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La notifica del titolo esecutivo

1 dicembre 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 1 dicembre 2015



Titolo esecutivo, ufficiale giudiziario e notifica.

 

Nel piano della nostra ricerca, il riferimento alla notificazione come adempimento processuale dal quale non si può, quando sia previsto normativamente, prescindere, ricorre in più parti.

Si può notificare il solo titolo esecutivo, così come si può notificare il solo atto di precetto (dopo che il titolo esecutivo sia stato notificato), essendo altrettanto legittima la notifica, talvolta inevitabile, uno actu.

Delle ultime due parleremo in seguito; in questa sede daremo invece uno sguardo d’insieme, soffermandoci, nello specifico, sulla notifica del titolo esecutivo.

L’incombente in discorso è eseguito dall’ufficiale giudiziario, su istanza di parte o su richiesta del pubblico ministero o del cancelliere, secondo le forme di cui agli artt. 137- 151 c.p.c.

Il discorso, però, resterebbe incompleto se non ricordassimo che:

a) in tema di notifica, sono da tener presenti, con particolare riguardo alla competenza degli ufficiali giudiziari, il P.R. 15-12-1959, n. 1229 e succ. modif. (Ordinamento degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari) e la L. 11-6-1962, n. 546 (Modifica del vigente ordinamento degli ufficiali giudiziari e degli aiutanti ufficiali giudiziari); di rilievo anche le disposizioni di cui alla L. 20-11-1982, n. 890 e succ. modif. (Notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari);

b) l’ 160 c.p.c., che disciplina la nullità della notificazione ma che, sia chiaro, non ci deve indurre a ritenere che la notifica, se difforme da alcune regole o parametri, sia sempre e soltanto nulla.

Sta di fatto che, al di là della terminologia adoperata dal legislatore negli artt. 156-162 c.p.c., esistono − recte sono state ravvisate da dottrina e giurisprudenza − altre figure di invalidità degli atti processuali (che tratteremo in seguito).

Esaminiamo ora la casistica in materia, cominciando da un punto che sembrerebbe non riguardare l’operatore del diritto in quanto non ne tratta il codice di procedura civile, quello della competenza funzionale e per territorio dell’ufficiale giudiziario.

La Corte di Cassazione, facendo riferimento all’art. 107, co. 2, D.P.R. 15-12-1959, n. 1229 ha ritenuto che la limitazione, posta dalla citata norma, della competenza degli ufficiali giudiziari «agli atti relativi ad affari di competenza delle autorità giudiziarie della sede alla quale essi sono addetti», opera solo ove tali atti debbano essere notificati a persone residenti fuori della loro circoscrizione territoriale; se, invece, la notificazione degli atti medesimi deve essere eseguita a persone residenti entro la loro circoscrizione, la restrizione della competenza non sussiste, in quanto ex art. 106, co. 1, D.P.R. cit., «L’ufficiale giudiziario compie con attribuzione esclusiva gli atti del proprio ministero nell’ambito territoriale ove ha sede l’ufficio cui è addetto».

Peraltro, la persona alla quale deve essere consegnata la copia può poi non essere la persona alla quale la copia è, in effetti, consegnata, grazie alla previsione di cui all’art. 139 c.p.c. La norma, infatti, prevede che, se il destinatario dell’atto non viene trovato, l’ufficiale giudiziario può ad esempio consegnarlo ad una persona di famiglia e, in proposito, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che l’ufficiale giudiziario medesimo non è tenuto a svolgere ricerche in ordine al rapporto di convivenza indicato dalla suddetta persona, in quanto incombe su chi eventualmente contesti la veridicità di siffatta dichiarazione fornire la prova contraria.

L’art. 139 c.p.c., poi, sempre nelle ipotesi in cui il destinatario dell’atto non venga trovato, consente di consegnare l’atto anche ad un addetto alla casa, all’ufficio o all’azienda, purchè non minore di quattordici anni e non palesemente incapace; oppure al portiere o ad un vicino.

