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Rimborso ritenute fiscali: istanza del sostituto o del sostituito d’imposta?

3 dicembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 dicembre 2015



In caso di illegittimo o erroneo versamento di imposte dirette, la relativa istanza di rimborso può essere presentata sia dal sostituto che dal sostituito di imposta.

Il contribuente che paga un’imposta non dovuta o superiore rispetto a quella dovuta, può ottenere il rimborso attraverso la presentazione di un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate. Il termine di decadenza per la presentazione dell’istanza di rimborso è di 48 mesi dalla data del versamento non dovuto o effettuato in eccesso.

Qualora il versamento riguardi ritenute fiscali indebitamente operate e versate, l’istanza di rimborso può essere presentata sia dal sostituto di imposta (cioè colui che ha versato – per esempio il datore di lavoro -) che dal sostituito (colui che ha subito la ritenuta – per esempio lavoratore -) [1].

Tale conclusione non è stata così immediata per gli interpreti, tant’è che fino a poco tempo vi era un vero e proprio contrasto di giurisprudenza sulla legittimazione per la richiesta di rimborso.

Secondo una prima tesi, l’unico soggetto legittimato è il sostituto di imposta (quale soggetto che materialmente effettua il versamento); secondo un’altra tesi è invece il sostituito di imposta (quale soggetto che subisce effettivamente la ritenuta); secondo un’altra tesi ancora, – da ritenersi preferibile e oggi maggioritaria -, tanto il sostituto quanto il sostituito possono chiedere il rimborso delle somme erroneamente versate.

Il contrasto è stato risolto definitivamente dalle Sezioni unite della Cassazione [2] che hanno stabilito che, qualora sia stato versato al fisco più di quanto dovuto (o sia stato effettuato erroneamente un versamento totalmente non dovuto), sia il sostituto che il sostituito, possono richiedere il rimborso all’amministrazione finanziaria, impugnando poi dinanzi al giudice tributario l’eventuale rifiuto.

Una recente ordinanza della Cassazione [3], richiamando il suddetto principio di diritto delle Sezioni Unite, ha ribadito che sia il sostituto che il sostituito, chiamati in causa dinanzi al giudice ordinario per errori di calcolo che non abbiano inciso sui versamenti a favore del fisco, non hanno titolo per adire il giudice tributario.

Se invece si tratta di lite che ha effetti nei confronti del fisco (quando il sostituto abbia versato una ritenuta non dovuta o in eccesso, rivalendosi o non rivalendosi sul sostituito) il rimedio della richiesta di rimborso consente un’efficace tutela dei diritti per entrambe le parti.

note

[1] Art. 38 DPR 602/1973.

[2] Cass. Sez. Unite, sent. n. 15032/2009.

[3] Cass. ord. n. 16105 del 29.7.15.

Autore immagine: 123rf com

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