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Le Guide Il testimone: come funziona la testimonianza in processo

Le Guide Pubblicato il 30 novembre 2015

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Testimonianza orale e scritta: assenza, falsa testimonianza, impossibilità per motivi di lavoro o malattia, citazione, escussione e intimazione del testimone.

Una delle prove cardine del processo civile è quella testimoniale: i testimoni (o testi, come spesso vengono chiamati in gergo forense) sono soggetti estranei alla causa, chiamati dal giudice (su istanza delle parti) a dichiarare i fatti di cui direttamente a conoscenza, ossia

  • – a cui hanno assistito in prima persona (per es.: “Ho visto Tizio cadere in una buca sul marciapiedi”);
  • – o che conoscono personalmente per ragioni, ad esempio, legate al proprio mestiere (per es.: “Se il termometro segna 39 gradi centigradi vuol dire che il paziente ha la febbre”).

Ecco perché la testimonianza che abbia ad oggetto fatti riportati perché sentiti dire da altri soggetti non ha valore (cosiddetta “testimonianza de relato” o indiretta): per es. “So che Tizio è caduto in una buca sul marciapiedi perché me lo ha riferito Caio”.

Tuttavia, proprio per la facilità con cui la prova testimoniale può essere alterata (decorso del tempo che rende più vaghi i ricordi, rapporti del testimone con le parti, timore di ritorsione o semplice stato emozionale davanti al magistrato), la legge dispone che il giudice valuti la prova testimoniale secondo il proprio “prudente apprezzamento”: in pratica il giudice potrà accordare la massima credibilità ad un teste e, nello stesso tempo, negarla a quello di controparte, dandone comunque adeguata motivazione in sentenza.

A testimoniare possono essere anche i parenti delle parti (il coniuge, i genitori, ecc.), ma giammai le parti stesse (le quali, tutt’al più, possono fare un giuramento o una confessione, che sono altri generi di prove, non oggetto di questo articolo).

La prova testimoniale viene assunta mediante audizione orale del testimone effettuata di norma davanti al giudice (anche se, nella prassi, capita spesso che il testimone venga ascoltato in disparte solo dagli avvocati): in entrambi i casi, le sue dichiarazioni vengono trascritte nel verbale (ad opera del cancelliere o degli stessi avvocati, come ormai succede in quasi tutti i tribunali).

In alcuni casi eccezionali (che vedremo a breve) la prova testimoniale può essere assunta anche per iscritto.

Il testimone ha l’obbligo giuridico di presentarsi in tribunale per rendere le dichiarazioni. Se lavoratore dipendente, gli spetta il permesso retribuito.

Alla luce di questi generali principi ecco una breve scheda di come funziona la prova testimoniale e l’escussione in causa dei testimoni all’interno del processo civile.

A che serve la prova testimoniale

Nel processo civile, per regola generale, chi afferma un fatto o un diritto ne deve anche dimostrare l’esistenza. Ha cioè quello che si suole chiamare “onere della prova” cioè deve dimostrare i fatti a fondamento della pretesa. Ebbene, la prova testimoniale è uno dei mezzi di prova (affiancandosi così alle altre del processo civile, come la prova documentale, il giuramento, la confessione).

Che valore ha la prova testimoniale?

Anche se la legge non lo dice espressamente, esiste una sorta di gerarchia tra le prove del processo civile, dove alcune assumono un peso superiore rispetto ad altre.

Innanzitutto vi sono le cosiddette prove legali, che non ammettono la prova contraria. Così per esempio, la confessione o il giuramento. Il giudice è invece vincolato alla particolare efficacia probatoria riconosciuta dalla legge a tali mezzi di prova; egli non può compiere alcuna valutazione sulla loro efficacia: deve prenderne atto, senza possibilità di dubitare della loro effettiva rispondenza a verità.

Vi sono poi le prove che non possono essere contestate se non con un particolare e più oneroso procedimento: si tratta degli atti pubblici, che fanno piena prova se nessuno avvia il procedimento di “querela di falso”, volto appunto a dimostrarne la falsità. Dunque, il giudice, nel momento in cui, per esempio, viene depositato un atto notarile deve attribuire massimo valore a tale documento; una semplice prova testimoniale non può scalfirne l’efficacia.

