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Lo sai che? Contribuenti minimi, tutte le faq

Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2015

Nuovi minimi: deducibilità delle spese, limite di ricavi, permanenza nel regime, casi particolari.

Sino al 31 dicembre 2015 è ancora possibile aderire al Regime dei Nuovi contribuenti Minimi: si tratta di un regime fiscale agevolato, che comporta una tassazione sostitutiva del 5%, da non confondere col Nuovo Forfettario 2016, che avrà anch’esso una tassazione sostitutiva, ma con criteri differenti per la determinazione del reddito. Vediamo ora tutte le Faq sull’esercizio dell’attività, i benefici fiscali, la deducibilità delle spese, i criteri di accesso e permanenza, ed i casi particolari.

È vero che col Regime dei minimi devo versare il 5% di IRPEF ed il 27,72% all’INPS su quello che guadagno? Sono laureato in Ingegneria ma non sono iscritto all’Albo, quindi penso che l’INPS sia la mia unica opzione.

Quanto prospettato è corretto. Il Regime dei Minimi comporta una tassazione del 5%, che sostituisce Irpef, addizionali ed Irap (inoltre non si è soggetti all’Iva); per i professionisti senza cassa, come i non iscritti all’Albo, inoltre, è d’obbligo l’iscrizione alla Gestione Separata Inps, con il pagamento della contribuzione al 27,72% (al 24%, dal 2016, se il professionista è pensionato o iscritto ad altra gestione): non sono previsti minimali, ma si paga a consuntivo.

Se io fatturo quest’anno, per esempio, 20.000 Euro, dovrò pagare le tasse dovute non sui 20.000 Euro ma sul ricavo una volta tolti i costi. Quindi, se quest’anno ho sostenuto spese pari a 3.000 Euro, le tasse da versare saranno calcolate su 17.000 Euro, è giusto questo ragionamento?

Nel regime dei Minimi, l’imponibile è dato, semplificando all’osso, da ricavi meno costi, quindi il ragionamento è corretto, le tasse si pagano sul fatturato, una volta dedotte le spese (che non sono tutte scomputabili al 100%, ma, per la maggior parte, sono deducibili al 50%, poiché esiste una sorta di “presunzione di promiscuità”; a meno che, ovviamente, non si dimostri la completa inerenza con l’attività esercitata).

Ho letto online che, oltre alle tasse relative all’anno passato, dovrò versare un anticipo del 50% di quelle relative all’anno in corso, ovviamente stimate. Se questo fosse vero, non ho ben capito come funzionerebbero i calcoli. Dovrei versare il 50% di quello versato per l’anno passato (nel caso ipotizzato il 50% delle tasse versato per un ricavo complessivo di 17.000)?

Relativamente agli acconti, la procedura è la stessa prevista per l’Irpef: quindi, al 16 giugno si paga il saldo, più il primo acconto, pari al 40% del saldo, che può essere differito al 16 luglio con la maggiorazione dello 0,40% (salvo proroghe che vengono stabilite di anno in anno); il secondo acconto, pari al 60% del saldo, va versato entro il 30 novembre. Se il saldo è inferiore a 257,52 Euro, l’acconto, pari al 100%, può essere versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre. Se l’importo è inferiore a 51,65 Euro, non deve essere versato alcun acconto. L’acconto può anche essere determinato con metodo previsionale, ad esempio da parte di chi prevede di non fatturare nulla per tutto l’anno in corso: bisogna però osservare che il mancato versamento, se poi la previsione si rivelasse errata, esporrebbe al rischio di sanzioni.

È giusto affermare che, avendo aperto la partita IVA ad anno in corso, il massimo che posso fatturare per non uscire dal regime dei minimi non è 30.000 euro ma 20.000 per l’anno 2015? La partita IVA risulta aperta il Primo Maggio, quindi ho semplicemente sottratto 1/3 del valore complessivo di solito ammesso…ma non so se si deve considerare l’anno solare o no.

