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Se ricevi da un avvocato una lettera per la parcella devi rispondere

6 dicembre 2015


Se ricevi da un avvocato una lettera per la parcella devi rispondere

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 dicembre 2015



Richiesta di pagamento della parcella inviata dall’avvocato: le nuove regole e le conseguenze del silenzio.

Le regole sono cambiate: se da oggi riceverai da un avvocato una lettera di diffida per il pagamento della sua parcella, che ancora non hai onorato, la mancata risposta potrà costarti cara. Questo perché, con una recente riforma, dal 9 febbraio 2015 tutte le volte in cui l’avvocato vorrà agire con una causa ordinaria (e non con decreto ingiuntivo) nei confronti dell’ex cliente moroso dovrà prima inviargli una lettera di invito a trovare una soluzione alla controversia, lettera che viene chiamata “invito alla negoziazione assistita”. Ebbene: il mancato riscontro alla proposta del legale, quando è indice di mala fede o di colpa grave nel resistere in giudizio, può infatti portare il giudice a condannare l’assistito a versare al legale una somma ulteriore, a titolo di danno punitivo, pari a circa la metà dell’importo liquidato a titolo di compenso del professionista [1]. È quanto emerge dall’ordinanza pubblicata dalla terza sezione civile del tribunale di Verona [2].

L’avvocato potrà certamente inviare, prima dell’invito alla negoziazione assistita, una normale lettera bonaria di sollecito o una diffida vera e propria. Dunque, in tal caso, non vale quanto appena detto, perché la mancata risposta alla lettera non comporta conseguenze sul profilo processuale. È importante quindi distinguere la normale messa in mora dall’invito alla negoziazione assistita: una differenza facile da individuare solo leggendone il testo (in quest’ultima, infatti, il richiamo alla negoziazione assistita deve essere più che palese). Ad ogni modo, per fugare ogni incertezza, abbiamo predisposto sul nostro portale il fac simile.

L’obbligo per l’avvocato di inviare l’invito alla negoziazione assistita non vale sempre, ma solo nei casi in cui:

– il credito per il quale si agisce non supera 50mila euro;

– il cliente debitore non è un consumatore, ma un imprenditore: un’azienda, una società, un’associazione, una ditta individuale, un altro professionista, un commerciante, ecc,

– l’avvocato intende agire con la causa ordinaria. Difatti, nell’ipotesi di ricorso per decreto ingiuntivo, il cliente non vedrà mai l’invito alla negoziazione assistita, ma – a tutto voler concedere – la lettera di diffida iniziale e, successivamente, direttamente il decreto del giudice con cui gli obbliga di pagare la somma (nei successivi 40 giorni è comunque concesso fare opposizione).

Il silenzio non è d’oro

Nella sentenza in commento, al termine dell’opposizione al decreto ingiuntivo fatta dal cliente – un’azienda morosa nel pagamento della parcella al proprio avvocato – il giudice, nel liquidare le spese di lite, ha posto a carico dello società l’ulteriore somma di mille euro perché risultata in malafede di fronte alla proposta di negoziazione assistita dell’avvocato, preferendo andare in giudizio.

È vero: il semplice ritardo nel dare riscontro all’offerta del legale o anche la stessa mancata risposta all’invito di concludere la negoziazione assistita non può dare luogo alla sanzione del danno punitivo [3]. È necessaria la mala fede o la colpa grave nel resistere in giudizio.

Ultimo avvertimento: la legge non prescrive di aderire necessariamente all’offerta del legale di avviare la negoziazione assistita, ma quanto meno di rispondere esponendo le ragioni del proprio inadempimento.

note

[1] In base al combinato disposto degli artt. 4, comma 1, del decreto legge 132/14 e 96 comma terzo cod. proc. civ.

[2] Trib. Verona, ord. del 17.11.2015.

[3] Di cui all’art. 4, comma 1, del decreto legge 132/14.

Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. Chiunque rifiuta la negoziazione assistita per un pagamento somme può subire la condanna punitiva.

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