In tutti questi casi, «l’ufficiale giudiziario deve indicare, nella relazione prevista dall’art. 148 c.p.c., la persona alla quale ha consegnato copia dell’atto, identificandola con le sue generalità, nonché il rapporto della stessa con il destinatario della notificazione, con la conseguenza che, qualora, manchi l’indicazione delle generalità del consegnatario, la notifica è nulla ai sensi dell’art. 160 c.p.c. per incertezza assoluta su detta persona, a meno che la persona del consegnatario sia sicuramente identificabile attraverso la menzione del suo rapporto con il destinatario».

Si segnala peraltro una recente puntualizzazione della S.C., a mente della quale: «L’erronea indicazione, nella relazione di cui all’art. 148 c.p.c., di una qualifica non corrispondente a quella reale della consegnataria è irrilevante e non incide sulla validità della notificazione, qualora sia univocamente identificabile la persona della consegnataria attraverso la sola indicazione del vincolo – familiare convivente o domestica – con il destinatario e non sussistendo, di conseguenza, incertezza assoluta circa la persona che ha ricevuto la copia dell’atto, e non venendo meno la presunzione che la consegnataria porterà a conoscenza del destinatario l’atto ricevuto».

 

 

 

L’attività svolta dall’ufficiale giudiziario deve trovare riscontro unicamente nelle risultanze della relazione di cui all’art. 148 c.p.c., senza che siano ipotizzabili successive integrazioni delle stesse, a mezzo di dichiarazioni del notificatore ovvero di elementi emergenti dal registro cronologico dell’ufficio notifiche.

Secondo l’insegnamento della S.C., infatti, «la relata di notificazione di un atto fa fede fino a querela di falso per le attestazioni che riguardano l’attività svolta dall’ufficiale giudiziario procedente, la constatazione di fatti avvenuti in sua presenza ed il ricevimento delle dichiarazioni resegli, limitatamente al loro contenuto estrinseco; non sono invece assistite da pubblica fede, tutte le altre attestazioni (come la dichiarazione del consegnatario di essere convivente col destinatario) che non sono frutto della diretta percezione del pubblico ufficiale, bensì di informazioni da lui assunte o di indicazioni fornitegli da altri, tuttavia tali attestazioni sono assistite da presunzione di veridicità che può essere superata solo con la prova contraria».

In proposito, si richiama, dunque, l’attenzione sulla differenza tra percezione diretta del pubblico ufficiale e attestazioni relative a fatti e circostanze allo stesso fornite da altri. Del resto, il notificato, se intende contestare il contenuto della relata di notifica, nella quale è attestato che l’ufficiale giudiziario ha compiuto tutte le formalità prescritte, ivi compresa la spedizione della raccomandata in una certa data, deve proporre querela di falso; infatti, l’ufficiale giudiziario esercita pubbliche funzioni, con la conseguenza che i suoi atti soggiacciono alla disciplina di cui all’art. 2700 c.c., perché attestanti le operazioni da lui compiute.

Tornando, ora, alle previsioni di cui all’art. 160 c.p.c., che, come noto, disciplina, la nullità della notificazione, vediamone le difficoltà sul terreno operativo.

Primo problema è costituito dall’indagine tesa ad individuare se, dalla relata di notifica, risulti l’esatta identificazione del destinatario.

Secondo la giurisprudenza pronunciatasi in materia di nullità della notifica del ricorso per cassazione, la notifica medesima non è nulla per incertezza assoluta sulla persona cui è fatta «quando dal contesto dell’atto siano ricavabili indicazioni idonee a colmare le eventuali lacune». In parte motiva, è stato infatti chiarito che: «il difetto di notifica attiene alla violazione delle disposizioni circa la persona cui deve esser consegnata la copia, all’incertezza sulla persona cui è fatta, o sulla data (art. 160 c.p.c.)».

Dunque, ciò che è richiesto dall’art. 160 c.p.c. circa “la persona”, in tema di notifica, si biforca: da una parte, c’è l’indicazione della persona cui deve essere consegnata la copia; dall’altra, l’identificazione della persona alla quale è, in effetti, consegnata la copia.