Per quanto concerne il limite di fatturato di 30.000 Euro, è corretto affermare che vadano ragguagliati ad anno: pertanto, per chi apre la partita Iva il primo maggio, il limite non è più 30.000, ma occorrerà dividere per 365 giorni e moltiplicare per il numero dei giorni intercorrenti tra l’apertura dell’attività ed il 31 dicembre; nel caso del primo maggio avremo: 30.000:365×245, cioè 20.136,99. In pratica il regime dei minimi consente di fatturare 82,19 Euro al giorno.

Posso dedurre i costi relativi a cancelleria, macchine elettroniche ed accessori relativi (quali ad esempio software, hard-disk esterni e via dicendo) al 100%? Io ho acquistato da poco un computer nuovo per lavoro, questo significa che non posso acquistarne un altro nell’arco dei prossimi 5 anni o rimane valido il criterio che basta non superare costi complessivi di 15.000 Euro nel triennio?

Per quanto riguarda l’acquisto di un secondo pc non sussistono problemi, purchè non si superi il limite di 15.000 Euro nel triennio.

Posso scaricare i costi relativi all’automobile al 50% (in quanto viene stabilito arbitrariamente ad “uso promiscuo”)? Al fine di poter fare ciò, come suggerito dal commercialista, ho già provveduto ad effettuare e registrare un comodato d’uso gratuito (l’automobile è intestata a mio padre) per poter scaricare la metà dei costi del carburante e di volta in volta faccio timbrare e firmare la scheda carburante dal distributore. Per quanto riguarda i costi dell’assicurazione e per il bollo, posso scaricarli? Se sì, cosa devo portare al commercialista per poterlo fare?

Per quanto riguarda i costi dell’automobile in comodato d’uso, sicuramente questi sono deducibili se si dimostra il pagamento da parte del comodatario, e non del titolare. L’assicurazione si può dedurre se è a nome del comodatario, e se si dimostra, mediante tracciabilità (assegno, carta di credito, bonifico…), che il pagamento è stato effettuato dal comodatario, e non dal proprietario del mezzo (alla commercialista bisognerà portare il contratto di assicurazione, la ricevuta di pagamento ed eventuale copia dell’assegno, del bonifico, o dell’estratto conto della carta di credito); la classe di rischio resta comunque quella del proprietario del mezzo. Non può essere scaricato, invece, il bollo, che resta di esclusiva competenza del titolare del mezzo.

Dovrò sicuramente cambiare automobile: in questo caso come funziona? Posso scaricare sempre il 50% della spesa sostenuta? Se sì, il costo si scarica per intero nell’anno in cui si effettua l’acquisto o viene ammortizzato in più anni (come mi pare di aver letto da qualche parte…)? La deduzione avviene solo per macchine nuove o anche usate?

Per quanto riguarda l’acquisto dell’automobile, anche usata, la deduzione è sempre del 50%, per i Minimi, e non del 27,5%, come avviene per gli altri professionisti; il costo, assieme all’Iva dovuta (che, appunto, per i Minimi è un costo) va dedotto per cassa, relativamente all’anno di acquisto; inoltre, non si applica il limite di 18.075,99 Euro massimi deducibili. Queste eccezioni sono state chiarite da due circolari dell’Agenzia delle Entrate [1].

Ho letto che posso scaricare il 50% dei costi sostenuti per la telefonia. Ma come devo procedere? Io ho un semplice contratto da 15 Euro al mese che mi viene dedotto in automatico alla fine di ogni mese dall’operatore telefonico…cosa devo portare al commercialista al fine di poter dedurre queste spese?

Per quanto concerne i costi della telefonia, anch’essi, per i Minimi, deducibili al 50%, bisognerà portare al commercialista la fattura, o la ricevuta: tutte le principali compagnie telefoniche, anche mobili, mettono a disposizione degli utenti un account personale online, tramite il quale è possibile richiedere la fattura o la ricevuta; quindi bisognerà registrarsi al portale della compagnia, e richiedere online tali documenti (solitamente disponibili nelle sezioni “fai-da-te”, “assistenza amministrativa”, e simili.