Seguono le scritture private (i contratti in carta semplice, tanto per intenderci) che hanno valore nel processo salvo che la parte firmataria non disconosca la propria sottoscrizione.

Infine ci sono le prove testimoniali che vengono valutate dal giudice secondo il proprio prudente apprezzamento

Chi può testimoniare

In generale chi non è parte del processo può rendere la propria testimonianza.

Non possono quindi essere chiamate a testimoniare le persone che hanno nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione alla causa (si pensi al soggetto coinvolto in un incidente con tre auto, nella lite insorta tra due di essi).

L’avvocato può testimoniare? Secondo la cassazione l’avvocato:

  • – non può testimoniare nel processo in cui esercita il ministero di avvocato;
  • – può testimoniare in un processo civile, in una fase in cui non svolge ancora il ruolo di difensore costituito, assumendo le vesti di difensore dopo la testimonianza resa;
  • – cessata tale sua qualità può diventare testimone nel processo.

Il coniuge può testimoniare? Il coniuge di una parte in comunione legale dei beni può di norma testimoniare. Non può farlo però se la causa riguarda i beni della comunione (per es. la casa in comproprietà).

Allo stesso modo possono testimoniare i parenti e affini in linea retta di una parte.

Facoltà di astenersi

Alcune categorie di professionisti hanno il diritto di astenersi dal testimoniare su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione, e di avvalersi del segreto professionale, d’ufficio o di Stato.

In particolare:

  • – i giornalisti professionisti iscritti nell’albo professionale, possono astenersi relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario nell’esercizio della loro professione;
  • – i pubblici ufficiali, i pubblici impiegati, gli incaricati di un pubblico servizio su fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio o fatti coperti dal segreto di Stato;
  • – gli assistenti sociali iscritti all’albo professionale in relazione a quanto abbiano conosciuto per ragione della loro professione.

Un testimone può provare l’esistenza di un contratto?

La prova per testimoni avente ad oggetto dei contratti è ammessa solo se il giudice lo ritiene necessario per la soluzione della causa, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza.

Il giudice istruttore può dunque ammettere la prova testimoniale esercitando un suo ampio potere discrezionale.

Ad esempio, se per prassi un contratto si stipula oralmente (come i contratti conclusi per telefono) il giudice può ammettere la prova testimoniale.

La legge prevede che la prova testimoniale sia sempre ammessa per contratti di valore inferiore a 2,58 euro: tale somma non costituisce più un criterio di distinzione. Tuttavia, per l’ammissibilità di detta prova, occorre sempre valutare l’importanza economica del contratto: la legge infatti intende escludere la prova orale delle obbligazioni di notevole valore economico, che vengono di solito documentate con atto scritto e in ordine alle quali la genuinità dei testi potrebbe essere compromessa dall’entità degli interessi in discussione.

Un testimone può provare un pagamento o una remissione di debito?

È possibile provare per testimoni un pagamento o una remissione di un debito che abbiano un valore superiore a € 2,58 solo se il giudice lo ritiene necessario per la soluzione della causa, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza.

Un testimone può provare patti aggiunti o contrari a un documento?

Il giudice può ammettere la testimonianza per provare l’esistenza di patti aggiunti o contrari successivi alla formazione di un documento solo se, avuto riguardo alla qualità delle parti, alla natura del contratto e ad ogni altra circostanza, appare verosimile che siano state fatte aggiunte o modificazioni verbali.

I patti aggiunti o contrari stipulati posteriormente al documento sono solo quelli che apportano alle clausole contrattuali aggiunte o modifiche volte a regolare diversamente particolari aspetti del rapporto tra le parti. Non è un patto aggiunto l’accordo volto ad estinguere il contratto.

La prova per testimoni non è ammessa se ha ad oggetto accordi verbali aggiunti o contrari al contenuto di un documento per i quali si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o contemporanea alla stipula del contratto. È infatti inverosimile che tali patti non siano stati inseriti nel contratto stesso.

