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Lo sai che? Mediazione fulminea: vietato opporre subito il dissenso all’accordo

Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2015

Mediazione obbligatoria: non ci si può rifiutare di tentare il cammino di conciliazione.

Farà sicuramente discutere a lungo la sentenza del Tribunale di Firenze dello scorso 15 ottobre con cui si è data l’ulteriore e rigida interpretazione al concetto di obbligatorietà della mediazione: se le parti compaiono davanti al mediatore limitandosi a manifestare la loro intenzione di non procedere neanche al tentativo di accordo, senza quindi fornire ulteriore e più specifica indicazione degli impedimenti all’effettivo svolgersi del procedimento, scatta l’improcedibilità dell’azione (e, in questo caso, trattandosi di opposizione a decreto ingiuntivo l’improcedibilità ha investito sia la domanda proposta con il decreto ingiuntivo sia di quella riconvenzionale proposta nel giudizio di opposizione).

Insomma, il “no” sbrigativo, per non perdere tempo in conversazioni e tentativi giudicati dalle parti, aprioristicamente, come inutili, viene sanzionato dal giudice secondo il quale il tentativo di mediazione non può dirsi essere stato compiuto per come la legge impone.

La vicenda

Alla prima udienza del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il giudice ordinava alle parti di presentarsi davanti all’organismo di mediazione per il tentativo obbligatorio di conciliazione (nella specie, la vertenza aveva ad oggetto un contratto bancario); il tribunale affidava l’onere di avviare la procedura di mediazione alla parte opposta e non all’opponente (altra questione, peraltro, da numerosi mesi oggetto di profondi contrasti giurisprudenziali).

Tuttavia, alla successiva udienza, il Tribunale rilevava che, nel verbale di mediazione relativo al primo (e unico) incontro, le parti avevano dato atto che “allo stato non sussistono i presupposti per poter dare avvio al procedimento di mediazione” senza fornire idonea, specifica e motivata giustificazione al mancato avvio di un effettivo tentativo di mediazione. Evidentemente, tale indicazione è risultata fin troppo sbrigativa al giudice, il quale ha ritenuto tale atteggiamento simile a quello di chi vede nella mediazione solo un inutile formalismo da adempiere nel più celere modo possibile e senza effettività.

Il tentativo di mediazione deve essere effettivo

Il tribunale di Firenze ha così ribadito un concetto che ormai sta uscendo fuori da numerose aule di tribunali: il procedimento di mediazione deve essere effettivo e non può essere rimesso alla mera discrezionalità delle parti; per cui le stesse non sono libere, una volta depositata la domanda di avvio della procedura e fissato il primo incontro dinanzi al mediatore, di “manifestare il proprio disinteresse nel procedere al tentativo”.

La norma in base alla quale il mediatore, durante il primo incontro, deve invitare le parti e i loro avvocati “ad esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione”, deve difatti essere interpretata nel senso di “attribuire al mediatore il compito di verificare l’eventuale sussistenza di concreti impedimenti all’effettivo esperimento della procedura e non già quello di accertare la volontà delle parti in ordine all’opportunità di dare inizio alla stessa”. Diversamente la mediazione più che obbligatoria sarebbe facoltativa perché rimessa al mero arbitrio delle parti.

Il problema, tuttavia, potrà essere in futuro quello di stilare un verbale negativo sufficientemente dettagliato anche a fronte di un tentativo esperito in modo concreto. La frettolosità, infatti, potrebbe consistere solamente nel riportare le dichiarazioni nel verbale al di là di quanto effettivamente avvenuto davanti al mediatore. E dunque, sarà compito degli stessi avvocati accertarsi che il verbale negativo dia atto delle reciproche posizioni e dell’effettività del tentativo.

note

[1] Trib. Firenze n.3497 del 15.10.2015.

Autore immagine: 123rf com

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