Se acquistassi un cellulare nuovo, posso dedurre le spese sempre al 50%?

È deducibile anche l’acquisto del cellulare, sempre nella misura del 50%, e dietro fattura.

 

Quali altri costi posso scaricare? Io, nello specifico, lavoro spesso da casa…quindi mi hanno detto che è possibile scaricare anche, per esempio, i costi sostenuti per i mobili acquistati (scrivania, scaffali, etc per cui ho chiesto di volta in volta la fattura)… è vera questa cosa?

Veniamo ora ai costi degli arredi: è chiaro che chi lavora da casa ha necessità non solo di un pc, ma anche di una scrivania, o un tavolo, dove poggiarlo, di una sedia in cui sedersi, etc. Tali costi, essendo inerenti a un ambiente promiscuo, qual è quello della propria abitazione, sono deducibili al 50%, sempre dietro fattura o ricevuta: bisognerà però dimostrare l’afferenza, almeno parziale, con l’attività lavorativa, quindi un’utilità per la stessa, derivante anche in maniera indiretta dall’acquisto dell’arredo. La discrezionalità è ampia, ma le contestazioni che possono essere mosse da un funzionario in sede di controllo formale lo sono altrettanto.

 

Lavoro fuori casa (collaboro con una società che si occupa di impianti rinnovabili, quindi spesso devo fare dei rilievi nei condomini o nelle abitazioni) e faccio uso costante di macchina fotografica…se dovessi acquistarne una nuova, il costo sarebbe deducibile al 50% o al 100%?

Per quanto afferente al costo della macchina fotografica, se la fotografia rientra nell’oggetto dell’attività esercitata, o se risulta comunque necessaria alla stessa (ad esempio fotografo, appunto, ma anche operatore video, pubblicitario, e simili), sarà deducibile al 100%, diversamente lo sarà al 50%, in quanto suscettibile di procurare un’utilità, anche indiretta, per l’attività (ad esempio, per la creazione di una galleria d’immagini per il sito internet aziendale). Nel caso precipuo del professionista che si occupa di rilievi negli impianti, poiché per gli stessi la macchina fotografica è indispensabile, si ritiene scaricabile al 100%.

Ho letto anche di costi relativi a cene fuori, trasferte di lavoro e così via. Al momento non ho mai fatto trasferte per lavoro, ma cene sì…in questo caso c’è un limite di quanto posso scaricare o no? Per adesso non ho mai chiesto fattura ma vorrei cominciare a farlo in futuro.

Per quanto riguarda le cene di lavoro, le spese di vitto possono essere considerate:

spese di rappresentanza, se effettuate per finalità promozionali o di pubbliche relazioni; devono innanzitutto avere la caratteristica della gratuità (cena offerta ai clienti, ad esempio), poi rispondere a criteri di ragionevolezza, in quanto finalizzate a generare, anche potenzialmente, benefici economici per l’attività, oppure devono essere coerenti con le pratiche commerciali dello specifico settore; le spese di rappresentanza sono deducibili nei limiti dell’1,3% dei ricavi (se si tratta di spese per prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, non opera la previa riduzione del 75% che riguarda la generalità dei contribuenti[2]);

spese per ospitalità dei clienti (in occasione di mostre, fiere, esposizioni ed eventi simili in cui sono esposti i beni e servizi prodotti dall’impresa): se non sono di rappresentanza, sono interamente deducibili;

– opera la deducibilità integrale per le spese sostenute direttamente dall’imprenditore individuale, per partecipare a quelle manifestazioni fieristiche ed eventi simili in cui sono esposti i prodotti o servizi non solo dell’azienda, ma anche di altre aziende (fornitori, concorrenti, ecc.) che comunque possano rappresentare, in un’ottica di “filiera”, eventi di interesse [2];

– in generale, possiamo affermare che le spese per omaggi, vitto e alloggio possono essere portate in deduzione per l’intero importo pagato, sempreché la stretta inerenza delle stesse all’esercizio dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo sia dimostrabile sulla base di criteri oggettivi.