Ad esempio non si ammette la prova testimoniale per provare che la revoca della proposta di contratto è intervenuta prima dell’accettazione, quando la proposta e l’accettazione risultino entrambe da atto scritto.

La prova per testimoni è sempre ammessa quando vi è un qualsiasi scritto, proveniente dalla persona contro la quale è diretta la domanda o dal suo rappresentante, che faccia apparire verosimile il fatto allegato (cosiddetto principio di prova per iscritto).

In questo caso, la testimonianza ha la funzione di consolidare la prova di un fatto che il documento proveniente dalla controparte non è idoneo a dimostrare pienamente o direttamente.

Che succede se una parte è impossibilitata a procurarsi una prova scritta?

La prova per testimoni è sempre ammessa quando la parte non ha potuto procurarsi una prova scritta. L’impossibilità può essere morale o materiale.

L’impossibilità morale si verifica ogni volta che la parte si trovi in una condizione di soggezione tale nei confronti della persona che dovrebbe rilasciare il documento, da impedirgli di procurarsi lo scritto.

L’impossibilità materiale si verifica, invece, quando il documento è andato smarrito o distrutto. Ad esempio, la perdita incolpevole da parte di un terzo pienamente affidabile, cui sia stato consegnato per ragioni apprezzabili come un legale, un notaio o un mediatore.

Che succede se la parte perde senza colpa il contratto?

La parte che, senza sua colpa, ha perduto il documento che gli forniva la prova può usufruire della prova per testimoni relativa al documento stesso. Un esempio è quello di perdita del documento per furto da parte di ignoti, la distruzione accidentale del documento nel corso di un evento naturale, l’illeggibilità per dissolvimento dell’inchiostro.

È comunque necessario dimostrare di aver custodito il documento con la diligenza del “buon padre di famiglia” e che si è verificato uno specifico evento, naturale o imputabile a terzi, che abbia determinato la perdita o la distruzione del documento.

Testimonianza orale

L’assunzione della testimonianza avviene nella fase istruttoria del processo.

Una parte deve fare istanza di ammissione in giudizio della prova testimoniale, e l’altra parte è ammessa a sua volta a fare istanza di prova contraria.

Una volta che il giudice abbia deciso se ammettere tale prova, la parte interessata provvede a citare i testimoni. Si procede quindi all’assunzione della testimonianza.

Può accadere che sia necessario esperire la testimonianza prima del giudizio (assunzione preventiva): si pensi al caso di un soggetto che si trovi in fin di vita e di cui non è certa la capacità a testimoniare nei mesi successivi.

Come si presenta la richiesta di prova testimoniale?

La domanda può essere presentata da ciascuna delle parti in processo nell’atto introduttivo o nelle note istruttorie assegnate dal giudice dopo la prima udienza di trattazione. Nella richiesta la parte deve indicare:

  • – i fatti, formulati in articoli separati, su cui le persone da interrogare devono essere interrogate;
  • – le persone da interrogare, con l’indicazione di nome e cognome e quanto meno della città di residenza.

I fatti devono essere formulati in articoli separati: si tratta dei cosiddetti capitoli di prova, ognuno riguardante un singolo fatto da provare collocato univocamente nel tempo e nello spazio. Ogni capitolo deve essere preceduto dall’espressione “Vero è che” seguito dalla formulazione del capitolo stesso.

I capitoli devono avere ad oggetto soltanto i fatti da provare, oggettivi e specifici, conosciuti dal teste. La testimonianza non può vertere su

  • apprezzamenti e valutazioni del teste (per es.: “Vero che l’auto di Tizio circolava a velocità sostenuta e in modo imprudente?”);
  • – circostanze negative (per es.: “Vero che non hai mai visto l’auto di Tizio circolare sulla via Mazzini?”);
  • – capitoli formulati in modo assolutamente generico.

Si può rinunciare a un testimone?

Ciascuna parte può rinunciare all’audizione dei testimoni da essa indicati.

