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Cassa Forense, così Equitalia riscuote i contributi previdenziali

4 dicembre 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2015



Nuovo protocollo Cassa Forense-Equitalia per la riscossione dei contributi previdenziali non versati

L’evasione contributiva, per la Cassa degli Avvocati, crea un “buco” di circa 80 milioni di euro l’anno, ossia del 5%, su un miliardo e mezzo di contribuzione annua dovuta: cifre certamente non indifferenti, che hanno dato una spinta al nuovo protocollo d’intesa Cassa ForenseEquitalia, appena firmato dall’amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, e dal presidente della Cassa forense, Nunzio Luciano.

L’accordo è stato concluso nell’ambito di un protocollo nazionale di collaborazione tra Equitalia e l’Adepp, l’associazione nella quale sono riunite 19 Casse previdenziali ed assistenziali private, ed è finalizzato a rendere più efficace il recupero dei crediti previdenziali non riscossi.

Protocollo Cassa Forense-Equitalia

L’accordo tra l’Agente della Riscossione e la Cassa Avvocati, nel dettaglio, prevede l’utilizzo dei ruoli per riscuotere i contributi, proprio come già avviene per l’Inps, e l’utilizzo di un servizio ad hoc, a disposizione sia della Cassa, che degli utenti, nel portale web di Equitalia, all’interno dell’area Enti Creditori.

Il servizio sarà utile non solo all’Ente previdenziale, che potrà controllare in ogni momento la situazione dei crediti non riscossi e l’andamento delle attività di recupero, ma anche agli iscritti, che potranno avere accesso all’estratto conto personale ed avere contezza di quanto dovuto in modo immediato.

L’amministratore Delegato della Cassa tiene a precisare che non si tratta certamente di una “guerra” contro gli iscritti, poiché, prima di arrivare al ruolo, è sempre aperta la possibilità di rateazione, con la quale l’Ente viene incontro a chi ha difficoltà economiche e non riesce a pagare tutta la contribuzione dovuta. La rateazione, peraltro, è possibile anche per le stesse cartelle, mediante richiesta ad Equitalia, e non all’Ente creditore.

Rateazione Contributi Previdenziali Forensi

Certamente, la dilazione dei contributi non iscritti a ruolo ha un costo minore rispetto alla rateazione della cartella, poiché le sanzioni sono più basse, gli interessi sono nella misura del 2,75% (anziché il 3%, richiesto per i contributi iscritti a ruolo di Equitalia) e non è, ovviamente, applicato l’aggio di Equitalia.

Nel dettaglio, la rateazione di somme non cartolarizzate può essere richiesta a seguito di procedure sanzionatorie, iscrizioni d’ufficio o fuori termine, pagamento degli oneri dovuti a iscrizioni retroattive e per il pagamento dei contributi minimi degli anni precedenti: la domanda di dilazione, nei primi tre casi, deve essere presentata entro il termine previsto per il pagamento.

Sino a 10.000 Euro, la rateazione può arrivare a 3 rate annuali, che dovranno essere pagate tramite M.Av.; oltre i 10.000 Euro, la rateazione massima è di 5 rate annuali, sempre con riscossione tramite M.Av.

Cassa Forense: i contributi

La pensione degli avvocati, dopo la riforma della Cassa Forense, si articola in due quote:

– la quota di base, calcolata col metodo retributivo;

– la quota modulare, che si calcola col metodo contributivo.

I contributi che gli avvocati devono versare sono di tre tipologie:

Contributo soggettivo di base: è pari al 14% (salirà dello 0,50% nel 2017) del reddito netto professionale dichiarato, sino all’ammontare del tetto pensionabile; per la parte eccedente, è pari al 3%. Per chi non ha redditi o li ha sotto la soglia minima, è comunque dovuto un contributo minimo, che può essere dimezzato per gli iscritti sotto i 35 anni, per un massimo di 5 anni;

contributo modulare obbligatorio: è pari all’1% del reddito professionale netto, entro il tetto pensionabile, con un contributo minimo annuale anche per è senza redditi o li ha sotto soglia;

contributo modulare integrativo: è dovuto nella misura del 4% , sul volume di affari IVA , ed è addebitato al cliente in fattura (ma è dovuto dall’Avvocato, a prescindere dall’effettivo pagamento). Un contributo integrativo minimo è comunque dovuto da tutti gli iscritti, prescindendo dal fatturato, eccetto pensionati e praticanti.

Oltre al contributo modulare integrativo, per cui si esercita la rivalsa al cliente, la parte modulare può essere integrata volontariamente, sino all’aliquota del 9%.

Non bisogna, infatti, dimenticare che i contributi non sono imposte: sono versamenti che servono a pagare la propria pensione. Anche se pagare i contributi costituisce sicuramente un sacrificio, bisogna considerarli un risparmio, un investimento per il proprio futuro, e non vederli come semplici tasse o soldi buttati dalla finestra.

note

Autore immagine: 123rf com

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