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Epic fail: Mediaset dimentica di registrare il dominio

27 marzo 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 marzo 2012



Mediaset dimentica di rinnovare il proprio nome a dominio “mediaset.com” e i furbi ne approfittano:  il copyright calpestato dal web.

Ecco cosa succede a non conoscere Internet e le sue regole. Questa volta a farne le spese è toccato a Mediaset. Anche i ricchi (talvolta) piangono.

La parola “regolamentazione” genera sempre ritrosia. Finché non ci si perde e si è costretti a dormire nella giungla.

Prima che esistessero i piani urbanistici, le città venivano costruite senza particolari crismi. Anzi, tanto più le strade erano strette e curviformi, tanto più servivano a creare validi posti di resistenza, per agguati e trabocchetti, in caso di assalti stranieri.

Viene difficile pensare che un’azienda come Mediaset dimentichi di rinnovare il proprio nome a dominio: “mediaset.com”. Viene facile però immaginare che qualcuno possa speculare su questa mancanza. Capita così che una azienda sconosciuta, accortasi di ciò e fiutato l’affare, abbia prenotato, acquistato e poi messo all’asta, l’ormai sfitto dominio “mediaset.com”. Chiunque infatti, decorso un mese dalla scadenza di un dominio, lo può registrare a proprio nome.

L’incanto, poi, è stato vinto da un tal signore Didier Madiba (del Delaware, USA). Il suo intento era quello di realizzare un sito per la vendita di “media sets”, vale a dire apparecchi che consentono un backup completo dei sistemi operativi. Da parte sua, quindi, nessuna mala fede apparente.

Ma l’azienda di Cologno Monzese ha avviato un’azione legale davanti alla WIPO (World Intellectual Property Organization), per l’illegittima usurpazione del proprio nome. Il marchio “mediaset”, già registrato, sarebbe stato – secondo l’azienda televisiva – utilizzato illecitamente allo scopo di generare confusione nel mercato.

I legali del sig. Madiba, invece, si sono difesi sostenendo che i nomi “media” e “set”, in quanto parole di uso comune, non sono suscettibili di protezione, così come non potrebbe esserlo i nomi “mouse” e “trap” (trappole per topi). Difatti, l’uso dei termini comuni non potrebbe mai essere proibito alla collettività: pena l’inutilizzabilità (prima o poi) dell’intero vocabolario linguistico.

Alla fine, la Wipo non ha accolto le rimostranze di Mediaset e ora Canale 5 e le sue due sorelle dovranno spostarsi su www.mediaset.it. Salvo ovviamente pagare profumatamente il sig. Madiba…

La questione si gioca ancora una volta sulle norme sul copyright o, meglio, su quelle relative ai segni distintivi. Difatti, in generale, il titolare di un marchio può opporsi all’adozione di un domain name uguale o simile al proprio segno distintivo quando da ciò derivi il rischio di confusione o anche di associazione tra i due nomi [1]. La giurisprudenza ha infatti riconosciuto la funzione “distintiva” del nome a dominio: esso rappresenterebbe non già un semplice “indirizzo telematico” ma un vero e proprio mezzo per identificare l’attività svolta dal suo titolare [2].

Come ho  già detto in un precedente articolo https://www.laleggepertutti.it/10254_la-tutela-dei-nomi-a-dominio-vere-e-proprie-opere-ingegno-il-caso-cocacolla , la legge sulla proprietà industriale [3] ha ormai accordato piena tutela ai nomi a dominio e ne vieta la registrazione se effettuata (relativamente a prodotti affini) in modo da creare confusione con l’altrui marchio o (anche se per prodotti non affini) allo scopo di trarre giovamento dalla notorietà dell’altrui marchio.

Nel caso di specie, tuttavia, è stata ritenuta prevalente, rispetto al nome “mediaset”, il significato di uso comune che, nel vocabolario anglosassone, i due termini hanno.

 

 

note

[1] Trib. Bologna, 14 novembre 2008, in Dir. Ind., 2009, fasc. 4, pag. 325.

[2] Trib. Bergamo, 7 febbraio 2003, in Corr. Giur., 2004, fasc. 6, pag. 786.

[3] Art. 22 cod. propr. industriale.

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