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Separazione per uno schiaffo: scatta l’addebito?

2 Dic 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 Dic 2015



Dichiarazione di addebito: responsabilità per la separazione dei coniugi, motivi, causa determinante, assegno di mantenimento.

Uno schiaffo è, di certo, un gesto riprovevole sia quando provenga dal marito che dalla moglie: ma se, nella causa di separazione tra i coniugi, tale gesto viene addotto come motivo per ottenere, nei confronti dell’ex, la dichiarazione di responsabilità (cosiddetto addebito), allora il coniuge deve anche dimostrare che è stato proprio lo schiaffo a generare la rottura insanabile della coppia. Diversamente, quando la manata è solo la conseguenza di un’unione ormai totalmente sgretolatasi essa non avrà alcuna influenza sulla sentenza finale del giudice. Non solo. Se la moglie risulta in grado di mantenersi con un reddito equivalente a quello del marito, non ha neanche diritto all’assegno di mantenimento.

A dirlo è stata poche ore fa la Cassazione con un’ordinanza [1] che ha accolto il ricorso di un uomo, reo di aver dato uno schiaffo alla moglie quando ormai i rapporti tra i due erano al collasso.

Non può essere addebitata la separazione al marito per lo schiaffo alla moglie se non c’è un legame tra il comportamento violento e l’intollerabilità della convivenza, hanno scritto i Supremi giudici. Per i quali tale gesto violento è sicuramente di un comportamento riprovevole che costituisce violazione degli obblighi matrimoniali, ma affinché possa generare l’addebito deve anche essere causa dell’intollerabilità della convivenza.

È inutile, quindi, che la donna si dia da fare per dimostrare, in giudizio, il comportamento del marito, variamente ripetuto, offensivo e riprovevole nei suoi confronti. Quello che è più importante è piuttosto la prova che, prima dello schiaffo i rapporti erano ancora “umani” e c’era possibilità di un’ancora di salvezza, mentre proprio dopo tale gesto ogni possibiilltà di riconciliazione si è definitivamente spezzata.

note

[1] Cass. ord. n. 24473/15 del 2.12.2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 20 ottobre – 2 dicembre 2015, n. 24473
Presidente/Relatore Dogliotti

Fatto e diritto

In un procedimento di separazione personale tra T.M. e C.U., la Corte d’appello di Venezia, con sentenza depositata in data 1511212011, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, revoca la dichiarazione di addebito ad entrambi i coniugi e dispone un assegno per la moglie; conferma l’assegnazione della casa coniugale alla stessa, essendo stata affidataria dei figli ed ancor oggi convivente con essi, nonché il contributo al mantenimento di questi,
Ricorre per cassazione il marito.
Resiste con controricorso la moglie, che pure propone ricorso incidentale e deposita memoria difensiva.
Per ragioni sistematiche wanno esaminati il primo motivo del ricorso principale e l’unico incidentale, attinenti ai rispettivi addebiti. Quanto all’addebito alla moglie, il ricorrenti, lame ta in sostanza una difformità dell’apprezzamento de’ atti e delle prove cond , dal giudice a quo rispetto a quello preteso dallo stesso ricorrente – comunque il ricorrente stesso fornisce indicazioni sul nesso di causalità che avrebbe comportato l’intollerabilità della convivenza.
Quanto all’addebito al marito, è pacifica l’esistenza dello schiaffo alla moglie. Si tratta sicuramente di un comportamento riprovevole che costituisce violazione degli obblighi matrimoniali, ma anche in tal caso non si danno indicazioni specifiche sul rapporto tra tale comportamento e l’intollerabilità della convivenza.
La ricorrente incidentale amenta altresi che non siano state ammesse prove che avrebbero indicato un comportamento del marito , variamente ripetuto, offensivo e riprovevole nei suoi  confronti. Va precisato peraltro che la ricorrente stessa non riporta, ai sensi dell’art. 369 cpc, in ricorso, il contenuto dei capi di prova né allega al ricorso stesso l’atto processuale nel cui ambito i capi di prova erano stati dedotti. Nella memoria aggiuntiva si fa riferimento ad ulteriori circostanze e documentazione che, all’evidenza, questa Corte non può prendere in considerazione.
Quanto al secondo motivo del ricorso principale, relativo all’entità dell’assegno di mantenimento alla moglie, ai fini della ricostruzione del tenore di vita familiare, la circostanza degli aiuti effettuati dalla nonna riguardava, secondo le stesse dichiarazioni del ricorrente, profili marginali (corsi di tennis e cavallo dei figli) che, all’evidenza, non potevano incidere sull’intero menage familiare.
Quanto al mantenimento delle figlie di primo letto, è da ritenere che la Corte d’appello ne abbia tenuto implicitamente conto, valutando che anche tale profilo non era idoneo ad incidere sul tenore di vita pregresso della famiglia, nonché sulla notevole disparità economica fra le parti.
Quanto alla casa coniugale, di cui al terzo e al quinto motivo, lo stesso ricorrente riconosce che essa è finalizzata alla tutela della prole e dell’interesse di questa a permanere nell’ambiente domestico. L’assegnazione stessa è effettuata di regola a favore del genitore convivente con i figli (al riguardo il ricorrente non è in grado di proporre argomentazioni alternative rispetto al preminente interesse dei figli stessi), può bensì avere incidenza sull’importo dell’assegno, Va tuttavia precisato che il giudice a quo ne è ben consapevole, rigettando la domanda della madre di porre a carico del marito le spese di manutenzione dell’immobile adibito ad abitazione familiare, suggerendo al riguardo un accordo fra i coniugi.
Quanto al quarto motivo, la Corte d’appello chiarisce che l’attribuzione alla moglie dell’assegno di mantenimento richiesto va comunque correlata alla possibilità e al dovere a arte sua di integrarlo con lavori quali quello di guida turistica: ovviamente se tale lavoro in futuro non si limitasse ad essere saltuario, il merito potrebbe chiedere una modifica dell’importo o eventualmente un esonero dall’assegno.
Vanno pertanto rigettati entrambi i ricorsi:
Il tenore della decisione richiede la compensazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta ricorsi compensa tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità.
In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere generalità ed atti identificativi, a norma dell’art. 52 D.lgs. 196/03, in quanto imposto dalla legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del DPR 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale e di quello incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i ricorsi, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.


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