La rinuncia non ha, però, effetto se le altre parti non vi aderiscono e se il giudice non lo consente. Se una parte si oppone alla rinuncia dell’altra parte, il giudice del merito non è tenuto ad ammettere la prova ove ritenga, con apprezzamento incensurabile in cassazione, che gli elementi acquisiti al processo siano sufficienti per la decisione.

Ammissione dei testimoni

La decisione sull’ammissione della prova spetta al giudice che valuta se la prova è

  • ammissibile (per es.: sarebbe inammissibile la testimonianza di una delle parte in giudizio);
  • rilevante (per es.: sarebbe irrilevante chiamare Tizio a riferire se, nel giorno di un incidente stradale, faceva caldo o freddo se tale fatto non incide sulla dinamica del sinistro).

Il giudice può ridurre discrezionalmente la lista dei testimoni sovrabbondanti ed eliminare quelli che non possono essere sentiti per legge.

Come vengono chiamati i testimoni?

La parte che intende valersi dei testimoni fa quella che viene chiamata “Citazione dei testi” o intimazione. In pratica, una volta ammessa la prova, il difensore della parte interessata deve citare i testimoni all’udienza fissata dal giudice. Lo può fare o con un atto notificato a mezzo di ufficiale giudiziario o con raccomandata a.r. o con PEC, indicando:

  • – luogo, giorno e ora fissati dal giudice per l’udienza di assunzione della testimonianza;
  • – il giudice che assume la prova;
  • – la causa nella quale il teste deve essere sentito.

Comparizione e deposizione del teste

Quando viene escusso un teste, gli altri non possono sentire.

In ogni caso, l’escussione di un teste che abbia assistito alle deposizioni degli altri testimoni non comporta la nullità della prova, ma il giudice, nell’esercizio del suo potere discrezionale, ne può tenere conto per valutare l’attendibilità del teste.

Avvertimenti e dichiarazione del teste

Prima dell’interrogatorio, il giudice avverte il testimone dell’obbligo di dire la verità e delle conseguenze penali delle dichiarazioni false e reticenti e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza“.

Se il testimone si rifiuta di effettuare tale dichiarazione senza giustificato motivo, il giudice istruttore lo denuncia al pubblico ministero, al quale trasmette copia del processo verbale.

In mancanza di una espressa previsione di legge, se il teste non recita la suddetta formula di rito, ciò non comporta la nullità della prova testimoniale, in quanto non costituisce un requisito indispensabile.

Come avviene l’escussione del testimone

Il teste non può servirsi di scritti preparati, ma il giudice può consentirgli di valersi di note o appunti, quando deve fare riferimento a nomi o a cifre o quando particolari circostanze lo consigliano.

Il teste può fare apprezzamenti di assoluta immediatezza, inscindibili dalla percezione del fatto. Ad esempio, è stata ammessa la dichiarazione con cui il teste ha definito “semplici e ripetitive” le mansioni svolte da una lavoratrice

Se nel procedimento deve essere sentito chi non conosce la lingua italiana, il giudice può nominare un interprete. Questi, prima di esercitare le sue funzioni, presta giuramento davanti al giudice di adempiere fedelmente il suo ufficio.

Se il teste si rifiuta di testimoniare

Se il testimone, presentandosi, rifiuta di giurare o di deporre senza giustificato motivo, o se vi è fondato sospetto che non abbia detto la verità o sia stato reticente senza giustificato motivo, il giudice istruttore lo denuncia al P.M., al quale trasmette copia del processo verbale.

Se il teste dice una bugia

È prevista la sanzione penale della reclusione da due a sei anni per chiunque, deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria afferma il falso o nega il vero, o tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato.

Testimoni di riferimento o de relato

Se uno o più dei testimoni fa riferimento, per la conoscenza dei fatti, ad altre persone non chiamate dalle parti, il giudice istruttore può decidere d’ufficio che queste siano chiamate a deporre.