La deducibilità dei costi e delle spese sostenute ai fini della determinazione del reddito dei contribuenti minimi, infatti, è comunque subordinata alla circostanza che gli stessi siano inerenti all’attività esercitata: pertanto, si potranno portare in deduzione le spese di albergo e ristorante per l’intero importo pagato, sempreché siano strettamente inerenti all’esercizio dell’attività.

Online mi è capitato di leggere anche che i contributi versati all’INPS, ad esempio per l’anno 2015, sono deducibili (o in parte deducibili) per l’anno solare successivo…questo è vero anche per le partite IVA in regime dei minimi o no?

Per quanto riguarda i contributi Inps, la loro deducibilità funziona, semplificando il procedimento, in questo modo:

ricavi meno costi: se il risultato è positivo, si potranno dedurre i contributi previdenziali pagati nell’anno, sino all’ammontare del risultato; i contributi in eccedenza eventualmente non dedotti non sono riportabili all’anno successivo, diversamente dalle perdite dell’attività, ma potranno essere riportati in deduzione Irpef ordinaria, nel rigo RP21 (Oneri e spese), se si possiede un altro reddito tassabile ai fini Irpef; se non si possiede altro reddito, ed i redditi del quadro LM (Minimi) prodotti non superano (al netto) 2.841 Euro (requisito in base al quale un familiare può essere considerato a carico), questi contributi potranno essere dedotti dal familiare che ha a carico il contribuente minimo;

ricavi meno costi: se il risultato è pari a zero o negativo, vale quanto appena esposto riguardo ai contributi in eccedenza , che non sono deducibili dal reddito nel quadro LM, né riportabili ad anno successivo, ma sono deducibili personalmente, o dal familiare che ha a carico il contribuente, in RP21.

Nello specifico, è il commercialista che decide quali costi posso scaricare e quali no? Ad esempio, se io chiedo fattura per un prodotto di cui il costo risulta successivamente non deducibile, è un problema il fatto che abbia richiesto fattura o no? Come faccio a sapere in anticipo ciò per cui posso richiedere fattura e cosa no?

In generale, per capire per quali costi deve essere chiesta la fattura, e quali no, non è certamente il commercialista che decide, poiché questi può solo dare un consiglio sulla base della normativa e della giungla di circolari esistenti. Bisogna comunque sempre tener presente l’assunto fondamentale dell’inerenza della spesa con l’attività esercitata, che deve essere dimostrabile oggettivamente. Nel dubbio, sempre meglio chiedere una fattura in più che in meno (non comporta conseguenze l’aver richiesto una fattura poi non utilizzata per la deduzione dei costi).

Ho letto che il limite di costi che posso dedurre al fine di non uscire dal regime dei minimi è pari a 15.000 Euro nel triennio…ma esiste un tetto annuale che non si può superare? Ad esempio, nel caso limite, potrei sostenere costi relativi a 9.000 nell’anno solare e di 3.000 nei successivi 2?

Per quanto riguarda il tetto dei 15000 di spese in beni strumentali, è esclusivamente triennale, poiché la normativa non parla di un tetto annuale.

Ho letto che nel caso dovessi fatturare più di 30.000 Euro (anche di un solo Euro) ma comunque meno di 45.000 Euro, rimarrei in regime dei minimi per quell’anno specifico, per poi uscirne il successivo…mentre se fatturassi più di 60.000 Euro uscirei immediatamente dal regime dei minimi anche per l’anno specifico…è vero questo? Se sì, ci sarebbe l’opportunità durante il quinto ed ultimo anno di fatturare fino a 45.000 Euro senza incorrere in penali ed applicando comunque le tasse relative al regime dei minimi?

È corretto affermare che, sino ai 45.000 Euro l’anno, si permanga comunque per tutto l’anno nel regime dei Minimi, senza sanzioni o particolarità, ed oltre i 45.000 Euro di ricavi, invece, si vada fuori dal regime in corso d’anno.

note

[1] AE, Circ. 73/E/2007 e 7/E/2008.

[2] AE, Circ. 34/E/2009.

Autore immagine: 123rf com


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