L’indicazione (della persona cui deve essere consegnata la copia) è un elemento la cui esattezza fa carico a chi redige l’atto da notificare e formula la richiesta di notifica. L’ufficiale giudiziario non potrebbe aggiungervi o togliervi nulla di proprio, salve ipotesi eccezionali al confine con la patologia processuale, e non solo.

La giurisprudenza, infatti, ha osservato che «ai fini della validità della notificazione di un atto ex art. 160 c.p.c., per stabilire se vi sia o meno incertezza assoluta sulla persona del destinatario, non è sufficiente limitarsi a prendere visione della relazione di notifica, occorrendo, invece, che sia esaminato l’intero contesto dell’atto, a partire dalla sua intestazione, in quanto, in qualsiasi parte dello stesso, può trovarsi l’indicazione idonea a colmare le eventuali lacune riscontrate. In particolare, l’omessa indicazione, nella relazione, del nominativo e del luogo di effettuata notifica non determinano nullità della stessa, a meno che non risulti l’inesistenza di tali dati in qualsiasi parte dell’atto».

Fino ad ora, abbiamo peraltro fatto riferimento alla copia, pertinente del resto; il procedimento di notificazione è concepibile, infatti, solo in forza del fatto che vi sia un originale, da un lato, e una o più copie, dall’altro.

Tuttavia, occorre rilevare che, talvolta, potrebbero riscontrarsi differenze tra originale e copia anche se, per fortuna, ciò non avviene di frequente.

In proposito, sarebbe bene tener presente, in linea di massima, la differenza tra discordanza e contrasto: la difformità è sinonimo di discordanza, di mancata conformità che non deve, però, necessariamente assurgere a contrasto.

Il fenomeno, sotto un certo profilo, ha un rilievo differente, a seconda che si tratti di discordanza del contenuto dell’atto oppure di discordanza nella relata di notifica.

La Corte di cassazione, in riferimento alla prima ipotesi, ha ritenuto che la difformità fra l’originale e la copia notificata della sentenza concreta un’ipotesi di nullità della notificazione (non d’inesistenza), sanata per raggiungimento dello scopo, ai sensi dell’art. 156 c.p.c. e, in ipotesi di avvenuta impugnazione della sentenza medesima, «non ha alcuna incidenza sulla validità della notifica ove la copia (nella specie, priva parzialmente delle conclusioni delle parti e della narrativa del fatto) non contenga alterazioni o mutilazioni tali da rendere inintellegibile il contenuto intrinseco del provvedimento e non individuabile nei suoi elementi essenziali l’atto notificato».

Quindi, premesso che la difformità in esame provoca “solo” la nullità della notificazione, l’esame di chi deve giudicare si sposta sull’intellegibilità del documento (scilicet: nella copia consegnata al notificato) e l’assenza, nel documento stesso, di alterazioni o mutilazioni pregiudizievoli, ai fini di individuarne il contenuto intrinseco.

Tuttavia, dobbiamo una spiegazione, in ordine a quanto sia congruo parlare di sola nullità, perché non si tratta di vizio da poco.

Nel sistema processual-civilistico, il terzo comma dell’art. 156 prevede una sanatoria della nullità, per raggiungimento dello scopo dell’atto: «la nullità non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato». Detta disposizione non può però essere ben letta e compresa, se non nel contesto di quanto dispongono i due commi precedenti ma di più, al momento, non possiamo aggiungere, atteso che, ripetiamo, di invalidità degli atti processuali parleremo in seguito.

La Corte di cassazione, con sent. 10327/2014, in tema di nullità della notificazione del titolo esecutivo, ha ritenuto che: «La nullità della notificazione del titolo esecutivo, quand’anche costituito da provvedimento giudiziale, fatta al procuratore costituito nel processo, anziché alla parte personalmente, ai sensi dell’art. 479, 2º comma, c.p.c., è sanabile in dipendenza del raggiungimento dello scopo, allorché l’intimato abbia comunque sviluppato difese ulteriori rispetto al profilo della mancata notifica di persona, così rivelando un’idonea conoscenza dell’atto, mentre ove non siano addotte contestazioni diverse da quella della nullità della notificazione, la stessa può rilevare soltanto in caso di allegazione, e di eventuale prova, delle specifiche limitazioni o compressioni del diritto di difesa che, anche in rapporto alle peculiarità del caso di specie, ne siano derivate (tratta da Il Foro Italiano, ed. 2015).

