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Che succede dopo la sentenza? Notifica, pignoramento e recupero credito

3 dicembre 2015


Che succede dopo la sentenza? Notifica, pignoramento e recupero credito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 dicembre 2015



Cause: la notifica della sentenza del tribunale, la registrazione, come recuperare i soldi dopo la vittoria dalla parte soccombente.

Quando il giudice emette la sentenza, questa viene notificata con Posta elettronica certificata agli avvocati delle parti, affinché ne prendano conoscenza: il che significa che il cliente può sapere, in tempo reale, l’esito della causa, se ha vinto o se ha perso e, in ultimo ma non meno importante, se vi è stata “condanna alle spese processuali”. La condanna alle spese consiste nel provvedimento che, contenuto nella sentenza, stabilisce chi delle parti debba pagare tutte le spese processuali (avvocati, consulenti tecnici, contributo unificato, imposta di registro, notifiche, ecc.). La regola è che le spese gravino su chi perde; tuttavia il giudice può adottare una soluzione intermedia (cosiddetta “compensazione delle spese”: ognuno paga il proprio avvocato) quando ricorrono situazioni particolari (per es.: entrambe le domande vengono parzialmente accolte o parzialmente rigettate o sulla questione di diritto vi era incertezza).

A questo punto, la sentenza va notificata materialmente alla controparte e al suo difensore. Poiché quest’onere è condizione perché decorra il termine di 30 giorni per fare appello e per procedere all’esecuzione forzata, è chiaro che tale notifica venga effettuata dalla parte vincitrice. In particolare, è necessario notificare la sentenza:

– all’avvocato di controparte: dalla data di ricevimento, iniziano a decorrere 30 giorni per impugnare il provvedimento davanti alla Corte d’Appello (per le sentenze emesse dal Tribunale) o davanti al Tribunale (per le sentenze emesse dal giudice di pace). Se tale notifica non viene effettuata, la controparte ha più tempo per decidere se appellare o meno: 6 mesi dal deposito della sentenza in cancelleria (se vi ricade agosto – poiché in tale periodo si applica la sospensione dei termini – i mesi saranno in tutto 7). Ecco perché è di tutto interesse della parte vincitrice notificare immediatamente la sentenza: in modo da dare all’avversario meno tempo per preparare l’appello;

– al cliente dell’avvocato (ossia alla parte personalmente) se si vuole procedere ad esecuzione forzata e pignoramento: a tal fine la notifica fatta all’avvocato non è sufficiente.

In tal caso, insieme alla sentenza o successivamente deve essere notificato anche l’atto di precetto, ossia un ultimo avvertimento che si dà alla controparte con cui la si invita ad adempiere al comando del giudice. Entro 90 giorni – e non oltre – dalla notifica del precetto, la parte che ha vinto la causa può procedere ad esecuzione forzata. Se il termine scade senza avviare alcun atto di pignoramento, è necessario notificare un ulteriore precetto. E così via.

La sentenza va registrata a cura della parte soccombente anche se l’Agenzia delle entrate può chiedere il pagamento di tale imposta a entrambe le parti indistintamente. Leggi sul punto “La registrazione della sentenza”.

Come recuperare i soldi dopo la vittoria della causa?

Questo è il vero punto dolente. Spesso infatti le condizioni economiche delle parti mutano durante il processo e chi è in odor di sconfitta ha tutto il tempo per porre in essere atti di tutela del proprio patrimonio, atti però che sono considerati fraudolenti e quindi revocabili entro cinque anni dal loro compimento. Pertanto, se anche un soggetto, a metà della causa, dona tutti i suoi beni ai figli, nella convinzione di perdere il giudizio, la controparte potrà immediatamente agire con l’azione revocatoria, o comunque farlo entro cinque anni, in modo da salvaguardare le proprie garanzie. Ecco perché, durante la causa, è bene monitorare le azioni dell’avversario con visure immobiliari da cui si possano evincere atti dispositivi.

In ogni caso, dopo la notifica del precetto, il creditore può procedere al pignoramento dei beni. Pignoramento che può toccare i beni mobili, gli immobili, i conti depositati in banca o alle poste, lo stipendio, la pensione, eventuali crediti maturati nei confronti di terzi (si pensi alle provvigioni dell’agente di commercio). Per tale attività è sempre necessaria l’assistenza di un avvocato e i costi variano a seconda del tipo di esecuzione prescelta (la più cara è quella immobiliare, quella meno cara quella mobiliare).

Se il debitore risulta nullatenente: il pignoramento

Il problema può aggravarsi se non risultano beni intestati al debitore e questi per di più è disoccupato. A ciò si aggiungono una serie di espedienti, di ormai rodato utilizzo, che aiutano il debitore a non pagare.

Il creditore ha, comunque, una serie di soluzioni. La prima è quella di tentare un pignoramento mobiliare, seppur con la consapevolezza che esso non andrà a buon fine o che le somme vantate dal creditore sono di gran lunga superiori al valore di un divano o di una tv usata. La legge, infatti, prescrive che, qualora l’ufficiale giudiziario non riesca a trovare beni idonei a soddisfare il credito attraverso la vendita forzata, deve rivolgere un’esplicita domanda al debitore, chiedendoli se e dove ha altri beni utilmente pignorabili. L’eventuale mendacio costituisce un comportamento penalmente rilevante. Così il soggetto esecutato sarà costretto a rivelare, per esempio, se svolge attività di lavoro autonomo, se ha mezzi di proprietà, se possiede conti o altri crediti, ecc., in tal modo semplificando di molto la caccia al tesoro dell’esecuzione forzata.

Non dimentichiamo, inoltre, il valido strumento della ricerca telematica dei beni del debitore: con una riforma del 2014, il creditore può interrogare l’anagrafe tributaria, quella dei conti correnti e le banche dati dell’Inps per ricercare beni e patrimoni del debitore.

Oltre a ciò, ovviamente, può fare una visura immobiliare presso l’ufficio del territorio per verificare se risultano case, terreni o appartamenti intestati al debitore.

Una riforma della scorsa estate consiglia al creditore di iscrivere immediatamente l’atto di pignoramento nei pubblici registri immobiliari: se, infatti, procede in tal senso, egli può agire in via esecutiva anche sui beni che, nell’ultimo anno, il debitore ha donato a terzi, o che ha immesso in un trust o in un fondo patrimoniale: può farlo, cioè, senza bisogno di intraprendere l’azione revocatoria. Si tratta di uno strumento di esecuzione molto forte, che consente di agire anche nei confronti di terzi compiacenti che hanno accettato l’intestazione fittizia del bene al solo fine di evitare il pignoramento.

note

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Salve
    Se dopo la sentenza del tribunale una s a s cambia amministratore e denominazione societaria pur di non pagare cosa succede??

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