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Lo sai che? Donazione da un anziano alla badante: si può annullare?

Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 dicembre 2015

Donazione, incapacità naturale, circonvenzione d’incapace: come annullare gli atti pregiudizievoli?

 

Mio padre ha regalato alla badante consistenti somme di denaro, ed ora le ha intestato la casa: possiamo annullare l’atto, anche se non è stato interdetto?

Perché un atto possa essere annullato, non è necessaria la previa interdizione o inabilitazione: basta anche solo lo stato d’incapacità naturale.

L’incapacità naturale, o di fatto, si riscontra quando un soggetto non è in grado di valutare sufficientemente le conseguenze degli atti che compie: secondo il Codice civile [1], è tale la persona che, nonostante sia pienamente capace dal punto di vista legale, sia tuttavia incapace, nel concreto, di intendere o di volere.

A titolo esemplificativo, rientrano in tale ipotesi non solo il tossicodipendente, il malato mentale o l’alcolizzato, ma anche, in determinate situazioni, l’anziano, il dipendente da psicofarmaci, o la persona psichicamente labile. Nei rapporti che s’instaurano tra anziano e badante, la lavoratrice che presta assistenza può approfittare della mancanza di lucidità dell’assistito, della sua debolezza, o della sua suggestionabilità, per indurlo a porre in essere atti a lui pregiudizievoli, come donazioni di valori consistenti, o addirittura dell’abitazione.

 

Come annullare l’atto pregiudizievole

Qualora un atto che comporti pregiudizio per chi il dante causa, o per i suoi familiari, sia già stato posto in essere, bisognerà innanzitutto verificare se esista un precedente provvedimento d’interdizione o inabilitazione: gli atti, di ordinaria o straordinaria amministrazione, posti in essere dall’interdetto [2] o dall’inabilitato [3], difatti, sono soggetti, secondo il Codice Civile, ad annullabilità.

Nel caso in cui la persona non sia stata interdetta o inabilitata, bisognerà verificare se è stato già nominato un amministratore di sostegno. La presenza di un amministratore di sostegno non determina automaticamente l’annullabilità di tutti gli atti effettuati dal soggetto sotto tutela, ma solo di quelli per porre in essere i quali è stato nominato l’amministratore di sostegno.

Per individuare i casi di annullabilità sarà pertanto necessario analizzare quanto disposto nel decreto di nomina dell’amministratore.

Al di fuori delle elencate casistiche di tutela, sarà comunque possibile annullare l’atto dimostrando l’incapacità naturale del soggetto:

– per quanto concerne la donazione, essa potrà essere annullata su istanza della persona che l’ha compiuta o dei suoi eredi o aventi causa, se comporta un grave pregiudizio;

– per quanto concerne la vendita, o altri contratti, sarà necessario dimostrare la mala fede dell’altro contraente.

L’azione di annullamento si prescrive in 5 anni dal giorno in cui l’atto è stato compiuto.

Circonvenzione d’incapace

Qualora il beneficiario dell’atto, comportante effetti giuridici dannosi, sia riuscito ad ottenerlo abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica del dante causa, questi risponderà del reato di circonvenzione d’incapace [4], e l’atto posto in essere sarà considerato direttamente nullo. Lo stato di minorata capacità psichica deve essere, però, oggettivamente riscontrabile, mentre è ininfluente la previa inabilitazione o interdizione della persona.

Donazione ed eredità

In ultimo, bisogna ricordare che la donazione, qualora leda la quota di legittima degli eredi, può essere impugnata mediante l’azione di riduzione. In pratica, agendo in riduzione, sono ridotte proporzionalmente prima le disposizioni testamentarie (esclusa una diversa espressa volontà del testatore), poi le donazioni, partendo dall’ultima, che ha provocato la lesione della legittima, e risalendo per gradi a quelle precedenti.

L’azione si prescrive in 10 anni dall’apertura della successione.

note

[1] Art. 428 cod. civ.

[2] Art.4272 cod. civ.

[3] Art.4273 cod. civ.

[4] Art.643 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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