In particolare il giudice può chiamare a testimoniare i seguenti soggetti a cui il testimone si riferisca nella sua testimonianza:

  • – persone a conoscenza di fatti (testimoni c.d. di riferimento); il giudice decide di assumere questi testimoni se ritiene che dalla loro escussione può trarre elementi utili per decidere;
  • – persone che possono riferire fatti e circostanze di cui sono stati informati dal soggetto che ha proposto il giudizio.

Che succede se il testimone non si presenta in giudizio?

Se il teste non si presenta nonostante sia stato citato regolarmente, il giudice può ordinare una nuova intimazione oppure disporne l’accompagnamento coattivo all’udienza stessa o ad altra successiva. Con la medesima ordinanza, in caso di mancata comparizione senza giustificato motivo, il giudice può condannarlo ad una pena pecuniaria da 100 a 1.000 euro.

In caso di ulteriore mancata comparizione senza giustificato motivo, il giudice può disporre l’accompagnamento del testimone all’udienza stessa o ad altra successiva e condannarlo ad una pena pecuniaria non inferiore a 200 euro e non superiore a 1.000 euro.

Tali provvedimenti possono essere pronunciati contro il testimone non comparso dopo che è decorsa un’ora da quella indicata per la comparizione. Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo contro il testimone.

Se il teste è impossibilitato a presentarsi (malattia, motivi di lavoro ecc.) o è esentato dall’obbligo di comparire, lo può comunicare con un telegramma o un fax all’avvocato che lo ha citato oppure alla cancelleria, producendo un certificato medico o del datore di lavoro. In tal caso l’udienza per la sua escussione verrà spostata e il testimone non subirà sanzioni.

È facoltà del giudice recarsi nella abitazione o nell’ufficio del testimone in caso di sua impossibilità (norma poco spesso applicata); se questi sono situati fuori dalla circoscrizione del tribunale, delega all’esame il giudice istruttore del luogo .

È possibile una testimonianza scritta?

È possibile la testimonianza scritta se richiesta consensualmente dalle parti. Essa è fornita dal teste per iscritto secondo un modello di testimonianza predisposto dal Ministero della Giustizia.

Il giudice valuta se ammettere o meno questo tipo di testimonianza con discrezionalità tenendo conto della natura della causa e di ogni altra circostanza.

Se la valutazione è positiva e il giudice ritiene opportuno assumere la deposizione per via scritta emette un provvedimento con cui:

  • – ammette gli articoli di prova sui quali deve essere interrogato il testimone;
  • – stabilisce il termine entro il quale il testimone deve fornire per iscritto le risposte ai quesiti ammessi;
  • – dispone che la parte che ha richiesto l’assunzione della testimonianza, predisponga il modello di testimonianza contenente i capitoli e lo notifichi al testimone.

Una volta che la testimonianza scritta è stata autorizzata, la parte deve predisporre l’atto di intimazione che deve contenere:

  • – un modulo che deve essere conforme al modello di testimonianza approvato con decreto dal Ministero della giustizia (DM Giustizia 17 febbraio 2010);
  • – le istruzioni che il testimone deve seguire per la compilazione del modello;
  • – l’indicazione del procedimento e dell’ordinanza di ammissione da parte del giudice procedente;
  • – idonei spazi per l’inserimento delle complete generalità del testimone, l’indicazione della sua residenza, del suo domicilio e, ove possibile, di un suo recapito telefonico;
  • – l’ammonimento del testimone e la formula del giuramento, oltre all’avviso in ordine alla facoltà di astenersi;
  • – lo spazio necessario per la sottoscrizione obbligatoria del testimone;
  • – la richiesta di dichiarare eventuali rapporti personali o di parentela, affinità, affiliazione, dipendenza;
  • – la trascrizione di tutti i quesiti ammessi;
  • – l’avvertenza che il testimone è tenuto a rendere risposte specifiche e pertinenti a ciascuna domanda, precisando altresì se ha avuto conoscenza dei fatti oggetto della testimonianza in modo diretto o indiretto.

La parte interessata dopo aver così predisposto l’atto di intimazione deve notificarlo a sua cura al testimone.

note

Autore immagine: 123rf com


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