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Lo sai che? Quando la banca mette un mutuo in sofferenza

Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2015

Banche e Crif, mutuo ipotecario per l’acquisto della prima casa o per finanziare la propria attività: quand’è che la Banca può “mettere” il mutuo in sofferenza?

 

La sempre più pressante esigenza di liquidità ci conduce alla richiesta di un mutuo, per le ragioni più disparate. Tra queste, principalmente l’acquisto di una casa, magari quella principale, oppure la necessità di finanziare la nostra attività appena iniziata o che attraversa un momento di difficoltà.

La banca di riferimento, assunte le informazioni del caso e assicuratasi le opportune garanzie, provvederà a stipulare il mutuo e ad erogare la somma prevista. Il debitore procederà, pertanto, all’incasso e alla successiva restituzione delle rate previste dal piano di ammortamento, secondo la tempistica concordata.

I problemi, come tutti noi sappiamo, nascono quando sorgono le malaugurate quanto purtroppo ormai frequenti difficoltà economiche: salta qualche rata del mutuo, il pagamento avviene un po’ a singhiozzo o, nei casi più problematici, sospendiamo del tutto il pagamento. Ebbene, di fronte a questa situazione come reagisce la banca, ma soprattutto quando può “mettere” il mutuo in sofferenza?

Secondo la legge di riferimento, la banca può risolvere il contratto di mutuo ogniqualvolta si sia verificato il ritardato pagamento di almeno sette rate. Non è assolutamente necessario che il ritardo sia avvenuto consecutivamente. La Legge, infine, chiarisce che per concretizzarsi l’inadempimento descritto è essenziale che il pagamento ritardato sia avvenuto tra il trentesimo e il centottantottesimo giorno successivo alla scadenza della rata [1].

Situazione analoga si presenta se il debitore è diventato, ad esempio, insolvente o sono venute meno le garanzie prestate [2]. Lo è, per ipotesi, l’imprenditore che viene sottoposto alla procedura di amministrazione controllata [3]. In tal caso si dice che decade dal beneficio del termine e la Banca può pretendere la restituzione del tutto.

Fate attenzione che queste disposizioni sono sempre previste all’interno del contratto di mutuo, dove troverete sia il riferimento in materia del Testo unico Bancario, sia la norma interessata del codice civile.

La conseguente dichiarata “sofferenza bancaria” ovviamente rappresenta un grosso problema per il debitore, il quale si ritroverà con l’inevitabile segnalazione nella Banca Dati dei cattivi pagatori (cosiddetta Crif), oltre ad un contratto di mutuo risolto ed all’obbligo di restituzione dell’intero importo del prestito, pena l’esecuzione coattiva sui beni concessi originariamente in garanzia.

Si può ovviare a tutto ciò? Il rimedio più conosciuto e soprattutto più facile ed immediato da adottare, prima che la situazione precipiti, è rappresentato dalla preventiva richiesta di sospensione del mutuo, attualmente prevista e disciplinata dalle Legge di stabilità del 2015 [4]. Questa possibilità è però riconosciuta soltanto a favore dei titolari di un mutuo contratto per l’acquisto dell’abitazione principale ed in presenza di determinate condizioni. Tra queste, la perdita del posto di lavoro o la sopravvenuta incapacità lavorativa in virtù di una grave malattia. La sospensione prevista dalla Legge è di dodici mesi, durante i quali decorreranno comunque gli interessi corrispettivi pattuiti, che andranno quindi, pagati regolarmente. Non sono ammessi alla richiesta di sospensione coloro che hanno accumulato un ritardo oltre i 90 giorni, quelli già sottoposti a procedura esecutiva, così come i lavoratori titolari di una polizza assicurativa a copertura della perdita del posto di lavoro.

Un’altra soluzione è rappresentata, invece, dalla rinegoziazione del mutuo con la Banca erogatrice, magari pattuendo una restituzione più a lungo termine o a condizioni più favorevoli. In alternativa si può chiedere la sostituzione del mutuo ad un altro istituto, con la possibilità, peraltro, se concessa, di ottenere ulteriore capitale.

In tutti gli altri casi, quindi, la soluzione non potrà che essere postuma. In primo luogo è sicuramente consigliabile cercare una definizione transattiva con la Banca, magari sfruttando le condizioni di dubbia legittimità del mutuo stipulato o degli altri contratti in corso con la medesima (iniquità dell’ipoteca concessa, anatocismo o tasso usurario sul mutuo o altri prestiti concessi, etc). Bisogna inoltre ricordare che non sempre la procedura esecutiva conviene al creditore. Oltre ad essere lunga e costosa, non sempre conduce alla facile soddisfazione della Banca, soprattutto in questo momento di crisi anche del mercato immobiliare. Le cosiddette soluzioni a “saldo e stralcio”, con inevitabile risparmio per il debitore, spesso sono accettate dal creditore proprio in presenza di una situazione patrimoniale complessiva assai deficitaria.

note

[1] Art. 40 Dlgs. 385/1993.

[2] Art. 1186 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 3024/1995.

[4] Legge di stabilità 2015, art. 1, co. 246.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. salve, sono in gravi problemi economici con la banca e cerco una persona che sappia bene le leggi.
    abbiamo un mutuo ipotecario prima casa con 15 rate scadute e non pagate e ci siamo fatti dare i soldi da parenti per appianare tutto il regresso e ricominciare a pagare regolarmente premetto che è già arrivata la lettera di segnalazione a sofferenza , il direttore di banca dice che non è più possibile pagare perchè bisogna dare tutto l’importo del mutuo cioè 156.000 euro (cosa per noi impossibile) , noi abbiamo 2 stipendi di 1450 e 1200 euro posso fare qualcosa ??
    grazie a chiunque mi possa dare un consiglio

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