Passiamo, ora, ad un esempio del secondo tipo, quello cioè di discordanza (tra originale e copia), relativa alla relata di notifica. È stata ancora la Corte di Cassazione che ha chiarito, nella sent. 23429/2007, che, in questa ipotesi, «il combinato disposto dell’art. 137, secondo comma, c.p.c. e dell’art. 138 c.p.c. non esige che la relata di notifica debba contenere un’espressa precisazione in punto di conformità all’originale della copia ed indicazioni o specificazioni sull’esatta consistenza e composizione dell’originale e della copia; ne consegue che, in caso di discordanza tra i dati emergenti dall’originale del ricorso per cassazione, depositato ai sensi dell’art. 369 c.p.c., e quelli emergenti dalla copia dell’atto consegnata al destinatario, non ricorre un’ipotesi di inammissibilità ipso iure del ricorso, posto che la copia notificata è da ritenersi equivalente all’originale, fino a querela di falso».

Il tutto può essere più chiaro se teniamo presente che la massima attiene ad originale e copia di un ricorso per cassazione. Colui che deposita il ricorso, cioè il ricorrente, possiede e deposita l’originale mentre, di regola, nulla sa del contenuto della relata apposta sulla copia consegnata al destinatario della notifica; sarà l’intimato, eventualmente, a valutare se sussistono le condizioni per proporre querela di falso.

La relata può poi essere stata apposta all’originale e non alla copia; in questa ipotesi, l’omissione di apposizione sulla copia concreta una mera irregolarità, che non inficia la validità della notifica. Merita però attenzione quel riferimento all’ipotesi di difformità del contenuto delle due “relate”: «La difformità tra la relata di notificazione apposta sull’originale dell’atto e quella apposta sulla copia di esso consegnata al destinatario assume rilievo solo in relazione alla mancanza della data dell’eseguita notifica nella copia, nel caso in cui dalla notificazione decorra un termine perentorio entro il quale il destinatario deve esercitare determinati diritti, in quanto tale mancanza in questo caso viene a concretare una nullità insanabile che ostacola l’esercizio dei diritti stessi».

 

Può accadere che al destinatario della notifica sia stata consegnata una copia incompleta dell’atto da notificare; la conseguenza di ciò, ha precisato la Cassazione, con sent. 26364/2011, non è l’inesistenza ma la nullità della notificazione e la differenza ha rilievo pratico, in quanto l’inesistenza è, proprio per l’essenza del termine stesso, irrecuperabile, anche solo dal punto di vista processuale, mentre la nullità, in forza del terzo comma dell’art. 156 c.p.c., può trovarsi ad essere sanata per raggiungimento dello scopo dell’atto.

 

Sempre in tema di contrasto tra i dati risultanti dalla copia di relata allegata all’originale e i dati risultanti dalla copia consegnata al destinatario, è bene ricordare che, secondo la S.C. «Ai fini della validità della notifica, in caso di contrasto tra i dati risultanti dalla copia di relata allegata all’originale e i dati risultanti dalla copia consegnata al destinatario, occorre far riferimento alle risultanze ricavabili dalla copia in possesso del destinatario, mentre, ove in questa manchi qualche elemento essenziale, la sua presenza nella relata allegata all’originale non è idonea ad escludere la nullità della notifica. Tuttavia, se la persona fisica del destinatario è conformemente attestata nelle due relate, e la specifica qualità, che legittima a ricevere l’atto, sia attestata solo nella relata apposta all’originale, da ciò non consegue alcuna nullità, non essendo contestata l’identità della persona, nè la titolarità della sua specifica qualità».

La S.C. è intervenuta più volte in materia, sempre alla luce di un principio generale che è di grande civiltà giuridica: in caso di discordanza di quanto attestato nella relata di notifica contenuta nell’originale dell’atto e nella relata apposta nella copia, per stabilire se si sia verificata una decadenza a carico del notificante, deve farsi riferimento all’originale dell’atto a lui restituito; mentre, per stabilire se si sia verificata una decadenza a carico del destinatario, il riferimento va fatto a quanto risulta dalla copia a lui notificata.

