenta dal 100% al 140% l’ammortamento per l’acquisto di tali beni, ampliando la possibilità di scaricare i costi. In particolare, la Legge di Stabilità per il 2016 ha previsto un super ammortamento con cui viene prevista una deduzione extracontabile del 40% da ripartire in modo lineare sulla vita utile del bene.

La misura è già in vigore e varrà anche per il prossimo anno.

Per maggiori informazioni su questo tema, leggi “Bonus investimenti ai professionisti: acquisto di beni e computer nuovi”.

Il gratuito patrocinio si scala dalle tasse

Sempre nel maxi emendamento alla legge di Stabilità 2016 viene consentita la possibilità per gli avvocati che hanno maturato compensi dallo Stato per prestazioni professionali svolte con il gratuito patrocinio, di compensare detti importi con le tasse da pagare, comprensiva l’IVA e i contributi previdenziali dovuti ai dipendenti dello studio.

In questo modo lo studio legale potrà rientrare immediatamente negli importi accreditati dallo Stato senza dover attendere i biblici tempi di pagamento che hanno disincentivato il ricorso all’istituto del gratuito patrocinio.

Per maggiori informazioni su questo tema, leggi “Avvocati, il gratuito patrocinio si scala dalle tasse”.

Le novità sull’esame di abilitazione

Il decreto ministeriale prevede una nuova disciplina di tutte le fasi della procedura di esame di abilitazione alla professione di avvocato, a partire dalla presentazione delle domande al rilascio del certificato per l’iscrizione nell’albo.

 

Le prove d’esame: L’obiettivo principale è quello di garantire la regolarità delle prove d’esame e la serietà della selezione dei candidati. Tuttavia alcune delle misure a tal fine ideate sembrano difficilmente attuabili, specie nelle corti di appello in cui il numero di candidati è particolarmente elevato. Si pensi per esempio alla previsione dell’inizio contemporaneo della prova in ogni sede d’esame, laddove “in un arco temporale compreso tra i centoventi e i sessanta minuti precedenti, il Ministero della Giustizia trasmette al Presidente della commissione distrettuale, a mezzo di posta elettronica certificata, i temi formulati per ciascuna prova, protetti da un meccanismo di crittografia a chiavi asimmetriche” [2].

Con tutte le buone intenzioni, una simile operazione è molto difficile dal punto di vista pratico dato il notevole afflusso di candidati. Lo stesso problema si pone per le operazioni di controllo secondo criteri casuali individuati dalla Commissione centrale, almeno dieci giorni prima dell’inizio delle prove scritte o per la collocazione di ciascun candidato in un tavolo separato individuato in modo casuale, previa definizione da parte della Commissione distrettuale delle modalità per l’assegnazione casuale del tavolo a ciascun candidato entro il giorno precedente la data fissata per la consegna dei testi di legge.

Restano inoltre poco chiari i tempi di consegna dei testi di legge ammessi in un giorno diverso rispetto alle date di svolgimento delle prove, laddove si prevede che per ogni candidato deve essere apposto, sulla prima copertina dei testi di legge ammessi, il timbro di riconoscimento della commissione distrettuale, la data in cui è effettuato il controllo e il visto di uno dei suoi componenti.

Al fine di garantire la segretezza dei temi delle prove scritte ed evitare il più possibile l’ingresso di aiuti esterni per i candidati, sono previste misure adatte alla schermatura dei locali in cui si svolgono le prove, consistenti e oggettivi controlli da parte del personale di vigilanza, con obbligo di verbalizzazione delle operazioni di controllo poste in essere.

 

Il raggruppamento: è previsto che, quando una Corte di appello presenta un numero di domande particolarmente elevato, il raggruppamento può essere costituito anche mediante l’inserimento di due o più Corti di appello che presentano un numero di domande inferiore, con la conseguenza che all’esito del sorteggio, i lavori scritti elaborati dai candidati della Corte di appello più grande sono ripartiti tra le due o più Corti di appello a essa abbinate e quelli elaborati dai candidati di queste ultime sono corretti da commissioni, individuate mediante sorteggio, costituite presso altre Corti di appello. Una simile previsione potrebbe ledere il principio di uguaglianza fra i candidati.

Motivazione della Commissione nella correzione degli elaborati: è previsto l’obbligo di succinta motivazione della valutazione negativa attribuita dalla Commissione a un elaborato; ciò al fine di assicurare al candidato (e al giudice amministrativo in caso di ricorso) di conoscere e valutare l’iter argomentativo seguito dalla Commissione stessa. Quest’ultima, in sede di correzione, è tenuta a uniformarsi ai criteri di legge e anche a verificare la conoscenza da parte del candidato degli orientamenti giurisprudenziali, senza che ciò si ponga in contrasto con la previsione dello svolgimento delle prove scritte con il solo ausilio di testi di legge senza commenti e citazioni giurisprudenziali.

 

Prove orali: al fine di assicurare la massima trasparenza delle prove orali e superare l’attuale disparità di trattamento tra i candidati in relazione al distretto di appartenenza, è previsto un tempo minimo di durata della prova orale (non meno di quarantacinque minuti) e le domande devono essere individuate mediante estrazione da un apposito database informatico.  Al candidato si possono però rivolgere ulteriori domande di approfondimento.

 

Riconoscimento delle qualifiche professionali e libera circolazione

Sempre nella prospettiva di incrementare gli standard qualitativi dell’avvocatura italiana, deve tenersi in considerazione lo schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva [3] in tema di rafforzamento del mercato interno e promozione della libera circolazione dei professionisti.

L’obiettivo è quello di garantire un più efficace ed efficiente sistema di reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali, anche con riferimento alla funzione di notifica dei titoli e delle università riconosciute al fine di rendere in futuro possibile un più ampio riconoscimento automatico delle professioni.

Tessera professionale europea: dagli atti emerge l’intenzione di estendere anche ad altre professioni, tra cui presumibilmente quella di avvocato, la previsione della tessera professionale europea (Epc), quale strumento di semplificazione per la libera circolazione dei professionisti (oggi limitata solo alle professioni di infermiere responsabile dell’assistenza generale, di farmacista, di fisioterapista, di guida alpina e di agente immobiliare).

Nello schema di decreto legislativo si definisce la tessera professionale europea come un certificato elettronico attestante a) che il professionista ha soddisfatto tutte le condizioni necessarie per fornire i servizi, su base temporanea e occasionale, nel territorio dello Stato oppure b) il riconoscimento delle qualifiche professionali ai fini dello stabilimento nel territorio dello Stato.

Quando le evidenti differenze tra l’attività professionale esercitata legalmente nello Stato membro di origine e la professione regolamentata in Italia comporterebbero un ulteriore percorso compensativo per il riconoscimento, è previsto l’istituto dell’accesso parziale che renderà possibile per il richiedente esercitare la professione per la quale è qualificato nel proprio Stato membro e che si inserisce nell’ambito di una professione più ampia regolamentata in Italia.

 

Riconoscimento automatico: di rilievo è, infine, la disciplina introduttiva di una nuova modalità di riconoscimento automatico delle professioni regolamentate, basata su principi di formazione comune attraverso la previsione del Quadro comune di formazione e della Prova di formazione comune [4].

note

[1] L. n. 247/2012.

[2] Articolo 3, comma 3, DM

[3] Modifica della direttiva 2005/36/Ce relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del regolamento (Ue) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno («regolamento IMI» – atto del Governo sottoposto al parere parlamentare n. 239).

[4] Art. 44 decreto legislativo 206/2007.

Autore immagine: 123rf com


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