Detto ciò, ricordiamo che siamo in tema di notifica del titolo esecutivo, mentre in seguito parleremo della notifica dell’atto di precetto.

 

Prestiamo attenzione alle conseguenze dell’effetto combinato di notifica del titolo e notifica dell’atto di precetto, quando, s’intende, dette notificazioni non siano eseguite uno actu.

Il caso: Tizio è attinto dalla notifica di un decreto ingiuntivo; la notifica è stata eseguita da ufficiale giudiziario incompetente, ai sensi dell’art. 34 D.P.R. 1229/1959. Nella specie, il decreto ingiuntivo, stante l’assenza dell’ufficiale giudiziario presso la competente Pretura, era stato notificato dall’omologo presso il Tribunale in loco e questo dato di fatto non era in contestazione tra le parti, così come non era contestata la circostanza della mancata opposizione a decreto ingiuntivo. L’ingiunto, però, aveva spiegato opposizione a precetto, deducendo la nullità del titolo esecutivo posto a base del precetto medesimo, perché notificato da Ufficiale giudiziario incompetente, in violazione dell’art. 160 c.p.c. Il Pretore aveva, erroneamente, ritenuta sanata la nullità della notificazione del decreto ingiuntivo, dalla successiva opposizione a precetto. La S.C., con sent. 4751/1994, cassò la sentenza, enunciando il seguente principio: «La nullità della notificazione del decreto ingiuntivo dipendente dalla incompetenza funzionale dell’ufficiale giudiziario che l’ha eseguita può essere sanata, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., dalla opposizione al decreto ma non dalla opposizione al precetto intimato in base al decreto ingiuntivo irregolarmente notificato e non opposto». Della parte motiva, è utile riportare la ratio decidendi: «Ne consegue che se è vero che il vizio di notificazione, dipendente dall’incompetenza funzionale di colui che l’ha compiuta inficia soltanto la notificazione, che è sanata con effetto ex tunc dalla comparizione dell’intimato, è pur vero che, nel caso di specie, l’intimato non ha proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo, notificatogli dall’ufficiale giudiziario incompetente, non costituendosi e non sanando il vizio della notificazione. L’opposizione a precetto, successivamente proposta, riguardante la fase cognitoria e non esecutiva, non è certo idonea a sanare il vizio di notificazione del decreto ingiuntivo, atteso che la notificazione del precetto presuppone la regolarità della notificazione del titolo, cioè del decreto ingiuntivo, non opposto e quindi divenuto esecutivo, notificazione o sanatoria che nel caso in esame non possono dirsi avvenute».

Si noti, dunque, come l’incompetenza funzionale dell’ufficiale giudiziario notificante inficia solo la notificazione. Un concetto importante, questo dell’autonomia dell’attività notificatoria, rispetto al contenuto dell’atto notificando, poi notificato.

CONCLUSIONI

Delicatissimo compito è quello dell’interpretazione del titolo esecutivo.

Si tratta di individuare la portata precettiva della sentenza o degli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva.

L’art. 479 c.p.c., la cui rubrica è «Notificazione del titolo esecutivo e del precetto», dispone che l’esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo in forma esecutiva e del precetto. Quest’ultimo, del quale non abbiamo fatto ancora conoscenza, può essere (non “deve” essere) redatto di seguito al titolo esecutivo; in tal caso, è possibile la notifica uno actu, purché la notificazione sia fatta alla parte personalmente.

Sempre in tal modo deve essere notificato il titolo esecutivo.

Il-Titolo-esecutivo-e-l'Atto-di-Precetto

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1 Commento

  1. Scusate, ma se si notifica insieme titolo esecutivo e precetto nei riguardi di una Pubblica Amministrazione, senza notificare dapprima il solo titolo esecutivo e attendere il decorso dei 120 giorni, si ha la nullità sia del titolo esecutivo che del precetto, o solo di quest’ultimo?

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